Questo è un racconto di Bob Knees dedicato a Segaiolo.
Per lui, la masturbarzione era il massimo del godimento; qualche volta, la sua padrona gli concedeva di fare l’amore, ma lui non ne riceveva la stessa goduria che provava quando di sua propria mano si scuoteva il cazzo, lo accarezzava, lo tirava dolcemente, stimolava il glande, sempre di più, sempre di più fino all’eruzione finale. Beatitudine!
“Alla tua età, fai ancora queste cosacce!” Affermazione, non domanda. Era apparsa lei, la padrona, sull’uscio. Vestita come al solito, di guepierre nera, calze a rete con cucitura posteriore rilevata, tacchi a spillo. Lui re infilò il suo coso, ormai ammosciato, negli slip. Adesso lo avrebbe punito e duramente. Lo temeva e lo sperava. Dopo, con il culo rosso e bruciante, lui si sarebbe fatto un’altra sega.
Aveva in mano il frustino da amazzone, quello nero con l’asola larga: glielo aveva comprato lui stesso. La faccia della padrona era imbronciata, ma quanto lo era in realtà? Oppure l’ira era soltanto una finta? Lui si alzò dal letto, gli slip umidi sul davanti. Aspettava gli ordini di lei. Che arrivarono subito. Piegato, in mezzo alla stanza. Le mani della padrona gli abbassarono le mutande, giù fino alle ginocchia. La prima frustata fu cocente! La seconda ancora di più. Non risparmiava lena, la sua padrona… Lui avrebbe avuto voglia di gridare, ma si conficcò i denti nelle labbra: se avesse strillato, lei gliene avrebbe date ancora di più. Ondate di dolore, ma anche di quel calore interno così piacevole, lo pervadevano; ad ogni colpo, pur doloroso, il suo cazzo pulsava e riprendeva vita, aumentando di statura e di volume.
Basta così. Non ardiva tirarsi su, ma aveva udito i suoi passi che si allontanavano…. Lui flesse le ginocchia per scaricare i muscoli e cercare di attenuare il dolore; girò appena la testa e, con la coda dell’occhio, vide le scarpe di lei alle sue spalle. Ora, la voce della padrona era ironica “Che bel culetto rosso che hai! Sembra proprio un cocomero… e quel coso, là davanti, non mi pare ritto abbastanza…e poi sta male esteticamente…dobbiamo trovargli un pendànt…”
Di colpo, qualcosa gli fu introdotto nell’ano, con tanta forza che lui vacillò. Non se lo aspettava! Fece un mezzo passo in avanti e si appoggiò con il busto alla sponda del letto. Tante e tante volte, si era fatto le seghe immaginando di inculare le donne, padrona compresa. Adesso toccava a lui! Il coso fu spinto ancora per un paio di centimetri dentro il retto, ma con minore violenza di prima; poi, fu tirato indietro e, subito dopo, penetrò più a fondo. Così, avanti ed indietro. Il suo cazzo pulsava: avrebbe voluto toccarlo, accarezzarlo, scuoterlo. Istintivamente la sua mano scivolò verso il basso. “Stai fermo con la mano!” urlò la padrona, secca. La mano di lui rimase a mezza altezza; poi, la riappoggiò sul letto. Quel movimento, dentro, continuava: sempre più su…sempre più su. Ed infatti, ormai soltanto alcuni centimetri del frustino sporgevano al di fuori delle chiappe, come una rigida coda. Ma questo, lui non poteva vederlo. Era atroce: sentirsi tirare, là davanti, e non poter far niente….ooohhhh…lo sperma bagnò la coperta e alcuni schizzi colarono a terra, sullo scendiletto. Lo tirò fuori da lui, velocemente, di colpo: egli provò fastidio, ed anche una punta di dolore.
Di nuovo, la voce della padrona alle sue spalle “ Guarda come l’hai sporcato! Dopo, te lo farò pulire con la lingua. Ricarica le batterie, che ci penserò io: ti frusterò a sangue. Più tardi…” Lui sentì le lagrime uscirgli dagli occhi. Erano lacrime di soddisfazione.