Sculacciate dal prete
19 Dicembre 2010Questo bel racconto di sculacciate ci viene inviato da Sandy. Buona lettura a tutti!
E così ero finita a prendere lezioni dal prete.
Avevo pregato i miei di mandarmi in una scuola normale, per signorine, ma loro, fissati con la religione, avevano scelto un prete per insegnarmi a leggere, scrivere, fare qualche calcolo, cucinare e conoscere più o meno le cose importanti.
Ovvero quelle che diceva la Bibbia.
Eravamo 3 ragazze ad essere mandate alla parrocchia invece che a scuola.
Tutte di 18 anni.
Maria era grossa. Capelli rossi, lentiggini, seno abbondante come tutto il resto. Una bella ragazzona certo, carina tutto sommato, ma il prete non mancava mai di ricordarle che la gola è un peccato.
Silvia era invece bassa e molto magra, l’opposto di Maria. Senza forma alcuna.
E poi io. Carina sono carina, non si può negarlo. Forse un po’ troppo chiara di colori, il prete me lo diceva sempre.
I primi ritardi, i primi compiti non fatti, i primi chiassi furono subito puniti da Don Giacomo severamente. Era capace di farci saltare il pranzo, di farci uscire dall’aula o di contattare i nostri genitori. Ma certo dovevamo ancora renderci conto di come le cose potevano finire.
La prima volta che capitò fu a Maria.
Quando Don Giacomo la sorprese a mangiucchiare un panino durante la lezione.
La prese per un orecchio e la portò al centro della classe, poi le disse che doveva farci vedere come si riducono le persone che mangiano sempre. Le abbassò la gonna e i mutandoni, lasciandole scoperto il basso ventre. Maria cercava di coprirsi ma il prete fattala appoggiare alla cattedra le apriva i coscioni, facendocela vedere, e guardandola nuda ed esposta. Poi aveva messo una mano lì, nel boschetto rosso di Maria e l’aveva frugata un po’ dicendo che questo era quello che una scrofa del genere meritava. Dopo di che l’aveva girata e le aveva aperto le natiche. Il buco di Maria era così visibili che mi vergognavo per lei. Poi il prete aveva spinto dentro un dito. Maria, piangeva per la vergogna e il dolore, cercava di sottrarsi senza poterci riuscire e il suo buco si arrossava sempre di più.
Dopo l’episodio di Maria le cose erano un po’ cambiate. Noi, tutte e tre, cercavamo di non fare infuriare Don Giacomo ma lui, per ogni mancanza ci puniva sempre più severamente.
Una volta mi sorprese a non aver fatto i compiti e ad aver mentito dicendo di stare male.
Don Giacomo mi prese per l’orecchio e mi portò al centro della stanza. Pensavo che sarebbe successo quello che era successo a Maria ma Don Giacomo si sedette su una sedia e mi posizionò davanti a lui.
“Visto che ti comporti come una ragazzina, ti punirò con una bella sculacciata”
Avevo sentito dire che sarebbe potuto succedere.
“Alzati al gonna” aggiunse.
Non volevo farmi vedere nuda da lui, non volevo nemmeno farmi vedere con le sole mutandine, esitai.
Don Giacomo si alzò e mi mollò un ceffone, poi mi risedette e me lo richiese.
La alzai, pensando che in confronto a quello che era capitato a Maria ero fortunata.
Lo vidi osservarmi bene le gambe e poi, con un rapido gesto abbassarmi le mutandine.
Che stupida a non averlo immaginato!
Ora mi guardava nuda. Ma non mi toccò, mi mise sulle sue ginocchia, a gambe ben aperte e iniziò la sculacciata. I primi colpi non furono niente e pensavo che sarei potuta sopravvivere ma poi, dopo i primi dieci minuti, Don Giacomo aveva aumentato la sua potenza e non si fermava nemmeno per riposarsi, continuava a darmele con l’intenzione di farmi del male. Faceva male, io inizia a chiedergli di fermarsi. Avevo il sedere arrossato e i lacrimoni pronti. Lui nemmeno mi rispose e continuò con sculaccioni sempre più forti colpendo anche le cosce. Tanto per fare qualcosa provai a chiudere le gambe. Non avrei mai dovuto, lui se ne accorse capendo che il mio punto debole era l’imbarazzo. Mi allargò le cosce facendomi scivolare un dito dentro. Io trasalii e lui mi ricordò con uno sculaccione che mi faceva tutto quello che voleva.
Il dito, andava sempre più dentro, mi faceva male.
“La prego” ansimavo
Lui rideva dicendo che una puttanella come me doveva solo che stare zitta.
Poi ritrasse il dito ricominciando le sculacciate forti. Io iniziai a piangere ma fu quando chiese a Maria di prendergli la cintura in cuoio nell’armadio che mi spaventai.
Don giacomo mi fece alzare e togliere anche la camicetta.
Provai a fermarlo e lui fece scendere la mano a tirarmi i peli.
Quindì mi spogliò completamente, davanti al suo sguardo bramoso e alle atre ragazze.
Mi fece piegare sulla cattedra e iniziò a cinghiarmi.
Il mio pianto divenne singhiozzi e gemiti, avevo perso ogni dignità, lo pregavo di smetterla.
Il culo era tanto rosso che non sapevo come lo avrei nascosto a mamma che ogni sera mi ispezionava.
Piansi, lo pregai e presi tante cinghiate, almeno trenta.
Poi Don Giacomo si fermò, mi mise una dito nel solco delle natiche e lo fece scendere fino all’ano.
Poi però passò alla fica. Purtroppo, mi accorsi solo quando lui tirò fuori il dito dandomi della porca che mi ero bagnata da morire.
Per punizione…
