Racconto di sculacciate: Inflessibile disciplina
28 Agosto 2010Il nostro carissimo amico Geronimo torna a pubblicare un racconto sul blog: buona lettura e grazie all’autore, bravissimo come sempre!
Marta è in sottoveste nel soggiorno. Sotto è completamente nuda. Stà aspettando che il marito, Alessandro, giudice emerito del Tribunale di …..si sfili la grossa e pesante cinghia nera con cui di lì a poco le sculaccerà duramente le candide natiche e la metà superiore delle cosce secondo i canoni della disciplina domestica a lei da tempo, anzi da sempre, dolorosamente noti. Il motivo per cui viene punita non ha nessuna importanza; è solo un pretesto. La verità è che al marito piace dargliele e a lei piace prenderle anche se odia il dolore e l’umiliazione. E’ contraddittorio? e allora? La vita è piena di contraddizioni e i meccanismi dell’eros restano alquanto misteriosi.
Alessandro è il padre che a Marta è sempre mancato. 50 anni, ben 23 in più della consorte; alto 1,85, sportivo, serio e inflessibile, nel lavoro come nella vita privata. Non ha occhi che per la graziosa mogliettina, impiegata nello stesso tribunale, ma nella sezione civile. Marta è alta 1,62,63 cm circa, è una falsa magra con un bel personalino, un bel visetto. Può passare inosservata alla prima occhiata, non alla seconda. Ad Alessandro piacque subito, e l’approfondimento della conoscenza della giovane donna gli fece capire che era lei che attendeva da sempre, l’unica giusta per lui.
Marta ha il vizio di fantasticare ad occhi aperti, non si accorge dell’ordine del marito che la invita a mettersi in posizione, il chè le costa due cinghiate perentorie sulle cosce.”-Ahii!. Scusa amore, ero distratta!-“ Marta, sei una sciocca, sempre distratta!, questo ti costerà altri 10 colpi, lo sai vero?-“
Marta aveva ripercorso in due secondi la propria vita: la grande severità della madre che l’aveva tirata su tutta da sola. La madre era stata un ufficiale tedesco di stanza alla base NATO che aveva abbandonato il servizio militare per amore del marito, ma l’uomo se n’era andato vigliaccamente lasciandole sole, lei e la piccola Marta di soli di tre anni. Era stata sempre una donna rigida, piena di risentimento e un po’ morbosa nell’applicare alla figlia una disciplina ferrea e inflessibile dove le punizioni corporali erano all’ordine del giorno. Quanti mestoli le aveva rotto sul culetto nudo! Non erano mancati scappellotti e ceffoni occasionali ma era sul povero sedere della figlia che si era sempre accanita. Quando aveva solo 15 anni cominciò ad utilizzare lo scudiscio e con un intensità e frequenza tale da costringere la ragazza a farsi esentare dalle ore di ginnastica per non dover mostrare nella doccia le proprie natiche perennemente segnate e coperte di lividi. La madre era sessuofobica e le fustigazioni si fecero più dure quando Marta prese a frequentare i ragazzi.
In quei casi le dolci chiappe sanguinavano un po’ ma la ragazza non ne era particolarmente dispiaciuta, cominciò infatti a bagnarsi ogni volta che la madre la picchiava sul culo. Mentre le prendeva, in effetti, era solita ripensare alle scene di sesso con i ragazzi, ai bacetti che davano alle sue chiappe martoriate. Nessuno di loro la commiserò mai, anzi ci fù chi lodò sua madre, probabilmente gli sarebbe piaciuto applicarle lo stesso trattamento. Questi pensieri la ponevano in uno stato di eccitazione snervante che poteva soddisfare solo dopo che la mamma si era allontanata.
Nessun rapporto con quei giovanotti fu però mai soddisfacente. All’età di 23 anni, poi, la madre si accorse che Marta lo faceva apposta di farsi frustare perché traeva piacere dalle punizioni. Disgustata, non la battè mai più.
Due anni dopo conobbe Alessandro, fu amore a prima vista. Scopavano come ricci, in ogni momento libero (pochi per la verità, soprattutto da parte di Alessandro a causa dei moltissimi impegni di lavoro). La grande confidenza e intimità che subito si creò nella coppia porto entrambi a conoscere profondamente le esigenze di ciascuno. Anche la mamma di Marta prese in simpatia il magistrato ed arrivò a mostrare orgogliosamente lo scudiscio con il quale aveva rigato per anni il fondoschiena della figlia. Si sposarono dopo nemmeno un anno di fidanzamento.
Tra i due si è creato un sottile e magico equilibrio che dura ormai da più di due anni. Alessandro la punisce e Marta accetta le punizioni senza bisogno di legarla. In ogni momento la donna può far cessare il castigo e può cambiare idea all’ultimo istante se non se la sente. Alessandro sculaccia duramente con le forti e grandi mani e con vari strumenti, ma soprattutto con la tradizionale,virile e domestica cintura dei pantaloni.
Marta ama prenderle sode e tante, dover piangere e supplicare clemenza, agitarsi senza però sottrarsi, gridare che non lo farà più, ammirare i segni del castigo sulle chiappe rotonde e turgide che Alessandro adora, ama gli schiocchi degli sculaccioni e delle cintolate, il sibilo del frustino, starsene a culo nudo e passerina esposta in pose sovente oscene o umilianti. Ama soprattutto i propri umori che si liberano, i baci di Alessandro proprio lì, il suo bel cazzo che entra dentro di lei.
“Slasc! Ahia!” La prima cinghiata che accarezza energicamente i globi gemelli di Marta lasciando una striscia rosa carico la riporta alla realtà. “Te le sei proprio meritate amore! –“ esclama Alessandro. “Si, caro, puniscimi, ma… è tutto qui quello che sai fare? Mia madre me le dava molto più forti!-“


