Posts con Tag ‘punizione’
Racconti di sculacciata: Giu, parte 6
3 Novembre 2010Camilla era la tipica ragazza inglese, come se la immaginano gli stranieri. Slavata, secca, con gli acquosi occhi a palla, i capelli chiari ma di un colore non ben definito. Aveva pure i seni mosci (ma questo gli altri non potevano saperlo) e il ventre molle, le chiappe sembravano fatte di gelatina di latte: ne avevano la stessa tonicità e lo stesso colore. Sia le cosce sia i polpacci, strette insieme le ginocchia, formavano due lunghi ovali.
Quasi una copia sputata era la sorella Polly, soltanto che aveva dalla sua la gioventù e le efelidi che le cospargevano tutta la pelle, insieme ai pori. Passai il frustino sotto il mento, per alzarle la testa in modo che mi guardasse bene. Prima di soffrire le pene dell’inferno!
[…]
“Non voglio, non voglio! – urlava come una disperata Camilla- Guai a te se ti azzardi, maledetto! Appena esco fuori, ti faccio il culo come…come…” “Per ora, te lo fa lui il culo” la presi in giro. Mark mi aveva pregato di lubrificare bene il buco della sorella, prima che il suo cazzo vi penetrasse. Ed io l’avevo spalmato ben bene di vaselina, facendo in modo che le mie quattro dita penetrassero bene dentro. Con un cenno fermai Mark, o meglio la punta del suo pisello, proprio all’entrata del foro increspato. Passai davanti a Camilla, la guardai fissa negli occhi ed abbassai la mano. Per quasi un mese non mi ero tagliata le unghie: erano lunghe e affilate, rinforzate dallo smalto. Afferrai la pelle morbida e delicata delle labbra della passerina e strinsi, conficcandole dentro. In quel preciso istante, Mark affondò. Per il contraccolpo, la passerina urtò il dorso della mia mano. Camilla gridò. Mark ci dava come lo stantuffo di una locomotiva, io stringevo lungo i bordi, Camilla piangeva. Lasciai la presa e mi godetti la scena. Il ventre peloso di Mark arrivava a sfiorare le chiappe piagate della sorella e poi tornava indietro, l’asta ancora rigida, e poi di nuovo dentro e di fuori, senza estrarlo del tutto. Durò un dieci minuti buoni, poi il maschio venne. Era moscio, quando lo sfilò definitivamente.
Camilla respirava a bocca aperta, forse le lacrime le davano fastidio… Se l’avesse fatta mettere GIU’ come gli avevo detto, Mark avrebbe goduto di più, secondo me. Invece no, se l’era voluta inculare mentre lei stava all’impiedi.
Infilai due dita nella passerina di Camilla: secca come la sabbia del deserto! Però il mio pollice andò a toccare il bottoncino: tosto. Strinsi come se dovessi afferrare con le tre dita quella cosa, come se volessi strapparla via. Il corpo di Camilla si tese come un arco e fu allora che mi venne un’altra idea. Lei aveva le braccia in alto, sopra la testa le mani assicurate al gancio del soffitto. Le ascelle, umide e pelose, esposte. La picchiai sulle ascelle, con il frustino: dove fa più male e i segni non si vedono! Strillò parecchio: evidentemente, il dolore era acuto. Mi rivolsi a Polly, ancora inginocchiata e con l’espressione ebete “Non ce l’ho con te, piccoletta. Mi è bastato segnarti il culo per bene. Alzati e vai a sciogliere tua sorella. Rivestitevi ed andatevene, tutti e tre!” le urlai schifata di me stessa.
Dopo qualche minuto che loro erano usciti, il Professore balzò fuori dalla tenda dietro cui era rimasto nascosto per più di un’ora a vedere non visto tutta la scene; mi fece un lieve inchino e mi sorrise “Neppure Sofocle avrebbe potuto pensare ad una vendetta peggiore!” E chi era questo Sofocle? Forse, un suo amico… “Non è che senti rimorsi, sensi di colpa e vuoi espiare attraverso il dolore?” mi domandò. Scossi la testa. Allora lui fece spallucce e sospirò “Ti lascio sola, cara. Ci vediamo più in là, forse…” Morì due settimane dopo.
Con i soldi che avevo da parte io, a cui misi insieme i soldi della vendita dei libri che mi aveva lasciato il Professore
( a lui sarebbe piaciuto così!), feci una generosa elargizione all’istituto; ottenni, in cambio, che le punizioni corporali fossero del tutto abolite. Almeno, le nuove orfane non avrebbero dovuto soffrire come avevo sofferto io! Ah, mi presi una bella rivincita anche con lady P***, che poi non era affatto una lady ma la vedova di un salumiere! Voleva rimanere all’istituto e prendersi i soldi? Bene, ce l’avrei lasciata, ad un patto però….
“GIU” le urlai. Le chiappe vecchie e sfatte si tesero nello sforzo di piegarsi. Una sola dozzina di bacchettate ma che le segnò il culo per quei pochi anni che le rimanevano da vivere; le domestiche la presero sotto le ascelle subito dopo la terza bacchettata che aveva fatto cadere per terra lady P***. Le diedi le rimanenti 9, mettendoci tutta la forza e mi pareva che nel mio braccio ci fossero i muscoli delle centinaia e centinaia di bambine e di ragazze che lei aveva sculacciato.
La parte 5 di questo racconto di sculacciata non esiste
Sculacciata
15 Ottobre 2010Questa è l’unica punizione che temano veramente. Non tanto per il dolore, ché ad esso sono abituate, quanto per la vergogna; neppure la vergogna di mostrarsi nude, perché si lavano assieme. No, la vergogna di essere trattate proprio come quando erano bambine, di ricevere le sculacciate sul sedere nudo!
Anche se poi non si tratta di sculacciate vere e proprie, almeno non sempre e non esattamente. Certo, qualche volta usiamo la spatola di cuoio ma più spesso preferiamo lo scudiscio. Ho visto donne già anziane piangere a dirotto, implorare perdono, inginocchiarsi pur di sfuggire alla sculacciata. Preferirebbero passare tutta la vita in carcere, nei casi estremi, che non doversi mai spogliare e piegare sopra il trespolo.
Non è che le sculacciamo tutti i giorni, sia ben chiaro; solo in casi estremi, ricorriamo a questo tipo di punizione. Una volta al mese, diciamo, è una buona media; d’altronde, le donne sono tante e c’è sempre qualche pecora nera.
Il trespolo si può alzare ed abbassare in modo da adattarlo alla corporatura della donna che ci verrà piegata sopra: abbiamo pensato a tutto! Per i culi molto grassi adopriamo la paletta di cuoio duro, con poca flessibilità; nella carne adiposa lo staffile aprirebbe squarci slargati e profondi. Meglio la paletta, per le punizioni leggere. Ma, talvolta, anche le grasse meritano una buona strigliata; ed allora si prendono la bacchetta o, meglio, le bacchette. Di legno fresco o stagionato, secondo i casi, lasciate in una salamoia composta d’acqua salata, aceto e orina, in modo che se ne inzuppino ben bene. Si asciugheranno durante la punizione, mentre vanno su e giù a colpire le chiappe polpose.
Lo scudiscio è riservato alle più giovani, purché si siano macchiate di colpe gravi. Ne hanno molta paura, loro. Sette strisce di cuoio crudo, inchiodate una per una ad un piolo di legno che funge da manico e ben avvinte con altre strisce più piccole, a rinforzare la legatura. Ciascuna stringa, che gli Albionici chiamano tail, contiene dei nodi, ad altezze diverse: fanno molto male, perché strappano la pelle. Qualcuna, non addentro alla semantica, chiama lo scudiscio con il nome di frusta; comunque sia, le cicatrici che arreca sono perenni (sempre che la punita sopravviva). Naturalmente, lo si usa poco sul culo, molto di più sulle spalle o perfino sul petto.
Per le natiche, c’è sempre lo staffile. Anche qui siamo in presenza di due strisce di cuoio, non molto larghe, arrotolate una intorno all’altra in modo da creare una specie di cordone. Quello che abbiamo noi è un vero e proprio pezzo d’antiquariato: è stato fatto oltre mezzo secolo fa, ma funziona come se fosse uscito ieri dal laboratorio dell’artigiano. Naturalmente, lo ingrassiamo ogni tanto affinché non perda la propria flessibilità, ma lo usiamo raramente perché non si rovini. Una volta, ho visto una donna che aveva passato senza batter ciglio pure lo scudiscio, contorcersi disperatamente, urlare pazzamente mentre lo staffile le percuoteva le natiche, lasciandovi il proprio segno profondo ed indelebile.
Vi sono, ovviamente, tanti altri mezzi di correzione, ma di questo, mia cara, parlerò in altre occasioni.
Ti auguro di esser sempre felice come lo sei adesso.
Tuo Bob Knees
Da una lettera di B.K. alla sua amica Amonis, datata 16 febbraio del IX anno di Sadic I, nel regno di Algoland
Racconti di sculacciate: Jessica
30 Settembre 2010Il grande ritorno di Ammiratore Segreto, che finalmente ci regala un bel racconto. Buona lettura e grazie ad Ammiratore!
Ciao mi presento, sono Jessica ho 18 anni e vado al liceo scientifico, un po’ timida, a apprezzata da tutti gli amici per la mia simpatia, forse sono un po’ troppo bassa per la mia età, ma non sono affatto una brutta ragazza, mora con occhi di un azzurro intenso e un viso fine, sono minuta, ma con tutte le forme e le curve al posto giusto.
Vado bene a scuola le amicizie sono fantastiche e i miei genitori mi adorano.. ma forse è proprio qui il problema.
Vi spiego, fin da sempre i miei mi trattano come fossi una principessa, non fraintendete è ovvio che le loro attenzioni mi piacciono, ma troppo spesso finiscono per esagerare trattandomi come una bambina di 8 anni, pensate che ancora adesso quando escono pur di non lasciarmi a casa la sera da sola pretendono che una baby sitter si prenda cura di me: è ovvio che fanno tutto ciò perchè non mi hanno mai vista mentre sono fuori con i miei amici! ![]()
Solitamente i miei chiamano una donna che ormai viene da noi da molto alla quale sono molto affezionata, e che conoscendomi e rendendosi conto della situazione in cui mi mettono i miei ogni volta che escono mi lascia anche un certo grado di libertà, ma questa volta..
Eravamo nel periodo delle vacanze e i miei dovevano uscire per una cena fra amici così mi chiesero se mi andava di stare con loro, ma io avevo piani ben diversi quella sera, piani che purtroppo non avrei potuto attuare.Quella sera, approfittando della libertà datami dalla signora P. sarei sgattaiolata dalla mia camera per andare a casa del mio nuovo ragazza e probabilmente lo avremmo fatto per la prima volta insieme, ma proprio niente andò come avrei voluto quella sera; infatti, i miei genitori mi dissero che la signora P. era già in vacanza, ma che “ per fortuna” aveva consigliato loro un’altra persona che in quel periodo era disposta a fare da baby sitter. A quelle parole mi cadde il mondo addosso, non sapevo più che fare!! Cercai in tutti i modi di far capire a mio padre che ormai ero grande e che non avevo bisogno di queste cose, ma lui fu irremovibile: “quando dico no è no! Questa sera la baby sitter verrà punto e basta!”.
Quasi un’ora dopo i miei erano pronti per uscire e stavamo attendendo tutti la misteriosa baby sitter quando.. DLIN DLON.. qualcuno suonò alla porta, i miei aprirono e una ragazza alta sui 25 anni varcò la soglia di casa. Era una bella ragazza, slanciata e longilinea, capelli castani lunghi e lisci e occhi scuri, ma due cose subito mi colpirono di lei, portava un paio di occhiali dalle lenti completamente tonde ed enormi per il suo viso, poi aveva un seno molto grande, forse una quarta o addirittura una quinta. Elemento questo che attrasse molto la mia attenzione dal momento che la ragazza non era per niente grassa e che mi portò a chiedermi se avesse il seno rifatto o meno!
I miei intanto si erano presentati e avevano portato la ragazza che avevo scoperto chiamarsi Eleonora nel salotto per fare la sua conoscenza e per valutare le sue doti, lasciandomi fuori ad aspettare trepidante: speravo che non la valutassero in grado di fare quel lavoro in modo da poter rimanere sola a casa, anche se sotto sotto non so perché avrei voluto fare la sua conoscenza.
Dopo un po’ uscirono dal salotto e tutti e tre avevano uno sguardo sereno e felice dai quali capii che il colloquio era andato bene, ma non me ne dispiacqui, infatti Eleonora aveva una faccia molto simpatica e sicuramente mi avrebbe lasciato ancora più libertà della signora P.
Mentre i miei le facevano fare il giro della casa ne approfittai per presentarmi e lei ricambio cortese salutandomiJ bene! Sembrava molto carina e socievole.
Alla fine i miei se ne andarono sollevati e mi lasciarono sola con Eleonora, allora iniziammo a chiacchierare e a conoscerci meglio, così ebbi anche l’occasione di prendere un po’ di confidenza nei suoi riguardi. Era davvero simpatica! Allora dopo parecchio che eravamo lì a chiacchierare ne approfittai e le chiesi se le andava di farmi sgattagliolare dal mio ragazzo solo per poche ore; ma il suo sguardo di colpo diventò di ghiaccio e la sua voce cambiò da un tono amichevole ad un tono aggressivo e severo:
“Stai scherzando Jessica??? Non se ne parla nemmeno, ho la responsabilità di badare a te e così farò! Ci siamo intesi bene??”
“Si” risposi un po’ intimorata e con lo sguardo rivolto verso il pavimento. Lei mi fissò un po’ seria e poi le ritornò sul volto l’espressione cordiale e con voce allegra mi disse
“Dai vieni così ceniamo!!!”.
Rivedendo affiorare il sorriso sul suo volto istantaneamente apparve anche sul mio dal momento che c’era qualcosa di grosso che mi catturava in lei, non so di preciso cosa fosse, forse era molto carismatica, forse perché già da subito mi stava molto simpatica fatto stà che la seguii senza indugiare per andare a cenare.
Cenammo scherzammo e guardammo la tv insieme ma ad un certo punto mi venne un’idea che credevo geniale e così mandai un messaggio al mio ragazzo con scritto che avrei provato a sgattaiolare da casa per andare da lui; allora salutai Eleonora baciandola sulla guancia e dandole la buona notte e subito dopo salii in camera. Arrivata misi qualche cuscino sotto le coperte per far finta di essere a letto e dopo essermi data una ripassata al trucco ed essermi vestita mi avvicinai alla finestra ma purtroppo non avevo sentito i passi che si avvicinavano alla mia stanza e proprio mentre stavo mettendo un piede fuori Eleonora entrò in camera mia cogliendomi nella mia fuga
“Che diamine stai facendo Jessica!!!”
In un lampo mi raggiunse e mi prese per un braccio allontanandomi dalla finestra:
“cosa stavi facendo?? Dove pensavi di andare??”
“Ehm…”
“allora?? Sto parlando con te!!!” Era furiosa, mi faceva letteralmente spavento
“ehm… Io…”
“Ahhh!!! Ho capito dove volevi andare ! Volevi andare dal tuo ragazzo eh??”
“Di colpo arrossii, ammettendo così inequivocabilmente la mia colpa!”
“ Ma brava! Pensa che io avevo quasi paura di svegliarti! Ma ti rendi conto della gravità di quello che stavi per fare?”
non avevo il coraggio di guardarla in faccia e continuavo a fissare il pavimento piena di vergogna.
“Bene!”esclamo “ora vieni con me!”e prendendomi di nuovo per il braccio mi trascinò in cucina e dopo avermi fatta sedere sul divano disse: “ora rimani qui con me finchè non arriveranno i tuoi e poi racconteremo loro che cosa ha combinato la qui presente signorinella” Mi venne la pelle d’oca per l’umiliazione nel sentirmi chiamare così e con quel tono, ma non osai replicare.
“Se vuoi ti do il permesso di guardare la televisione, ma stai buona lì.” Mi sentii avvampare di nuovo; lei mi permetteva??? Nonostante tutto non emisi un fiato e mi misi a guardare la tv mentre lei ricominciò a lavare i piatti.
Guardavo la televisione, ma non vedevo niente di ciò che mi appariva davanti agli occhi, ero amareggiata, iraconda, ma non tanto ne confronti di Eleonora, quanto nei miai che continuavo a farmi trattare così senza fare niente per ribellarmi oppure oppormi. Nessuno nella mia famiglia mi aveva mai trattato così, mio padre era sempre stato fin troppo accondiscendente mentre mia madre mi aveva viziato fra mille baci carezze e coccole; niente da ridire questo è certo ma il modo in cui mi faceva sentire quella Eleonora era terribilmente umiliante. Ma non appena mi ripresi mi accorsi che avrei dovuto fare qualcosa prima che arrivassero i miei per salvare la pellaccia.
Mi voltai verso di lei mi dava le spalle mentre lavava i piatti e non si curava minimamente di me, iniziai a fissarla, aveva davvero un bel corpo, ma non era quello il momento di pensare a certe cose, così le dissi con una voce tremante, quasi supplichevole:
“Ti prego Eleonora non dire ai miei quello che ho fatto.”
Non mi rispose subito, mi lasciò lì in un’attesa, una bruciante attesa che mi sfiniva: Finì di lavare i due piatti che le rimanevano e dopo essersi asciugata le mani si girò di scatto tanto da mozzarmi il fiato e mi disse
“Dammi solo una buona ragione per cui non dovrei farlo!” Mentre mi guardava con quel suo sguardo severo.
Non sapevo che dire non sapevo che fare e così uscì fuori tutta la verità, nient’altro che la verità
“ ti prego non dire niente ai miei, loro mi adorano non voglio che sappiano niente, non voglio che si adirino con me, ti prego, ti preggoo”
“Cosa posso dire.. alla fine ti capisco… anch’io ho avuto la tua età, ma ti rendi conto che non posso lasciarti impunita???”
“Ti scongiuro, farò tutto quello che vuoi ma ti prego non dire niente ai miei!”
Rimase per un po’ pensierosa poi di scatto si avvicinò con il suo volto al mio,fino a che i nostri nasi non si sfioravano, sentivo il soffio del suo respiro, era buono, sapeva di menta e me ne sentivo inebriata: “ quindi accetti la punizione Jessica??”
“Si!” Risposi senza pensare, qualsiasi cosa sarebbe stata meglio del fatto che i miei sarebbero venuti a sapere ciò che avevo fatto.
“Bene, allora sappi che prenderai una bella sculacciata!”
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il mio cuore prese a battere fortissimo e in un attimo mi cadde il mondo addosso, quella parola mi aveva profondamente umiliata! Il mio volto doveva essere viola, eppure rimanevo lì di fronte a lei senza dire nulla né oppormi, ovviamente non volevo essere punita in quel modo, ma non so come non feci niente quando lei mi prese per un braccio e dopo essersi seduta su una sedia mi coricò di traverso sulle sue ginocchia. Quella posizione era terribilmente imbarazzante mi sentivo una monella di 10 anni. Ero lì che pensavo e ripensavo a come diavolo mi fossi cacciata in quella situazione: stesa sulle ginocchia di Eleonora col culetto all’insù pronta per ricevere una bella dose di sculaccioni, profondamente turbata ero caduta in una sorta di trance l’umiliazione era troppa anche per riuscire a reagire, ma mi risvegliò la mano sinistra di Eleonora che si posò sulla mia schiena con delicatezza e allo stesso tempo con fermezza: “Oggi Jessica ti mostrerò come secondo me vanno punite le ragazze viziate come te.”
E senza neanche darmi il tempo per replicare alzò la mano destra per poi velocemente riabbassarla esattamente al centro del mio fondoschiena con uno schiocco: SCIAFF.
Sentii tutto il sangue del mio corpo affluire alla mia faccia, terribile; la mia prima punizione era appena cominciata. Ebbi appena il tempo di emettere un gemito soffocato che arrivarono gli altri colpi..SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF… Dritti precisi e sicuri sul mio culetto.
Io cercavo di divincolarmi di tanto in tanto, ma la sua presa sulla mia schiena era piuttosto salda, quindi non mi rimaneva che sgambettare.
Tuttavia a dispetto delle apparenze il corpo era totalmente staccato dalla mente, infatti nella mia testa stava succedendo qualcosa di incredibile, ero avvolta da un tornado di pensieri, ma in modo assurdo essi cambiarono radicalmente intorno al 100esimo sculaccione; Infatti sebbene provassi sempre imbarazzo , iniziai a pensare che tutta quell’umiliazione l’avevo meritata, che meritavo di essere sculacciata. Ero combattuta da un lato rifiutavo categoricamente quello che mi stava succedendo, ma dall’altro sentivo che era necessario che io venissi trattata in quel modo, così quasi inconsciamente inarcavo la schiena e alzavo il sedere ad ogni colpo, quasi come a ricevere meglio il successivo bruciante sculaccione.
SCIAFFS CIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
La punizione continuava ed io ero come imprigionata in quella danza, ma un evento m portò di nuovo ed immediatamente alla realtà;la mano di Eleonora stava armeggiando con i miei pantaloni. Capendo ciò che voleva fare mi girai di scatto cercando di evitare il suo gesto con la mano, ma lei prontamente mi bloccò il braccio dietro la schiena e fece scendere inesorabilmente i pantaloni verso le ginocchia.
Immediatamente sentii l’aria fresca avvolgere le mie natiche bollenti e nude… infatti ero senza mutandine!
Racconto di sculacciate: Inflessibile disciplina
28 Agosto 2010Il nostro carissimo amico Geronimo torna a pubblicare un racconto sul blog: buona lettura e grazie all’autore, bravissimo come sempre!
Marta è in sottoveste nel soggiorno. Sotto è completamente nuda. Stà aspettando che il marito, Alessandro, giudice emerito del Tribunale di …..si sfili la grossa e pesante cinghia nera con cui di lì a poco le sculaccerà duramente le candide natiche e la metà superiore delle cosce secondo i canoni della disciplina domestica a lei da tempo, anzi da sempre, dolorosamente noti. Il motivo per cui viene punita non ha nessuna importanza; è solo un pretesto. La verità è che al marito piace dargliele e a lei piace prenderle anche se odia il dolore e l’umiliazione. E’ contraddittorio? e allora? La vita è piena di contraddizioni e i meccanismi dell’eros restano alquanto misteriosi.
Alessandro è il padre che a Marta è sempre mancato. 50 anni, ben 23 in più della consorte; alto 1,85, sportivo, serio e inflessibile, nel lavoro come nella vita privata. Non ha occhi che per la graziosa mogliettina, impiegata nello stesso tribunale, ma nella sezione civile. Marta è alta 1,62,63 cm circa, è una falsa magra con un bel personalino, un bel visetto. Può passare inosservata alla prima occhiata, non alla seconda. Ad Alessandro piacque subito, e l’approfondimento della conoscenza della giovane donna gli fece capire che era lei che attendeva da sempre, l’unica giusta per lui.
Marta ha il vizio di fantasticare ad occhi aperti, non si accorge dell’ordine del marito che la invita a mettersi in posizione, il chè le costa due cinghiate perentorie sulle cosce.”-Ahii!. Scusa amore, ero distratta!-“ Marta, sei una sciocca, sempre distratta!, questo ti costerà altri 10 colpi, lo sai vero?-“
Marta aveva ripercorso in due secondi la propria vita: la grande severità della madre che l’aveva tirata su tutta da sola. La madre era stata un ufficiale tedesco di stanza alla base NATO che aveva abbandonato il servizio militare per amore del marito, ma l’uomo se n’era andato vigliaccamente lasciandole sole, lei e la piccola Marta di soli di tre anni. Era stata sempre una donna rigida, piena di risentimento e un po’ morbosa nell’applicare alla figlia una disciplina ferrea e inflessibile dove le punizioni corporali erano all’ordine del giorno. Quanti mestoli le aveva rotto sul culetto nudo! Non erano mancati scappellotti e ceffoni occasionali ma era sul povero sedere della figlia che si era sempre accanita. Quando aveva solo 15 anni cominciò ad utilizzare lo scudiscio e con un intensità e frequenza tale da costringere la ragazza a farsi esentare dalle ore di ginnastica per non dover mostrare nella doccia le proprie natiche perennemente segnate e coperte di lividi. La madre era sessuofobica e le fustigazioni si fecero più dure quando Marta prese a frequentare i ragazzi.
In quei casi le dolci chiappe sanguinavano un po’ ma la ragazza non ne era particolarmente dispiaciuta, cominciò infatti a bagnarsi ogni volta che la madre la picchiava sul culo. Mentre le prendeva, in effetti, era solita ripensare alle scene di sesso con i ragazzi, ai bacetti che davano alle sue chiappe martoriate. Nessuno di loro la commiserò mai, anzi ci fù chi lodò sua madre, probabilmente gli sarebbe piaciuto applicarle lo stesso trattamento. Questi pensieri la ponevano in uno stato di eccitazione snervante che poteva soddisfare solo dopo che la mamma si era allontanata.
Nessun rapporto con quei giovanotti fu però mai soddisfacente. All’età di 23 anni, poi, la madre si accorse che Marta lo faceva apposta di farsi frustare perché traeva piacere dalle punizioni. Disgustata, non la battè mai più.
Due anni dopo conobbe Alessandro, fu amore a prima vista. Scopavano come ricci, in ogni momento libero (pochi per la verità, soprattutto da parte di Alessandro a causa dei moltissimi impegni di lavoro). La grande confidenza e intimità che subito si creò nella coppia porto entrambi a conoscere profondamente le esigenze di ciascuno. Anche la mamma di Marta prese in simpatia il magistrato ed arrivò a mostrare orgogliosamente lo scudiscio con il quale aveva rigato per anni il fondoschiena della figlia. Si sposarono dopo nemmeno un anno di fidanzamento.
Tra i due si è creato un sottile e magico equilibrio che dura ormai da più di due anni. Alessandro la punisce e Marta accetta le punizioni senza bisogno di legarla. In ogni momento la donna può far cessare il castigo e può cambiare idea all’ultimo istante se non se la sente. Alessandro sculaccia duramente con le forti e grandi mani e con vari strumenti, ma soprattutto con la tradizionale,virile e domestica cintura dei pantaloni.
Marta ama prenderle sode e tante, dover piangere e supplicare clemenza, agitarsi senza però sottrarsi, gridare che non lo farà più, ammirare i segni del castigo sulle chiappe rotonde e turgide che Alessandro adora, ama gli schiocchi degli sculaccioni e delle cintolate, il sibilo del frustino, starsene a culo nudo e passerina esposta in pose sovente oscene o umilianti. Ama soprattutto i propri umori che si liberano, i baci di Alessandro proprio lì, il suo bel cazzo che entra dentro di lei.
“Slasc! Ahia!” La prima cinghiata che accarezza energicamente i globi gemelli di Marta lasciando una striscia rosa carico la riporta alla realtà. “Te le sei proprio meritate amore! –“ esclama Alessandro. “Si, caro, puniscimi, ma… è tutto qui quello che sai fare? Mia madre me le dava molto più forti!-“
In punizione!
17 Agosto 2010Racconti di sculacciata: La punizione di Carolina
9 Marzo 2010Geronimo ci invia questo bel racconto di punizione. Buona lettura a tutti e grazie all’autore del racconto!
Carolina K è una giovane campionessa italiana di pattinaggio. Alle ultime olimpiadi invernali ha fatto clamorosamente fiasco classificandosi solo 16esima dopo essere caduta ed aver sbattuto il sedere sul ghiaccio per ben tre volte. Nell’ambiente sportivo e in famiglia sono tutti piuttosto arrabbiati con lei e desiderosi di dargli una bella punizione.
Carolina è una ragazza fragile e forse un po’ insicura ma che ama anche la bella vita e fare tanto sesso con il suo ragazzo. I genitori sono stati molto indulgenti con lei ma ora vedono tutto sotto una luce diversa.Si sta svolgendo una riunione in casa k e oltre ai Sig.ri K sono presenti il presidente del Coni, quello della federazione sport invernali e l’allenatore di Carolina. La madre rimprovera il marito: “-Quella volta che era in ritardo agli allenamenti e sei entrato in camera sua per sollecitarla e se ne stava nuda sul letto a gambe larghe e quello stupidotto del fidanzato gli teneva La testa tra le cosce…-“ il marito ricordava l’espressione beata della figlia mentre riceveva sconciamente il connilingus sotto il tetto paterno. “… dovevi sfilarti la cinta e dargli una bella ripassata sul culo nudo!-“ L’espressione un po’ cruda ha un effetto liberatorio sui compassati partecipanti alla riunione. “ – brava signora ha proprio ragione! -“ fa il presidente del CONI.
“- Le vergate, ci vogliono le vergate. Ora su cambia musica!- “ interviene l’allenatore. Insieme tutti decidono che appena Carolina tornerà dallo schopping le daranno una bella lezione . Il padre va in giardino per tagliare una serie di rametti di salice. Li sceglie di buon spessore e nodosi.
Carolina torna a casa un ora dopo piena di pacchi. Ha già dimenticato la figuraccia è stà già pensando alla bella cenetta e al dopo cena di ricche scopate e sesso sfrenato che l’attende più tardi con il suo lui.
Carolina è sorpresa di vedere il suo allenatore e gli altri personaggi a casa sua, la riunione, in effetti, era stata indetta a sua insaputa. Presto viene sottoposta a un fuoco di fila di accuse a cui lei risponde balbettando, a testa bassa. Poi la sentenza: Parla il Presidente del CONI: “ – Riceverai 10 vergate sul culo nudo e sul retro delle cosce da ciascuno di noi. Tuo padre ti darà prima una bella razione di cinghiate. Speriamo che questa piccola punizione ti serva di lezione. Il tuo allenatore cambierà metodo. Userà la bacchetta per ogni piccolo errore, per il minimo ritardo. Hai bisogno di tanta disciplina e l’avrai. Ah, dimenticavo, se non accetti hai chiuso con il pattinaggio- “Carolina, senza rispondere, si denuda dalla vita in giù. Gli astanti non possono fare a meno di guardare la patata depilata di Carolina. “- Ad Alex piace così, sapete, quando, ehm, mi lecca la farfallina…”,”- Basta così sporcacciona!-“ la interrompe la madre. Carolina si inginocchia sul divano. Il culo candido, rotondo e bello sodo, da atleta, oscenamente offerto. Il papà comincia a cinghiare chiappe e cosce come dio comanda. Cintate severe che schioccano e strisciano di rosso vermiglio la pelle liscia della punita.
La ragazza geme fa: “- ahii, ahiaa, uhii!!-“ ma non supplica, sa di aver meritato il castigo. Gli altri uomini pregustano il momento in cui righeranno le chiappotte di Carolina e potranno infliggerle una dolorosa umiliazione.
Alla cinquantesima cinghiata il bel culo di Carolina è tutto rosso e molto caldo. “-Ora bacchettiamola! –“ Esclama la mamma. “- No vi prego non mi frustate più, faro la brava lo giuro!-“ Ma la madre ignora le suppliche e somministra le sue 10 vergate in rapida successione tutte all’attaccatura delle cosce con le natiche “-Non potrà sedersi per almeno tre giorni-“ pensa tra se e se la severa genitrice . E’ poi la volta del Presidente del CONI che sferza con grande energia i globi gemelli proprio al centro. Swisc, Swisc, Swisc,Swisc, “-Ahiaa” Ahiaa! Pietà! “ Carolina piange calde lacrime. Ma nessuno si impietosisce . Quando tocca al presidente della federazione, questi concentra la sua attenzione sulla parte alta delle natiche. I colpi sono talmente forti che la verga si spezza. Il culo di Carolina sembra una bistecca grigliata, qua e là compare qualche goccia di sangue, ma non è finita.L’allenatore sferza duramente la metà superiore delle cosce. Swisc!, Swisc! Ahioo! Le cosce no! Ahii!. Da ultimo tocca al padre che prima di infliggere la sua decina la rimprovera duramente “Spero che tu abbia appreso la lezione, ragazza mia, perché da oggi in poi non solo il tuo allenatore ma anche io e la mamma ti batteremo il sedere come un tamburo al minimo sgarro e guai a te se non ti abbasserai le mutandine da sola!- “ Detto questo completa la fustigazione della figlia. Tutti gli uomini presenti hanno la patta dei pantaloni rigonfia. Carolina, singhiozza, viene aiutata dalla mamma a rialzarsi ed a raggiungere la propria cameretta dove riceverà un impacco rinfrescante alle rotondità sofferenti.
Sono certo che alla prossima gara Carolina vincerà finalmente la medaglia.
Foto di sculacciate: punita con il cane
7 Novembre 2009Racconti di sculacciate: Fanny, parte terza
6 Novembre 2009Continua il racconto di sculacciate di Monello, che ha riscosso tanto successo tra i lettori.
Per chi avesse perso le puntate precedenti, qui trovate la prima e qui la seconda.
Ho deciso di rimuovere il racconto per sicurezza.


