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Racconti di sculacciata: Fessee 19

1 Febbraio 2012

FESSEE 19
Questa è la storia di Charles Patin.
Charles era orfano, sua madre morì nel darlo alla luce. Il padre fece di tutto per crescere bene quel ragazzino vivace, ma era un povero uomo solo. Lo affidò alla signorina Battel ed era questa che si occupava di sculacciare Charles durante le punizioni pubbliche. E non passava mese che Charles non si trovasse sulle ginocchia della signorina, seduta in circolo con le altre madri, giù al cortile del lavatoio e prendesse una sonora sculacciata sul sederino nudo.
Però, Charles un pregio ce lo aveva: studiava, studiava talmente tanto che il maestro Vales propose al padre di mandarlo in seminario. Non che avesse la vocazione, per carità, ma là dentro avrebbe potuto studiare a suo piacimento e pure gratuitamente. In seminario, Charles studiò ma la bacchetta del padre correttore esercitava spesso e volentieri il proprio compito sulle terga nude del ragazzo.
Ad ogni estate, Charles ritornava in paese per le vacanze. Tutti si stupivano, ogni anno, di quanto fosse cresciuto fisicamente e di quanto fosse cresciuta la sua cultura. Charles non si fece per niente prete, anzi si mise a lavorare: per anni diede lezioni private ai bambini più piccoli di lui, fece il garzone di bottega, digiunò parecchie volte. I soldi che prendeva gli servivano per l’università. Fu il primo dottore in legge che mai si fosse visto in paese. Fecero grande festa, quando ritornò: c’era perfino la banda musicale al gran completo. Il papà di Charles fu così contento di rivedere il figlio che gli venne un coccolone.
Però, in paese non c’erano molte occasioni di lavoro per un avvocato, e così Charles ripartì di nuovo, dato che ormai non aveva più nessuno là. Ogni tanto si faceva vivo, scrivendo qualche lettera alla signorina Battel: stava bene, gli affari andavano benino, si poteva contentare. Egli girava molto, scriveva, per tutta la Francia: un mese qua, un mese là. Finché all’inizio di giugno del 1924 ritornò al paese. Quanto cambiato da quel Charles che avevano salutato un decennio prima! Sembrava un vecchio, era stempiato ed i pochi capelli che gli rimanevano sul cranio erano bianchi. Per di più, un’orrenda cicatrice trasversale gli deturpava la faccia. Era stata una baionetta tedesca, spiegò lui. Non poteva esser stata una lama a fargliela, sentenziò il medico condotto: l’acciaio affilato non lascia quel tipo di cicatrice.
Charles andò ad abitare nella casa del padre, un po’ malandata per l’abbandono ma ancora in piedi. Chiamò una squadra di muratori per rimetterla in sesto. La casa di Charles era piccola, tre stanze più la cucina, il cesso sul ballatoio in comune con un’altra famiglia, quella di Marcel il carpentiere.
Questo e sua moglie, Pierrette dal naso rotto, aveva la camera da letto proprio in corrispondenza di quella dell’appartamento di Charles, li divideva una sola parete. E nelle sue lunghe insonni solitarie notti, Pierrette lo sentiva urlare come se quell’uomo avesse continuamente gli incubi.

“Lei si è comportato molto male. Va corretto attraverso la penitenza purificatrice. Si spogli!” diceva il Rettore. E Charles si toglieva la tonaca scura da seminarista, l’appoggiava ben ripiegata sul tavolino; si abbassava i mutandoni e si inchinava sull’inginocchiatoio. La lunga, forte bacchetta del padre correttore iniziava la sua opera. Mai meno di 50 e, talvolta, pure 100. Le natiche di Charles si riducevano in pezzi, cotte e rigate più di una bistecca alla griglia. Eppure, lui trovò la forza di sopportare, di resistere. Così come, tanti anni più tardi, aveva resistito in trincea, fra le bombe, fra i proiettili che fischiavano da tutte le parti, fino a quando non avevano deciso di spedire il suo reggimento al di là del mare, in Oriente.

“Ritengo che sia un’usanza barbara ed indecente! Trattare così dei bambini e per di più in pubblico, di fronte a tutti. Bisogna farla subito cessare! ” Charles era tanto arrabbiato che sbatté i pugni sul tavolo del sindaco. Non ottenne niente, naturalmente: quell’usanza barbara continuò, era tipica del paese. Così Charles si rivolse al Prefetto distrettuale ed ottenne ragione. Un’ordinanza proibì di sculacciare in pubblico i bambini. Ma rimase lettera morta. Ogni venerdì, le mamme si riunivano e proseguivano imperterrite questa gagliarda usanza.
Una sola persona non tolse il saluto a Charles: la signorina Roxane. A lei, ex infermiera crocerossina, faceva pena quell’uomo sfregiato e triste, perennemente arrabbiato. E poi, aveva una curiosità: che cosa gli aveva provocato quell’orrenda cicatrice in faccia? Sembrava come un cordone di carne, rilevato non inciso. Così la signorina Roxane rimase l’unica a frequentare quel mostro pazzoide.

Erano scesi giù dalle rocce, all’improvviso: fitti come l’erba, scuri come formiche. Il tenente era stato colpito tre volte, al petto e alla fronte. Il fucile di Charles si era inceppato, allora lui si era buttato faccia in terra, sperando, pregando che lo credessero morto. Lo sollevarono di peso, prendendolo per le ascelle e lo trascinarono via.

La signorina Roxane gli ricordava, chissà perché, sua madre, quella madre che non aveva mai conosciuto. Era abbastanza anziana ma non vecchia, abbondante di forme e molto molto protettiva; si diceva in giro che curasse piccole ferite, senza che si dovesse aspettare il mercoledì, quando in paese passava il medico condotto. Roxane e Charles si incontravano sempre pubblicamente, per non dar adito a maldicenze. La domenica mattina, quando quasi tutto il paese era a messa, loro due si sedevano nella saletta vuota del bistrot e chiacchieravano, dopo che il padrone aveva servito loro il caffè. Una mattina, dopo l’ennesima conversazione, Roxane si alzò di colpo e corse via dal locale, singhiozzando; Charles, invece, rimase seduto al tavolino, terreo come un morto.

Ridevano, ridevano mostrando i gialli denti marci sulle gengive rosse. E lui piangeva, piangeva come un vitello. Unico sopravvissuto della pattuglia, prigioniero di una tribù alleata dei Turchi in quell’inferno di sabbia e di rocce. Il culo gli andava a fuoco, si asciugò come poté il sangue che gli colava fra le cosce: avrebbe voluto un coltello, un qualsiasi cosa per mettere fine a quello scempio, per ammazzarsi dopo quello che gli avevano fatto. Voleva morire. Ma non morì. Il capo aveva deciso che Charles dovesse rimanere in vita. Schiavo e trastullo per l’eternità. Il nerbo, l’odioso nerbo di bue che calava sulla sua faccia, dopo aver spellato le natiche di Ainèé. Il dolore bruciante, il sangue….
Charles si svegliò tutto sudato ed in preda ai brividi.

Soltanto Roxane sapeva che cosa gli era successo, glielo aveva raccontato lui, e lei ne era stata sconvolta. Non avrebbe detto nulla di tutto ciò ad Amèlie, troppo chiacchierona. No, doveva parlarci di nuovo con Charles, doveva comprendere che cosa era veramente accaduto a quel ragazzo che sembrava un vecchio e che aveva fatto credere a tutti i compaesani di esser un avvocato. Doveva scendere nel pozzo dell’orrore e della sofferenza, ma per scendere in quell’antro segreto doveva toccare lei stessa gli abissi dell’orrore e della sofferenza.
Roxane ordinò ad Amèlie di andare a prendere il battipanni.
BK

JO & LUCY

30 Ottobre 2011

“Quante te ne daranno?” chiese Jo.
“Venti” rispose Lucy.
“ Caspita, a me il doppio!”
“Tu, però, te la sei scampata, la volta scorsa”
“Sì, ma avevo le mie cose. Non si può frustare una donna, quando ha le sue cose. Lo sai: è il regolamento!”
“Mi sembra una sciocchezza. Certe volte, è proprio in quei giorni lì che io mi sento più forte”
“Beata te! Invece, a me da molto fastidio. Pensi che sarà K*** a darcele?”
“Magari! K*** è un padre di famiglia, sembra burbero ma ha il cuore tenero. Te lo ricordi quando punì S.? Sembrava che ci mettesse tutta la forza che aveva, sbuffava, si contorceva tutto; ma, alla fine, il grasso culo di S. non era neanche tanto rosso… Segno che lui faceva finta….”
“Se fossi in te, non mi farei troppe illusioni. E se invece fosse B***? Ho ancora i brividi, ripensando al trimestre scorso. Quello sì che ci ha messo violenza! Per poco non arrivava all’osso. Mi sono venute le croste, dopo: ogni colpi mi spellava dove cadeva. Ho sofferto quanto non avevo mai sofferto nei trimestri precedenti. Speriamo proprio che non sia lui, stavolta”.
“Ti rendi conto? La frusta ogni tre mesi! Quel maledetto giudice non si è accontentato di sbattermi in galera, no! Ha detto che io avevo agito con estrema crudeltà, che ero stata perversa, che sono cattiva d’animo, che devo soffrire lo stesso dolore che ho fatto soffrire ad Alphred. Tutte stronzate! Volevo vedere lui, a vivere per tanti anni con un marito che ogni sera tornava a casa ubriaco e mi picchiava. Certi calci e certi pugni, sapessi. E le dava pure ai bambini. Così, quando ho visto – ed avevo gli occhi gonfi dalle botte, bada bene- che stava schiaffeggiando Caroline, non ci ho visto più dalla rabbia. Ho preso il coltello e…”
“Me lo hai raccontato cento volte, adesso basta! Io ho una specie di orologio interno, che va meglio di quello del campanile, t’assicuro. Mancheranno, sì e no, dieci minuti. Ci verranno a prendere, ci scorteranno nel cortile, ci piegheranno sul treppiede, ci alzeranno la camicia….brrrr…”
“ Che mese è? Oddio! settembre! Sono già due anni che sto qua dentro! Mi sono venuti i calli alle mani a forza di lavorare. Guarda qui. E mi hanno fatto venire i calli anche alle chiappe, a forza di frustarmele”
“Almeno, con noi, adoprano la verga o, al massimo, la cinghia. Pensa a quella povera Manuela: 35 nerbate ogni volta!”
“Sì, ma ogni sei mesi! E poi, se le è proprio cercate! E’ una scansafatiche, una pigrona!”
“Ma il nerbo ti cuoce tutta! Io l’ho visto il culo di Manuela, dopo le nerbate. Sembra carne bollita; lei si lamenta sempre: emette certi strilli, anche se glielo sfiori appena, per almeno due settimane…”
La porta si spalancò, verso l’esterno. Il guardiano G. diede loro un’occhiata e si leccò i baffi. “Andiamo, tocca a voi!” disse, quasi divertito. Jo e Lucy si alzarono dal pagliericcio e si avviarono verso ciò che le attendeva.
BK

Lost in Punishment, parte 10

13 Ottobre 2010

Si avvicina la fine per la meravigliosa saga di Arkano: siamo infatti arrivati al penultimo episodio. Buona lettura a tutti!

 

LOST IN PUNISHMENT

 

 

PART 10

 

IL SEGRETO DEL MATCH

 

Non so perchè ma i miei occhi sono fissi sui piedi della teutonica che precede tutti lungo il corridoio.

Calzano delle scarpe scure con dei tacchi smisurati di quelli che trasformano le palline di un’uomo in olive per il martini. E sono questi a scandire sulle mattonelle del pavimento i rintocchi del nostro destino.

Nel mio mestiere quando si entra in una stanza scortati da uomini armati e la donna che vi ha condotti lì prende il suo posto dietro una scrivania, le cose non possono finire bene.

Pensavo che fosse l’assistente sexy di qualche vecchio ingobbito con l’accento italo americano, oppure di un perverso inglese dal monocolo lucido e i baffetti tesi come stecche di biliardo. Invece è lei il capo del MATCH. E’ lei la preside.

Non ci possono essere dubbi dalla revernza e paura che si respira nella stanza. I suoi uomini neanche sfidano il suo sguardo, tacciono mentre le canne dei loro fucili sono puntate su di noi come i flash dei paparazzi su qualche divo da scandalo.

-Quindi lei è il capo?- dico cercando di uscire dall’impasse che ci è calata addosso.

-Si. Stupito di scoprire che chi tira i fili sia una donna.

Io ho fondato il Match – l’orgoglio imporpora la sua voce – e per quanto possa sembrare folle non facciamo niente di illegale. Anche perché le persone presenti qui e tutte le altre che vorranno usufruire dei nostri servizi sono assolutamente consapevoli di volerlo fare. Non obblighiamo nessuno.

Margareth si alza di scatto e la gonna svolazza rivelando l’assenza di mutandine.

-Cosa sta dicendo. Ci ha fatto rapire , ci ha strappato alle nostre famiglie, alla nostra vita per farci diventare i giocattoli sessuali di pazzi maniaci e frustrati. Se questo non è obbligare?

-Tutto vero salvo per un piccolo dettaglio, voi avete voluto proprio questo. Ci sono dei regolari contratti di servizio che lo provano.

E’ come se la temperatura fosse scesa di colpo, almeno dieci gradi sotto lo zero. Un freddo che blocca, che non lascia scampo e ti fa sperare di morire in fretta.

Margareth cerca di mantenere le redini delle sue poche certezze.

-Io non mi ricordo la sua faccia, io non ho firmato un bel niente e tanto meno un contratto per diventare vittima in una roulotte, per essere frustata a sangue e picchiata da un professore sadico…-

-E’ normale che non vi ricordiate di averli stipulati, in quel caso cadrebbe la finzione che voi avete voluto e se c’è una cosa che sappiamo fare qui nel New Mexico è tenere segrete le cose.

Siete stati ipnotizzati ma mi basterà dire una parola e ricorderete tutto.

Certezze imbzzarite che adesso più che mai sono sul punto di buttarlà giù dalla sella.

Guardo le facce di tutti i presenti, ho un po’ di dimestichezza con gli sguardi, con le espressioni. Non sono una macchina della verità ma un po’ la so fiutare. E vi posso dire che la tedesca non sta mentendo.

Ma se se le vittime sono in realtà i clienti del Match chi è stato ucciso alla roulotte e cosa ci faccio io in questo gioco di specchi?

-La verità signor Savage – la sua voce ha un che di ammaliante, da sirena ma non devo farmi abbindolare dalle sue parole – sta nella parola MATCH. Un Match è un incontro e un incontro è fatto da due elementi. Ci veda come una sofisticata aggenzia di dateline, una che può far incontrare le persone e far vivere loro desideri inconfessabili, quando questi sono reciproci.

Era così semplice? Non c’era nessun intrigo, nessuna corporazione segreta? Margareth adesso si guarda le mani come se non le riconoscesse e di certo tra le dita le redini non ci sono più.

Non può credere di essere stata lei a cercare un uomo che riempisse la sua vita di punizioni. Anche Lila stenta ad immaginarsi alla ricerca di qualcuno come il nerd.

E non ricorda nemmeno di aver avuto la fantasia di farsi punire e Lila ricorda in modo vivido, come se scorressero su uno schermo davanti a lei, tutti i suoi sogni e tra questi quelli che non abbandonano mai la sua memoria sono quelli bagnati di piacere.

-Abbiamo registrato i vostri colloqui preliminari, li facciamo sempre per analizzare i soggetti e soddisfare al meglio le loro richieste.

Le parole della teutonica continuano a mettermi dentro al gruppo di clienti ma io non li ho contattati e perché avrei dovuto farlo?

-Il perché se lo ricorderà una volta che avrò spezzato lo stato di ipnosi. Temo che si sentisse inadatto come detective che volesse qualcuno nella sua vita da salvare… volesse essere l’eroe. In effetti se la richiesta non fosse stata fatta da una persona influente non avremmo potuto accontentarla… non è certo il nostro campo quello dei film d’azione.- la sua voce sembra trascinarmi indietro ad immagini del passato è come se mi guidasse fuori da un tunnel buio, nella luce, ma è abbagliante e non vedo niente. – Abbiamo integrato il suo desiderio con quello delle due ragazze sapendo che potevano corrispondere a tipologie di donne che le sarebbe piaciuto salvare.

Spero che sia tutto chiaro e quello che ancora vi sfugge vi sarà chiarito grazie alle registrazioni e ai contratti. Ora vi lascio scegliere se continuare il gioco, dimenticando quanto vi ho detto, oppure se interromperlo.

Margareth grida.

-Dov’è mio padre? Come potete dire che sia stata io a volere tutto questo.

-Suo padre è al pentagono. E’ vero che è dell’esercito ed è stato lui a vendermi questa base. Io e suo padre ci conosciamo bene. Non poteva darle ciò che chiedeva perché era sempre assente troppo anche per punirla come voleva e così eccola qui a vivere una vita dove ogni uomo, sempre lo stesso, una figura paterna modellata sulle sue esigenze, la castiga. Un uomo che ha sempre desiderato una ragazza da punire in ogni occasione. il suo Match perfetto.

Margareth accetta la verità, adesso la sente dentro di se. Era come se il suo cuore avesse smesso di battere per qualche istante per poi riprendere.

-Accetto di continuare.- dice e la mano cerca il conforto della sua patatina calda e umida.

Tocca a Lila sentire quello che aveva cercato di nascondere anche a se stessa.

-Tu Lila hai sempre voluto essere posseduta, umiliata torturata da uno dei ragazzi sfigati che ti guardano in rete che coprono di sperma la tastiera eccitandosi con il tuo corpo. In più volevi che fosse il più possibile squallido e sporco, come a volerti mortificare per una vita consacrata alla bellezza e al falso.

Anche Lila annuisce e la tedesca continua – Il tuo Match come quello di Margareth era la persona più adatta a completare il tuo desiderio.

-Ma l’avete ucciso?-

-Pallottole a salve, è vivo e vegeto e magari meno ossessionato da te, anzi qualcosa mi dice che dopo averti vista, toccata,etc per parecchio tempo il tuo corpo possa perfino dargli la nausea. Era semplicemente scaduto il suo contratto.

Lila però ricorda le parole del nerd, è stato il primo a nominare il Match, ma se era anche lui sotto ipnosi come faceva a conoscere quelle cose, a non averle chiuse nello stesso cassetto come loro tre.

-L’abbiamo fatto sapendo che presto avresti interagito con Savage. Volevamo darvi qualche indizio per proseguire la trama.

Lila ha lo stesso sguardo di Margareth e anche lei accetta, con un filo di voce, di continuare il gioco. Ma prima c’è una cosa che vuole sapere.

-Mi avete drogata? Dato qualcosa per rendermi in un certo senso dipendente dai castighi. Mi sono sentita così dopo non essere stata punita per qualche tempo, prima dell’arrivo del detective…

-Tu avevi paura di essere punita, del dolore. Non bastava la costrizione, il tuo corpo rigettava la cosa. Abbiamo avuto bisogno di un aiutino. Una droga come la chiami tu abbastanza innocua. Ti sei mai chiesta il perché del pompino tutte le sere? Era una fantasia del tuo match ma era anche il modo, tramite la cappella del suo pistolino, di inocularti la droga.

Ecco spiegato il saporaccio che sentiva ad ogni risveglio e la voglia di sputarlo fuori.

La tedesca la guarda e nota che si sente un po’ sporca come le prime volte che nella roulotte lo socchiava mentre il nerd le rigava le cosce con il cane.

La rassicura.

-Presto arriverà un nuovo Match per te e non dovrai condividere quello di Margareth. Riprenderà il suo posto una volta uscito dall’infermeria. Purtroppo il nostro Savage ci è andato un po’ pesante. E non solo con lui ma anche con uno dei miei uomini.

Sento un borbottio alle mie spalle, mi giro e il tizio con l’occhio nero, lo zigomo gonfio e una smorfia di odio è lo stesso che ho steso al negozio. Mi guarda come volesse vendicarsi per aver usato il suo pistolino come pennello. Lo sfido per qualche secondo tenendo lo sguardo nel suo e poi mi giro deciso a tenere ancora un po’ la parte che qualcuno, o forse sono stato io a farlo, mi ha cucito addosso.

-Il vostro gioco non ha funzionato con me sono uscito dal copione che mi avevate preparato.- dico in realtà con poca convinzione e con la dannata sensazione di essere stato manipolato per benino, più delle ragazze.

Mi chiedo se continuerò o se tornerò a fare quello che facevo nel mondo reale.

La tedesca aspetta la mia risposta, anche Lila e Margareth mi fissano non riuscendo a capire quale sarà e non potrebbe essere altrimenti visto che non la so nemmeno io.

 

Continua…

Punizione in colleggio

24 Settembre 2010



Una bella immagine di punizioni in un colleggio di suore…

Racconti di sculacciata: Come Lucia divenne una cagnetta, parte 2

22 Settembre 2010

La nostra simpaticissima e dolcissima amica Nadine ci invia un bellissimo racconto di punizioni…la prima parte la trovate qui.

Ecco la seconda parte e piccola perchè nel prossimo Lucia subirà una dura punizione che le farà comprendere la voglia di avere un padrone severo e fidanzato se lei se lo meriterà, aspettano attimi duri per Lucia che perderà la sua innocenza nel vento di una finestra aperta entrando nel mondo perverso della sottomissione

Mio cugino era seduto sul letto, mentre io ancora a terra affannavo per riprendermi dal duro trattamento di prima, lui guardandomi con aria sadica – troietta non vedi che hai sporcato tutto in terra? Chinati e leccaci forza non ci deve rimanere nulla, se ci rimane qualcosa ti stacco la pelle del sedere a son di cinghiate- io ormai arresa ed eccitata oltre il pensabile mi inginocchiai e leccai quel miscuglio di sperma e saliva in terra, mi sentii umiliata e da un remoto angolo del mio cervello ancora sconosciuto fino a quel momento, capii che avevo bisogno di essere trattata in quel modo per appagare la mia voglia di sottomissione, i miei occhi iniziarono a inumidirsi di nuovo dopo quella scoperta, io che ero sempre risultata dolce agli occhi di tutti adesso non ero altro che una troietta che leccava per terra la sua saliva mischiata allo sperma del cugino, mi corressi mentalmente, non cugino ormai del mio nuovo padrone.

Finii la mia nuova umiliazione, quando lui si piegò sul letto levandosi del tutto i pantaloni e mettendo le mani dietro le ginocchia poggiò la schiena sul materasso, con orrore capii subito cosa voleva e il suo ordine non fu altro che la conferma – troietta vieni qua su e leccami il culetto avanti- io vincendo il conato che mi era venuto a quelle parole mi avvicinai a lui, esitai davanti al suo sedere, poi chiudendo gli occhi diedi la prima leccata, il sapore e l’odore erano orribili non saprei neanche descriverli mentre il senso di umiliazione e di sottomissione ormai aveva superato ogni limite. Il suo corpo aveva avuto un sussulto alla mia leccata, io continuai a leccare evitando il più possibile il buco, fino a quando lui con voce severa – troietta lecca il buco, allarga bene le natiche con quelle tua manine da barbie e lecca bene, voglio sentire il tuo naso attaccato al mi culo capito?- io cominciando a singhiozzare – si padrone scusi la mia negligenza ma sono cose nuove per me devo imparare – a quel punto lui rise di gusto – vedrai che imparerai per bene mia cara- a quel punto mi avvicinai e allargai le sue natiche come ordinatomi, vedevo il suo buco e non volevo farlo ma la paura delle sue parole “ ti stacco la pelle a cinghiate” anche se chiaramente era una metafora e non mi avrebbe staccato la pelle veramente sapevo che sarebbe stata una dura punizione ugualmente mi diedero il coraggio di iniziare, poggiai la mia lingua ad esso ed inizia a leccare, il sapore acido e amaro entrò con prepotenza nella mia bocca, vincendo lo schifo continuai poggiando le labbra al suo buco iniziai a leccare con impegno, mentre lo facevo lui levò la mano da dietro le ginocchia prendendomi la testa e spingendomela ancora di più contro di lui – si cosi troietta voglio sentire la tua lingua che entra dentro avanti provaci- mentre mi teneva ferma la testa pigiata contro di lui sentendomi ancora più umiliata iniziai a leccare e spingere, il suo buco ormai cosparso della saliva si stava leggermente allargando, dopo poco riuscii a mettere un po della mia lingua nel buchettino, quel gesto fu accompagnato da un sospiro di puro godimento di lui – brava cagnetta infilala e lecca cosi continua- mi tenne a leccare per due minuti, poi strattonandomi per la frangetta mi tolse, come mi guardò sorrise – come ci si sente a leccarmi il culetto cagnetta?- io abbassai lo sguardo lui con voce severa – guardami – io alzai lo sguardo giusto in tempo per vedere la sua mano colpirmi il viso e poi tornare indietro per colpirmi nuovamente, lui mi guardava severo senza parlare a quel punto con voce umiliata e oramai arresa – umiliate e sottomesse totalmente al proprio padrone come delle cagnette – lui sorridendomi mi arruffo i capelli, trovai il bisogno di accompagnare quell’unico gesto dolce in quei minuti di pazzia con la mia testa quasi come farebbe una gatta quando gratti dietro le sue orecchie, lui sorrise – brava vedo che stai imparando, se sarai brava dopo averti fatto capire quanto sei troietta ti tratterrò meglio, non vorresti queste carezze fra un ordine e l’altro ?- io accennai un sorriso e annuii.

Uno schiaffo mi riportò alla follia di prima – bene allora te le dovrai meritare, se oggi farai la brava bene altrimenti quella di oggi sarà solo l’inizio di una lunga serie di dure punizioni da subire – toccandomi la guancia colpita – grazie padrone cercherò di essere brava, ma mi prometta che almeno un po’ di bene lo vorrà a questa cagnetta stupida- lui sorrise vidi i suoi occhi cedere in un sorriso dolce per poi tornare subito severo – ti voglio già bene ma durante le punizioni e i tuoi doveri tu non sei altro che una cagnetta e come tale ti dovrai guadagnare il mio rispetto e il mio amore, altrimenti continuerai a subire queste cose senza un minimo delle due cose intesi?- io annuii e risposi – si padrone farò tutto ciò che vuole lo prometto e sarò brava per meritarmi il suo rispetto e il suo amore- presa dal momento meravigliandomi quasi più me stessa che lui mi chinai a leccare i suoi piedini, il mio respiro si bloccò alle sue parole – domani lascerai giorgia, anche perchè per lei non sarà difficile capire che sei di un altro adesso. Quindi per non farla soffrire più di quello che già soffrirà troncherai con lei capito?- io lo guardai implorante – ma la prego ho bisogno delle sue attenzioni e del suo amore- lui sorrise sposto gli occhi a destra come per pensare se dovesse dire o no quello che stava pensando, poi con voce calma e dolce – ci sarò io per te, è da tempo che ti amo, ma ti voglio cagnetta e schiava oltre che fidanzata quindi se vuoi stare con me ti darò io l’amore che vuoi e sarò dolcissimo e premuroso con te proteggendoti da tutto e tutti, ma tu dovrai continuare ad essere mia cosi capito – lasciai alle spalle il mio amore per giorgia capendo che anche se mi amava e io amavo lei non avrebbe mai potuto darmi ciò che avevo trovato in lui, quindi con voce bassa e impaurita per un futuro ancora incerto – padrone continuiamo mi trasformi in ciò che vuole che io sia per lei durante i momenti dedicati al suo piacere-.

Racconti di punizioni: la storia di S

14 Settembre 2010

Roberto ci invia questo breve racconto di punizioni: grazie all’autore e buona lettura a tutti.

mi chiamo s 2o anni e volevo raccontarvi la mia storia sadomaso fatta di umiliazioni e di punizioni  in un colleggio femminile . sono entrata a 18 anni in quel posto gestito da suore cattive mi hanno  torturato fisicamente e psicologicamente  c erano 20 suore che ci dovevano accudire invece………. la mattina sveglia alle 5.00 ci buttavano giu’ dal letto  urlando di fare presto e con un frustino ci davano colpi sulle gambe l’ultima che si alzava subiva la punizione del mattino rimaneva senza mangiare per due giorni e doveva rimanere inginocchiata sui ceci tutto il tempo della colazione io ne ho subite tante di punizioni e ho provato anche l’ortica erano solite frustarci con dei fascioni colti nel giardino adiacente i nostri culi sembravano dei peperoni tanto erano rossi un giorno feci rotolare il vassoio con le ostie suor emma mi prese per un orecchio e mi disse che mi avrebbe punito severamente io chiedevo pieta’ dicendo che non l’avevo fatto apposta ma fu tutto inutile . Andammo giu’ nella sala lavoro e davanti a tutte mi fece spogliare …mi fece togliere tutto con grande imbarazzo cercavo conle mani di nascondermi le parti intime ma la suora disse : togli quelle mani e fai vedere a tutte quanto sei inetta .Dopo mi fece inginoccgiare e mi frusto’ con le ortiche io gridavo e mi dimenavo ma lei ZITTA S  STAI IMPARANDO LA LEZIONE PRENDI QUESTO SWISSSSHHHH SWISHHH AHHHH PIETA ‘NON LO FACCIO PIU PIETAAAAA dopo un centinaio di colpi mi fece alzare  e dovetti fare la passerella fra le mie amiche ognuno di loro doveva toccare il mio culetto e le mie cosce martoriate  COSI’ ANCHE LORO IMPARERANNO LA LEZIONE disse la suora . Non contenta prese un altro fascio di ortiche e lo infilo’ nelle mie mutande dicendomi STARAI FINO A DOMANI CON LE ORTICHE NELLA MUTANDE E ANDRAI ANCHE A DORMIRE COSI’ E NON PROVARE A TOGLIERLE O SARANNO GUAI SERI PER TE  Continuai la giornata fino al mattino dopo co le ortiche nella mutanda ………………….  eravamo sempre punite per una qualsiasi mancanza ma come ho detto prima ci umiliavano pure godevano nel farlo …. dovevamo lavarci davanti a loro e se qualcuna non si lavava come volevano loroerano guai ricordo che avevano una spazzola dura di quellle che si usano per lavare i panni  e una volta ad una mia amica a momenti la scorticavano la tirarono fuori dalle docce e la insaponarono con quella spazzola non contente le diedere una tentina di colpi sul culo poi la sciacquarono con l’acqua fredda e loro godevano……… ci ispezionavano spesso e ci obbligavano a subire clisteri per poi farci evacquare davanti aloro in in una sorta di vasino questa e ‘ solo l inizio della mia storia continuero’ al prossimo episodio

Racconti di sculacciate: punite di fronte alla classe

12 Settembre 2010

Questo racconto di punizioni ci è inviato dal nostro lettore Giorgio, che ringraziamo calorosamente. Buona lettura a tutti!

Brenda, Serena, portatemi i vostri compiti tuonò la professoressa di letteratura durante il compito in classe. Le due ragazze sobbalzarono perché si accorsero di essere state scoperte mentre copiavano dai loro appunti. Consegnarono senza indugi i loro compiti alla professoressa che le portò fuori dalla classe, ma avvertendo chi era dentro, lascio la porta aperta, non voglio sentire una mosca volare, se solo sento una persona che respira in modo diverso dal solito la farò pentire di essere nata.”. Dopo pochi minuti la prof rientrò in classe dicendo: Mi è stato chiesto dalle vostre compagne di punirle qui subito in vostra presenza, se voi siete d’ accordo.

Tutta la classe rispose affermativamente, quindi convocò le due che erano ancora fuori e disse loro: avete fatto la pipì? Si prof, risposero le due, bene ora spogliatevi completamente e dopo mettetevi spalle alla classe. Quando sarete in quella posizione dovrete dire siamo pronte prof, avete compreso? Si prof. Bene io ora esco e lascio la porta aperta.

Brenda era una ragazza di 18 anni, fisico mediterraneo alta, 1,80 con una quarta abbondante di seno ed un ventre tonico e delle belle gambe affusolate e toniche anche esse.

Si vedevano i risultati di ben dieci anni di nuoto. Avevano scolpito il suo corpo. Serena era più bassa, 1,75 capelli biondi ed occhi azzurri, anche lei con una quarta di seno un ventre bello tonico e delle belle gambe scolpite, poteva essere una modella per pittori o scultori. Tutte e due avevano un bel culo a mandolino ed un pube completamente depilato.

Come furono nude si misero nella posizione che era stata loro ordinata dicendo: siamo pronte prof! Come l’ insegnate rientrò in classe, chiuse la porta a chiave e disse: oggi assisterete ad una lezione differente dalle altre, quindi state molto attente, altrimenti prederete il loro posto, avete compreso ragazze? Si prof, fu la risposta unanime delle altre ragazze.

Cominciò facendo loro una bella ramanzina, dicendo che non si deve copiare, ma studiare, che in quel modo neanche le bambine dell ’asilo si comportano come loro, che ora sarebbero state punite come due bambine cattive e capricciose. Poi prese un frustino da cavallerizzo e somministrò ben cento colpi sulle loro natiche. Ad ogni colpo sobbalzavano ed ad ogni colpo dovevano contare ad alta voce dicendo: sono stata una bambina cattiva e merito di essere punita, grazie prof.

Quando ebbe termine la punizione, furono costrette a rimanere nude ed in ginocchio davanti alla cattedra, poi quando suonò la campanella, alle altre ragazze fu dato il permesso di uscire, mentre a loro due, quando l’ aula fu vuota venne dato il premesso di rivestirsi, ma dovettero portare il diario all’ insegnate che mandò la comunicazione a casa informando le rispettive famiglie dell’ accaduto.

Aggiungendo poi, domani mattina vorrò vedere il vostro diario firmato, e dovete venire accompagnate da uno dei vostri genitori. Per le ragazze, si prospettava un pomeriggio di studio ed una sera di bruciore e dolore per il loro povero sedere.

Così successe, le loro madri, dopo avere firmato il diario, tirarono fuori un frustino anche loro e somministrarono alle loro rispettive figlie altri cento colpi sui loro poveri mappamondi in fiamme, seguiti poi da altrettanti cento sculaccioni. Poi furono inviate al letto senza cena e dovettero dormire completamente nude.

Il giorno seguente, accompagnarono le loro rispettive figlie in collegio e vennero ricevute dalla direttrice che disse loro: sapete, siamo sempre stato un istituto rispettabile da dove escono ragazze con una formazione superiore alla media. Qui vengono ragazze provenienti dalle famiglie in della zona. Non possiamo giocar ci la nostra reputazione guadagnata in tanti anni di duro lavoro.

Le madri dettero ragione alla direttrice, ed anzi dissero che la punizione inflitta alle loro figlie era stata una cosa molto blanda e che la prossima volta dovevano essere più severe. Come minimo il doppio e poi dovevano esporle alla gogna così sarebbero state di esempio per tutto il collegio e sarebbe stata per loro una punizione esemplare oltre ad essere una lezione.

Quella fu una di tante altre punizioni corporali che si verificarono in quel collegio, cui furono sottoposte le due amiche e le altre ragazze del collegio

Racconti di sculacciata: Mauro e Katia

18 Gennaio 2010

Un nuovo racconto di sculacciate del nostro bravissimo Geronimo: buona lettura!

Mauro, ingegnere di anni 41, abbastanza ben portati, era molto soddisfatto della sua vita lavorativa e sessuale. Il suo studio professionale andava a meraviglia malgrado la crisi; certo, la moglie lo aveva mollato ma grazie al buon senso che li aveva fatti optare per il regime di separazione dei beni e al fatto che l’ex consorte, alto funzionario statale alla sovrintendenza dei beni culturali non aveva bisogno degli alimenti, tanto più che la loro unione non era stata “benedetta” dalla nascita di pargoli, il nostro uomo non era gravato da quei pesanti carichi economici che angustiano i mariti separati e divorziati. Quanto al sesso, Mauro aveva finalmente trovato una soluzione che gli consentiva di soddisfare alcuni suoi desideri particolari.
Aveva infatti instaurato una relazione con Katia,una graziosa ragazza mora di 24 anni, 1,68 di altezza molto timida, brava ragazza con diploma di ragioneria con poche esperienze professionali. La giovane donna Aveva infatti ricevuto una educazione rigidissima nell’ambito della quale aveva goduto di scarsa autonomia. Per ogni mancanza anche minima le erano state inflitte severe punizioni corporali. Nulla di brutale, ma si trattava comunque di tantissime botte date sul sedere, sistematicamente messo a nudo, con i più svariati strumenti ma per lo più con la cintura dei pantaloni, e ciò sin dalla tarda infanzia.Tutto ciò l’aveva resa insicura ma anche estremamente esigente sia con sè che con gli altri. Si rammentava sempre del suo quattordicesimo compleanno. Le era caduta una fetta di torta che aveva sporcato la maglietta di una invitata ed anche il pavimento. La madre l’avrebbe perdonata, ma Katia insisteva per essere punita. La sera,Katia si piazzò davanti alla mamma con un grosso mestolo in mano e i pantaloni e le mutandine alle caviglie. La donna esasperata si decise finalmente a punirla. La sculacciò duramente.Parecchie decine di mestolate sulle chiappette.Katia non riusci a dormire per il bruciore, ma era felice. Aveva sbagliato ed era stata punita. L’ ordine naturale delle cose era stato ristabilito. Con queste premesse la vita sentimentale e sessuale della ragazza era risultata fino a quel momento disastrosa. Aveva trovato ragazzi deboli, senza spina dorsale che non avevano compreso il suo pressante bisogno di regole e disciplina, oppure dei bulli prepotenti e brutali che l’avevano maltrattata. Mauro sembrava essere il punto di equilibrio. I due convivevano da alcuni mesi. L’ ingegnere l’aveva assunta come segretaria particolare, pur essendo la giovane decisamente imbranata ma se lo poteva permettere, anche perché il lavoro più importante lo faceva svolgere ad altri e ben più efficienti collaboratori. La situazione permetteva pienamente a Mauro di sfruttare gli errori e le mancanze di Katia per applicarle quel regime disciplinare che lui aveva sempre desiderato som ministrare ad una partner e che la donna a sua volta si era abituata a ricevere non senza una qualche forma di intimo piacere .
Siamo a fine maggio, Katia sta scrivendo una lettera al computer. Indossa una camicetta color panna, gonna corta, sandali dal tacco di 8 cm. Mutandine di pizzo rosa, reggiseno a balconcino regalo del proprio uomo e datore di lavoro. Mauro la chiama al telefono. “Katia vieni qui, subito!- “ In ufficio non è rimasto nessuno, Katia capisce e sia avvia lentamente nella stanza del capo. Entra senza bussare. “Ce ne hai messo del tempo, ed entri senza bussare, bene, bene, sono 10 colpi supplementari- “ Ti avevo ordinato di archiviare la miseria di 200 pratiche sul computer e nell’armadio entro le ore 17.30, sono le 17. 40 e ne hai messo a posto appena 195!Conosci la regola, ogni Mancanza deve essere punita.-“ “Si mio signore, è giusto, ti prego frustami!- “ si trattava di una formula che Katia doveva usare prima di ogni seduta punitiva, ma corrispondeva in realtà al suo più intimo desiderio, ben oltre quanto fosse disposta ad ammettere. “Userò il nerbo di bue!” Katia trasalì, aveva pensato di prenderle con la cara calda, avvolgente cinghia dei pantaloni che tanto le ricordava le punizioni paterne, e invece le sarebbe toccato un castigo davvero severo. Con ogni probabilità le terga avrebbero riportato qualche piccolo graffio sanguinante oltre a grossi lividi e quindi niente correzioni per almeno 10 giorni, neanche le sculacciate uffa!. Forse le sarebbe toccata qualche penitenza del tipo essere legata alle spalliere del letto in posa come una croce di S.Andrea con un grosso dildo infilato nell’ano o magari un vibratore acceso in vagina, ma niente più, pensò tra sè e sé, guardandosi bene dall’esternare il proprio disappunto. “Quanti colpi ti spettano?” La corrigenda aveva fatto un rapido calcolo. “35 mio signore!, 5 frustate per ogni pratica non archiviata e quindi 25, oltre le 10 nerbate per la mia maleducazione”. “E dove le riceverai?” “sul culo mio signore!” “e come dev’essere il culo?” “nudo mio signore!” “Bene! Togliti le mutandine!” Katia si sfila gli slip e li lancia sulla scrivania invece di consegnarli a Mauro. “Questo ti costerà altre 5 nerbate!”. Katia tiene sollevata la gonna. La vista della passerina calda e accogliente, ricoperta di una folta pellicciotta ricciolina, della propria donna e segretaria, inducono Mauro a baciare dolcemente la bocca di Katia tenendole la testa con una mano mentre con l’altra le copre interamente il sesso e le apre le labbra della fica con il dito medio, facendolo sparire dentro. “sfilati la gonna!” Senza distogliere mai i suoi occhi da quelli di Mauro,Katia esegue. “Ci vuole assolutamente una sculacciata Katia!” le fa Mauro e subito si siede lasciandosi cadere sulla poltrona e la trascina sulle proprio ginocchia in modo che il ventre di lei e la gnocca siano appoggiate sulla gamba sinistra.I teneri globi rosei sono ora in attesa del le carezze che più si addicono a tale parte anatomica e che presto arrivano sotto forma di potenti sculaccioni. Il dolce ciack, ciack, risuona nella stanza insonorizzata accompagnato dai gemiti di Katia per una decina abbondante di minuti. La passerina è rossa e fradicia di umori e i pantaloni di Mauro recano una grossa chiazza nel punto di contatto con il sesso della donna. Katia si appoggia ventre sulla scrivania e Mauro la penetra in profondità. Bastano pochi colpi decisi di reni affinchè la coppia raggiunga l’orgasmo. Mauro eiacula sulle natiche arrossate della donna. La coppia si reca in bagno per nettarsi i genitali. Una volta usciti Mauro decide di mettere alla prova il livello di entusiastica sottomissione di Katia. Le restituisce le mutandine dando ad intendere che la sessione punitiva poteva considerarsi conclusa. La donna lo guarda seria con l’espressione contrariata: “- E le mie nerbate, Mauro ? – “ Vedo con piacere che ti sei ricordats, sei coscienziosa, almeno nel ricevere i sacrosanti castighi, ma riceverai altre 5 nerbate perché mi hai chiamato per nome. Ti ho già detto mille volte che durante la punizione mi devi chiamare mio signore!- “ “Si è vero” risponde katia a capo chino. “- Si cosa- ?” Si mio signore!…..Altre 5 nerbate?-“ Certamente e siamo a 50! Vatti a mettere in posizione, a pancia sotto sulla scrivania. Stavolta ti scortico le chiappe!-“ Mauro toglie dall’armadio una frusta lunga all’incirca un metro, costituita da un corto manico di legno rivestito di cuoio dal quale partono quattro corregge di budello di bue intrecciate che si assottigliano nell’ultimo tratto per circa 20 cm. Un ciuffetto di barbagli di pelle completa lo strumento correttivo. Mauro frusta l’aria per intimorire la vittima. Poi appoggia lo strumento sulle sue reni e le sussurra all’orecchio “- Se non te la senti…..-“ Lo sguardo di Katia lo fulminerebbe se potesse. Non resta che procedere . Swiscc! Ahaa! L’impatto della prima nerbata sulla natica destra fa comprendere a Katia quando sarà dura la fustigazione di quel giorno. Swiscc!, Swiscc!, Ahiaaa! Ohiii! Mauro frusta a buon ritmo, non troppo veloce , non troppo lento. I colpi sono tutti durissimi.Il nerbo si piega e scuote, striando per 10, 15 cm ad ogni colpo il culo indifeso della donna. La parte piena delle natiche, le reni, le anche, le cosce, nulla dell’ampia superficie disciplinabile è risparmiato dalle scudisciate. Katia ora piange, strilla ma non recede dalla posizione. Swiscc!, Swiscc! Ahiiii! Oh mio dio! Che male! Swiscc!Swiscc! uhaaa! Ahia!. Alla 50esima nerbata. Il culo è gonfio, pieno di vesciche e qua e là compaiono gocce di sangue.
Katia singhiozza. Mauro l’accompagna in bagno, la fa stendere sulla proprie ginocchia e la rimprovera con fermezza ma dolcemente, come si fa come una bambina monella che appena ricevuto le sculacciate. Passa l’emostatico sulle piccole ferite e la crema per l’assorbimento delle ecchimosi su tutto il resto del deretano offeso. Katia smette piano piano di piangere. Escono dall’Ufficio e raggiungono l’auto di Mauro nel parcheggio sotterraneo. Katia mette una ciambella sul sedile per comprensibili ragioni. Non indossa gli slip. Mauro vorrebbe girare la chiave nel quadro del cruscotto. Ma Katia gli ferma la mano. Lentamente libera dalla patta dei calzoni la verga del proprio uomo in perenne stato di semierezione sin dall’inizio della fustigazione. Si piega su di essa con la testa. Labbra, lingua, denti e saliva avvolgono l’asta, tormentano il glande. La testa va su e giù. In pratica Katia se lo scopa con la bocca.

Racconti di sculacciata: Le ripetizioni di Laura

26 Febbraio 2009

Diamo il benvenuto a Porzia, che si affaccio oggi con il suo primo racconto di sculacciate. Buona lettura!

 

Laura come ogni giovedì e venerdì stava aspettando annoiata e distratta, il suo insegnante di fisica…quanto odiava quella maledetta materia, e che palle quelle ore di lezioni…quel giorno poi non faceva che pensare alla festa che ci sarebbe stata la sera…e ai ragazzi che voleva conquistare. 
Puntuale come sempre, come sempre!, arrivò il signor Roberto (non che fosse un vecchio signore, anzi probabilmente era sulla trentina, ma cmq a Laura non era mai andato giù e preferiva chiamarlo così!), Cartelletta di pelle logora, giacchetta di un colore indefinito e noia mortale…ecco come lo vedeva lei… 
“Bene Laura oggi vediamo il piano inclinato!Li hai fatti gli esercizi che ti avevo detto di svolgere per oggi?” 
(se come se avesse mai pensato di farli!) “Io…bè è che c’è stato un problema, e la mia amica, la kate aveva bisogno di me così io…” 
“sempre la solita storia è?! va bè cominciamo!” 
La lezione era sempre più noiosa e proprio nn ce la faceva ad ascoltare…decise così di iniziare un interessante giochetto, provocare il “rompiscatole”! come lo definiva lei… 
Dopotutto è un’uomo non sarebbe stato difficile…cominciò così a strusciarglisi addosso, a lanciargli occhiatine…a levarsi uno dopo l’altro il giacchettino…il golfino… 
“oh che caldo…!” 
ovviamente la fisica era lontana anni luce dalla sua testa…voleva vendicarsi… 
“Dai allora prova a rispiegarmi la fuzionalità di un piano inclinato e le sue eccedenze!” 
Lei rispose facendo una chiara allusione e sfiorandogli le labbra con un dito. 
A quel punto Roberto si spazientì, scatto in piedi buttò a terra il libro e disse: “Sono stufo di perdere tempo qui con te che cerchi di prendermi in giro! cosa credi che sia un cretino??! non hai ascoltato una sola parola, hai proprio bisogno di una punizione come si deve!!”
Laura un pò sconvolta lo guardava fisso, a quel punto lui le si avvicinò la prese di forza e se la mise sulle ginocchia. 
“Oddio ma cosa cavolo, no lasciami, oddio cosa vuoi fare!!” 
“Cosa mi chiedi? non è chiaro?! tu hai proprio bisogno di una bella sculacciata come si deve, anzi ne avresti avuto bisogno molto prima!” 
E così dicendo alzò la gonna di Laura e le abbassò le calze. 
Oddio quanta vergogna, le sue mutandine così in bella mostra… 
“No no cosa fai? fermo io!” 
Non fece in tempo a finire la frase che arrivò il primo forte e imperdonabile colpo…sciaf! poi il secondo…il terzo 
Laura non riusci a trattenersi e iniziò a urlare 
“Oh la bambina maliziosa e svogliata inizia a capire cosa vuol dire essere punita?!” 
Lei era sconvolta… 
Sciaff…un’altro durissimo colpo.. 
“ti ho fatto una domanda mi sembra!” 
“io no io sì cioè basta ti prego!” 
“Oh a quanto vedo non abbiamo capito la gravità dei nostri gesti! nessun problema ora te la faccio capire io!” 
Detto questo abbassò anche le mutandine rosa portandole sino alle ginocchia… 
“No no oddio questo no!” 
Il sedere di Laura era già molto arrossato dai colpi precedenti ma la punizione non era ancora nemmeno all’inizio… 
Sciaf”zitta devi stare zitta!”sciaf 
I gemiti di dolore uscivano dalle sue labbra senza che lei potesse evitarlo…il sedere le bruciava come fosse fuoco e ogni colpo era come se mille aghi la penetrassero violentemente…la vergogna era arrivata a livelli incredibili. 
Roberto la colpiva con colpi regolari ma sempre più forti poi si fermò un secondo “La signorina d’ora in avanti li farà i compiti assegnati vero?!” 
la voce non le usciva ma sapeva di dover rispondere 
“si lo giuro davvero, ti prego io!” 
Ma a quel punto la pausa finì e i colpi ricominciarono, e facevano ancora più male…la pausa aveva solo peggiorato la situazione e lui lo sapeva. 
Laura aveva gli occhi lucidi e non riusciva a credere a ciò che stava subendo…voleva solo scappare ma quando tentò di divincolarsi arrivarono una serie di colpi ancora più forti e taglienti. 
Dopo un tempo che a Laura sembrò incredibilmente lungo Roberto si fermò, la spinse giù dalle sue ginocchia e la lasciò a terra così com’era e tra i sospiri di dolore. 
Si avviò verso la porta e disse “Per domani studia da pagina 127 a 138 e fai tutti gli esercizi del capitolo” “Ah e ricordati che questo era solo l’antipasto e la prossima volta che non ti comporterai come si deve o non studierai avrai la portata principale!”
Detto questo uscì dalla porta e se ne andò… 
Laura rimase lì a terra…il sedere le duoleva coma mai prima…il fiato le mancava…era sconvolta….solo l’antipasto!? chissà come doveva essere la portata principale…!?…doveva assolutamente fare quegli esercizi!