Racconti di sculacciata: Mauro e Katia
18 Gennaio 2010Un nuovo racconto di sculacciate del nostro bravissimo Geronimo: buona lettura!
Mauro, ingegnere di anni 41, abbastanza ben portati, era molto soddisfatto della sua vita lavorativa e sessuale. Il suo studio professionale andava a meraviglia malgrado la crisi; certo, la moglie lo aveva mollato ma grazie al buon senso che li aveva fatti optare per il regime di separazione dei beni e al fatto che l’ex consorte, alto funzionario statale alla sovrintendenza dei beni culturali non aveva bisogno degli alimenti, tanto più che la loro unione non era stata “benedetta” dalla nascita di pargoli, il nostro uomo non era gravato da quei pesanti carichi economici che angustiano i mariti separati e divorziati. Quanto al sesso, Mauro aveva finalmente trovato una soluzione che gli consentiva di soddisfare alcuni suoi desideri particolari.
Aveva infatti instaurato una relazione con Katia,una graziosa ragazza mora di 24 anni, 1,68 di altezza molto timida, brava ragazza con diploma di ragioneria con poche esperienze professionali. La giovane donna Aveva infatti ricevuto una educazione rigidissima nell’ambito della quale aveva goduto di scarsa autonomia. Per ogni mancanza anche minima le erano state inflitte severe punizioni corporali. Nulla di brutale, ma si trattava comunque di tantissime botte date sul sedere, sistematicamente messo a nudo, con i più svariati strumenti ma per lo più con la cintura dei pantaloni, e ciò sin dalla tarda infanzia.Tutto ciò l’aveva resa insicura ma anche estremamente esigente sia con sè che con gli altri. Si rammentava sempre del suo quattordicesimo compleanno. Le era caduta una fetta di torta che aveva sporcato la maglietta di una invitata ed anche il pavimento. La madre l’avrebbe perdonata, ma Katia insisteva per essere punita. La sera,Katia si piazzò davanti alla mamma con un grosso mestolo in mano e i pantaloni e le mutandine alle caviglie. La donna esasperata si decise finalmente a punirla. La sculacciò duramente.Parecchie decine di mestolate sulle chiappette.Katia non riusci a dormire per il bruciore, ma era felice. Aveva sbagliato ed era stata punita. L’ ordine naturale delle cose era stato ristabilito. Con queste premesse la vita sentimentale e sessuale della ragazza era risultata fino a quel momento disastrosa. Aveva trovato ragazzi deboli, senza spina dorsale che non avevano compreso il suo pressante bisogno di regole e disciplina, oppure dei bulli prepotenti e brutali che l’avevano maltrattata. Mauro sembrava essere il punto di equilibrio. I due convivevano da alcuni mesi. L’ ingegnere l’aveva assunta come segretaria particolare, pur essendo la giovane decisamente imbranata ma se lo poteva permettere, anche perché il lavoro più importante lo faceva svolgere ad altri e ben più efficienti collaboratori. La situazione permetteva pienamente a Mauro di sfruttare gli errori e le mancanze di Katia per applicarle quel regime disciplinare che lui aveva sempre desiderato som ministrare ad una partner e che la donna a sua volta si era abituata a ricevere non senza una qualche forma di intimo piacere .
Siamo a fine maggio, Katia sta scrivendo una lettera al computer. Indossa una camicetta color panna, gonna corta, sandali dal tacco di 8 cm. Mutandine di pizzo rosa, reggiseno a balconcino regalo del proprio uomo e datore di lavoro. Mauro la chiama al telefono. “Katia vieni qui, subito!- “ In ufficio non è rimasto nessuno, Katia capisce e sia avvia lentamente nella stanza del capo. Entra senza bussare. “Ce ne hai messo del tempo, ed entri senza bussare, bene, bene, sono 10 colpi supplementari- “ Ti avevo ordinato di archiviare la miseria di 200 pratiche sul computer e nell’armadio entro le ore 17.30, sono le 17. 40 e ne hai messo a posto appena 195!Conosci la regola, ogni Mancanza deve essere punita.-“ “Si mio signore, è giusto, ti prego frustami!- “ si trattava di una formula che Katia doveva usare prima di ogni seduta punitiva, ma corrispondeva in realtà al suo più intimo desiderio, ben oltre quanto fosse disposta ad ammettere. “Userò il nerbo di bue!” Katia trasalì, aveva pensato di prenderle con la cara calda, avvolgente cinghia dei pantaloni che tanto le ricordava le punizioni paterne, e invece le sarebbe toccato un castigo davvero severo. Con ogni probabilità le terga avrebbero riportato qualche piccolo graffio sanguinante oltre a grossi lividi e quindi niente correzioni per almeno 10 giorni, neanche le sculacciate uffa!. Forse le sarebbe toccata qualche penitenza del tipo essere legata alle spalliere del letto in posa come una croce di S.Andrea con un grosso dildo infilato nell’ano o magari un vibratore acceso in vagina, ma niente più, pensò tra sè e sé, guardandosi bene dall’esternare il proprio disappunto. “Quanti colpi ti spettano?” La corrigenda aveva fatto un rapido calcolo. “35 mio signore!, 5 frustate per ogni pratica non archiviata e quindi 25, oltre le 10 nerbate per la mia maleducazione”. “E dove le riceverai?” “sul culo mio signore!” “e come dev’essere il culo?” “nudo mio signore!” “Bene! Togliti le mutandine!” Katia si sfila gli slip e li lancia sulla scrivania invece di consegnarli a Mauro. “Questo ti costerà altre 5 nerbate!”. Katia tiene sollevata la gonna. La vista della passerina calda e accogliente, ricoperta di una folta pellicciotta ricciolina, della propria donna e segretaria, inducono Mauro a baciare dolcemente la bocca di Katia tenendole la testa con una mano mentre con l’altra le copre interamente il sesso e le apre le labbra della fica con il dito medio, facendolo sparire dentro. “sfilati la gonna!” Senza distogliere mai i suoi occhi da quelli di Mauro,Katia esegue. “Ci vuole assolutamente una sculacciata Katia!” le fa Mauro e subito si siede lasciandosi cadere sulla poltrona e la trascina sulle proprio ginocchia in modo che il ventre di lei e la gnocca siano appoggiate sulla gamba sinistra.I teneri globi rosei sono ora in attesa del le carezze che più si addicono a tale parte anatomica e che presto arrivano sotto forma di potenti sculaccioni. Il dolce ciack, ciack, risuona nella stanza insonorizzata accompagnato dai gemiti di Katia per una decina abbondante di minuti. La passerina è rossa e fradicia di umori e i pantaloni di Mauro recano una grossa chiazza nel punto di contatto con il sesso della donna. Katia si appoggia ventre sulla scrivania e Mauro la penetra in profondità. Bastano pochi colpi decisi di reni affinchè la coppia raggiunga l’orgasmo. Mauro eiacula sulle natiche arrossate della donna. La coppia si reca in bagno per nettarsi i genitali. Una volta usciti Mauro decide di mettere alla prova il livello di entusiastica sottomissione di Katia. Le restituisce le mutandine dando ad intendere che la sessione punitiva poteva considerarsi conclusa. La donna lo guarda seria con l’espressione contrariata: “- E le mie nerbate, Mauro ? – “ Vedo con piacere che ti sei ricordats, sei coscienziosa, almeno nel ricevere i sacrosanti castighi, ma riceverai altre 5 nerbate perché mi hai chiamato per nome. Ti ho già detto mille volte che durante la punizione mi devi chiamare mio signore!- “ “Si è vero” risponde katia a capo chino. “- Si cosa- ?” Si mio signore!…..Altre 5 nerbate?-“ Certamente e siamo a 50! Vatti a mettere in posizione, a pancia sotto sulla scrivania. Stavolta ti scortico le chiappe!-“ Mauro toglie dall’armadio una frusta lunga all’incirca un metro, costituita da un corto manico di legno rivestito di cuoio dal quale partono quattro corregge di budello di bue intrecciate che si assottigliano nell’ultimo tratto per circa 20 cm. Un ciuffetto di barbagli di pelle completa lo strumento correttivo. Mauro frusta l’aria per intimorire la vittima. Poi appoggia lo strumento sulle sue reni e le sussurra all’orecchio “- Se non te la senti…..-“ Lo sguardo di Katia lo fulminerebbe se potesse. Non resta che procedere . Swiscc! Ahaa! L’impatto della prima nerbata sulla natica destra fa comprendere a Katia quando sarà dura la fustigazione di quel giorno. Swiscc!, Swiscc!, Ahiaaa! Ohiii! Mauro frusta a buon ritmo, non troppo veloce , non troppo lento. I colpi sono tutti durissimi.Il nerbo si piega e scuote, striando per 10, 15 cm ad ogni colpo il culo indifeso della donna. La parte piena delle natiche, le reni, le anche, le cosce, nulla dell’ampia superficie disciplinabile è risparmiato dalle scudisciate. Katia ora piange, strilla ma non recede dalla posizione. Swiscc!, Swiscc! Ahiiii! Oh mio dio! Che male! Swiscc!Swiscc! uhaaa! Ahia!. Alla 50esima nerbata. Il culo è gonfio, pieno di vesciche e qua e là compaiono gocce di sangue.
Katia singhiozza. Mauro l’accompagna in bagno, la fa stendere sulla proprie ginocchia e la rimprovera con fermezza ma dolcemente, come si fa come una bambina monella che appena ricevuto le sculacciate. Passa l’emostatico sulle piccole ferite e la crema per l’assorbimento delle ecchimosi su tutto il resto del deretano offeso. Katia smette piano piano di piangere. Escono dall’Ufficio e raggiungono l’auto di Mauro nel parcheggio sotterraneo. Katia mette una ciambella sul sedile per comprensibili ragioni. Non indossa gli slip. Mauro vorrebbe girare la chiave nel quadro del cruscotto. Ma Katia gli ferma la mano. Lentamente libera dalla patta dei calzoni la verga del proprio uomo in perenne stato di semierezione sin dall’inizio della fustigazione. Si piega su di essa con la testa. Labbra, lingua, denti e saliva avvolgono l’asta, tormentano il glande. La testa va su e giù. In pratica Katia se lo scopa con la bocca.