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Racconti di sculacciate: Le avventure domestiche di Pablo e Federica

5 novembre 2010

Hensto è un nuovo autore che ci ha inviato dei bei racconti di sculacciata. Oggi pubblico il primo. Buona lettura e grazie al nostro nuovo amico! Ricordo a tutti che chiunque può partecipare al blog, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Un “nuovo corso” per Federica e Pablo

Me ne stavo tranquillamente sdraiato sul divano, con la testa in grembo a Federica che mi accarezzava e mi coccolava dolcemente. Le sue mani delicate e affusolate scorrevano delicatamente sul mio viso, e qualche volta sfioravano i miei capelli lunghi e ondulati. Ce ne stavamo tutti e due in piacevole silenzio, quando ad un tratto Federica parlò:

Tesoro, questo pomeriggio guarderemo insieme i tuoi compiti di inglese, sai?”

Quest’idea mi colse completamente impreparato: da qualche mese frequentavo un corso di inglese, ma non pensavo che la mia ragazza si interessasse ai compiti a casa che mi venivano assegnati, anche perché, pur essendo stata proprio lei quella che all’inizio mi aveva spinto ad intraprendere il corso, non mi aveva poi chiesto più nulla da quando questo era cominciato.

Ma cosa dici, Federica? Stai scherzando?”

Affatto, amore, sto parlando molto seriamente!” continuò lei, mentre mi faceva intendere, con un gesto delicato delle mani, di girarmi sulla pancia. Sapeva che tale posizione mi piaceva anche di più di quella supina, e quindi quel gesto non mi stupì: ora la mia faccia era a contatto con le sue cosce rivestite di collant scuro, e, mentre con la coda dell’occhio destro guardavo l’eleganza e la sensualità dei suoi piedi ben scolpiti dentro alle sue scarpe classiche, nere e col tacco a spillo, con la coda di del sinistro vedevo i colori vivaci della sua gonna scozzese.

E dopo aver ripreso ad accarezzarmi i capelli, aggiunse, in tono leggermente più alto:

E, se scopro che non li hai fatti come si deve, le prenderai di santa ragione!” disse, appoggiando la sua mano destra sul mio didietro.

Rimasi per un momento come attonito: Federica sembrava seria, anche perché non era nel suo stile burlarsi di me in questo modo… Perciò, cosa le aveva preso? Non poteva realmente trattarmi come uno scolaretto svogliato…

Federica, non capisco… ma che ti prende?”

Capirai più tardi, quando comincerò a scaldarti il sedere e a fartelo rosso!” rispose lei in tono severo mentre mi accarezzava il sedere.

Detto ciò, mi fece cenno di alzarmi e di lasciarla andare: doveva andare a fare alcune commissioni ma sarebbe tornata nel giro di un paio d’ore.

Ricordati che quando torno controlliamo i compiti di inglese” ­– mi disse, mentre taccheggiava verso la porta con la borsetta a tracolla – “e se non è tutto in ordine ti prenderai una bella sculacciata!”. Dopo aver detto queste ultime parole chiuse la porta dietro di sé.

Non sapevo più cosa pensare, anche perché mi ero ormai convinto che Federica facesse sul serio.

Allo stesso tempo, però, era per me inconcepibile che la mia ragazza potesse picchiarmi per davvero, e soprattutto trattarmi come un bambino. Non aveva mai alzato le mani su di me, e forse neanche minacciato di farlo, tranne una volta in cui mi disse che mi avrebbe dato uno schiaffo se avessi continuato a prenderla in giro, ma lì si trattava di un mezzo scherzo. Ora però il problema era serio, anche perché, se da un lato mi sentivo umiliato e sentivo intaccato il mio ruolo maschile, dall’altro ero rimasto come affascinato, o meglio come ipnotizzato dalle sue minacce: mi attirava quello che mi proponeva, e la testimonianza più evidente era che, mentre mi parlava in quel modo, tenendomi la testa sul suo grembo, avevo avuto un’erezione quasi istantanea. Memore di ciò, cominciai ad azzardare l’ipotesi che si trattasse di uno stratagemma di Federica per movimentare la nostra relazione sessuale: era un po’ che c’era calma piatta su quel versante, e forse la sua idea era davvero buona, ammesso che le cose stessero davvero così. Mi calmai e decisi di accendere la televisione per occupare la mente in altro modo aspettando che tornasse Federica, e la cosa funzionò per un po’, finché, guardato l’orologio e resomi conto che sarebbe rientrata a minuti, di colpo mi venne in mente che io i compiti di Inglese che venivano dati da fare a casa non li avevo mai fatti! Un brivido misto ad eccitazione si impadronì di me… Accidenti, e se me le avesse date sul serio? Federica aveva l’aria di una che picchia, e le sue mani, solitamente così dolci, avrebbero potuto diventare davvero molto dure, e a spese del mio disgraziato culetto! Ma non feci in tempo a seguire più a lungo questa catena di pensieri ed emozioni, che il campanello suonò, facendomi sussultare per la prima volta da quando io e Federica stavamo insieme.

Le aprii la porta sorridendo, ma lei mi guardò appena, e mentre si dirigeva con passo deciso verso la cucina, mi disse ad alta voce: “Prendi tutti i tuoi quaderni e piazzati in camera, arrivo tra un minuto!” Rimasi senza parole mentre, restando fermo dove mi trovavo, osservavo il suo profilo in cucina mentre sistemava gli acquisti, prendendoli dai sacchetti e riponendoli sugli scaffali e nel frigorifero. Federica era piuttosto bella: aveva i capelli lunghi, neri e lisci, occhi blu e un bel corpo, slanciato e nello stesso tempo ben tornito. Era una donna piacevole, simpatica e piena di calore quando era in vena, ma i suoi atteggiamenti di freddezza erano quelli che – pur rivelandone il carattere intrattabile – costituivano la principale molla della mia eccitazione, ed era in quelle situazioni che andavamo quasi sempre a finire a letto.

Cosa fai ancora qui? Fila immediatamente in camera e tira fuori i quaderni!” esclamò, indicando con un dito la camera da letto.

Ubbidii come un agnellino: smisi di pensare e feci ciò che mi aveva ordinato. Mi sedetti su una sedia con i miei due quaderni in mano, e dopo poco Federica arrivò e si sedette sul bordo del letto di fronte a me, con le gambe accavallate. Aveva un’aria estremamente sexy, e con un tono dolce e severo al tempo stesso, piantò i suoi occhi nei miei e mi disse che doveva controllare se facevo i compiti correttamente, perché, aggiunse, altrimenti avrei avuto una punizione. Quest’ultima parola fu pronunciata con una dizione così chiara e armoniosa che non potei credere che il suo contenuto potesse essere così spiacevole… Deglutii, e le porsi rapidamente i due quaderni di inglese.

Federica li prese ed aprì il primo dei due, che era quello dei compiti e dei lavori svolti in classe. “Cosa c’è qui dentro?” chiese mentre lo sfogliava velocemente, con scarso interesse. “I compiti in classe” risposi. Poi prese il secondo ed io ebbi di nuovo un brivido, il secondo di quella giornata. “E questo invece?” esclamò Federica aggrottando la fronte.

Come mai è completamente bianco?”

Cominciai a balbettare… “Ehm, sì, quello è … quello che usiamo…”

Cosa stai farfugliando??!! Usate quando? Dimmi a cosa ti serve questo quaderno e perché è completamente vuoto!!”, quasi urlò Federica, alzandosi in piedi e sovrastandomi, visto che io stavo invece seduto.

E’ il quaderno…ehm… è il quaderno dei compiti di casa…”, mormorai in un filo di voce.

E perché è bianco?” riprese lei in tono sempre più severo e arrabbiato.

E’ … è bianco perché… io i compiti a casa non li ho mai fatti”, finii per ammettere, in un tono talmente basso e debole da essere quasi inudibile.

Federica si risedette e riaccavallò le gambe, riprendendo a parlare col tono iniziale, calmo, dolce, ma severo e, direi, inesorabile.

Adesso ti do tante di quelle sberle che te ne ricorderai!”

Ma io …” – continuai a balbettare – “…non pensavo che fosse…”

Non inventarti delle scuse, tesoro! Avanti, vieni qui!” ordinò.

Andai ad accucciarmi presso le sue gambe accavallate, cercando di appoggiare le mani sulle sue ginocchia.

Scusami, ma io…” PAFF!

Mi arrivò un primo, sonoro ceffone sulla guancia sinistra.

Tu niente, e non voglio nessuna scusa! Adesso le prendi”, disse alzando bene in alto la mano sinistra e colpendomi con il palmo la guancia destra: PAFF!

E di santa ragione, anche! ” PAFF! PAFF! PAFF! PAFF!

Mi assestò quattro sberle decise, due per guancia, usando a turno entrambe le mani.

Non ti permettere mai più di comportarti in questo modo e di disimparare il poco che impari in classe!”

Tirai su con il naso, con una netta sensazione di calore e di bruciore alle guance. Federica si alzò in piedi ed io mi inginocchiai davanti a lei, abbracciandole le cosce e guardandola da sotto in su con l’aria di chi cerca pietà, ma lei mi fissò negli occhi con durezza e continuò da quella posizione a schiaffeggiarmi sonoramente. PAFF! PAFF! PAFF! PAFF! PAFF! PAFF! PAFF! PAFF!

Era la prima volta che prendevo una tale serie di schiaffoni, e mi venne voglia di piagnucolare un po’, non tanto per il dolore quanto per l’umiliazione. Federica mi tirò poi verso di sé, si sedette nuovamente sul bordo del letto, e, mentre io restavo inginocchiato, cominciò a sbottonarmi i pantaloni con le sue dita affusolate e con un’aria sempre severa ma al contempo estremamente seducente.

Mentre eseguiva quell’operazione (che mi procurò la seconda erezione della giornata) mi disse che ero un ragazzino svogliato, e che avrei preso il resto.

Mi fece stendere sulle sue ginocchia, e dopo avermi sistemato bene in grembo cominciò a darmele, con un ritmo serrato e senza fermarsi. SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK!

Ripresi a piagnucolare, ma lei disse: “Perché piangi, amore? Mammina ti ha scaldato il sedere? Lo sai che adesso te le do’ sul sederino nudo, come si faceva una volta?” E mentre diceva questo mi abbassò lentamente gli slip.

Adesso” – SMACK! SMACK! SMACK! – “ti faccio il culetto rosso.”

SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK!

Lo sai che te le sei proprio meritate questa volta?”

SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK! SMACK!

Sob, sniff, sniff”, fu l’unica mia risposta, anche perché il mio didietro cominciava veramente a fiammeggiare. Poi, dato che ci fu una pausa, presi coraggio e aggiunsi: “Ti prometto che non lo farò più”. Un’altra serie di sonori sculaccioni fu la risposta, accompagnata da questa frase: “Lo spero bene, perché se si dovesse ripetere ne prenderesti il doppio!”

Sniff, sob, sob, sob…”

Dopo un’altra pausa riprese a sculacciarmi con ritmo più lento e a parlarmi in tono dolce: “Su, tesoro, non piangere… lo so… la mamma te le ha suonate… ma te le sei meritate…”

Intanto vidi che il suo piede sinistro s’era leggermente sfilato dalla scarpa, e questo, insieme al calore ormai piacevole che sentivo e alle parole che mi stava dicendo, mi fece avere la terza erezione.

Continuò così ancora per un paio di minuti, che dell’intera sculacciata furono i più piacevoli per me, dopodiché mi fece alzare e, ripreso il tono severo di prima, mi ordinò di filare immediatamente in un angolo, girato verso il muro.

E guai a te se ti muovi perché ne prendi ancora. E, detto questo, uscì velocemente dalla camera.

 

Racconto di sculacciate: Sculacciate doppie

22 agosto 2009

M. ci invia questo racconto di sculacciate, il suo primo racconto.
Buona lettura!

“Avevo all’incirca diciotto anni, era agosto e la mia mamma si era organizzata con la mamma di Lorenzo perché quest’ultima mi portasse inisieme a loro al mare.
Lorenzo è un ragazzino simpatico e carino. La mamma, invece, mi spaventava parecchio perché in qualche occasione l’avevo vista abbassare le mutandine a suo figlio e sculacciarlo, ed anche ora che lui aveva 16 anni lei non aveva smesso.
Lorenzo mi piaceva molto però, perciò accettai di andare al mare con quella donna, che, bella e forte, mi metteva molta paura.

Arrivati al mare io e Lorenzo ci spogliammo e ci avvicinnammo al mare per fare il bagno.
Sua mamma ci avvertì di non allontanarci troppo dalla riva ma noi incoscenti ed eccitati per essere lì insieme con pochi vestiti addosso nemmeno l’ascoltammo e facemmo a lungo il bagno sfidandoci di arrivere fino alla boa galleggiante. Lorenzo aveva un fisico bellissimo, e credo che le dure sculacciate della mamma gli avessero reso il fondoschiena sodo e bello.
Io ero un sedicenne disarmante, nell’ultimo anno il seno mi era cresciuto non poco, ed ero sempre stata magrolina ma alta.

Erano i primi approcci con l’altro sesso…e solo essere lì con Lorenzo in bikini mi faceva avvampare.

Usciti dall’acqua Lorenzo voleva giocare a volley e io l’avrei seguito volentieri ma sua mamma ci precedette.
Ci prese per un braccio, me con la sinistra e Lorenzo con la destra e ci disse che siccome non avevamo perso tempo a disubbidilre lei no avrebbe perso tempo a punirci come meritavamo.

Mia mamma non mi aveva mai sculacciata, nemmeno mio padre lo aveva mai fatto e io ignoravo sinceramente quanto crudele fosse quel rituale.
Simona, la mamma di Lorenzo, non si preoccupò nemmeno di cercare un posto nascosto ma lì davanti a tutti annunciò la nostra sculacciata.

Io ero terrorrizzata, Lorenzo mi guardava con compassione, la prima punizione è sempre la più dura.
La signora iniziò da me, mi prese per un braccio e mi pose sulle sue ginocchia, mi spinse il costume nelle natiche lasciando i miei glutei abbastanza scoperti.
Capite le sue intenzioni, non resistedo tentai di alzarmi ma lei decisa mi blocco la schiena e mi diede velocemente senza che io potessi muovermi nemmeno, 20 sculaccioni veloci e molto duri.

Piangevo imbarazzata mentre intorno a noi si accalcavano i passanti che ridevano, commentavano e sembravano stupiti.

Approfittai di un momento di pausa e di confuione, e nonostante il mio volto e il mio sedere fossero rossi per la vergogna di essere sculacciata a sedici anni in pubblico e per gli schiaffi presi, mi svincolai dalla presa i Simona e iniziai a scappare. La fugga non durò molto, uno dei presenti, infatti, era già scattato verso di me e mi aveva riacciufato.

Che vergogna! Simona mi tirò giù il costumino, davanti a tutti i presenti e non contenta sciolse anche la parte di sopra.
Nuda mi riposizionò sulle sue ginocchia,e mi allargò le gambe lasciando vedere il mio pube a tutti.
Te lo sei meritato, diceva sculacciandomi.

Mi diede 100 sculaccioni, ad ogni sculaccione io urlavo e piangevo. Mi dimenavo senza pudore davanti a tutti scalciando e gemendo.
La supplicavo di smettere, la pregavo giurando che non le avrei più disubidito.
Ma Simona arrivò a 100.
Senza pietà poi mi obbligo ad alzarmi e mi fece posizionare, nuda com’ero, più in là per essistere all punizione del figlio.
Lorenzo, del quale mi ero dimeticata, aveva guardato tutta la punizione.
Ed ora mi guardava nuda, visto che ero costretta a tenere le mani lungo i fianchi, atrimenti Simona avrebbe ricominciato.
Divenni se possibile ancora più rossa.

La mamma non andò per il sottile nemmeno con lui, lo afferrò e subito gli abbassò il costume lasciandolo completamente nudo.
Potevo vedre il suo pisellino che evidentemente eccitato dalla mia punizione era dritto.
Lorenzo provò a nasconderlo con le mani ma la mamma lo obbligò a togliere le mani e a mostrarlo a tutti.

Poi se lo mise sulle gnocchia e cominciò la sculacciata più dura che avessi mai visto…
Lorenzo gemeva mentre la mamma lo sculacciava a mani nude…ricordo il rumore dei colpi sul suo bel sedere, ricordo il rossore al 50esimo schiaffo, a da gande uomo Lorenzo non versò nemmeno una lacrima.

Poi la mamma lo fece mettere a novata gradi con le mani su una sedia e chiese ad uno dei passanti la cinta in prestito.
“Oggi piangerai” annunciò la mamma.
Lorenzo sospirò, la cinturà batte un colpo in aria e poi il povero sederino di Lorenzo che rosso si apprestava a prendere altri colpi.
“Anzi, adesso li conterai tu stesso, se sbagli e ti fermi ricomincerò da capo”
Lorenzo non voleva cedere davanti a tutta quella gente.
Si rifiutò.
“Bene, volevo dartene 60, siamo a 120 e finché non conterai lì raddoppierò sempre. Allora, conti?”
Lorenzo disse di no ancora un volta e quando la mamma gli annunciò che i colpi sarebbero divenati 240, lui abbasso lo sguardo e accetto di contarli”
Io vedevo Lorenzo sculacciato dalla mamma, con le gambe tremanti, le lacrime che oramai scedevano copiose e il sederino rossissimo.
Era quasi alla fine dei colpi annunciati…
Quello che mi eccitava di più era il pisellino nudo di Lorenzo che così tante volte avrei voluto vedere.
Cercando di non farmi vedere misi una mano tra le cosce e inizai a strofinarmi….
Lorenzo prendeva gli sculaccioni, il suo pisellino dritto oscillava……
….

Non riuscivo a smettere, tutta la scena era troppo eccitante.
E fu proprio per colpa di quell’eccitazione che non osservai gli occhi di Simona puntarsi su di me.
La punizione non sarebbe finita così, lo sapevo.
***

Racconti di sculacciata: Il fumo fa male al sedere

18 agosto 2009

Ho pubblicato tempo fa il primo racconto di Monello63: procediamo oggi con il secondo racconto.
Buona lettura a tutti e grazie mille a tutti gli amici che contribuiscono al forum:  tutti possono contribuire, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Salve mi chiamo Enrico, sono di un piccolo paese del Piemonte occidentale
Ed ho 43 anni, verrei raccontare le mie esperienze facendo una premessa
Per far capire come nella mia infanzia ed adolescenza, fossero i metodi
Educativi in quasi tutte le famiglie, non era raro ascoltare racconti dai coetanei di punizioni corporali severissime; io certo non mi sottraevo a questa sorte anche perché ero poco riflessivo e per nulla obbediente agli ordini di mia madre, giacché era lei ad occuparsi della mia educazione, ordini certo perché mia madre era una donna molto autoritaria e risoluta ma anche capace di slanci di gran generosità ed amore nei miei confronti, ma non con le mie malefatte (moltissime per altro) in questo era inflessibile e non accettava scuse e richieste di perdono se botte erano botte restavano: sopratutto per la scuola, gli orari di rientro, le parolacce, e in ogni caso ogni volta che non obbedivo ai suoi ordini.
Cominciai ad essere punito “seriamente” all’età di 18 anni, ero sculacciato con le mani sul sedere nudo sdraiato sulle ginocchia sedere nudo già perché dovevo ! togliere pantaloni e mutande completamente.
Almeno trenta erano solitamente i colpi che ricevevo a quel tempo, ma aumentarono con l’età e la crescita fisica e la gravità delle malefatte.
Questo fino a quando mia madre decise che le sue mani non bastavano più da sole a punirmi in modo sufficiente, così prese ad usare degli strumenti: primo un vecchissimo righello di legno che però si dimostrò insufficiente come il cucchiaio di legno (troppo piccolo) finche si arrivo al battipanni lo strumento definitivo per punirmi adeguatamente: anche con il battipanni dovevo scoprire totalmente il sedere e chinarmi sulla sponda della poltrona della sua stanza da letto dove avvenivano le punizioni.
In alcuni casi specialmente in estate ero fatto spogliare completamente per rendere più umiliante la punizione, con il battipanni e i colpi non diminuivano anzi aumentarono anche perché ero diventato veramente incontrollabile: tengo a precisare che non fui mai punito senza motivo anzi molte volte fui punito meno di quanto meritassi .
Dopo le botte puntualmente arrivavano i castighi, certo castighi lunghi e duri faccia al muro in ginocchio in un angolo dell’entrata (dove potevo essere visto da tutti in casa e quindi controllato senza muovermi ne parlare pena la ripetizione delle botte e il raddoppio del castigo), per almeno un ora ed il doppio in piedi sempre con il sedere scoperto a mostrare i segni delle mani o del battipanni.
Questa era la cosa di cui mi vergognavo di più, anche perché in casa mia non mancavano le visite quotidiane di parenti ed amiche di mia madre: poi decise di rinchiudermi nel ripostiglio anche per l’intera giornata con l’obbligo di svolgere i compiti o scrivere una frase anche mille volte!
Quando raggiunsi il massimo della mia irrequietezza maleducazione e disobbedienza, frequentavo dei ragazzi non proprio raccomandabili e cominciai a comportarmi in modo non confacente alle regole di casa.
Una delle cose che assolutamente mi era proibita era fumare cosa che ovviamente facevo di nascosto, usando tutta una serie di precauzioni prima di rientrare a casa nascondevo le sigarette in cantina mi lavavo più volte le mani e masticavo gomma americana o caramelle per stemperare l’odore: ma fu fatale il ponte di pasqua del 1973.
Io dovevo rientrare alle 18.30 con 10 minuti di tolleranza (che mi costavano almeno un paio di ceffoni in ogni caso) non di più altrimenti il battipanni era inevitabile e più erano i minuti di ritardo più erano i colpi: per tutto il periodo di vacanza arrivai sempre a casa all’ultimo secondo ma lì ultimo giorno ero troppo in ritardo e dimenticai di nascondere le sigarette e di lavarmi le mani rientrai proprio all’ultimo istante mia madre era infuriatissima e i ceffoni furono quattro o cinque io immediatamente mi spogliai per lavarmi (altro precetto importantissimo) non pensai che mia madre frugasse nelle tasche del giubbotto avendo l’intenzione di lavarlo, cosi scopri due sigarette!
Altri due ceffoni prima di chiedermi: E QUESTE COSA SONO?
Io tentai di spiegare che erano di un amico, ma con un altro ceffone mia madre disse
NON SAI CHE RACCONTARE BUGIE , MA ORA VEDRAI!!
QUESTA E TROPPO GROSSA MERITI UnA PUNIZIONE SPECIALE.
Mi prese per i capelli e mi trascinò in camera ,ORA VEDRAI CON QUESTA AVRAI CIO’ CHE MERITI: tiro fuori dall’armadio una grossa cintura di cuoio la piego in due e disse chinati (sulla poltrona) e comincio a frustarmi ,10,20,30 colpi poi esclamo: QUESTE SONO PER LE SIGARETTE!!! E riprese a darmele dicendo BUGIARDO , MALEDUCATO ,INSOLENTE TI INSEGNO IO,e continuava a darmele; atre 20 per le bugie sul fumo, riprese a frustarmi , il dolore era fortissimo io piangevo implorando di smettere il mio sedere era rosso come un peperone con strisce blu dei lividi che cominciavano a vedersi, ma non era ancora finito il supplizio ancora 20 cinghiate per i continui ritardi prima di farmi nuovamente inginocchiare nell’angolo del corridoio come da piccolo per tre ore.
Ero completamente nudo (stavo per fare il bagno prima delle botte) quel pomeriggio a casa mia vennero a trovare mia madre almeno sei persone tra colleghi di lavoro e amici, la vergogna che provai nel farmi vedere in quel modo alla mia età fu terribile , smisi di fumare ma altre punizioni mi aspettavano.

Punizioni domestiche: la storia di Marta

16 gennaio 2009

Per tutti coloro che sono alla ricerca di meravigliosi filmati di sculacciate e punizioni varie, consiglio di cliccare qui. Sono video completamente gratuiti, si tratta infatti di un sito tube!

Ale è uno dei commentatori più assidui del blog e oggi ha voluto regalare a tutti noi una storia di punizioni in famiglia. Una storia dura, e Ale vuole sapere il vostro sapere.
Per tutti coloro che vogliono vedere pubblicato un proprio racconto sul blog Perversionis, è sufficiente inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it con il racconto e sarà pubblicato!

Salve a tutti,sono Marta e la storia che vi racconto,accaduta un paio di anni fa, è una storia vera,che ha contribuito alla mia crescita. ai tempi avevo 18 anni e frequentavo il terzo anno di liceo, avevo da poco iniziato a frequentare cattive compagnie e amici che coinvolgendomi nelle loro bravate mi portarono a fare molte assenze a scuola. dopo alcune settimane i miei genitori,davvero all antica,furono informati dei fatti, e la stessa giornata appena arrivata a casa iniziarono i guai.
Sentivo che qualcosa nn andava, notavo in loro qualcosa di insolito ma nn proferivano parola.finito di pranzare mio padre esordì come è andata a scuola nell ultimo mese?? un brivido mi assalì, iniziai a cercare scuse ma nn pensai a nulla di buono. mia madre,che era sempre stata conosciuta in famiglia per la sua cattiveria disse, che nelle prossime due giornate avrei subito un trattamento educativo che nn avrei più dimenticato. mio padre cercò di dissuadere mia madre ma nn ci fu verso, le dovette dare ragione e insieme mi condannarono alla punizione,che sarebbe durata a lungo.
Immediatamente mi vollero nuda,senza nulla addosso,sarei rimasta cosi 3 giorni,cn il mo sedere e il mio seno prosperoso in mostra alla mercè dei miei vecchi. mia madre sparecchiò mi fece distendere sul tavolo mi disse di mettermi a pancia in su e di spalancare le gambe, mi doveva punire in figa, bagnò un vecchio cannavaccio per i piatti, e mi inizio a colpire sempre più forte, nel frattempo mio padre andò in garage a prendere del filo elettrico spesso, quello usato per fare i cavi elettrici per le batterie in avaria. Doveva anche prendere altre cose, per punirmi,pensai tubi di gomma, bacchette, cinghie vecchie,insomma qualcosa avrebbero inventato. Non appena tornato trovò me che imploravo pietà mentre mia mamma continuava a colpire, e mio padre iniziò a ridere dicendo piangi di gia?? Mi gelò il sangue, erano cosi cattivi? Nn avevo visto nulla ancora. Mia madre sbuffò e disse a mio padre. Prima di massacrarla cn il cavo devi farle la toeletta vai in bagno e depilala, per bene che deve essere pulita. Mio padre annui io mi alzai cn la figa in fiamme dopo i colpi di tovagliolo bagnato, e mi depilo assicurandosi che avesse fatto tutto per bene. Arrivati in cucina mia madre mi disse, di offrirle il seno sporgendo il petto in avanti feci cio che disse allora lei strinse forte i capezzoli e mi disse: metti le tette sul tavolo che te le concio per le feste: le dissi di evitarmi questo tormento, rise, mi diede un pizzicotto sulla figa dolorante e obbedii. Poggiai i seni sul tavolo e inizio a colpire cn il mestolo di legno sempre piu forte, allorche intervenne mio padre, dicendo: su più forte falla male, tanto tanto male, e lei indispettita volle che io chiedessi a mio padre che mi punisse lui i seni visto che mamma nn era capace. Le parole mi uscirono per forza e mio padre mi disse:tette sul tavolo e mi fece piangere amaramente con la fibbia della cinghia e col tubo di gomma. Poi disse basta dopo un centinaio di colpi, le tette basta. Mia madre controllò se il lavoro era stato fatto bene e vide che il seno era sanguinante per la fibbia a tumefatto per i colpi di tubo di gomma. Disse a mio padre, bhe hai fatto un buon lavoro,a desso ridiamo::vai giu nell orto e prendi molta ortica, metti i guanti mi raccomando. Inizio a dirmi come mi voleva che mio padre mi trovasse, sul tavolo a pancia in su e gambe aperte,tipo visita ginecologica, visto che era depilata mi disse: papà la guarda meglio. Non appena lui salì dall orto lei fece il caffè, lo bevve cn mio padre e disse, iniziamo. Mi diede due forti schiaffi in viso e disse aspetta che mi metto i guanti, iniziai a capire cosa volesse fare. Inizio con molta solerzia a strofinare l ortica sulla mia patatina, gia provata dal tovagliolo e dalla depilazione fatta da mio padre, ripresi a piangere e mia madre faceva sempre piu forza fino a consumare le prime foglie,continuo per circa venti minuti riducendomi male la patatina. Allora disse a mio padre con ironia: che sbadata che sono con le foglie le ho sporcato tutta la passera,che ne dici di pulirla?? Mio padre disse:certo,come no. Lei allora disse:prendi la spugna caro, mentre diceva cosi gli schiacciò l’occhio e lui rise,prendendo la paglietta di alluminio per i piatti, porgendola a mia madre che disse:adesso vedi che ti faccio, e inizio a sfregare cn forza, e dopo qualche minuto disse, apritela per bene che ti sistemo come si deve. Inziai a sanguinare un po, lei insistette a lungo dopo di che disse a mio padre, dammi il detersivo per lavare bene, sempre ridendo lui le porse l aceto e lei inizio a versare sulla mia fica in fiamme, io imploravo di smettere e lei per risposta mi disse di aprirmela bene che mi doveva fare un bidet speciale, bruciava forte forte, mio padre prese la cinghia e inizio a battere sul mio seno mentre la mamma alternava spugna e aceto. A questo punto mia madre disse a me:subito culo in aria, io esitai e mio padre prese il tubo d gomma e mi diede alcuni colpi al seno fin quando mi misi in posizione col culo in aria. Mia madre mise i guanti e disse a mio padre:allarga bene le natiche che ora sente di che sono capace: inizio a spingere dentro l’ortica…terribile, ne mise molta e quando terminò mi fece mettere su un fianco e mi lego strette le gambe per far si che tenessi strette le chiappe. Si tolse i guanti e disse a mio padre:è tua,li c’è il cavo della batteria, fai come credi,oppure posso prendere lo zoccolo, la bacchetta dimmi tu. lui disse va bene il cavo elettrico va bene,anche se rigido per poter piegarlo in due,la farò urlare, cosi impara a mancare a scuola. Tu nel frattempo vai dalla vicina vedi se ti presta il frustino che usa per la sua cavalla, così quando finisco col cavo inizi tu cn la frusta. Mia madre disse va bene e dandomi un colpo cn il tacco sul seno se ne andò lasciandomi in mano di mio padre. Lui disse:ora sei fottuta. Iniziò a battere forte sulle cosce, sempre in un punto,iniziando a lacerare la pelle, poi colpi sulla schiena sulle braccia,sulle gambe, sempre piu forte.le lacrime nn cessavano, cosi come i colpi. Quando arrivò mia madre dopo una mezz ora lui smise e disse, vedi di togliere le ortiche dal culo che devo torturarle l ano, a sangue. Io iniziai a gridare come un ossessa, mia madre inferocita disse:70 frustate in passera nn te le toglie nessuno e poi papà ti spacca il culo. Mio padre slegò la cinta che teneva unite le mie cosce, mi tenne aperte le gambe mentre mia madre iniziò a battere col frustino sulla passera dlorante,e contai 70 colpi, alla fine dei quali disse a mio padre:dammi la cinghia, contai 50 colpi, poi disse dammi uno zoccolo e mi diede altri 50 colpi, e ancora disse a mio padre metti un tovagliolo a bagno col sale e poi dammelo. Passati alcuni minuti mio padre diede il tovagliolo a mia madre, che inziò a battere sempre sulla mia figa. Disse a mio padre:dai su che aspetti metti il sale sulla figa e a me disse:allargati bene le labbra e fatti salare dentro che ti brucerà da morire, io dissi di no, mia madre allora disse te la sei voluta tu, inizio a darmi forti sberle sulla figa, fin quanto mi decisi ad aprirla e dissi:mamma metti dentro il sale, sono pronta. Non appena mise il sale urlai molto, penso mi sentì tutto il palazzo di fronte, e mia madre riprese a picchiare forte con la fibbia. Poi disse, vorrei dirti che è finita ma nn è possibile devi ancora soffrire molto: mostrami il culo!!!! Feci come disse, mi voltai e lei vedendo le ortiche ancora dentro disse, con un clistere butterai tutto, lo farà tuo padre. Fatto il clistere, mia madre controllò aprendo bene il mio sedere se le ortiche erano tutte tolte, e disse a mio padre, sfondala a dovere, nn mi interessa come ma deve sanguinare molto questo culetto, ah dimenticavo sale e aceto li metto io,tu nnsei capace,sei troppo buono. Mio padre dopo aver messo la paglietta metallica attorno al dito iniziò afare pressione sul mio buchetto, gia punto dalle ortiche mentre mia mamma buttava sale a non finire, mio padre sfregava fortissimoo e allargava sempre di più,e mia madre rideva e diceva dai allargala, forza allargala di più, ecco disse a mio padre: allargala che metto l aceto così le frizza il culo. Fu doloroso perché l aceto fa male sulle ferite, non curante di ciò mia madre disse, prendi una lattina di coca e mettigliela in culo a forza vedrai che sarà pentita di ciò che ha fatto. D’accordo disse mio padre, prendo la lattina tu nel frattempo sculaccia le chiappe con la racchetta da tennis, così la provi visto che gliela abbiamo regalata e lei nn lha mai usata. Al suo ritorno mio padre rimase sorpreso perché anziché trovare mia madre che mi batteva con la racchetta, la vide trafficare cn uno spazzolino da denti duro sul mio clito e sul mio buchino, facendo forza, mi disse dai mostrami bene il clito, sposta la pelle che così lo puniamo bene, mio padre mi ha preceduto, ha spostato la pelle e mia madre mi ha graffiato il clito per alcuni minuti, poi mio padre strofinò un peperoncino sul clito e poi sul culetto. La reazione mia fu immediata:ma siete pazzi?? Mi state massacrando ora basta!!non sono un animale!! Mia madre disse:zitta stronza, così impari. Poi aggiunse caro, che ne pensi se chiami tua madre e la sua vicina di casa per assistere?? Mio padre disse a mia madre:sei matta?? Se vengono loro povera figlia la ammazzano, mia madre è tremenda da piccolo mi sculacciava cn la scarpa coi chiodi, se viene lei sarà troppo crudele, e mia madre disse, la sto andando a prendere, per strada le dirò tutto cosi sarà piu cattiva ancora. Uscì di fretta e dopo 5 minuti arrivarono, lei mia nonna e una sua vicina, che aveva raddrizzato molti nipotini. Mia nonna neanche mi salutò mi sputò sulla fica e mi diede un sacco di scarpate sulla fica, la sua amica mi mise subito le mani sulle tette e disse a mia madre:franca dammi gli spilli, le torturo i capezzoli, soffrirà molto, anzi se ti va aiutami. Mia nonna disse a mio padre: basta con la scarpa, prendimi la frusta, subito. Mio padre eseguì e mia nonna inizio a frustarmi su figa e culo, ogni tanto mio padre metteva sale aceto e limone. La vicina allora disse:sei pronta? Io dissi di no, supplicai chiedendo perdono, lei disse:ok è pronta strinse il capezzolo pianto l ago, io svenni di colpo. Mia nonna mi fece odorare il profumo, e appena tornai in me, altro ago nel capezzolo mentre mia nonna aveva preso la paglietta, e graffiava il buco del culo. Mia mamma inizio a pungermi le cosce cn un ago, poi il culo,sempre piu veloce, mi fecero piangere tanto e soffrire parecchio. Poi la vicina disse: se fosse mia figlia le taglierei i capezzoli, ma nn lo farò, e stranamente mia madre disse che nn era il caso, ma che avrebbe consentito qualunque altra cosa alla vicina di mia nonna. Allora la vicina disse a mia nonna che voleva spaccarmi bene il culo, mise la lattina dentro e poi mano e braccio, il culo era dilaniato. Mia nonna disse voglio batterle la schiena con il cavo della batteria, posso?? E mia madre disse a me: dai subito la schiena alla nonna e ringraziala di essere venuta, chiedile di essere molto cattiva e di sbattere a lungo con forza, non appena riferii a mia nonna mio padre mi tenne ferma e iniziarono i colpi tremendi, avevo sangue che colava sulla schiena e sulle gambe, la vicina rideva e approfitto della posizione che avevo per schiacciare le tette mie sul tavolo dicendo:gli aghi entrano piu a fondo. Mia madre disse a mia nonna:basta la schiena, continua davanti, mi raccomando il seno, mà al solito scassala per bene. Mia nonna non si fece ripetere e mi iniziò a colpire, fino a quando esausta disse:va bene così. Mi lasciarono sul tavolo sanguinante, mentre discutevano di come continuare. Mia madre disse:per oggi basta riprendiamo domani mattina, ora chiamo alcuni amici che da sempre la volevano vedere nuda,cosi li accontento e poi te la porti tu a casa e fai cio che vuoi. Mia nonna disse grazie a mia madre dicendo portala domani, nn so come te la mando indietro. Mia madre la baciò dicendo, puoi anche mandarla in barella, nn sono affari miei, mia nonna sorrise e disse, ce ne sarà di bisogno… a domani. Cio ke accadde da mia nonna lo saprete nel prossimo racconto…

Racconti di sculacciata: Laura

15 gennaio 2009

Dal vecchio blog di Sculacciata, un bel racconto di Bob Knees. Buona lettura.

Dimenticavo: tutti coloro che vogliono possono inviare i loro racconti, basta scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it con il racconto.

Giuro che non me lo sarei mai aspettato! Vedere mia figlia amoreggiare con una sua amichetta sul divano di casa mia!
Ero rientrato prima dall’Università: avevo aperto la porta senza speciali precauzioni e rimasi lì. Sul divano del salone, Laura e la sua amica si stavano baciando con trasporto: mia figlia aveva un seno scoperto, l’amichetta si era tolta le mutandine; la mano destra di Laura sulla sua fica. Rimasero di sasso, vedendomi. Arrossirono. Chiusi la porta alle mie spalle. “Papà, ti posso spiegare. Questa è Monica…stavamo provando una scena per la recita…” “Laura, ricomponiti. Ed anche lei, signorina.” Si mise in fretta le mutandine. Si lisciò la gonna, prese lo zainetto e letteralmente volò attraverso l’uscio. Laura fece rientrare il seno nel reggipetto. Mi sedetti. “ Stammi bene a sentire, ragazzina. Hai sedici anni, sei ancora troppo piccola. Non discuto dei tuoi gusti sessuali. Però, cerca di fare certe cose in un altro posto. Ne parlerò con mamma, quando rientra…” “No, paparino, no! Non dire niente alla mamma. Ti prego. Non lo faccio più…volevamo provare: l’avevamo visto nei film…Ti prego,papà” Riflettei a lungo. Se l’avessi detto a Jo, sarebbe scoppiata la rivoluzione in casa. Ma, d’altronde, Laura se la meritava una punizione. Presi fiato. “Stammi a sentire. Stasera non diremo niente a tua madre. Però, domattina ti do tante di quelle cinghiate che non ti potrai sedere per almeno un mese! Ti ho già sculacciato una volta, sei o sette mesi fa. Domani, lo rifaccio. E tu te le prendi, buona buona” Le veniva da piangere. “Sono grande, ormai. Sono una signorina. Non sta bene, mi vergogno….” “Beh, questo è un argomento stupido, te ne accorgi da sola. Va bene, adesso che torna mamma le racconto tutto…” Deglutì.Due lacrimoni spuntarono agli angoli degli occhi. “Si. Ma non davanti a mamma!” “Tua madre, domani, esce presto ed io non ho lezione”.
A cena, Jo notò che Laura era un po’ strana. Tergiversai.
Alle 9 di mattina, andai a bussare alla sua camera. “Laura, è ora. Preparati. Vieni in cucina.”. arrivò dopo qualche minuto. Aveva solo il pigiama: gli occhi erano arrossati. Le feci prendere il caffellatte. Preferivo che non mangiasse niente. La cintura dei miei pantaloni era lì, sul tavolo. La guardava fissa mentre beveva. Rassettò tutto. Mi ero seduto al centro della cucina. Lei in piedi, davanti a me. preferivo non farle la ramanzina ma passare subito ai fatti. Prima è, meglio è. “Abbassati i calzoni fino alle caviglie. Anche le mutandine. E vieni qui.Mettiti sulle mie ginocchia” Tirò su col naso. Si distese sopra di me, le mani sul pavimento. Cominciai a sculacciarla. Pacche forti, ritmate, pesanti. Laura emetteva qualche strilletto, si agitava. La tenni ferma con la sinistra, mentre la destra continuava a batterla. Ormai il suo culetto era tutto vermiglio. Le diedi un’ultima pacca. “Adesso, ti vai a piegare sul tavolo. Ti darò venti cinghiate. Di quelle buone. Cerca di non strillare. Strilla piano, almeno!” A passettini, fece quanto le avevo ordinato. Dovette alzarsi in punta di piedi. Teneva le natiche strette. Stavo a circa un metro da lei. La cinghia doppia. Quando la colpii, emise un urletto “Lauraaa..” Si morse la mano. Agitava il culetto di qua e di là. Dopo un po’ mi chiese di potersi massaggiare le parti dolenti. Glielo permisi. Poi ricominciai. Venti strisce più cupe traversavano il suo culo. Passai la mano sopra: era rovente. “Rialzati e vatti a rinfrescare”. Aveva ancora calzoni e mutandine abbassati. Tirando su col naso, mi chiese “Me la vieni a mettere la crema?” “No. Te la fai mettere da Monica. Fila!”.
Le preparai bistecca ed insalata per pranzo. Mangiò in piedi. La sera, a cena, preferì non mangiare.

Racconti di sculacciata: la punizione di Sarah

6 gennaio 2009

La nostra amica Nadine sta diventando brava, guardate un po’ che bel racconto mi ha mandato…

Prima di lasciarvi alla lettura, colgo l’occasione di rammentarvi che chiunque può contribuire al blog, è sufficiente inviarmi il racconto per email all’indirizzo sculacciata76@yahoo.it

La straordinaria cacciatrice di vampiri, Sarah Michelle Gellar, ha ammesso in una recente intervista che sua mamma Rosellen le ha abbassato le mutande per sculacciarla fino ai 17 anni!

Sarah
“Io solamente temevo queste sculacciate.” Lei dice, “Bruciavano come l’inferno ed io ero veramente imbarazzata di essere sculacciata mezza nuda sulle ginocchia di mia madre. Sarei morta di vergogna se qualcuno a scuola l’avesse scoperto, ma nessuno se ne è mai accorto.” Rosellen Gellar più tardi confermò che aveva sculacciato sua figlia regolarmente.
“Sarah era una bellissima e brillante ragazza fin dall’infanzia, ma poteva essere molto testarda e cocciuta a volte, specialmente quando divenne più grande. Io ho un nome all’antica e sono una madre all’antica. Il papà di Sarah se ne andò tanto tempo fa che Sarah non se lo ricorda. Io ho dovuto essere madre e padre in questa famiglia, così quando Sarah meritava una sculacciata, la prendeva! Io credo anche che il sedere deve essere sempre nudo quando viene sculacciato, così quello di Sarah lo era sempre. Quando il suo comportamento era particolarmente cattivo io aumentavo la sua punizione chiamando mia sorella a vederla che le prendeva. Sarah disprezzava questo, ma sovente era necessario. La sua faccia era rossa come il suo sedere, ma dopo il suo comportamento era veramente buono per molto tempo.”
Le imprese della signorina Gellar non sono ristrette solamente al mondo di Hollywood. Da giovane era una pattinatrice artistica di talento, che arrivò terza nello stato di New York. Comunque la corona di pattinatrice non è senza il suo prezzo, come imparammo da diverse compagne di pattinaggio di Sarah. Si vedeva che ricevevano molte sculacciate viziose a sedere nudo da parte dell’allenatore di pattinaggio che da molto tempo, furbamente, si è ritirato dalla professione di allenatore.
“Era un vero dominatore.” Dice una delle pattinatrici allenate da lui. “Eravamo completamente sotto il suo controllo. Nell’anello, era un dio.”
Divinità o no, questo gentiluomo aveva un forte gusto per scoprire e sculacciare il sedere delle ragazze. La nostra informatrice andava a dire il numero di giovani ragazze che venivano portate dentro lo spogliatoio per le sculacciate dopo aver bloccato le porte.
“Lui ci sculacciava per ogni cosa” dice la ragazza, “esercizi sbagliati, ritardi o errori sull’anello. Una volta eravamo Sarah ed io nello spogliatoio insieme per le sculacciate. Io le presi per prima e poi guardai mentre le prendeva lei. Lei aveva davvero un bellissimo fondoschiena ed io suppongo che sia per questo che prendeva più sculacciate di chiunque altro.”

Questa è la testimonianza di una intervista fatta alla madre di sarah, chiaramente l’intervista si ferma li, ma io vi racconterò una punizione subita dalla bellissima sarah attraverso gli occhi della sua amica ( che chiamerò eleonor ). 

Intervistatore: – bene eleonor , ha detto che voi e sarah eravate sculacciate dal vostro allenatore di pattinaggio. Ci racconti un’esperienza particolare avvenuta durante queste sculacciate. -

Eleonor: -si certo me ne viene in mente una particolarmente severa, era la vigilia di una gara molto importante, sarah quel giorno aveva avuto dei litigi con sua madre, e i segni che aveva sulle natiche ne era la testimonianza.- 

Intervistatore: – che segni aveva?-

Eleonor: – beh aveva dei piccoli cerchi rossi appartenenti sicuramente a una mestola di legno, ma torniamo a quel giorno.

Il suo sguardo era come perso nel vuoto, non bisognava essere esperti per capire che non era concentrata sugli esercizi da fare, durante l’allenamento cascò diverse volte sbagliando degli esercizi banali, l’allenatore era su tutte le furie, mi girai a guardarlo con preoccupazione poi tornai a guardare sarah, la quale si stava aggiustando i pattini.

Ma ecco che mentre facevo ciò andai a sbattere su una mia compagna che cadde al suolo, diventai bianca come il ghiaccio, l’allenatore si girò di scatto e mi fulminò, poi si diresse verso lucy , -lucy come stai? – lucy si stava toccando il ginocchio destro preoccupata, si girò verso di me senza odio ma con rammarico quasi – mi sa che per oggi non potrò più pattinare mi dispiace mister- lui la aiutò a rialzarsi – bene allora ringrazia lucy perché dovrai venire domani mattina presto per recuperare- lei mi diede un bacio sulla guancia e mi sussurò all’orecchio – buona sculacciata signorina-

Intervistatore: – alla faccia di non ti aveva guardato con odio-

Eleonor : – non sapeva ancora di doversi alzare alle 6:00 eheh comunque andiamo al sodo, il resto dell’allenamento andò bene senza altri imprevisti.

Appena finii l’allenamento tutte noi ci si diresse velocemente verso gli spogliatoi, ma io e sarah si venne fermate dall’allenatore – dove andate voi due? Vi voglio trovare nude con solo l’asciugamano addosso tra dieci minuti, dopo che tutte le vostre compagne saranno andate via intesi? E ora andate a dire a vostra madre che farete tardi- 

Intervistatore:- ma le vostre madri sapevano di certe “cose”-

Eleonor : – certo mia madre trovava giuste le varie sculacciate impartiteci da lui, e la sua sculacciandola già a casa pensava anche lei che fossero giuste e meritate-

Intervistatore : – sicché loro quando siete andate a dirgli del “ritardo” sapevano benissimo ciò che voleva dire per voi-

Eleonor : – beh si. Andammo da loro e gli si disse che dovevamo restare un po’ di più perché l’allenatore ci doveva parlare, mia madre mi guardò – che hai fatto?- io abbassando lo sguardo – ho fatto cadere una mia compagna ed è stata costretta a smettere perché gli faceva male il ginocchio, quindi dovrà recuperare domani mattina- lei con sguardo severo – ma che avevi per la testa? Se gli facevi male sul serio domani non avrebbe potuto partecipare alla gara, lo sai vero?- Io mi limitai ad annuire e corsi negli spogliatoi, da lontano sarah stava facendo la stessa cosa.

Passarono circa dieci minuti e tutte le nostre compagne se ne andarono via, la tensione mia e di sarah era palpabile nell’aria, avevamo indosso solo gli asciugamani legati sotto le ascelle.-

 Intervistatore: – vi faceva attendere molto prima di iniziare la punizione?-

 Eleonor: – no di solito no ma solo perché aveva sempre da fare in casa.

Appena furono uscite tutte chiuse le porte e venne verso gli spogliatoi, i suoi passi pesanti e decisi erano accompagnati dal crescere della nostra paura, sarah era con il viso abbassato e non diceva niente, mentre io guardavo impaurita la maniglia della porta, i passi si fermarono e vidi la porta aprirsi, entrò guardandoci in maniera severa – bene signorinelle oggi abbiamo fatto ciò che ci pareva vero? E lo sapete cosa significa questo?- le nostre teste annuirono contemporaneamente, lui sospirando – possibile che voi giovani mi costringiate sempre a sculacciarvi? Comunque ho un’altra notizia per voi, gracy e marie vi sostituiranno domani alla gara- io feci per protestare e cosi anche sarah, i nostri volti erano rossi di vergogna e adesso anche di rabbia, infatti quella decisione ci sembrava troppo severa, ma prima che potessi dire a, lui alzando la voce tuonò – silenzio tanto ogni vostra affermazione sarebbe vana, guardate di comportarvi più maturamente la prossima volta- noi spaventate ci limitammo solo ad abbassare i nostri sguardi-

Intervistatore: – a quanto dici vi incuteva timore lui?-

Eleonor:- si abbastanza. Si sedette sulla panca di legno nel mezzo della stanza, fece un cenno a sarah la quale si distese sulle ginocchia di lui, si tirò su le maniche – bene sarah vedrai che quando uscirai di qui avrai un culetto bello rosso fuoco- lei con voce lieve e priva di speranze – a prego ho già subito una sculacciata stamani- lui ridendo – beh vorrà dire che stasera ne subirai un’altra e anche senza tante storie, poi non sono cieco vedo i segni sul sedere- lei deglutii arresa,

la mano dell’allenatore si alzò poi abbattersi sul sedere ancora coperto dall’asciugamano, lo schiocco riecheggiò nella stanza, come l’urlo di sarah i colpi susseguivano ritmici e potenti, sarah ad ogni colpo inarcava la schiena tirando in su la testa e accompagnava questo gesto con piccoli mugugni di dolore.

I colpi erano molto forti, l’allenatore doveva essere molto furioso.

Dopo circa una trentina di colpi levò l’asciugamano a sarah cercò di coprirsi in qualche modo, ma la mano del prof fece tornare il braccio di sarah in posizione, tirandolo via da sopra il sedere nudo in modo brusco e deciso.

Il corpo nudo di sarah era molto bello e come detto prima era quella che aveva il sedere più bello fra tutte noi, il professore rialzò il braccio e ciac uno schiocco più forte di quelli di prima echeggiò e adesso e adesso i mugolii erano più forti anche se non urlava, la cosa andò avanti per 10 minuti non contai i colpi ma erano stati parecchi, chiaramente avrei voluto distogliere lo sguardo da quella dura punizione ma l’allenatore voleva che si guardasse mentre puniva le nostre compagne. La fece rialzare lei fece per toccarsi il sedere rosso fuoco ma una sberla dell’allenatore sulla mano gli fece capire che non poteva farlo, a quel punto toccò a me. -

Intervistatore : – ma sicuramente te non ne hai ricevute quanto lei vero?

Eleonor: – certo meno ma non per questo meno dolorose, infatti appena sarah si posizionò nell’angolo mi prese per un braccio e levandomi fin da subito l’asciugamano mi mise sulle sue ginocchia, la paura mi pervase, vidi dallo specchio di un armadietto la sua mano alzarsi e poi ciac sul mio sedere indifeso, andai anche io in avanti per il dolore lanciando un urlo, mi domandai come avesse fatto sarah a non urlare, ma sapevo che lei era una ragazza orgogliosa e non avrebbe urlato tanto facilmente.

Le lacrime cominciarono a fuoriuscirmi dagli occhi, la mano dell’allenatore si abbatte per 5-7 minuti sul mio sedere scoperto in maniera molto dolorosa e tutti accompagnati dalla danza delle sculacciate, questo era il modo che chiamava il movimento di noi sculacciate mentre venivamo colpite, mi fece rialzare e mettere nell’angolo di fronte a sarah che nel frattempo stava piangendo mentre nervosamente giocherellava con le dita delle sue mani.

Intervistatore: – dopo questa cosa finì la vostra punizione?-

Eleonor: -no era solo il riscaldamento, infatti dopo circa 2 o 3 minuti andò a prendere la stecca che usava per indicare alla lavagna i passi da fare, essa era una stecca sottile lunga circa 80 cm, io ancora non la avevo provata ma sarah a vedere dall’espressione la doveva conoscere.

Iniziò da me con mio grande sconforto, dato che il mio sedere era stato appena battuto, mi intimo di piegarmi e di poggiare le mani sulla panca, a quel punto si mise dietro di me –bene adesso ti colpirò 50 volte con questa stecca se ti muovi, se perdi la posizione o ti copri con le mani il sedere, saranno ogni volta 5 colpi in più- io deglutendo feci cenno di si.

L’allenatore alzò la stecca e dopo un sibilo terrificante la stecca si abbatté sul mio sedere, lanciai un urlo come non avevo mai fatto, sentii come lacerarsi la pelle lui mi guardò – quante storie cerca di non urlare cosi o sembrerà che ti stia sventrando- balbettando in lacrime –s s si ssignooore- la stecca si rialzò e ciac altro colpo, cercai di trattenermi il più possibile per non urlare lui sorrise e ricominciò, i colpi non erano impartiti particolarmente veloci però erano ritmici, usava appoggiare la stecca al centro del sedere per poi farla abbattere su di esso in maniera decisa, riuscii a non urlare fino verso la trentesima, dopo di che comincia a urlare dal dolore.

Finita la mia punizione mi toccò il sedere come per controllare il suo operato, sembrava soddisfatto, mi fece cenno di andare all’angolo, sarah si avvicinò alla panca e si piegò appoggiando le mani su di essa come poco fa avevo fatto io, l’allenatore sorrise, bene sarah te riceverai 80 colpi per le tue stupide cadute- sarah in un momento di quasi rabbia – ma perché io 80 non e giusto- lui gli sferrò un colpo fortissimo che la fece sobbalzare – bene adesso sono 90 riparla e arriveremo a 100 capito?- lei mordendosi le labbra per non rispondere annui col capo, lui si limitò a dire – bene – la sua mano si alzo e ciac la bocca di sarah si spalancò, ma non ne uscì nessun rumore, lui guardandola – oggi non ce la farai a non urlare, ti assicuro sarah che oggi urlerai – detto ciò alzò il braccio e sferrò un colpo potente, notai fin da subito che i colpi inferti a lei erano molto più potenti che quelli somministrati a me, sarah non emise neanche un suono fino alla cinquantesima, a quel punto l’allenatore mi guardò eleonor tienigli le mani e bloccala, io mi avvicinai e rammaricata eseguii il compito, nel mentre che mi avvicinavo vidi il sedere pieno di strisce viola,dentro di me sentii come un nodo allo stomaco ma non dissi nulla, lui con voce leggermente affannata – adesso capirai cosa volevo dire con la frase ti farò urlare – detto ciò iniziò a colpirla velocemente, i sibili e i colpi erano tremendi dopo una decina di colpi dato con quel ritmo veloce sarah scoppiò a piangere ed a urlare, lui sorrise felice della sua vittoria – urla piccola stupida così brava, vediamo adesso dov’è finito il tuo orgoglio- e giù colpi io tenevo con forza le mani di sarah, che sotto quei colpi cosi veloci da non dargli nemmeno il tempo di riprendersi, si stava dimenando come una disperata.

Nonostante non si fosse levata da quella posizione l’allenatore arrivò fino a 100 colpi e si fermò.

Appena finii mi guardò – bene te eleonor puoi andartene io senza proferir parola mi vestii velocemente e corsi fuori_………

Intervistatore: – vuoi dire che dopo quella tremenda punizione non aveva ancora finito?-

Eleonor : – no infatti uscii ma non andai via bensì restai fuori dalla porta e sbircia dall’oblò, l’allenatore aveva una paletta di legno, procurata probabilmente da degli scarti in una falegnameria, era larga circa 10 cm e lunga 60 lo vidi mettersi dietro sarah, a quel punto vidi il sedere di sarah, il quale era attraversato da diverse righe viola, con del sangue che colava come piccoli petali di rosa rossa.

Alzò la paletta e giù il primo colpo, sarah urlò fino dall’inizio, dovevano essere molto forti infatti potevo udire i colpi anche da lì, gliene diede una trentina circa forse anche di più, il suo sedere adesso aveva oltre alle strisce viola delle specie di bolle bianche sulle natiche, concentrate soprattutto nel centro di esse dopo di che la lasciò a terra sfinita ridendo – visto che ti ho fatta urlare – mentre diceva ciò si girò e mi vide, corse verso la porta feci per scappare ma mi prese al volo dopo pochi metri -che facevi spiavi? non lo sai che e maleducazione spiare dalle porte?- io spaventata -si signore mi scusi- lui mi fece cenno di mettermi mano alla parete e si sfilò la cinta, feci ciò che mi era stato ordinato e mi misi in posizione, lui arrotolo parte della cinta alla mano dopo di che alzandomi la gonna iniziò a colpirmi, piangevo e urlavo dal male, lui aveva sempre la solita aria severa e non muoveva ciglio verso le mie inutili raccomandazioni, me ne assestò una quarantina poi rimettendosi la cinta – aspetta che parliamo con tua madre adesso- io sbiancai che cosa mai voleva da mia madre? arrivate da lei mia madre mi guardò – bene vedo dalla tua espressione che ne hai chiappate per bene vero?- con un filo di voce – si mamma e cosi, è stato molto severo- lei mi prendendomi la mano – mi scusi signore per i continui fastidi che gli provoca mia figlia- l’allenatore sorridendo – nessun disturbo e dovere impartire un po di rigidità a queste ragazze,sai lei signora dovrebbe riservargli lo stesso trattamento, quando si comporta stupidamente delle sonore sculacciate non fanno altro che bene glielo assicuro- lei annui verso l’allenatore poi mi trascinò in macchina, da quel giorno a volte vengo sculacciata da mia madre per mie mancanze o ritardi-

Intervistatore:- wow eleonor chi lo avrebbe detto che delle atlete di pattinaggio, ma soprattutto la cara michelle , sono costrette a subire certe punizioni, bene abbiamo finito grazie per averci raccontato questo episodio

Eleonor: -prego adesso vado che se faccio tardi a cena sono guai ciao a tutti-

Finito, spero vi piaccia non credo che le picchiasse cosi ferocemente, però sarebbe stato lo stesso bello vedere sarah sculacciata per bene .

Racconti di sculacciata: al Bar del Mare, secondo finale

3 gennaio 2009

La nostra bravissima amica Nadine ha finalmente inviato il secondo finale del suo racconto al Bar del Mare. (Il primo finale lo trovate qui).
Ringrazio pubblicamente Nadine a nome mio e dei lettori del blog! Approfitto per ricordare che chiunque può pubblicare un racconto sul blog Perverionis: è sufficiente inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it con il racconto!

 

Il viaggio in macchina fu silenzioso, il suo viso severo guardava la strada dinanzi a lei senza degnarmi nemmeno di uno sguardo, in compenso il mio sguardo era basso pieno di rabbia e vergogna per la punizione appena subita.
Arrivate a casa, mia madre guardandomi severamente -adesso fila in camera tua e stasera quando tornerà tuo padre vedrai che ripassata che ti darà- dai miei occhi scesero le lacrime senza nemmeno che me ne accorgessi, corsi in camerina mia urlando a mia madre – ti odio sei cattiva- .
Inutile dire la tensione che c’era in me in quelle tre ore di attesa, appena sentii il suono del campanello il cuore mi salto in gola, un nodo allo stomaco mi blocco il respiro, se fossi stata in grado di sparire lo avrei fatto seduta stante.
Passarono pochi minuti nei quali mia madre spiego a mio padre l’accaduto, appena fatto ciò sentii bussare alla porta – avanti- lui entro sorridendomi, non sembrava arrabbiato almeno con me, mi fece segno di alzarmi e di girarmi di schiena, la bocca mi si apri come per dire qualcosa ma non ne usci nessun rumore, mi girai di spalle e tirai giù calzoncini e le mutandine, lui guardò il mio sedere la sua espressione per un istante mi sembro di pura rabbia, per poi passare ad un espressione dolce -nadine copriti e vieni qua- mi coprii e andai esitante verso di lui, appena arrivata vicino lui mi abbracciò accarezzandomi dolcemente i capelli -piccola ti ha fatto molto male vero?- io inizia a piangere come per sfogarmi del tormento e della paura provata fino ad allora – si papà poi me ne ha date davanti a tutti- piangendo balbettai – ha anche permesso ad un signore anziano di sculacciarmi- lasciandomi andare cadendo in ginocchio se non sorretta dalle forti braccia di mio padre – non potrò più andare al mare dalla vergognaaaa – mentre belavo lui era stato in silenzio sorreggendomi e coccolandomi dolcemente, il suo abbraccio era caldo e rassicurante ,sospirò accarezzandomi la guancia – dai ricomponiti e vieni di là mi raccomando portati la cinghia- io lo guardai tornando col pensiero alle parole di mia madre – vedrai che bella ripassata ti darà anche tuo padre –.
Mi asciugai le lacrime con il dorso della mano poi andai nel bagno accanto a camera mia per ricompormi, non volevo far vedere a mia madre che avevo pianto disperatamente, non doveva avere questa soddisfazione.
Passarono circa 5 minuti quando sentii mio padre chiamarmi, presi una cintola dal cassettone e andai in salotto, mio padre mi guardò poi rivolgendosi a mia madre – la nostra piccola mi ha detto ciò che ha subito oggi- detto ciò mollo un ceffone a mia madre, io strabuzzai gli occhi come del resto fece anche lei, la cintola mi cascò di mano, lui con voce severa senza nemmeno lasciar fiatare mia madre – ti sembra il modo di trattare nostra figlia – la prese per un braccio nel frattempo e sedendosi sul divano la portò sulle ginocchia, lei dimenandosi – ma che fai sei scemo lasciami – lui con sguardo severo – non che non ti lascio e la tua offesa ti ha appena fruttato altre venti sculacciate, almeno ti rendi conto di come hai umiliato davanti alle sue amiche e alle persone del bagno nostra figlia- gli mollo tre sculacciate violente sul sedere e continuò alzando la voce- per poi non contare che la hai fatta sculacciare da uno sconosciuto quindi ringrazia che non ti porto sul pianerottolo-
La aggiustò sulle ginocchia – adesso stai ferma avanti- lei inizio a piangere e dall’espressione che aveva, intuii che ripensandoci adesso a ciò che mi aveva fatto arrivo alla conclusione che se lo meritava.
Con voce più domata, o forse solo per tentare di non far ulteriormente arrabbiare mio padre – potresti sculacciarmi in camera senza nostra figlia che guarda?- lui rise sarcasticamente -ma sentitela si preoccupa perché la figlia vede, vieni allora adesso mi hai stufato davvero- detto ciò prese per un braccio mia madre e la portò sul davanzale piegati e appoggia le mani sul tavolino- io guardai la scena stupita e divertita, mia madre stava per essere sculacciata davanti al vicinato. Inutile dire che come in tutte le città, esso era costituito dalla classiche comari che non fanno altro che spettegolare del vicinato dalla mattina alla sera, se solo fossero pugnali le parole dette intorno a quei tavolini con in mezzo la classica tazza di the caldo, a quest’ora la schiena di tutte loro sarebbe piena di essi, e da qui ai prossimi giorni sapevo bene quale sarebbe stato l’argomento di quelle giornate intorno al the, comunque eccola, la figura autoritaria di mia madre sbiancarsi e cominciare a piagnucolare come una ragazzina beccata con la mano dentro la marmellata, risi per questa immagine creatasi nella mia testa poi tornai a vedere la scena, i piagnistei di mia madre e le minacce di lasciarlo se avesse fatto ciò che stava per fare non servirono a nulla, infatti dopo averla minacciata di portarla in strada se continuava si “calmò”.
Mio padre passò dietro di lei, sollevo il suo lungo vestito che portava per stare in casa, il sedere era coperto da un piccolo tanga infatti, nonostante l’età poteva ancora permetterselo grazie al suo fisico. – bene sei pronta?- lei annui lui diede due forti sculacciate e ricominciò -sei pronta?- lei piangente oramai rispose – si amore sono pronta per essere punita- io mi guardai in giro, il nostro quartiere non era molto popolato quindi per strada non passava nessuno, ma comunque notai che da molte finestre ci stavano osservando, ne contai circa una decina, ma presto sarebbero aumentate grazie al passaparola.
La punizione iniziò mio padre calava forti colpi sul sedere di mia madre, io stavo ferma lì ad osservare, inutile dirvi la mia soddisfazione nel vederla umiliata e punita in quella maniera, anche se, dentro di me il mio amore per lei mi portava a provare dispiacere, il sedere di mia madre fu ben presto rosso fuoco con piccole chiazze viola, mio padre era una furia e mia madre non poteva fare altro che andare in avanti alzando il viso ad ogni colpo, ed emettere il classico ah aah aia basta.
Dopo un 5 6 minuti mio padre mi guardò – bene nadine passami la cinta- io la porsi a mio padre lui la piegò a metà – bene mia cara adesso prenderai 50 cinghiate più altre venti per lo scemo – mia madre che fino ad ora era stata “buona” si alzò di scatto ma un ceffone la fece tornare in posizione lei toccandosi la guancia – sei un bastardo- lui senza cambiare espressione – allora saranno 100- mia madre sbianco le gambi forti e bellissime di mia madre cominciarono a tremare, ma nonostante questo stette in posizione.
Nel frattempo la folla di pubblico era aumentata, come avevo previsto mio padre alzò il braccio e girandosi verso di me – nadine contale ad alta voce – io feci cenno di si con la testa e ciack il mio 1 fu accompagnato da un urlo di mia madre, arrivò fino a 100 e poi la trascinò in casa per un orecchio.
I colpi erano stati visti da quasi tutti i vicini di casa, credo che alcuni di loro si stessero toccando mentre osservavano la scena, anche io ero eccitata mentre guardavo mia madre punita sul balcone mentre veniva osservata da tutti.
Appena in casa mia madre si accasciò sul divano mani al viso non osava guardarci dalla vergogna io risi – hai subito quello che ti meritavi per avermi umiliata davanti a tutti – lei no rispose piangendo.
Mio padre sorrise e guardando mi disse – bene nadine passiamo a te – io lo guardai – ma non era la mamma da punire – lui con calma – certo amore ma anche te hai sbagliato e adesso devi essere punita per il tuo comportamento- io non dissi nulla lui spostò una sedia dal tavolo del salone e mi fece cenno di appoggiarci le mani, una volta fatto andò dietro di me e mi calò le mutandine e alzò la mia gonna -papà ti prego ne ho già subite tantissime- lui guardò il mio sedere segnato dai lividi delle sculacciate subite il pomeriggio – lo so ma ne meriti di più ti darò 30 cinghiate, ora mettiti in posizione- mi ci misi piangendo perché sapevo che le cinghiate date da mio padre erano molto più dure che quelle di mia madre, infatti appena arrivo la prima cacciai un piccolo urlo stringendo fra le mani al cuscino di stoffa messo sulla sedia.
Mia madre alzò lo sguardo e mi guardò per tutta la durata della punizione, senza dire niente ma con dentro di se un sentimento di vendetta.
Mio padre mi colpì 30 volte in maniera dura colpendomi il sedere già dolorante, ad ogni colpo sul mio sedere compariva una striscia viola.
Una volta finito di colpirmi mi abbracciò e rassicurandomi – non ti preoccupare da oggi in poi nessuno toccherà più la mia piccola e se dovrai essere punita avverrà in casa ok? – io abbracciandolo piangendo risposi – si papà -

Sculacciato da mio zio

2 gennaio 2009
Eh si , purtroppo a 18 anni ancora le prendo sul culo nudo, che dopo esser stato sculacciato, diventa rosso e tumefatto.
Mi chiamo Fabio, sono di Savona, una cittadina piuttosto piccolo e bigotta, dove non c’e nulla da fare d’ inverno e tantomeno d’ estate. Sin da adolescente la pornografia e la masturbazione hanno riempito le mie giornate. Mia madre, una donna di 53 anni alta e robusta ha passato la sua infanzia in collegio dalle suore, in quanto i miei nonni sono entrambi molto religiosi, crescendo attaccata alla morale. Potete capire quindi cosa ne pensa della pornografia e della masturbazione in particolare, vista come demoniaca e segno di poca serieta’. Mi ricordo che avevo 18 anni e con i miei compagni di classe ci scambiavamo spesso giornali e videocassette porno; un pomeriggio mi chiusi in camera con uno di questi giornali , dopo aver attentamente controllato che in casa non ci fosse nessuno e cominciai a sfogliarlo.
Quando guardavo un giornale porno mi piaceva mettermi completamente nudo in camera mia, con la porta chiusa, non a chiave in quanto mi era proibito chiudermi in camera e allo scopo mia madre aveva levato ogni chiave dalle serrature. Rimanevo quindi in apprensione , se qualcuno fosse entrato non avrei potuto nascondere cio che stavo facendo, anche perche ero completamente nudo, ma tutto cio mi portava in uno stato di paura mista ad eccitazione, e mi faceva godere tantissimo. Dopo aver guardato la prima pagina del giornale, dove c’era la foto di una bella bionda che succhiava un cazzo gigante, e ne prendeva un altro in culo, ebbi una erezione immediata e cominciai a masturbarmi furiosamente. Mi piaceva vedere il movimento della mia mano sul mio cazzo eretto e sentire le palle dure e tese, pronte per farmi venire; per aumentare l’eccitazione mi spalmavo anche una crema sul cazzo, partendo dalla punta , e il fatto di farmi le seghe con il cazzo unto di crema mi faceva godere da impazzire. Dopo circa 20 minuti, ero sul punto di venire, ma cercavo di ritardare per protrarre il godimento, ma dopo che vidi una di quelle troie del giornale con la faccia piena di sperma, non ce la feci più e cominciai a masturbarmi più forte, fino a che lanciai un gridolino e cominciai a venire sul fazzoletto che avevo nella mia mano sinistra. Tuttavia quella volta ero molto eccitato e venni molto, anche sul tappeto della camera e sulla mia pancia. Purtroppo per me quel momento di estremo godimento durò poco, in quanto mentre stavo ancora venendo , senti’ la porta di casa aprirsi e poco dopo la voce di mia madre e mia nonna che chiedevano se in casa vi era nessuno. Non udendo risposta entrarono e mia madre fece cio’ che faceva ogni volta che entrava in casa : controllare che la mia camera fosse in ordine e con il letto fatto. Appena udi’ la porta di casa aprirsi, rimasi pietrificato , pur continuando a godere, con piccoli getti di sperma che sgorgavano dal mio pene, e che si depositavano sulla mia gamba e sul tappeto; sapevo che in pochi istanti mia madre sarebbe entrata e che se mi avesse visto cosi, mi avrebbe sculacciato a morte………..Difatti pochi istanti dopo mia madre entro’ in camera mia e appena mi vide rimase pietrificata : ero sul letto, con la mano destra sul cazzo che continuava a sborrare, con il giornale porno in mezzo alle gambe e con la mano sinistra che reggeva un fazzoletto impregnato del mio sperma. La prima cosa che fece fu quella di avvicinarsi a me e di prendermi il giornale porno e strapparlo….poi mi diedi un ceffone e con la mano mi diede uno schiaffo sul cazzo sborrato, sporcandosi la mano; questo fece aumentare la sua collera, e comincio a imprecare dicendo che ero uno schifoso , un delinquente e che mi avrebbe dato lei la giusta punizione. Corse in bagno e prese un asciugamano e con quello mi asciugo il cazzo ancora duro e lo sperma rimanente sulle gambe; poi senza dire nulla, mi prese per un orecchio, mi trascino’ sulle sua ginocchia e blocco il cazzo in mezzo alle sue cosce. Poco dopo il mio culetto bianco comincio ad arrossarsi sotto il peso di potenti sculaccioni inflitti con la mano, mentre mia nonna guardava. La sua mano destra cadeva pesantemente su entrambe le chiappe, e le sculacciate erano cosi forti e veloci che non avevo il tempo di gridare tra un colpo ed un altro. Ciaff…..ciaff….ciaff….era l’unico suono che udivo, e i colpi aumentavano sempre piu in intensita’ e velocita’.. Imploravo perdono a mia madre , spiegandogli che era la prima volta e che non lo avrei fatto mai piu, sapendo dentro di me che stavo mentendo spudoratamente….” Schifoso, porco, te lo faccio nero questo sedere, ti insegno io a comportarti da maiale” erano le sole parole che mia madre mi diceva, mentre mi sculacciava senza pieta’….” La prima volta eh, non ti credo, lo avrai fatto sicuramente altre volte non e’ vero??????e io “ma no mamma”, e lei dandomi colpi ancora piu forti…….”dimmi la verita’ se no ti scortico il culo” e cosi dicendo comincio a darmi delle piccolo botte sulle palle……Poi mi fece mettere in piedi di fronte a lei e io avevo il cazzo ancora duro, forse per l’eccitazione mista a dolore, e istintivamente mi copri con le mani, ma mia madre mi diede un altro schiaffo potente sulla guancia, facendomi piangere ancora di piu e intimandomi di rimanere con le mani sui fianchi. Cosi ero nudo, con il volto rigato dalle lacrime, il cazzo duro, il culo rosso porpora di fronte a mia madre, con mia nonna che aveva visto tutto e aveva preparato il battipanni. Lei era la madre di mio padre e non era molto severa, ma anche lei non ammetteva la masturbazione; mia madre mi guardo dritto negli occhi e io abbassai lo sguardo, allora lei mi diede un altro ceffone e mi disse : ‘senti bene schifoso, dimmi quante volte lo hai gia fatto e guardami negli occhi’….io per la vergogna non riuscivo e stavo con la testa bassa. Allora mia madre mi prese il viso tra le sue mani e con la forza mi porto il viso davanti al suo e mi ripete’ la domanda, cominciando a sculacciarmi di nuovo, provocandomi molto dolore sul culo gia rosso. Io le dissi che lo avevo fatto altre 3 volte, sperando che la mia ammissione, nonostante fossero state molte di piu ‘ , servisse a lenire la sua collera. Appena mia madre senti questo numero ando nuovamente su tutte le furie, e in un instante mi rimise sulle sue ginocchia e comincio a sculacciarmi molto piu forte di prima…..” porco, te la insegno io la educazione, altre 3 volte eh, allora ti piace eh….vediamo se ti piace anche questo” e cosi dicendo, si fece passare il battipanni e comincio a colpirmi con quello. Sbam….Sbam. Sbam..i colpi del battipanni cadevano implacabili sul mio sedere rosso e tumefatto, e con che forza…..Mia madre che continuava a urlarmi che ero un porco e mia nonna che gli dava ragione, e la incitava a colpirmi ancora piu forte, su quel “ culo giovane “, cosi’ aveva apostrofato il mio sedere. Dopo una serie infiniti di colpi, mia madre mi mise di nuovo in piedi di fronte a lei, e mi disse : per ora penso sia abbastanza, ma la tua punizione non e’ ancora finite: da domani starai una settimana da tuo zio, lui si che ti rimettera ‘ sulla retta via…Ora fila a letto senza cena…….Faticosamente mi infilati sotto le coperte, con il culo rosso e tumefatto che bruciava tantissimo e con la fame nello stomaco. Sapevo che per un paio di giorni non mi sarei potuto sedere , e avrei avuto difficolta a camminare. Mai la mamma era stata cosi severa nell’infliggermi una punizione, di solito qualche sculaccione e via, ma quella volta era stata molto pesante. Nel frattempo il mio cazzo si era sgonfiato, ma era ancora di notevoli dimensioni. Se la mamma avesse saputo che grazie al mio cazzo di 18 cm ero riuscito a farmi fare un pompino da una compagna di classe, Annalisa , nel bagno della scuola prima, e di casa nostra poi, mi avrebbe scorticato il culo…..Si me lo ricordo bene quel primo pompino: dopo una canna fumata nel bagno di scuola, nel rientro pomeridiano, io e Annalisa eravamo su di giri , e allora io per scherzare gli chiesi se mi faceva vedere una tetta; con mia grande sorpresa non rispose e si scopri il seno destro prima, il sinistro poi e infine tutti e due. Le dissi che aveva due tette bellissime , e lei mi rispose che ora era il mio turno , e lei voleva le facessi vedere il “ tuo bel sedere sodo come il granito”.
La cosa mi eccito’ cosi ‘ mi girai di spalle e mi abbassai i pantaloni, mostrando ad Annalisa il culo. Lei mi ringrazio’ e si prese qualche minuto di silenzio per godersi lo spettacolo, poi mi chiese, con mio grande stupore, se poteva toccarmelo. Ovviamente acconsenti’, e mi ritrovai entrambe le mani di Annalisa che mi massaggiavano il culo. Le chiesi se le piaceva e lei rispose di si, con un tono di eccitazione nella voce…….Quel si detto cosi’ mi fece eccitare ancora di piu’ e il mio cazzo comincio’ a indurirsi sempre di piu, sino a raggiungere una erezione completa, dura come la pietra. Annalisa continua cosi mi piace” le dissi mentre lei continuava a massaggiarmi il culo; poi decisi che era il mio turno di divertirmi. Le afferrai le mani e continuai a farmi massaggiare il culo con le mie mani sopra le sue , che facevano su e giu sulle mie chiappe. Annalisa sembrava gradire ed eccitarsi al contempo, cosi’spostai le sue mani sul davanti, e cominciai ad avvicinarle al cazzo….misi una delle sue mani sulle palle, e una sull’asta. Appena Annalisa ebbe la mano sul cazzo duro, comincio a masturbarmi furiosamente, e a massaggiarmi le palle con l’altra mano. Mi disse che le piaceva molto , cosi mi girai e le misi il cazzo davanti agli occhi: comincio’ a baciarmi lungo tutta l’asta, poi prese tra le labbra la cappella e la bacio’e affondo’ la bocca un poco , infine si mise tutto il cazzo in bocca. Andava su e giu’ lungo tutta l’asta, fermandosi di tanto in tanto per leccarmi le palle; con una mano mi massaggiava le palle, con l’altra mi masturbava e con la bocca mi spompinava, una vera esperta pensai. Dopo dieci minuti ero al colmo dell’eccitazione e con la cappella rossa e dopo l’ennessima succhiata di palle, appena rimise la bocca sulla cappella, le innondai la bocca di caldo sperma. Sborrai a lungo e abbondantemente nella sua calda bocca e lei senza battere ciglio ingoiava tutto e alla fine mi ringrazio’.

Cosi mi misi a letto e tentai di addormentarmi, ma il pensiero del pompino mi fece eccitare nuovamente e ebbi una nuova , dura erezione. Ero anche spaventato al pensiero del giorno seguente, in quanto mi sarei dovuto trasferire nel convento di mio zio. Mio zio era un gesuita che viveva in un convento con altri dieci frati, ed era molto religioso e ansioso di “educare i giovani ribelli” come me, diceva……in altre occasioni, per esempio quando tornai tardi da scuola e mia madre mi aspettava con lui per il pranzo, ebbe occasione di punirmi, e non ci andava certo leggero. In quella particolare occasione mi ricordo di essere tornato a casa, di aver visto mia madre infuriata e mio zio che mi guardava in malo modo, quasi per farmi vergognare. Mia madre mi disse che ero inaffidabile , che aveva cucinato e che ora tutto si era freddato per colpa mia, e quindi dovevo essere punito. Mio zio disse che non avevo rispetto per mia madre e per la mia famiglia e avevo rovinato quel ben di dio. Cosi dicendo mi sollevo di peso e mi porto’ nella mia stanza. Io ben sapevo cosa mi aspettava e tentati di divincolarmi, ma fu tutto inutile, ero piccolo e mio zio era robusto. Ricordo di avergli dato un calcio sullo stomaco e di avergli fatto male, cosa che lo fece infuriare. Mi mise sul letto e velocemente mi sfilo il giubbotto, il maglione, I jeans e le mutande, lasciandomi sul letto nudo e con i calzini ai piedi; poi mi porto di peso sopra le sue ginocchia e comincio a sculacciarmi fortemente, fino a che non cominciai a piangere. Il mio sedere era gia rosso porpora, quando mia madre porto in camera un bel mestolo di legno, e lo passo a mio zio. Lui mi fece alzare e mi fece mettere piegato in avanti e con le gambe divaricate, e comincio’ a colpirmi con il mestolo. Un dolore lancinante mi assaliva, cosi cominciai a imprecare contro di lui, il che fece solo aggravare la situazione. Mi colpi ancora piu forte con il mestolo, sino a farmi perdere l’equilibrio e farmi cadere a terra per il dolore; sollevandomi di peso mi mise nuovamente sulle sua ginocchia e continuo’ a sculacciarmi con la mano.
Dopo 50 sculaccioni si fermo, mi mise sul letto e se ne ando’ . Finalmente pensai, non ne potevo davvero piu. Era vero che ero arrivato mezz’ora in ritardo, ma c’era un buon motivo : quel giorno nel bagno delle femmine, a scuola, dopo l’ora di matematica, mi ero dato appuntamento segretamente con Annalisa, per vederla e dirle una cosa molto importante, fu la scusa che usai….in realta’ volevo solo farmi fare un altro pompino, ma quel giorno quella stronza non era in vena: quando la vidi in bagno, le dissi che era molto bella, e che vederla mi faceva eccitare molto, e che non vedevo l’ora che mi succhiasse di nuovo il cazzo…….Annalisa sentendomi dire cio, mi disse molto chiaramente che le piacevo, e che le piaceva succhiarmelo, ma che non sarebbe accaduto quell giorno. Cosi tornai in classe, ma alla fine delle lezioni, pensando ad Annalisa, andai in bagno e mi masturbai per 30 minuti, cosa che mi fece arrivare tardi a scuola. Ancora assorto nei miei pensieri, e con il sedere dolorante per le sculacciate prese, mi misi a cercare una foto che mi aveva dato Annalisa la settimana prima, dove si vedeva lei che si masturbava, con le gambe aperte e due dita nella fica…..quando mi diede quella foto mi fece promettere di non farla vedere a nessuno, e io certamente non mi sognavo di farla vedere a qualcuno, ma la usavo per masturbarmi. Non mi accorsi cosi’ che mio zio nel frattempo era rientrato per salutarmi e per dirmi che ci saremmo visti il giorno dopo, in convento…cosi entro nella stanza, e si accorse che guardavo avidamente una foto , e mi chiese che foto era, io non lo vidi entrare tanto ero con I miei occhi concentrato sulla fica di Annalisa…”zio niente una compagna di scuola, una sua foto innocente”….ovviamente mio zio non mi credette e mi strappo la foto di mano e quando vide che Annalisa aveva due dita dentro la fica e aveva in faccia una espressione di puro godimento , si scandalizzo, e mi disse che non avrebbe detto niente a mia madre, perche la sua povera sorella non si meritava anche questo , ma che mi avrebbe punito severamente il giorno seguente, al convento, quindi mi restitui la foto e se ne ando’. Io non dormii tutta la notte, non sapevo quello che mi aspettava, ma sapevo che sarebbe stato terribile, avevo colto nei suoi occhi una espressione di rancore e odio verso di me, il nipote demoniaco……..
Il giorno seguente, mia madre mi porto alle 10 di mattina in convento , e mio zio venne ad aprire la porta, e con passo svelto mi accompagno verso la mia cella, mai nome fu piu appropriato per descrivere la stanza dove allogiano I frati. Quando entrai in quella stanza, vidi una pila di libri, un misero letto con una coperta, un armadio, un inginocchiatoio e un minuscolo bagno senza pareti , ad un lato della stanza. Mia madre guardo compiaciuta la stanza, affermando che era quello che mi ci voleva per rinsavire, e dopo avermi salutato se ne ando. Io rimasi nella stanza con mio zio, che enuncio le regole del convento : ‘ Per cominciare ti e’ proibito portare indumenta intimi e non appropriate, mentre soggiornerai qua, ti e’ permesso solo un saio , e dei sandali; la sveglia giornaliera e’ alle 6.30 mattutine, e ogni sera dovrai recitarmi I versi della bibbia a memoria, e per ogni tua mancanza o innosservanza di queste semplici regole verrai punito” chiaro????? Io lo guardavo con odio, sperando che quella settimana sarebbe passata presto, ma ero tuttavia felice per non essere stato punito per l’episodio del giorno precedente a casa mia; non ebbi il tempo di finire di pensare, che vidi mio zio portarmi via lo zaino che avevo usato come bagaglio, con I cambi di biancheria e alcuni scatole di biscotti. “ ma zio ho la mia roba la dentro “ dissi, e lui come risposta mi ordino di spogliarmi, di metteremi il saio senza indumenti intimi e di lasciare I miei vestiti sulla sedia, e se ne ando. Feci come mi disse, e quando torno’ vide che ero sdraiato sul letto che sonnecchiavo, con il saio adosso e I miei vestiti sulla sedia. ‘ Ragazzino cosa credi che sia questa una vacanza, ti ricordo che sei qui per abbracciare nuovamente la morale e la decenza che sembri aver perduto “ disse quando entro nella stanza, e cosi facendo mi prese per un orecchio e mi porto con lui in sala mensa. “ la ragione per cui hai il saio senza indumenta intimi, e’ che posso punirti meglio e piu in fretta” disse con tono da inquisizione. “ Ora svelto apparecchia la tavola per dieci” mi disse. Io mi misi ad apparecchiare e contai che con me eravamo in undici , e non capivo quando avrei mangiato. “ zio ma io non mangio’????????????domandai. Per I peccatori niente cibo stasera mi disse, ma solo penitenza. Io protestai e per tutta risposta, mio zio mi prese e mi trascino su di una panca di legno, e mi mise sulle sua ginocchia…….poi mi alzo il saio, notando che avevo tenuto un paio di mutandine, cosi me le strappo e comincio a sculacciarmi vigorosamente. “ cosi fai come ti pare eh, ti avevo detto di non portare indumenti intimi, cosi il tuo culo e’ a portata di mano” diceva mentre mi sculacciava senza pieta, con quelle sue mani cosi dure da lavoratore. “ Adesso verrai punito per avermi disubbidito, e per avere guardato quelle porcherie ieri, e per le tue innominabili azioni, che tua madre mi ha riferito “…….improvvisamente mi lascio andare, e con ancora le mie mutande in mano, che getto nel fuoco, mi fece segno di alzarmi….io avevo il culo appena arrossato, erano state poche decine di sculacciate, e mi ero illuso che potessero essere le ultime per quel giorno. Vidi altri gesuiti arrivare, e due portavano uno strano apparecchio, tipa una croce, ma piu grande, con un buco al centro…….con mio orrore capi che cosa era : un immobilizzatore di legno, perfetto per essere torturati o nel mio caso sculacciati. Cercai di fuggire, ma altri due gesuiti mi immobilizzarono, mio zio mi levo il saio e nudo come ero, mi presero e mi misero sull’immobilizzatore di legno supino, e uno dei frati prese il mio cazzo e lo mise nel buco al centro, cosi da immobilizzarmi completamente; poi mi legarono I polsi e le caviglie alle estremita, e mi lasciarono li, nudo come un verme con il cazzo ciondolante. La sala mensa era grande, e io ero al centro, legato, con il culo esposto e le braccia e le gambe immobilizzate, e il mio cazzo dentro al buco di legno che pendeva dall’altra parte dell’immobilizzatore; ero pieno di vergogna, ma come se niente fosse, gli altri nove frati si misero nel tavolo da me apparecchiato, e aspettarono la preghiera giornaliera : “ oggi fratelli preghiamo dio che questo mio nipote si redima e torni sulla retta via….amen”….disse mi zio, e tutti dissero amen e cominciarono a mangiare, come se non ci fossi. Sentivo la voce di mio zio dietro di me, e vedevo il suo riflesso in una delle vetrate della sala mensa, e in mano aveva qualcosa tipo un battipanni, anzi era proprio un battipanni. Senza dirmi una parola, comincio a colpirmi con il battipanni sul culo nudo , e io dopo un paio di colpi cominciai a dibattermi e a piangere…..Ciafffffff……..Ciafffffffffff……Ciafffffffff……imploravo pieta, ma mio zio sordo ai miei lamenti mi percuoteva il culo con il battipanni, sempre piu forte. “ Redimiti finche sei in tempo Fabio, non aspettare, che questo ti serva di lezione “ diceva mentre mi batteva il culo con il battipanni. Gli altri frati guardavano incuriosity, e dopo 70 colpi, con il culo ormai viola, mi slegarono e mi portarono in due in camera, io non riuscivo a camminare. Rimasi la fino al mattino seguente, nudo sul letto, con un unguento di camomilla che mi avevano portato prima della buona notte, spalmato sul culetto. La mattina arrivo prima del previsto, e io con il culo ancora in fiamme, stavo dormento della grossa. Mio zio apri la porta della camera alle 6.40 e vedendomi ancora dormire, si arrabbio moltissimo. “allora non hai imparato niente ieri, ma come devo fare con te” disse…..io gli risposi di andarsene e di lasciarmi dormire, e che il giorno prima mi aveva distrutto il culetto. Sentendo quelle parole, mio zio si avvento su di me, e si sedette sul letto, e con un movimento felino, mi mise sulle sua ginocchia e mi immobilizzo : prese a sculacciarmi lentamente, come se avesse paura di farmi male, ma dopo pochi minuti, aumento di intensita’, fino a farmi urlare di dolore e piangere come un forsennato…….” Ora ti insegno io l’educazione, schifoso pervertito, ti faccio vedere come la bibbia aiuta” e cosi dicendo prese uno dei pesanti volumi della bibbia e mi sculaccio’ con quello, per almeno dieci minuti, facendo diventare il mio sedere paonazzo. Poi esausto si alzo’ e mi intimo di presentarmi dopo 15 minuti in refettorio, e io massagiandomi il culo e con il viso rigato di lacrime annui, pensando che sarebbe stata una settimana molto lunga. Ovviamente mi presentai in refettorio dopo 30 minuti, e trovai mio zio con in mano un secchio pieno di acqua e un mocio; mi disse di pulire tutto il refettorio e dopo di andare in cucina e aiutare la cuoca a pelare le patate, e il pranzo sarebbe stato servitor verso le 12. Annui prontamente, e mi misi al lavoro. Il convento dei gesuiti non e’ molto grosso, ma la cosa bella e’ che nella parte posteriore, si trova un giardino enorme, con molti alberi e cespugli, ed anche un orto pieno di vegetali. Finito il mio dovere di sguattero, andai in cucina, e quando entrai vidi la cuoca , una donna di 50 anni dall’aria severa, che stava mescolando una minestra, e appena mi vide, mi disse di non fiatare e aspettare che lei avesse finito di mescolare. Nel frattempo, vidi nella parte destra della cucina, 3 grosse ceste di patate, e dentro di me speravo che non dovessi pelarle tutte, o che la cuoca mi avrebbe dato una mano. Poco dopo la cuoca , che si chiama Ines, mi disse di sedermi in uno sgabello, mi diede un pelapatate, e mi disse che avevo un ora per pelare tutte quelle patate, che dovevano essere utilizzate per il pranzo delle 12. Erano le 10 di mattina, e ci saranno state almeno 150 patate, cosi dovevo fare velocemente e dissi a Ines che non sapevo se avrei fatto in tempo per le 11, ma lei con aria di sfida mi disse : <>. Con questa velata minaccia, si allontano’ dalla cucina, ed io mi misi subito al lavoro, per evitare una nuova punizione; pero’ era difficile, non avevo mai pelato patate prima e poi mi bruciava il culo a stare seduto su quello sgabello, per via delle tante sculacciate prese poco prima, e la sera precedente. Cosi alternavo il lavoro un po ‘ seduto e un po ‘ in piedi, e nel giro di 30 minuti ne avevo gia pelate piu della meta’. Ines la cuoca torno’, e sembro ‘ soddisfatta del mio lavoro, ma improvvisamente il suo sguardo si fece severo, e i suoi occhi si riempirono di collera : <>. Io cercavo di giustificarmi spiegando che era la prima volta che facevo questo lavoro, e che non pensavo di avern pelato le patate male; Ines allora mi disse urlando che non ho rispetto per lei, e per i frati , che sono uno sprecone e un disgraziato, e poi disse <>, e cosi dicendo, mi afferro per i polsi, e mi mise sulle sue ginocchia, e considerando che era un donnone di un 1.80m, i miei piedi non toccavano terra. Cominciai a urlare dicendo di lasciarmi stare, che era una strega e che non mi aveva spiegato bene come fare, e le dissi di lasciarmi andare. Lei per tutta risposta, mi blocco la gamba destra tra le sue, mi alzo il saio , compiacendosi alla vista del mio culo arrossato, e prese un cucchiaio di legno, di quelli usati per mescolare la pasta. Quindi comincio a percuotermi il culo con il cucchiaio, e ogni colpo era un dolore tremendo, e nel colpirmi diceva : <> e intanti giu’ bam bam bam , le cucchiaiate arrivavano sul mio culetto rosso fuoco come coltellate, tanto era il dolore che provavo ad ogni colpo. Piangevo e urlavo, cercavo di scappare, ma Ines senza pieta’ mi sculacciava con il cucchiaio di legno, in modo continuo, senza intenzione di fermarsi. Alla centesima cucchiaiata , ero quasi in stato di semi – incoscienza, tanto era il dolore sviluppatosi dentro di me. Ines era compiaciuta per il suo lavoro, e vedeva il mio culetto martoriato e rosso fuoco, e sorrideva in modo maligno. Mi fece alzare in piedi, e mi guardo in faccia e vide il mio volto tutto rosso, con numerosi rivoli di lacrime che erano scesi, e i miei occhi gonfi dal pianto; il saio ora mi arrivava alle caviglie, e il contatto del mio culo con la stoffa ruvida, mi provocava bruciore. Tuttavia, ripensando in quel momento alla mia bella annalisa, ebbi una lieve erezione, e Ines noto subito la cosa, e mi ordino’di levarmi il saio e di rimanere nudo davanti a lei; mi ero ormai, e mi rifiutai di farlo, ma con 2 cucchiate poderose nel culo, il bruciore divento di nuovo insopportabile, e mi levai il saio velocemente. Ora ero nudo , con il cazzo leggermente eretto davanti a Ines, che mi guardava dritto negli occhi, e mi faceva vergognare, e io abbassavo la testa, e con Annalisa in mente e il suo pompino, la mia lieve erezione non accennava ad andarsene. <> disse guardandomi il pisello. Piangendo dissi che era normale cosi, che ero abbastanza dotato, e quindi a riposo stava cosi. Inoltre nel dire quelle parole, ripensai a quando Annalisa mi leccava l’asta, e ebbi un movimento del pisello verso l’alto. Ines che non aveva staccato lo sguardo per un attimo dal mio bel pisello, comincio a dire che ero eccitato, che ero uno schifoso e che avevo pensieri sconci nella mia testa, che mio zio le aveva raccontato di quando mi aveva sorpreso masturbarmi ecc. Tentai allora di scappare, e mi corsi via, verso il giardino, ma la porta di accesso era chiusa. Ines corse dietro di me, e dopo avermi afferrato, mi ridistese sulle sue gambe e mi diede altri 50 sculaccioni, con la sua manona da cuoca, forse peggio del cucchiaio di legno. In mezzo al giardino, le sue mani sulle mie chiappe rossissime eccheggiavano come un eco: ciafff, ciafffffff, ciaffffffff, e alcuni frati che passavano di li, annuivano e dicevano a Ines che faceva bene. Al 50 sculacciane, la cuoca mi diede il permesso di rivestirmi e mi mando in camera……….Dopo quella punizione, seguirono giorni tranquilli, e infine tornai a casa, promettendomi di controllare la mia eccitazione
Ma quando penso ad Annalisa………..

La strage degli Innocenti

8 novembre 2008

Un bel racconto di Bob Knees. Buona lettura.

Nella Francia del ‘500 vigeva una strana, ma simpatica, usanza. Il giorno dei SS. Innocenti, cioè il 28 dicembre, era costume che l’uomo capofamiglia frustasse le donne di casa per ricordare loro che era solo lui ad esercitare la patria potestà. I motivi di questa usanza si perdono nella notte dei tempi, ma ne parla, ad esempio, anche Margherita regina di Navarra nel suo “Eptameron”. Durante le mie escursioni negli archivi francesi, ho trovato il diario di un gentiluomo bordolese, che descrive con dovizia di particolari questa pratica. Lo trascrivo qui, adattandolo ed integrandolo in un linguaggio moderno.
Ieri ho dato gli “Innocentini “alle donne di casa mia. Mia moglie, le mie figlie e le due serve. E’ consuetudine farlo tutti gli anni, ma io l’avevo dismessa da troppo tempo. Però il giorno prima della Vigilia del SS Natale di N.S., dedicata al sacro digiuno, dopo aver recitato le mie preghiere, ho incontrato Madeleine (la figlia minore) mentre masticava qualcosa. L’ho rimproverata, minacciandola di punizione, ma ella risposemi che la cuoca aveva preparato il pasticcio per l’indomani e che lei e la sorella non avevano resistito alla tentazione di assaggiarlo. Andai in cucina e potei osservare che corrispondeva al vero.
Marguerite (la figlia maggiore), Euphrase (la cuoca-governante) e Madeleine (la giovane servetta) stavano mangiando un pezzo di pasticcio. Le rimbrottai ed ordinai loro di andare immediatamente a confessarsi in chiesa. La loro risposta fu quella che avevano mangiato con il permesso della signora. Immediatamente mi recai da mia moglie Josephine per chiederle conferma;ella dapprima cercò di negare ,poi ammise di aver concesso alle altre di mangiare un po’ di pasticcio per alleviare la penitenza dell’Avvento. Dissi a tutte e quattro che avrei pensato ben io a punirle, dando loro gli “Innocentini”. Il giorno di S Stefano Protomartire andai a prendere una diecina di bacchette di salice, alquanto grosse e flessibili. Ieri, le ho tutte riunite nella camera da pranzo e, tenendo ben visibile in mano le bacchette, ho intimato loro di prepararsi a ricevere le frustate, secondo l’uso della nostra città. Frustate che sarebbero state ben dure, dato il grave peccato da loro commesso. Essendo tutte femmine non avrebbero avuto imbarazzo a mostrare le proprie nudità, neanche le serve giacchè io agivo, come tradizione, secondo il costume degli avi.
Tutte con la faccia al muro, si alzarono le gonne fino all’altezza delle reni: i loro sederi erano bianchi. Cominciai a colpire quello di mia moglie. Piccolo, forse troppo piccolo. Spezzai su di esso il primo salice. Ella ogni tanto emetteva alquanti gemiti, ma non ebbi pietà né misericordia, benchè queste siano virtù cristiane. La lasciai lì che piangeva sommessamente, le natiche attraversate da solchi rossi. Passai poi alla cuoca, grassa bordolese. Notai i segni di precedenti fustigazioni che non era certo stato io ad infliggerle. Con tutta forza sferrai il primo corpo; le carni nemmeno fremettero. Così anche al secondo e al terzo. Sembrava che ella fosse abituata ad esser frustata. Rapidamente, allora, intrecciai due rami fra loro e con essi la colpii. Stavolta ebbe un fremito:strinse le chiappe. Ricominciai e detti il meglio di me stesso, usando la stessa forza che avrei usato se avessi dovuto spaccare un tronco di legno. Stavolta gemette assai.
Una ventina di staffilate resero il suo pingue didietro rosso a strisce blu. Indi toccava alla servetta. Culo piccolo, ossuto: d’altronde essa non aveva neanche 16 anni. Già stava sommessamente piangendo, ma le diedei lo stesso una diecina di vergate che la fecero strillare assai. Quindi alle mie figlie, carne della mia carne e perciò mi proposi di esser ancor più rigido. Non dovevo né potevo farmi trascinare dai sentimenti. Colpii Marguerite con estrema violenza: ella cercava di agitarsi per evitare il dolore ma le imposi di star ferma se non voleva che avessi seguitato fino a mezzodì. Madeleine, la mia piccola Madeleine, volse lo sguardo verso di me quasi implorandomi di non farlo. Lo feci, invece. Dissi loro di non muoversi da quella posizione. I loro culi erano arrossati assai, tuttavia non era finita: troppo male si erano comportate.
Afferrai la coramella con cui affilo il rasoio per rasarmi e colpii dall’alto in basso il deretano di Euphrase: stavolta strillò, eccome. Un colpo, altrettanto violento, a Josephine ed immediatamente dopo a Madeleine. Due invece, forti, a Marguerite ed uno, più lieve, a Madelein. Poi le licenziai tutte. Trascorse alcune ore, le feci rimettere nella stessa posizione ed ordinai loro di sollevarsi ancora una volta le gonne. Temevano che volessi ricominciare. Le tranquillizai.
Volevo soltanto vedere se erano state punite abbastanza. Lo erano: i loro culi erano di un rosso che dava al viola, con striature bluastre. Dissi loro che se un’altra volta avessero disobbedito ai miei ordini, sarebbe stato molto molto peggio. Così andò la giornata di ieri, in Nomine Domini.