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Zia in blocco

27 Gennaio 2012

Questo racconto di punizioni famigliari ci viene inviato da Noemi. Buona lettura.

Suonano alla porta, zia Noemi scende le scale sbuffando: “Arrivo”. Il suono dei tacchetti che indossa riempie la casa.
È molto aggraziata e i suoi quarant’anni sono per lei solo una seconda giovinezza. Si direbbe molto più giovane, il fisico è ben curato ed è sempre molto elegante.
Mauro, vent’anni appena compiuti, suona di nuovo. Zaino sulle spalle, un piccolo borsone, è come molti della sua età.
Svogliato, scontroso e poco rispettoso è stato mandato qui dai genitori incapaci ormai di gestirlo. Sperano nella zia e nei suoi metodi di cui Mauro non è totalmente consapevole.
“Ciao zia”
“Possibile che ci sia bisogno di suonare così?” la zia subito lo redarguisce.
“Come stai zia?”
“Bene, e tua madre dov’è?”
“È andata mi ha accompagnato lei facendomi 2 palle che non ti dico…”, risponde il ragazzo raccogliendo il borsone ed entrando.
“Senti un po’ ragazzino vediamo di capirci subito non ho nessuna voglia di tenerti qui visto quello che combini..”
“Un attimo! ho lasciato adesso tua sorella ..un po’ di considerazione…” risponde Mauro con fare presuntuoso, nonostante la zia continui a parlare..
“Ma considerato che tua madre è mia sorella sono quasi obbligata, perciò ora vedi di sistemarti, la tua stanza è di sopra e togli le scarpe”.
“Si si zia ci vediamo dopo”, mentre Mauro sale, Noemi lo guarda e si sente già un po’ pentita di averlo preso con se.
È sempre stato un bel nipotino e l’idea di metterselo sulle ginocchia per una punizione la alletta, ma non ha nessuna voglia di farsi prendere in giro da quel ragazzino che sembra totalmente incurante di ciò che accade intorno a lui.
“Vedi che tra un ora si pranza Mauro te lo dico adesso”.
“Come tra un po’ si pranza???” si affaccia alle scale
“Questo ti crea qualche problema?”
“Io dico che è presto, do una scaldata al pranzo dopo”
“Non ci pensare nemmeno ragazzino qui si pranza tutti insieme che per te sia presto o no, tra un ora vieni giù!”, la voce è severa e non ammette repliche.
“Ma mica ti servo io per mangiare, allora ieri come facevi?”, Mauro se ne infischia e ribatte ancora mentre sistema la roba e il suo amatissimo portatile.
“Non mi fare arrabbiare Mauro, io non sono buona come la mamma ricordi?”, la zia dal basso non si lascia intimorire.
“Se non me lo ricordassi salterei di gioia, tu che dici?”
La zia in silenzio risale le scale e si affaccia alla porta.
“Impara l’educazione o salterai per un altro motivo”
Mauro fa finta di non aver sentito.
“ok, senti ma da dove la prendo la connessione qui?”
“La connessione?”
“Internet, presente?”
“Dì un po’ che ci devi fare qui con quel portatile? non sei in vacanza e lo sai che da domani cominci le lezioni perciò direi che il pc lo puoi rimettere via” la zia è ferma sulla porta, braccia piegate sui fianchi che le danno autorità; Mauro la guarda come mai prima. La gonna nera e la camicetta bianca con le balze fanno risaltare ogni sua forma.
Non smette di provocarla, anzi la cosa comincia a piacergli.
“Oddio ma che è guantànamo, ti ho chiesto la connessione mica chissacché, devo fare una cosa importante ora…davvero”
“Non sai nemmeno che significa caro mio guantànamo, sentiamo cosa dovresti fare? magari guardare un porno con quel pc?”
“E anche se fosse? che c’è, son proibiti?”
“Qui certe cose non si guardano, alla tua età poi men ché meno, ricorda sei a casa mia e fai ciò che dico io non te lo dimenticare”
“proprio…un’oasi di divertimento, eh senti zia ma non puoi fare così, normale che poi non ci voglio stare, poi adesso fammi fare ‘sta cosa. A dopo”
“Un’ora…meno 10 min da adesso, a dopo”, la zia esce e lascia Mauro solo che spazientito parlotta tra se e se .. “Oddio che piaga….è pazzesca e rilassati un attimo dico io”.
La zia nel frattempo arriva nel grande salone. Fabio, un bell’uomo suo compagno ormai da tempo, l’abbraccia affettuosamente.
“Quel ragazzino è davvero pesante.. non lo sopporto già più”
“Noemi andiamo lascialo in pace.. ha 20 anni è normale che si comporti così”
“non è normale per niente Fabio.. e mia sorella non è capace di imporsi”. Dalla stanza improvvisamente arriva una musica assordante.
“Noemi lascia perdere tua sorella e pensa a come debba sentirsi lui”
“come deve sentirsi? È un degenerato lo senti la musica a che volume è?? adesso vado su e lo cazzio”
D’improvviso sale le scale e sbatte la porta della stanza!
“Si può sapere che razza di musica è? vuoi abbassare per favore?”. Mauro è sdraiato sul letto ancora con le scarpe.
“Adesso l’abbasso, anzi basta che chiudi la porta ok?”, la zia esce dalla stanza e quando ritorna poco dopo ha tolto la corrente solo da quella stanza
“Non esiste che ti comporti così ragazzino”
“Ma quale è il problema??? Ma non va bene niente”
“Non va bene che fai l’arrogante questo non funziona sei ospite ma te ne freghi e questo atteggiamento non lo tollero”
“Non è vero ho già sistemato”. Si blocca Mauro, è intimorito dallo sguardo severo della zia; ma nonostante questo la rabbia esplode.
“Ma allora che mi hai ospitato a fare?? Te l’ho chiesto io?”, urla.
“Leva le scarpe dal letto! Te l’ho detto perché sei qui, devo ripetermi?”
“Fa come ti pare ma riattacca la corrente”, la zia continua a guardarlo severissima, uno sguardo che non si abbassa.
“Vedo che non ci siamo capiti abbassa i pantaloni, adesso è l’ora della punizione, ti aspetto giù”. La zia si gira e se ne va, Mauro resta un attimo senza capire .
“zia!!”, Mauro urla per farsi sentire e si affaccia sulle scale.
“Forse non hai capito Mauro abbassa i pantaloni e vieni giù subito”, la voce è risoluta e decisa.
Mauro cerca la via della riconciliazione e abbassa i toni.
”Ok hai un po’ ragione, ma cerca di capire è stata una giornata difficile; almeno oggi, domani prometto che parleremo con calma ok? ti va? eh?”
“Mauro tutto quello che vedo, te lo ripeto, è un ragazzino arrogante; adesso vieni giù”. La zia apre un cassetto e prepara la riga che si passa tra le mani soddisfatta.
Sa che sarà una lotta e deve vincere a tutti i costi per avere il rispetto e la sottomissione del nipote.
“Ma dai…facciamo dopo pranzo con calma zia”, arrogante rientra in stanza e chiude la porta
Fabio che sta seguendo la scena sorride a Noemi e la provoca: “Ti sfida, ora che fai?”.
Noemi risale le scale lentamente, e riflette. Toglie un mazzo di chiavi dalla tasca e chiude il nipote in stanza con tre mandate.
“Sai cosa Mauro.. sei anche sciocco perché ci perdi solo tu .. sei senza corrente, senza un bagno, e senza cibo.. e la chiave sta da qs parte, perciò sei ufficialmente chiuso dentro; chiama quando ti stanchi”, poi silenzio.
Mauro mormora sottovoce: “Sta stronza!!”, la zia dal canto suo ignora e scende di nuovo.
Il tempo scorre inesorabile e passa l’ora di pranzo così come quasi tutto il pomeriggio.
Mauro comincia a non farcela più e chiama: “Zia!! ZIAAA!!! vieni su o no? devo dirti una cosa”, nessuna risposta, solo silenzio.
Passa ancora molto tempo, la stanza ormai è buia.
Mauro spazientito e frustrato prende a pugni e calci la porta urlando “ZIAAAAAA!!!! apri questa porta che devo dirti una cosa??” ancora solo silenzio, ormai è ora di cena.
“Ma avrò fame tu che dici??? Adesso chiamo la polizia, il gioco è bello quando dura poco!!!”, sfinito Mauro attende.
La zia riapre la porta: “hai finito? o dobbiamo continuare?”
Mauro sorpassa la zia e corre al bagno, “No no ho finito, ti sei ricordata che ci sono ?”.
La zia scende e si siede vicino a Fabio a guardare la tv, tranquilla come se nulla fosse accaduto.
Mauro cerca di andare in cucina ma ovviamente trova la porta chiusa.
“Zia???!!! mi apri?”
“Non urlare Mauro!”
“Dai… facciamo pace”
“Abbiamo un conto da sistemare quando l’abbiamo fatto avrai tutta la mia attenzione”
“Zia???!!! ma che dici.. dai..”
“Abbassati i pantaloni Mauro e metti le mani sul tavolo”, la zia ordina restando seduta immobile.
“Ma zia… io.. ok scusami tantissimo avrai anche ragione ma non può iniziare così”
“Mauro non ti voglio sentire o fai come ti dico o per me puoi tornare in stanza”
“Senti io zia… mi vergogno e lo sai non le ho mai…prese.. facciamo così stavolta mi perdoni e mi dici bene le regole, perché tu non me le avevi dette!!!”
“Certo si vede che non ne conosci nemmeno una! avesse mai alzato tua madre una mano su di te non saresti l’arrogante che sei.”
Fabio interviene: “Noemi lascia stare la madre!”
“Ok ok, allora da adesso le regole le detto io perciò fa attenzione!”
“Ecco se me le detti le saprò…..”
“…e le mie adesso sono mani al tavolo e calzoni giù”
“Che..palll…ma se sei acida di tuo…o nervosetta…oggi io che c’entro scusa eh?! mi dici che ho fatto?”
La zia non si muove e attende.
Mauro testa bassa non si arrende, “Dai….ho paura….ecco sono pentito davvero.. zia che cosa vorresti fare?”
“Fai come ti ho detto Mauro o puoi tornare nella stanza te lo devo ripetere?”, la zia non perde la pazienza e continua caparbia; mentre in Mauro esplode la tensione: “Ma cosa mi fai??? prima mi dici che mi aspetta…”. La zia tace e Mauro urla: “Tu mi vuoi sculacciare!!”, indica la riga sul tavolo, “Ma quella non la usi ok? con le mani è già tanto”
“Mauro mani al tavolo e calati i calzoni”, il ragazzo mette le mani al tavolo ma non smette di essere provocatorio: “Uff….mi hai rotto però… e ora? sei contenta? parliamo ora?”
La zia lentamente si alza, “Hai abbassato i pantaloni?”
“No..”, sussurra.
“bè fallo, o devo farlo io?”, il tono è duro.
“mmm premurosa!!! sento già male al culo….dai zia..”
“Stai solo peggiorando le cose Mauro”, la zia gli gira intorno aumentando la tensione.
“Zia!!! non ti avvicinare”, si gira di scatto e vede la zia pericolosamente vicina.
“Metti le mani al tavolo”, dice la zia indicandolo.
“Sei troppo arrabbiata ora…mi farai male”
“Metti le mani al tavolo quante volte lo devo dire?”
Silenzio teso mentre Fabio guarda tutta la scena.
“Ok…OKOK!!! ecco le metto”, Mauro si rimette in posizione e la zia in un sol colpo gli abbassa pantaloni e mutande.
Il ragazzo ha un fremito e sente tutto il peso dell’imbarazzo. Trema un po’.
“questa è la prima regola Mauro”, la zia inizia la predica, ha preso la riga e se la passa nelle mani.
“Quale zia?…” chiede intimorito il ragazzo. Non c’è più arroganza solo molta paura.
“Ti avrei lasciato le mutande se avessi obbedito subito”
“Io ti chiedo scusa, ma ti prego…”
“Ma siccome non sei stato capace..”
“…inizia con le mani..”
“C’è voluto l’intero pomeriggio Mauro..”
“Mi farai male?….no noo”, la zia fa ben vedere ad Mauro la riga.
“Non hai sentito che ho detto??le mani..zia..”
nemmeno in questa occasione riesce a non essere presuntuoso.
“La seconda regola è mettersi subito in posizione, impara Mauro e ricorda, sono 10 per ogni no che dici. Ora dimmi mio caro,
“Quanti ne hai detti fin ora?” la zia sorride beffarda.
“Zero zia, zero”, secca improvvisa e dolorosa arriva la prima rigata sul sedere di Mauro. Il ragazzo sussulta e geme.
“Non dirmi bugie”
“ahiaaa che male”, il ragazzo si divincola
“Resta fermo con le mani sul tavolo”
“Impossibile..”
Fabio nel frattempo osserva tutta la scena con aria vagamente soddisfatta.
“Terza regola più ti muovi più aumentano”
“Ma dovevi dirmele prima!!”, Mauro si porta le mani al sedere.
“Sedere in fuori e allarga le gambe”, ordina la zia dandogli un leggero schiaffetto sulle mani, “quarta regola, via le mani”.
“Si zia…” ormai Mauro è in soggezione, l’imbarazzo è tanto e ora sa con certezza che la zia fa sul serio.
“Hai qualche domanda?” chiede sarcastica la zia..
“Si zia…” il nipotino non perde occasione: “mi scusi?”
“Per ora no..”, e senza avvetire parte con 5 colpi. Precisa colpisce in mezzo.
“ahiaaaa, ahhh, AHHHIOOO basta basta…”
“Qualche altra domanda o inizio?”
“Fa come ti pare…ma piano!..”
“Bene allora adesso voglio che le conti ad una ad una partiamo da 50″
“Ma zia aspetta.. 50??!!”
“Ti sei comportato malissimo oggi..”
“Dai non scherzare!! ti prego me lo fai viola…”
“Mauro come credi di esserti comportato?”
“Male zia….male ma sono pentito ora..”
“Esatto male” altro colpo Mauro conta “uno!”
“Come credi che mi senta io che ti ospito qui? pensi che ho voglia di farmi prendere per in giro da mio nipote?”
“No zia…forse..ho esagerato”
“Esatto!”, parte il secondo colpo, ” e.. senza forse” terzo colpo.
Mauro sussulta e fatica a stare in posizione. Il sedere già brucia un po’ “ahiaaa ahhh.. ma non è colpa mia!!”
” .. ed è colpa tua!” sei colpi di fila senza preavviso
“ahiaaaa AHHHH” Mauro urla e piega le ginocchia
“Conta, non ti sento contare!! devo ricominciare?”
“No, fanno malissimo!”
“Da adesso lo sai ora stai su con le ginocchia, parto e non mi fermo”. La paura si impossessa del nipotino che si divincola ma non lascia il tavolo. “Fermo e conta” la zia riposiziona il sedere di Mauro.
Trenta colpi ben assestati fanno diventare il sedere del ragazzo di un bel color rossastro.
Mauro cerca di contare ogni colpo ma il dolore e il bruciore sono così forti che vengono alternate urla ed implorazioni.
Quando la zia si ferma a trenta, il ragazzo è ormai in lacrime ma sente anche che c’è una sensazione nuova.
Questa punizione non gli è poi dispiaciuta molto, ed il suo corpo non lo nasconde.
“ahiaaaa ,AHIAAA, basta ti prego!!! fa malissimo…”, le mani sfregano sul tavolo cercando di ancorarsi come se ciò potesse mitigare il dolore.
Fabio che dal fondo della sala ha osservato tutta la scena, ferma la mano di Noemi che sta ripartendo sul povero sedere già martoriato.
“Noemi è la prima volta per lui, lascialo adesso”. Mauro non ferma le lacrime che impietose scorrono. Singhiozza e implora.
“ahhhiaa…basta zia..” si tocca il sedere e la zia prontamente lo schiaffeggia
“Non toccarti”, altro colpo.
“Fa molto maleeeee”
“Allora ascoltami quando parlo!”
“si zia, ma sto piangendo anche” Mauro perde il controllo e grida “non ti basta!!”
La zia fa partire un altro colpo: “non urlare!”
“dai ziaaahhhia!”
“Non devi urlare!”
“Basta però.. ok non urlo!”
Fabio a qs punto toglie la riga di mano a Noemi ” forza, non ce la fa pi�, basta”
La zia si arrende “Mauro ringrazia Fabio, senza di lui erano ancora 20!”
Mauro lentamente si alza “oddio che male” ha paura a toccarsi “grazie fabio..”
“adesso mettiti in ginocchio contro il muro” ordina la zia
Mauro resta un attimo interdetto ” ma zia.. che dici dai.. me le hai date… è finita..”, la zia spinge il ragazzo contro il muro
“forza mettiti giù, è appena iniziata!”. Mauro si mete in ginocchio e la zia lo sistema lasciando esposto il sedere che ha un bel color peperone. Il ragazzo è imbarazzatissimo tutto si aspettava fuorché questo; la zia continua: “chiunque entra in questa casa deve vedere bene
che le hai prese!!”
Mauro è incredulo: “dai zia.. scherzi?”
“contro il muro!”, la zia è categorica!.
“Non puoi zia!” Noemi si muove silenziosa e riprende in mano la riga.. “Devo ripartire?”
“No no.. mi ci metto..” il ragazzo si inginocchia dolorante con le mani sul sedere “brucia zia..”
“Via le man dal sedere, al brucia ci pensiamo dopo, ora mani lungo i fianchi..”
Mauro è rassegnato: “ok…”
“Ti dico io quando alzarti!”
“Fa malissimo zia…ma quanto ci devo stare?”
“Mauro fai silenzio e guarda il muro!”
“Tu dove vai zia..?”
In totale silenzio la zia lascia il nipote e osserva quel sedere rosso orgogliosa di come è finita. Stanca si siede davanti alla tv abbracciando il compagno.
Passano due ore, è ormai quasi mezzanotte quando la zia si va a preparare.
“Mauro alzati…va in stanza spogliati e aspettami seduto sul letto…” ordina
“Ma che.. che vuoi fare ancora?” il ragazzo è sfinito.
“Ancora non hai imparato ad obbedire? mi sa che dobbiamo ricominciare?”
“Ok ok ok vado”.. dolorante e imbarazzato si alza e si dirige in stanza.. ha paura di ciò che lo attende, ma ha anche voglia di scoprire cos’è. La zia, in fondo, gli piace davvero. Coprendosi come può fa le scale, inciampando di continuo cerca di raggiungere il posto dove potrà ripensare a tutto questo e trarne un po’ di piacere.

La storia di E.

10 Dicembre 2011

Questo racconto ci è stato inviato da Red Padlle, alla sua prova di scrittura.

Storia a metà tra il reale e l’immaginazione (anche se di reale non c’è poco)…lascio immaginare a voi dove finisce l’uno e inizia l’altra.

E. è sempre stata una ragazzina a dir poco vivace, l’ubbidienza non è mai stata il suo forte e spesso si è trovata a subire castighi e punizioni sia a scuola che a casa.
Ora che è cresciuta e ha raggiunto i 20 anni, le cose non sono cambiate granchè; dopo un paio di bocciature mal digerite dai suoi genitori, si ritrova a pochi mesi dalla maturità con voglia di mare, feste e divertimenti. È così che quella mattina del 1 giugno, complice l’uscita prematura del padre per motivi di lavoro (la madre purtroppo è ora in un centro di recupero per alcoolisti) ed una giornata a dir poco estiva, decide che per quel giorno la scuola l’avrebbe vista col binocolo…molto meglio godere della piscina che il padre, lavorando duramente per tenere su la baracca, aveva da poco fatto disporre in giardino.
Così, dopo essersi alzata ben oltre il suono della sveglia ed aver indossato il nuovo e poco contenitivo costume, si accomoda verso la sdraio, dopo aver scritto a M. se più tardi l’avrebbe poi raggiunta per una mattinata assai godereccia.
La mattinata sarebbe stata perfetta, se non fosse che il padre di E., mal consigliato dal suo socio, lasciò a casa documenti importanti che in realtà sarebbero serviti per la riunione del pomeriggio; fu così costretto a tornare indietro a prenderli.
Dopo le raccomandazioni della sera prima, non si sarebbe mai aspettato di aprire il cancello e vedere E. lì sulla sdraio, alzarsi stupita con quello sguardo fiero quasi di sfida…”Beh sei già qui?…non dovevi tornare stasera?”.
A quel punto la decisione è immediata…E. stavolta l’avrebbe pagata a caro prezzo.

Pochi istanti dopo il padre torna dal garage con il vecchio battipanni impolverato in mano.
E. sa di averla combinata grossa e a quella vista cambia totalmente atteggiamento, preoccupata per la sorte che le sue polpose chiappe lentigginose avrebbero senz’altro avuto da qui a poco.
E infatti, tolta la giacca il padre la incalza velocemente “In piedi signorina” “Passerai la giornata sulla sdraio come avevi previsto…ma a pancia sotto”.
E così, dopo averla fatta appoggiare contro la recinzione della piscina, parte il primo colpo, così senza neanche troppo preavviso.
E. sa che non è il momento per ribellarsi e maledice la scelta di quel costume, che lascia scoperto gran parte di quel culetto candido, tipico delle fanciulle rosse di capelli (e ben presto anche di altro…).
Il reticolo rosato disegnato dal primo colpo, lascia infatti spazio ad un colorito più diffuso, man mano che il padre sfoga la sua rabbia e che il battipanni si stampa contro l’indifeso didietro della ragazza, interessandosi anche alla parte superiore di quelle cosce che svariati anni di danza jazz avevano reso assai desiderabili dai suoi compagni di classe..
“Ahia ti prego basta…fa male…non lo farò più…te lo giuroooooo…bastaaaaa”
Sono queste le frasi tipiche ripetute ad intervalli regolari dalla ragazza ormai dimessa e con le lacrime agli occhi…era infatti parecchio tempo che il padre non le conciava il posteriore in quel modo, considerando anche l’età ormai avanzata.
Dopo un numero non ben definito di colpi, il vecchio battipanni ebbe compassione per le chiappe ormai rosso scuro/quasi viola di E. e decise di rompersi, interrompendo così la faccenda.
“Bene per oggi basta così…ora devo andare…stasera poi faremo i conti…non ti permetterò di farti bocciare un’altra volta”
Così E. sdraiata a pancia sotto sulla sdraio, con il sole che scaldava ulteriormente ciò che già prima era stato scaldato a dovere, ascoltava la predica del padre, cercando di allontanare il momento in cui egli sarebbe ritornato a sera inoltrata per proseguire (forse) ciò che il lavoro gli aveva fatto interrompere prematuramente al mattino.
Persa nei suoi pensieri e occupata a massaggiare le terga doloranti, E. non si accorse subito del suono del campanello…si alzò solo dopo qualche minuto, temendo fosse il padre tornato anzitempo; invece era il buon M., pronto a consolare la ragazzina e a farle dimenticare l’umiliante punizione….

Probabili sviluppi della storia di E. potrebbero giungere in seguito.

Red Paddle.

A cena

1 Dicembre 2011

Questo racconto ci viene inviato da Noemi. Buona lettura.

Ora di cena. Lo so, ma non posso spegnere il pc.. non ora.. Ora di cena passata da cinque minuti. “Giulio, Valeria venite giù” ci si mette pure mia madre a gridare. Assolutamente svogliato spengo e scendo. La solita scenetta famigliare di ogni sera. Mia madre corre avanti e indietro dalla cucina sistemando le cose. La osservo dalle scale. Mi è sempre piaciuta e con me ha un rapporto del tutto particolare. E’ una donna sulla cinquantina, per me rimane sempre molto bella, ha ancora un fisico invidiabile e nonostante la mia arroganza nei suoi confronti, le voglio bene; a volte la provoco apposta. Casalinga, forte di carattere, ha sempre usato metodi duri per educarci. Mio padre, seduto capotavola è un uomo severo, cattivo, che non dimostra mai affetto, l’unico pensiero per lui è lavorare; condivide i metodi di mia madre. E poi c’è lei, mia sorella, Valeria. Aggraziata come al solito scende le scale, ha un anno più di me ed è assolutamente divina. Slanciata, un bel seno, gambe snelle, indossa un vestitino corto ma per nulla volgare, i capelli sempre raccolti e quegli occhi color nocciola fanno di me un suo piccolo schiavo, anche se lei non lo sa. Di buon carattere, orgogliosa, siamo molto legati.
Seduti a tavola iniziamo a cenare. Mio padre solitamente silenzioso chiacchiera con Valeria della scuola mentre io continuo occhi bassi a mangiare, non ho voglia di domande, ma ad un certo punto il discorso si sposta su di me “Allora Giulio sei pronto per domani?”; guardo mio padre un po’ incerto, non so nulla “domani?” richiedo.
Mio padre guarda mia madre che non lo lascia nemmeno parlare “ Avanti lo sai com’è Giulio, gliel’avrei detto prima di andare a letto” comincio a preoccuparmi “mamma esattamente cosa dovevi dirmi?”.
Senza rispondermi si alza e sparecchia, odio quando fa così “per favore qualcuno mi dice cosa devo fare domani?” guardo mio padre e poi mia sorella con aria un po’ spazientita “te lo dice tua madre dopo” mio padre si alza e va davanti alla tv segnale che con lui la conversazione è finita, mi resta mia sorella.. “Allora? Vale andiamo dimmi che devo fare?” sottovoce “Non posso dirtelo io lo sai..” stiamo bisbigliando “dai ti prego.. è qcs che ho fatto?” comincio a passare in rassegna ogni azione degli ultimi gg ma a parte sculacciate già prese non trovo nulla per cui possa essere ancora punito.
“no no ma è qcs che devi fare.. la fai una volta all’anno lo sai no?” ora capisco; blocco, terrore, paura, rabbia “no, no..!” appoggio la testa al tavolo “non me lo dire!” mia sorella mi accarezza la testa “dai io l’ho fatta il mese scorso, non è così dura!”. Dalla porta compare nostra madre, grembiule ancora indosso ci coglie di sorpresa. Guarda con severità mia sorella “Da quando le comunicazioni famigliari le dai tu?” Valeria si azzittisce di colpo sostiene lo sguardo, sta per accadere la catastrofe penso.. “mamma è colpa mia, le ho detto io che volevo saperlo, è solo colpa mia.. e poi, poi non l’ha detto.. io ancora non lo so” cerco di salvare la situazione ma con mia madre non funziona mai “tu non intrometterti, con te i conti li faccio dopo; credi di prendermi in giro?” sguardo che mi fulmina, mia sorella mi da un colpetto come a dirmi di tacere “mamma non è giusto che le cose gliele dite sempre all’ultimo, in fondo le deve sapere” “E pensi che sia giusto le sappia da te?” “no.. chiedo scusa” Valeria abbassa lo sguardo, le cose si mettono male; guardo attonito lo scambio di battute tra mia madre e mia sorella, non posso credere che è solo colpa mia. Sento Valeria che ribatte di nuovo “non è giusto però come ti comporti con lui! E’ vero non sono io che devo dire le cose, ma se lui me le chiede io non sto zitta.” non è la prima volta che mi difende ma le parole sono decise. Cala il silenzio per qualche secondo, la tensione è altissima.
Poi mio padre con il suo solito muoversi lento si alza dal divano. “Valeria, posizione!” basta una sola parola che per noi è da sempre un comando, un’imposizione, a farci comprendere che sta per arrivare una dura punizione. Non si discute più, ma questa volta non posso lasciare la situazione così e almeno ci riprovo “papà, sculaccia me, sono stato io a chiederglielo!”. Silenzio.. solo un gran silenzio. Mia sorella con molta dignità si mette in posizione senza dire una parola. La invidio a volte, lei non piagnucola, non implora, non lo fa mai, non è una che ti da soddisfazione. Appoggia le mani al tavolo, stende la schiena, divarica le gambe ed attende. Mentre guardo comincio pian piano ad eccitarmi.. fatico a mantenermi composto mentre la mia mano comincia a giocherellare sui jeans, pensando erroneamente che nessuno faccia a caso a me, ma mia madre se ne accorge subito “Giulio vedi di non eccitarti per favore!” arrossisco subito e imbarazzato mi sposto, la dove so che devo stare. Quando viene punito uno di noi due in presenza dell’altro, il non punito deve stare dietro ed osservare tutta la punizione. Dalla mia posizione vedo il bel fondoschiena della mia sorellina che attende impaziente. Il sedere è ancora coperto, immobile ma mio padre prende posizione e le solleva il vestitino. Piccolo fremito di mia sorella. Ora l’unica protezione sono un paio di slip sottili che lasciano intravedere le natiche. So che non rimarranno a lungo li. Con molta lentezza si sfila la cintura dai pantaloni e la piega in due. Sono molto eccitato, l’erezione spinge nei pantaloni mentre guardo la scena, gli occhi di mia madre puntati su di me. Mi sento cmq colpevole ed ho davvero paura per lei. Ho come l’impressione che nemmeno io rimarrò impunito stasera e l’idea di ritrovarmi nella stessa posizione con Valeria che guarda mi fa già sentire la pesante umiliazione di ciò che potrebbe accadere.
Nel silenzio più totale la voce di mio padre è come una sberla “molto bene signorina prima di cominciare vediamo di ripetere” dietro di lei, cintura in mano, le accarezza le natiche “cosa non devi fare?” qs è la solita domanda tipica con cui inizia mio padre ogni punizione; ci si può immaginare la risposta ma non sarà mai quella che lui ha in mente. Valeria risponde subito “non sono io che devo dire a Giulio quel che deve fare” silenzio.. poi improvvisa secca e credo dolorosa arriva la prima sculacciata con la mano “sbagliato!”. Valeria sobbalza, geme leggermente ma resta salda “non sei tu che devi dare nessun tipo di informazioni in questa casa, chiaro?” il tono è duro “si papà”.
“Ora forza, solleva bene il sedere, divarica le gambe e iniziamo” Mia sorella si sistema meglio, obbediente senza protestare ma cmq rassegnata e mio padre comincia.
La cintura fende l’aria e schiocca ogni volta che colpisce il sedere di mia sorella. Una, due tre.. dieci.. venti volte… Mio padre colpisce con precisione entrambe le natiche con ogni colpo e non da spazio al riposo per il povero culetto di mia sorella. Valeria si agita, geme, muove il sedere ondeggiando ma non fa una piega. Dopo venti colpi non chiede pietà e non piange, al suo posto io sarei già piegato per terra chiedendo di smettere. Chiudo gli occhi ogni volta che la colpisce. Non sopporto il rumore che fa. Quando la cinghia si ferma lei non si muove tiene le mani ancorate al tavolo. Mio padre le abbassa le mutandine fino alle ginocchia. Adesso ha un piccolo cedimento ma orgogliosa anche nell’imbarazzo, con voce ancora alta, dice solo “papà no!”; mio padre non perde occasione e la sculaccia con la mano “silenzio”. Dalla mia posizione posso vedere bene lo spettacolo che l’intimità di mia sorella offre. L’erezione diventa incontenibile e sfuggendo lo sguardo di mia madre la mano ritorna a sfregare sui jeans. Quando poi le fa divaricare ancora le gambe, la lascia completamente esposta alla mia vista. Il suo sesso è perfettamente depilato e sembra già essersi bagnata, come tra poco potrebbe accadere a me. Il culetto già arrossato, si riempie di segni dopo altri 30 colpi che Valeria con fatica sopporta. Vedo che si contrae di continuo movendosi con piccoli sobbalzi ad ogni colpo. La mia eccitazione è al massimo. Valeria geme ma non parla, mi immagino il suo imbarazzo nel sentirsi così; esposta ed in balia non solo di mio padre ma anche di me e mia madre che osserviamo la scena. Dopo 50 colpi totali mio padre si ferma. Incurante di ogni cosa continuo dolcemente ad accarezzarmi. Le accarezza le natiche e le da due colpetti. Segnale, punizione finita. Mi riprendo un attimo mentre mia sorella si ricompone. Si solleva, ora è chiaro quanto imbarazzo abbia provato, occhi lucidi e faccia rossa. A qs punto ci sarebbe il castigo ma stranamente mio padre fa rivestire mia sorella che con un gemito si copre tirando su le mutandine ;la vedo che si accarezza le natiche, dolorante ma senza dire una parola. Concentrato come sono su di lei ripensando al suo culetto e alla mia erezione nemmeno mi accorgo che mio padre mi prende per un braccio e mi tira verso il divano. E’ un attimo e mi trascina con forza, nemmeno il tempo di protestare. Mi da due sberle e di colpo velocemente mi abbassa i pantaloni e i boxer; l’erezione esplode in un attimo non ho tempo di coprirmi perché comincia a battere sul mio pene duro con la cintura. Il dolore che sento è atroce ma non è nulla al confronto dell’umiliazione che provo girandomi verso Valeria che sta fissando la scena, occhi spalancati. Passato lo sgomento comincio ad urlare per il dolore e mi divincolo con l’unica conclusione di sbattere contro il divano e cadere. Per terra con i pantaloni calati e l’erezione che ancora pulsa mi copro un po’ e piangendo imbarazzato comincio ad implorare, mentre mio padre non smette di colpirmi ovunque. Mi odio per non essere forte come lo è stata lei ma è troppo per me. “Papà ti prego sculacciami.. ma non li fa troppo male..” perso cerco lo sguardo di mia madre chiedendole un aiuto che so che non arriverà. Mi difendo come posso ma ho, come sempre succede, una voglia immensa di venire, di toccarmi nonostante le conseguenze. Ad un certo punto mio padre mi fa alzare di forza e mi fa sdraiare pancia sotto sul divano. Fatico ed inciampo, è lui che mi tiene su. Guarda mia madre “spoglialo e prepara il divano” si allontana. So che userà la bacchetta. Mia madre mi sfila le scarpe “mamma fallo tu. sculacciami tu per favore, non lui, fallo tu, per favore andiamo di sopra, è mamma, andiamo su..” le mie richieste inascoltate proseguono mentre mia madre mi spoglia come un bimbo, resto solo con la maglia; non protesto ma la vergogna è insopportabile, vorrei solo mia sorella non guardasse. Mi mette due cuscini proprio dove l’erezione continua a pulsare con l’unico risultato di farmi venire ancora più voglia. Gemo e sobbalzo un po’. Mi sento in balia dello sguardo di mia sorella che so essere dietro di me. Non sopporto di stare così, sedere alzato pronto per essere colpito. Dopo un tempo che mi sembra interminabile mio padre ritorna. Bacchetta alla mano fende l’aria. Niente domande per me, si inizia subito “apri bene le gambe” ordina “Papà, solo non in mezzo per favore” imploro ancor prima di iniziare. Mi sento davvero sciocco. Lui nemmeno mi risponde e comincia a colpire prima lentamente poi sempre più veloce. Non è metodico colpisce dove capita; in mezzo, in alto in basso, ai testicoli, non fa differenza. Mi agito, vorrei avere un po’ di dignità come Valeria, ma io non sono come lei. Tiro i piedi, stendo le gambe ma a nulla serve; il bruciore che provo mischiato ad un incredibile voglia di godere mentre il mio pene durissimo sfrega sui cuscini mentre sobbalzo, sono sensazioni che sanno di immenso piacere mischiato ad una dolce e lenta sofferenza. Dopo poco comincio a gridare cercando di chiudere un poco le gambe che mio padre mi fa costantemente tenere spalancate. Improvvisamente mentre urlo così sento che l’orgasmo è vicino, ma non voglio che nessuno si accorga. Mentre penso queste cose il mio fisico ha vita propria e non posso fermarmi. Assecondo le bacchettate mentre lascio che l’orgasmo esploda. Dura poco il momento esaltante. Comincio a chiedermi chi se n’è accorto o se, se ne accorgerà qualcuno. 50 bacchettate ho il sedere rosso fuoco, un bruciore indescrivibile, non sono più eccitato e quel che mi rimane è solo un’immensa vergogna. Mio padre si ferma. “in piedi” ordina. Dolorante mi alzo, cerco di asciugare le lacrime. Mi copro con le mani, so di essere sporco, prego che nessuno lo veda ma mio padre lo sa fin troppo bene “vedo che ti è piaciuto, dobbiamo ricominciare?” resto in silenzio testa bassa sperando che tutto finisca in fretta. Come ogni volta arriva la domanda, stasera però solo alla fine … “cosa devi fare Giulio domani?” “la visita medica papà!”.

Sculacciato dalla zia per aver fatto sega a scuola

29 Novembre 2011

Gabriele73 ci invia il suo primo racconto di sculacciate:

Questa volta mi ero cacciato in guai molto grossi. Sapevo che le avrei prese di santa ragione. Quella mattina, siccome avevamo un compito in classe di matematica e non avevamo studiato niente, io e il mio amico Gianni, avevamo deciso di fare sega a scuola. Purtroppo, la zia di Gianni ci aveva subito beccati e aveva chiamato mia zia, che era venuta a prendermi a casa del mio amico.
“Perché hai l’hai fatto, Gabriele?” mi chiese zia con tono freddo e severo, mentre, in macchina, tornavamo casa.
“Non lo so… è stata una stupidaggine”, risposi con voce flebile, guardando davanti a me.
“Bene, quando saremo a casa la pagherai cara questa stupidaggine: passerai molto tempo sulle mie ginocchia”, mi disse lazia.
“Me ne darai tante?” chiesi nervosamente, voltandomi timidamente vero di lei.
“Sì, Gabriele, e con i pantaloni e le mutande abbassate. Non pensi di meritartele?”
“Sì, credo di sì», risposi.
Durante il resto del tragitto, non parlammo più. Io pensavo alla sculacciata che stavo per prendere: mi era già capitato molte volte di prenderle da mia zia, con la quale abitavo quando mia mamma doveva assentarsi per lavoro, e sapevo che per un bel po’ di giorni non avrei potuto sedermi senza provare dolore.
Una volta rientrati a casa, la zia mi disse: “ Vai in camera tua, tirati giù i pantaloni e aspettami in ginocchio”
Io obbedii. Poco dopo, mia zia entrò nella stanza, tenendo in mano una grossa spazzola per capelli; io ero in ginocchio di fronte al muro, con i pantaloni abbassati alle caviglie.
“Mi sculacci con quella?” chiesi, voltando la testa e guardando nervosamente la spazzola.
“Te le do prima con la mano e poi con la spazzola”, rispose la zia.
Si sedette sul bordo del letto. “Vieni qui, Gabriele” mi disse. Lentamente mi avvicinai, incespicando con i pantaloni alle caviglie. «Giù le mani lungo i fianchi,” ordinò. Fece scivolare la sua mano nelle mie mutande e le tirò giù. Io mi affrettai a coprire il mio pene con le mani, ma la zia me le fece rimettere lungo i fianchi. Poi mi fece assumere la posizione sulle sue ginocchia. La zia alzò la mno e la sculacciata iniziò.
Io piangevo e scalciavo. Il mio sedere assunse presto un colore rosso chiaro che , col progredire della sculacciata, passò ad un colore rosso intenso: mi faceva già male e sapevo che dovevo ancora prenderle con la spazzola. Dopo una cinquantina di robuste sculacciate sulle natiche nude, il mio sedere era ormai di un rosso molto scuro. Mia zia afferrò la spazzola: “Ti prego zia, basta! Per favore, non darmene più!”, la implorai singhiozzando.

Lei ignorò le mie suppliche, alzò la mano e colpiì con la spazzola la mia natica sinistra. Urlai per il dolore e agitai i piedi in aria. Mia zia mi colpì con la spazzola una seconda volta, questa volta sulla natica destra. Continuò a sculacciarmi con la spazzola, alternando le natiche finchè furono entrambe di un colore violaceo. Sicuramente, per parecchi giorni a venire, stare seduto a scuola tutta la mattina sarebbe stato molto doloroso. Quando la zia smise di sculacciarmi, avevo smesso di urlare ed il mio era ormai solo un misero piagnucolìo.
Mi fece alzare. Il mio pene era eretto, perché aveva sfregato contro le ginocchia della zia durante la punizione. Mia zia lo guardò e sorrise lievemente. Mi vergognavo tremendamente, e ciò mi fece di nuovo singhiozzare. La zia mi ordinò di mettermi per mezzora in ginocchio, fronte al muro, mani dietro la testa, con il divieto assoluto di toccarmi il sedere livido e gonfio. Poi mi mandò a letto senza cena.
Sicuramente, la prossima volta, prima di fare sega a scuola, ci avrei pensato due volte!

Racconti di sculacciata: punizioni in famiglia

29 Settembre 2011

Questo racconto ci viene inviato da Elisa: buona lettura!

Era il mese d’agosto del 1972, come ogni anno mia madre mi andava alle terme a curarsi
Ed io ero mandato da mia zia Ester (sorella di mia madre) che abita in un paesino della
Provincia di Pavia, a trascorrere il mese d’agosto in campagna: mia zia era vedova con tre figli.
Gia i miei cugini: Fabiana,20 anni molto bella e attratta dai ragazzi unico motivo di soventi sculacciate
Fino ai 13 anni obbediente e brava a scuola, Floriana 19 anni: “la pecora nera” molto intelligente ma,
oziosa e disobbediente nell’ aiutare la zia in casa e sempre da spronare e sculacciare, Federico 18 il
buono ma spesso usato dalle sorelle come capo espiatorio delle loro malefatte ( soprattutto di Floriana)
con loro esisteva ed esiste tuttora Bellissimo rapporto anche se la mia preferita e sempre stata Floriana
sia come carattere sia per la capacità di cacciarsi nei guai a perché anche lei era abbonata alle sculacciate
la severità di mia zia e pari o forse superiore a mia madre: cosa che rendeva mia madre sicura che
anche senza di lei sarei stato controllato ed educato come si deve, e malgrado l’affetto che la zia
provava nei miei confronti non lesinava sculacciate anche a me.
Ma veniamo ai fatti, arrivai a casa della zia nel primo pomeriggio di un lunedì assolato,
accompagnato da un lontano cugino, che per lavoro si recava da quelle parti: mi lascio davanti alla
villetta della zia e mi accorsi dalle voci che uscivano dalla casa che mio cugino Federico stava
subendo una sculacciata (cosa non rara per Federico), suonai il campanello ed entrando vidi Federico
in ginocchio faccia al muro singhiozzante e con il culetto arrossato dalle sculacciate:
Fui accolto con il solito entusiasmo dalla zia ma non dalle cugine che se ne stavano a testa china in
un angolo,pensai che dopo sarebbe toccato e loro ma non dissi nulla ed andai con la
zia a disfare i bagagli e a cambiarmi : chiesi alla zia cosa avesse combinato Federico e mi disse che
non aveva fatto i compiti e aveva rotto dei vasi in giardino giocando a palla (cosa che gli era stata
proibita) mentre la zia sistemava i bagagli io mi cambiai (calzoncini corti canotta e sandaletti di gomma
come si usava in quegli anni non era ancora cominciata l’epoca delle mode) e tornammo in cucina
dove Fabiana e Floriana aspettavano non senza timori il nostro ritorno: ALLORA SIGNORINE
ADESSO TOCCA A VOI disse zia Ester con voce ferma e severa, si avvicino Floriana e le diede due
Ceffoni che fecero scoppiare mia cugina in lacrime: NON DOVEVI STARE ATTENTA A
FEDERICO E SISTEMARE QUEL PORCILE DELLA TUA STANZA!! SI MAMMA rispose :MA
COME AL SOLITO NON HAI OBBEDITO E SEI RIMASTA TUTTA LA MATTINA A
POLTRIRE A LETTO E A PARLARE CON QUELLA PUTTANELLA DAL BALCONE VERO!!!!
(la “puttanella” in questione si chiamava Erika una ragazza di 16 anni molto disinibita che si era
trasferita da Milano nel paesino con la famiglia da qualche mese, sulle due cugine aveva un grande
ascendente ma la zia riteneva pericolosa per la moralità delle ragazze) Mia cugina non rispose e la zia
continuo a rimproverarla, non era una mancanza grave ma la zia voleva punire il fatto del ‘amicizia con
Erika, anche perché le mie cugine avevano assunto dei comportamenti strani parlavano sboccato
Ed altro ancora questi erano i rimproveri della zia: e senza che mia cugina riuscisse a giustificarsi
(cosa inutile) slaccio i nodi che chiudevano sulle spalle il vestitino azzurro di Floriana che scivolo alle
caviglie lasciandola con le mutandine, da un cassetto prese il cucchiaio di legno e ordino alla figlia di
chinarsi sul tavolo gli sfilò le mutandine scoprendo il delizioso culetto bianco di Floriana, (dalla mia
posizione riuscivo a vedere i piccoli seni e una parte della vulvetta glabra ,cosa che alla mia età mi eccito
molto)e comincio a colpirla con decisione: CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, Floriana piangeva a
Dirotto,e chiedeva perdono, il culetto era rosso e segnato dai colpi ma la zia non smetteva di colpirla
Malgrado le implorazioni della figlia che continuava a piangere, gridare e dimenare il culetto: CIAK
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK; dopo credo una
Quarantina di colpi la zia smise Floriana si mise in ginocchio e implorò la madre:PERDONO MAMMA
PERDONO TI PROMETTO CHE TI OBBEDIRÒ E NON PARLERÒ più CON ERIKA!!!!
PERDONO, PERDONO,PERDONO, PERDONO, PERDONO.
VEDREMO disse zia Ester e ricomincio a sculacciarla : CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
BASTA MAMMA TI PREGO BASTA, BASTA, TI PREGO.
Ancora una quarantina di colpi e mia zia terminò di sculacciare Floriana che piangeva e singhiozzava
Mostrando il culetto rosso e segnato, zia Ester gli ordinò,SVELTA ,IN GINOCCHIO FACCIA
AL MURO POI VEDREMO MA SCORDATI DI USCIRE PER QUESTA SETTIMANA!!!
Ora era il turno di Fabiana la zia disse: DA TE CHE SEI LA più GRANDE NON ME LO
ASPETTAVO ADESSO ANDIAMO IN GIRO A FARE LA SGUALDRINA CON I RAGAZZI
( la zia aveva sorpreso Fabiana con un ragazzo.in un portone poco distante da casa
mentre si baciava e il ragazzo la toccava nelle parti intime e sui seni) PUTTANELLA
CIAFF,CIAFF,CIAFF arrivarono puntuali i ceffoni SEI TROPPO GIOVANE PER QUESTE COSE
CIAFF,CIAFF,CIAFF TI AVEVO AVVISATO AVERE UN RAGAZZO VA BEVE MA
QUESTE SCONCEZZE NON LE PERMETTO, FABIANA SPOGLIATI IMMEDIATAMENTE
QUESTA VOLTA NON TE LA SCORDI!!!!
Mia cugina che gia aveva gli occhi rossi quando arrivai scoppio a piangere, MAMMA, NON DAVANTI
AD ENRICO TI PREGO, NON AVRAI VERGOGNA DI TUO CUGINO TI A GIA VISTA NUDA
UN SACCO DI VOLTE SPICCIATI O PEGGIO PER TE.
Esito, MAMMA TI PREGO, TI PREGO; CIAFF,CIAFF altri due ceffoni e Fabiana obbedì.
Sapeva di avere sbagliato anche perché: per uscire con il ragazzo in questione aveva lasciato a casa
Floriana e Federico, pochi istanti e Fabiana era completamente nuda per me era una visione eccitante
Molto più di prima, visto che FABIANA era ormai una donna a tutti gli effetti in quanto a misure e
Bellezza
Ero eccitatissimo e non mi accorsi che la zia era uscita dalla cucina ed era tornata tenendo in mano il
“FUET” termine dialettale per indicare una sorta di frustino che si ottiene intrecciando dei rametti di salice
strumento molto usato in campagna per gli animali ma anche per i figli.
Io non le avevo mai prese con il FUET ma la mamma ricordava che la nonna la puniva con questo
Frustino artigianale che era dolorosissimo, e prometteva di usarlo se fossi stato bocciato.
Fabiana venne fatta chinare sul tavolo la zia comincio a colpire: CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, il frustino sibilava nell’ aria mentre Fabiana piangeva tentando di soffocare il dolore
Dei colpi solo dei sordi gemiti uscivano dalla sua bocca, ma la sua resistenza duro poco e comincio a
Implorare la madre: MAMMA PIETA’ BASTA TI PREGO PERDONO, PERDONO TI SUPPLICO
BASTA, BASTA, PERDONO, PERDONO, PERDONO, PERDONO AHI,AHI,AHI : ma la zia
Non raccoglieva le suppliche della figlia: E TROPPO TARDI PUTTANELLA QUESTO E NIENTE e
continuo a colpire, il supplizio duro almeno 15 minuti.
Fabiana ormai senza fiato e stremata dalle frustate cadde ai piedi della zia: MAMMA NON LO FARO
più NON VEDRÒ PIÙ ANDREA PERDONAMI PERDONAMI,FARO QUELLO CHE VUOI MA NON
PICCHIARMI PIÙ TI SUPPLICO MAMMA!!!!!
Io durante la punizione di Fabiana ero rimasto in un angolo dove pero era possibile vedere tutto
In particolare le intimità di Fabiana che nel dimenarsi faceva oscillare i seni sodi e torniti mentre da uno
specchio posto dietro Fabiana si vedeva li culetto che si arrossava e segnava sotto i colpi della zia
e poco sotto si vedeva il suo sesso ce si muoveva ritmicamente spinto dai movinementi che Fabiana
faceva nel vano tentativo di evitare il “FUET”,quella scena fu la cosa più eccitante che avessi mai
visto e mi eccitai moltissimo tanto che i calzoncini si gonfiarono e bagnarono spinti da una improvvisa
erezione (a tredici anni credo sia comprensibile).
Fabiana continuava ad implorare il perdono della madre, PERDONAMI, PERDONAMI FARO LA
BRAVA NO DOSOBBEDIRO più, la zia la mando faccia al muro e aggiunse CERTO CHE NON LO
FARAI PIU DOMANI ANDRAI IN COLLEGIO DA ZIA ADELE (zia Adele suora Orsolina dirigeva
Un collegio vicino Padova) CI RESTERAI FINO AL DIPLOMA! Fabiana piangeva e singhiozzava
In ginocchio e non disse nulla, mentre io che ero rimasto in disparte ad assistere alle punizioni
Di Fabiana e Floriana senza dire nulla, quando la zia si avvicino e disse: FAI IL BRAVO FINO A CHE
RESTI QUI ALTRIMENTI CE NE SONO ANCHE PER TE! Quando si accorse dei pantaloncini
bagnati e dell’erezione e partirono due schiaffi CIAFF,CIAFF SCHIFOSO NON TI VERGOGNI
Sapeva di avere sbagliato anche perché: per uscire con il ragazzo in questione aveva lasciato a casa
Floriana e Federico, pochi istanti e Fabiana era completamente nuda per me era una visione eccitante
Molto più di prima, visto che FABIANA era ormai una donna a tutti gli effetti in quanto a misure e
Bellezza
Ero eccitatissimo e non mi accorsi che la zia era uscita dalla cucina ed era tornata tenendo in mano il
“FUET” termine dialettale per indicare una sorta di frustino che si ottiene intrecciando dei rametti di salice
strumento molto usato in campagna per gli animali ma anche per i figli.
Io non le avevo mai prese con il FUET ma la mamma ricordava che la nonna la puniva con questo
Frustino artigianale che era dolorosissimo, e prometteva di usarlo se fossi stato bocciato.
Fabiana venne fatta chinare sul tavolo la zia comincio a colpire: CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, il frustino sibilava nell’ aria mentre Fabiana piangeva tentando di soffocare il dolore
Dei colpi solo dei sordi gemiti uscivano dalla sua bocca, ma la sua resistenza duro poco e comincio a
Implorare la madre: MAMMA PIETA’ BASTA TI PREGO PERDONO, PERDONO TI SUPPLICO
BASTA, BASTA, PERDONO, PERDONO, PERDONO, PERDONO AHI,AHI,AHI : ma la zia
Non raccoglieva le suppliche della figlia: E TROPPO TARDI PUTTANELLA QUESTO E NIENTE e
continuo a colpire, il supplizio duro almeno 15 minuti.
Fabiana ormai senza fiato e stremata dalle frustate cadde ai piedi della zia: MAMMA NON LO FARO
più NON VEDRÒ PIÙ ANDREA PERDONAMI PERDONAMI,FARO QUELLO CHE VUOI MA NON
PICCHIARMI PIÙ TI SUPPLICO MAMMA!!!!!
Io durante la punizione di Fabiana ero rimasto in un angolo dove pero era possibile vedere tutto
In particolare le intimità di Fabiana che nel dimenarsi faceva oscillare i seni sodi e torniti mentre da uno
specchio posto dietro Fabiana si vedeva li culetto che si arrossava e segnava sotto i colpi della zia
e poco sotto si vedeva il suo sesso ce si muoveva ritmicamente spinto dai movinementi che Fabiana
faceva nel vano tentativo di evitare il “FUET”,quella scena fu la cosa più eccitante che avessi mai
visto e mi eccitai moltissimo tanto che i calzoncini si gonfiarono e bagnarono spinti da una improvvisa
erezione (a tredici anni credo sia comprensibile).
Fabiana continuava ad implorare il perdono della madre, PERDONAMI, PERDONAMI FARO LA
BRAVA NO DOSOBBEDIRO più, la zia la mando faccia al muro e aggiunse CERTO CHE NON LO
FARAI PIU DOMANI ANDRAI IN COLLEGIO DA ZIA ADELE (zia Adele suora Orsolina dirigeva
Un collegio vicino Padova) CI RESTERAI FINO AL DIPLOMA! Fabiana piangeva e singhiozzava
In ginocchio e non disse nulla, mentre io che ero rimasto in disparte ad assistere alle punizioni
Di Fabiana e Floriana senza dire nulla, quando la zia si avvicino e disse: FAI IL BRAVO FINO A CHE
RESTI QUI ALTRIMENTI CE NE SONO ANCHE PER TE! Quando si accorse dei pantaloncini
bagnati e dell’erezione e partirono due schiaffi CIAFF,CIAFF SCHIFOSO NON TI VERGOGNI

Racconto di una ragazza

17 Agosto 2011

Questo racconto di sculacciate ci viene inviato da Elisa. Buona lettura a tutti!

Elisa una ragazzina di 18 anni per un motivo o un altra era sempre punita.Un giorno tornata da scuola con la pagella tra le mani e un altro foglio li fa firmare dai genitori,loro non vedono che il foglio è una nota quindi elisa se ne va in camera sua tranquilamente.Il giorno dopo verso le 4 suona il telefono la madre va a rispondere e la telefonata era della scuola di elisa che comunicava alla madre che sua figlia aveva preso in tutto l’anno una cinquantina di note.La madre si stupisce al gran numero perche controllava sempre il suo diario e nemmeno una nota aveva toccato le pagine di quest’ ultimo; il preside le spiega che elisa diceva che non aveva il diario cosi le insegnanti erano costrette a scrivere la nota su dei fogli bianchi; la madre annuisce e saluta il preside.Elisa ignara di tutto questo continua a guardare la televisione ma sua madre si mette davanti alla tv con il viso rosso rosso come se stesse per scoppiare e infatti subito dopo…si mette a uralare dicendole:”FAMMI VEDERE TUTTE LE NOTE CHE HAI PRESO IN QUESTO ANNO O SENNO SONO GUAI”elisa tranquilla le dice che nn ha preso nessunissima nota allora la madre propria arrabiata la porta al telefono e le fa ascoltare il discoro tra lei e il preside;Elisa alle ultime parole del messaggio cerca di scappare ma la madre con il suo svelto braccio la prende e..elisa capisce che è in guai seri.La madre le dice di andare nella sua camera lei obbedisce.Dopo cinque minuti la porta si apre e vede sua madre con una paletta di legno tra le mani elisa terrorizata sa gia cosa accadrà,la madre le dice di tirarsi giu i pantaloni e di mettersi sulle sue gambe.Li iniziano i dolori;la prima palettata era stata molto dura e anche la seconda e la terza ma in pratica tutte e 50;la madre dopo la cinquantesima si ferma e dice ad elisa di togliersi anche le mutande,elisa obbedisce pure a questo ma intanto la madre da sotto il letto tira fuori il battipanni(che aveva nascosto se fossse successa una cosa del genere),Elisa gia con le lacrime sul viso inizia a dire no no questo no, ma la madre sembra nn aver sentito e ecco la prima sculacciata con il battipanni, fino ad arrivare a cento non se la smise,le sculacciate durarono almeno un ora.La madre le disse che si poteva alzare e andare sul letto; detto questo la madre se ne andò.Elisa continuava a piangere senza mai fermarsi intanto sua mamma stava facendo una telefonata al marito raccontandogli l’accaduto.Verso le sei e mezza la porta della camera si riapre ed elisa vede suo padre furibondo allora capisce che la mamma gli ha raccontato tutto.Elisa urlando dice al padre:”ME LE HA DATE GIA MAMMA QUINDI TI PREGO NO ANCHE TU” ma il padre nn ascolta dice di togliersi subito pantaloni e mutande e di mettersi sulle sue ginocchia la ragazza obbedisce e via con la prima sculacciata fino ad arrivare a cento e il padre con i suoi possenti muscoli va davvero male quasi quasi è meglio il battipanni penso Elisa;arrivati a cento il padre la sbatte sul letto e urlo che nn sarebbe uscita per almeno un mese e che il comuter nn lo avra per molto tempo se nn migliora il suo comportamento a scuola,detto questo il padre se ne va sbattendo la porta e lasciando elisa immobile a piangere sul letto con il sedere rosso con lividi da tutte le parti.

ALEX E LUISA SCULACCIATE IN FAMIGLIA PARTE II

12 Agosto 2011

Questo racconto ci è inviato da Warold, buona lettura!

Dopo l’ultima sculacciata, Alex e Luisa trascorsero più diligentemente i due mesi successivi. Luisa divenne meno distratta per strada, e riuscì a evitare di parcheggiare il motorino in divieto di sosta, Alex si impegnò a scuola portando a casa dignitosi risultati. Se non altro, divenne più educato con i professori e limitò le assenze.

La mamma dei due, Lea, non li punì quindi per circa due mesi, e insieme al marito osservò come la disciplina da loro impartita stesse sortendo gli effetti sperati a lungo.

Che stessero diventando più responsabili, questo era fuori dubbio, e Lea quasi si beava del fatto che la rigida educazione servisse in fondo a migliorare i suoi figli.

Tuttavia, due mesi dopo l’ultima punizione, i due fratelli diedero nuovamente ragione ai loro genitori di ricevere un’altra, tremenda punizione.

Era un pomeriggio di sole, Alex era in bagno a farsi la doccia.

Uscito dal vano doccia, si asciugò e cominciò a guardarsi allo specchio.

Un fisico alto, slanciato, bei muscoli, e soprattutto un bel pisello, pendente su un grosso paio di testicoli.

Non poteva certo immaginare che la sorella Luisa, anche lei una ragazza carina e dall’ottimo fisico, con una terza naturale, lo stesse spiando dal buco della serratura.

Alex cominciò a tirarsi una sega, finchè si ritrovò tra le mani la solita furibonda erezione.

Luisa sospirò ed entrò.

Alex sorrise, non era la prima volta che la sorella si vedevano nudi, e soprattutto che Luisa tirasse una sega ad Alex, cosa che avvenne pochi istanti dopo.

Di solito Luisa non andava oltre una bella e lunga sega con la sua manina delicata e da diciottenne in calore.

Sfortuna volle che la madre, Lea, si trovasse a passare dal bagno in quel preciso istante, con un pacco di vestiti da portare a lavare.

I vestiti le caddero a terra, la bocca le si spalancò e cominciò a balbettare confusa.

Luisa e Alex si gelarono, impietriti, lei rimase con il pisellone di Alex in una mano, terrorizzata davanti alla madre che cominciò a gridare loro una ramanzina sul momento.

Li trascinò al piano di sotto, nel salotto, Alex completamente nudo, Luisa ancora vestita.

Chiamò il padre che si trovava in giardino, e ancora arrabbiata nera gli raccontò la vicenda.

Il papà scosse il capo contrariato alternato facce di disgusto a espressioni di sorpresa.

-          E’ del tutto inaccettabile questo vostro comportamento. Immotivato. Fare quelle cose…quelle sconcerie…- Proseguì con la ramanzina paterna che durò meno del previsto, concludendo:

-          Sono davvero deluso , ragazzi. Ma credo che vostra madre saprà come punirvi per benino-

-          Certo, caro. Voi due porcelli riceverete oggi una punizione come si deve. Dimenticate la mia solita magnanimità. Comincerò con la cintura.-

Questa volta non spedì uno dei due all’angolo impedendogli di vedere la punizione dell’altro, ma fece sedere Alex sulla poltrona davanti al divanetto su cui avrebbe punito per prima Luisa, che già frignava.

-          Avanti, Luisa, nuda.-

Tremante, la bella Luisa si tolse tutti i vestiti finchè rimase nuda.

Alex, seduto, si portò le mani sul pube per nascondere l’erezione.

Lea se ne accorse.

-          E’ inutile tu che nascondi là sotto. Di quello ce ne occuperemo dopo.-

Lea guardò negli occhi Luisa, gemente e nuda davanti a lei.

-          Quello che hai fatto è molto grave e mi ha deluso moltissimo.-

Le cinse la vita e le schiaffeggiò il culetto splendente.

Con una mano le sorvolò la passerina.

-          Sei già bagnata…- balbettò.

Partì uno schiaffo in pieno volto della figlia, che scoppiò a piangere.

La fece mettere a quattro zampe sul divanetto e le fece divaricare le gambe.

Alex poteva ammirare le profondità più intime della sorella: le due labbra rosse e carnose.

Presa la cintura, Lea cominciò una raffica di colpi – swischi, sdisch, schisch!- sulle chiappe di Luisa, che si colorarono di rosso dopo pochissimo tempo. I colpi di cintura erano precisi: interno cosce, passera, mele, interno coscia, passera, mele.

Al settantesimo colpo, le chiappe di Luisa presentavano vergature rossastre, e la ragazza piangeva per il dolore.

-          Rimani in posizione.- le ordinò severamente la madre.

-          Occorre mettere un argine alle tue voglie. Dopo che hai perso la verginità anale hai un’irrefrenabile voglia. Ma so come limitare la libido di voi puttanelle.-

Detto questo si recò in cucina e tornò con un tappo dal diametro di alcuni centimetri.

Lo mostrò a Luisa, e cominciò a sculacciarla a mano nuda, finchè spalancò le chiappe e senza ungerle di vasellina, vi infilò dentro il tappo, spingendolo fino in fondo.

Luisa urlò per il dolore, la rabbia e cocente per l’umiliazione di essere vista dal fratello.

-          Bene, la tua punizione termina qui. Dovrai naturalmente portare questo tappetto per tutto il tempo che durerà la punizione di tuo fratello, per cui vai sulla poltrona e tu fatti avanti. Se te lo togli o lo fai cadere avrai un supplemento doloroso!-

Si diedero il cambio, e Alex, giù nudo, raggiunse Lea.

Lea indicò la sua enorme erezione.

-          Io non so come definirti. Ti eccita tutto questo?-

Non lo fece rispondere.

-          Ti piace essere masturbato da tua sorella? Ma ti rendi conto della gravità della tua azione!?-

Lo prese per un orecchio e gridò:

-          Mai più sotto questo tutto voglio che accada una cosa simile! Se vi ribecco state pur certi che vi frusto a sangue.-

E concluse con uno schiaffò sull’asta di Alex, che si piegò in due per la sorpresa e per il dolore.

-          Adesso siediti, Alex.-

Estrasse un lungo righello in plastica rigida.

-          Siediti e apri bene le gambe.-

Alex fece come gli era stato ordinato.

Lea gli poggiò il righello su una coscia e cominciò a colpirla con colpi precisi ma schioccanti.

Colpì le cosce di Alex per tre minuti di fila, poi con una mano retrasse la pelle del pene eretto e diede cinque colpi con il righello sull’asta dell’erezione.

Alex ringhiò per il dolore.

Due colpi sul glande, una scappellata lunga e dolorosa, e infine gli strinse nella morsa della sua mano il pene per cinque minuti buoni; poi altri colpi, lasciando infine un’erezione rossa e gonfia.

-          Adesso sulle mie ginocchia, ti sculaccio.-

Se lo caricò sulle ginocchia dopo avergli imprigionato l’erezione fra le gambe, e cominciò con la mano destra a calare una micidiale raffica di colpi sulle chiappe del figlio, che in poco tempo divennero rossissime. Le colpiva senza risparmiare un angolo di pelle.

Fu tuttavia interrotta dal possente grido di Luisa, che scattò in piedi togliendosi dal culo il tappo che scaraventò addosso alla madre, colpendola in fronte.

Lea si alzò in piedi, agghiacciata.

Rossa in viso, Luisa ruggì:

-          Mi sono rotta i coglioni di queste stupide e assurde punizioni! Sei una depravata!-

Lea balbettò, di fronte la figlia ribelle, Alex si era scostato rannicchiandosi in fondo al salotto e massaggiandosi il sedere in fiamme.

-          Lo sai che sei?!- proruppe ancora Luisa.

-          Una troia!-

SBAM!

La risposta, anzi, lo schiaffo con cui Lea colpì la ribelle fu talmente forte che la figlia girò su se stessa ricadendo indietro sulla poltrona.

Lea, gridando dalla rabbia, si avventò sulla figlia, riversa a pancia in giù, e come se fosse sopra una cavalla indomabile, cominciò a sculacciarla con una velocità e una rabbia tale che le mani a stento si muovevano.

Di risposta, anche Lusia piangeva e ruggiva parolacce.

Allora la mamma fece piovere quelle meteore, perché non si poteva definire una semplice pioggia di sculacciate, sulla passera, che graffiò, sculacciò e colpì più volte.

La furibonda sculacciata proseguì un quarto d’ora.

Alla fine, con eccessiva foga, la madre le ritappò il culo con il tappo di prima e le stuzzicò la figa con un grosso pennarello nero, con colpi che la fecero piangere.

Lea si rialzò ansimante e come una dominatrice uscita vincitrice.

Ansimando si rivolse ad Alex.

-          Tu va’ in camera tua e restaci. Io mi devo occupare di tua sorella, che vuole fare l’eroina.-

La afferrò per i capelli e la tirò su in piedi.

-          La porterò a fare un bel clistere di due litri di acqua gelata.-

Luisa gridò rabbiosa e urlando ulteriori parolacce alla madre, che infilò una mano tra le gambe di Luisa stringendo in una implacabile morsa la passera, e girando la mano.

-          Oh, sì, cara, un bel clistere!-