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Racconto di sculacciate: La punizione di Chiara

25 Agosto 2010

Diamo il benvenuto a Franx che invia il suo primo racconto! Grazie all’autore e buona lettura a tutti!

Mi presento: mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e frequento l’ultimo anno di Liceo Classico.
Altezza media, magra, terza di reggiseno: sono una ragazza piuttosto normale, cresciuta in una famiglia molto “liberal”, dove non ho mai ricevuto nemmeno un buffetto, essendo una ragazza tralaltro molto responsabile.
Non è così invece per Francesca, la mia migliore amica, che oltre ad avere un certo caratterino, ha anche una particolare situazione familiare: dopo la morte del padre, la madre si è risposata con un uomo, Andrea, che fin da subito ha mostrato le sue doti educative con la allora bambina; con lo sbocciare dell’adolescenza di Francesca, e in particolare guarda caso di una sua quarta di reggiseno, le punizioni sono stranamente aumentate: Francesca è ora una ragazza con un fisico invidiabile, e le poche volte che l’ho sbirciato in biancheria,
Una sera i genitori della mia amica uscirono per un convegno, dove poi sarebbero rimasti a dormire: Francesca colse la palla al balzo, mi invitò da lei, e subito decidemmo di dirigersi alla discoteca.
E li iniziò la prima discussione, perchè lei voleva prendere la BMW del patrigno, mentre io reputavo più prudente andare con la sua Panda da neopatentata, ma con Francesca era impossibile discutere, non c’era verso.
Arrivati in discoteca, io andai subito dai nostri amici, mentre invece Francesca cominciò a ballare con un ragazzo mai visto prima, ed a un certo punto non la vidi più.
Quando la andai a cercare era sdraiata su un divanetto con il ragazzo, la mano di lui sotto la sua gonna, e quando la tirai per portarla via di lì, mi diede addirittura uno schiaffo!
Esterrefatta, uscii fuori di corsa, intenta ad andarmene con o senza di lei, quando mi raggiunse correndoe pregandola di perdonarla.
Accettai, se non altro perchè aveva la macchina, e poi volle a tutti i costi guidare, nonostante le mie insistenze, perchè sospettavo avesse bevuto.
Non guidava molto bene, e ovviamente accadde il peggio: tamponammo la macchina davanti a noi, e un ora dopo eravamo al commissariato.
Arrivò subito il suo patrigno, che essendo il medico del commissario, riuscì con molto scuse e ringraziamenti a farci uscire subito, e poi ci portò direttamente a casa.
Francesca era terrorizzata: era uscita senza il loro permesso e aveva distrutto la macchina sportiva del patrigno ubriaca, sapeva cosa l’attendeva, mentre io ero tranquilla, visto che non avevo bevuto, e avevo cercato di fermarla in tutte le sue stupidaggini.
Arrivati a casa, il patrigno ci fece sedere sul divano e cominciò la ramanzina: ” Ma siete matte? andare in quei postacci, e guidare ubriache, ma non temete, perchè la punizione di stasera supererà qualsiasi vostra aspettativa”
Io protestai: “Ma io cosa c’entro? Non volevo prendere la sua macchina, non ho bevuto, avrei voluto guidare io e se non fosse per me Francesca si starebbe ancora facendo sbattere da quel ragazzo! E lei non può punirmi! Se mi tocca la denuncio!”
Il patrigno guardò Francesca “Che ragazzo? Ci penseremo dopo. Comunque hai ragione, non ho l’autorità per punirti” Mi stupii molto “ma posso di sicuro punire Francesca”.
Così dicendo la prese sulle ginocchia e cominciò a sculacciarla sulla gonna, con colpi forti e veloci; Francesca mugolava dal dolore, cercando di resistere, io ero imbarazzata per la punizione impartita di fronte a me, ma ero anche eccitato dal vedere la mia amica in quella posizione di sottomissione, e d’altronde se lo meritava…
La punizione durò a lungo, troppo a lungo, finchè Francesca urlando chiese ” ti prego basta, non mi hai mai sculacciato così a lungo” “intanto questa è solo la prima delle parti in cui è divisa la tua punizione, poi lo devi chiedere alla tua amica Chiara quandov uole che questo finisca” le rispose lui.
Io ero incredula: “Cosa? ma che vuol dire?” “Vuol dire che fino a che non subirai anche tu la giusta punizione che meriti, Francesca può anche dire addio alle sedie per un mese” “Non intendo cedere ai suoi ricatti!” “Beh, le cose stanno cosi: non mi interessa sapere di chi è la colpa e di chi no, ve la dovete vedere tra voi, ma intanto io sculaccerò entrambe, oppure Francesca avrà una punizione decuplicata!”.
Io non sapevo che fare, quando Francesca, che continuava a subire i colpi del padre, urlò “Ti prego Chiara, aiutami, poi ce la vediamo tra noi, ma salvami da questo pazzo”
Io pensai “Al diavolo! qualche colpo sui jeans non dev’essere la fine del mondo, la sta massacrando, e poi almeno mi dovrà un favore”" e gli dissi “Okay, ci sto”.
Il patrigno non parve sorpreso. Mi prese sulle ginocchia, mi carezzò il sedere per un attimo, annuendo della sua rotondità, e cominciò la sculacciata; i primi colpi non mi parvero molto duri, faceva molto meno male di uno schiaffo, ma poi aumentò sia il ritmo sia la forza delle sculacciate e sentii un calore sul sedere che mi faceva sentire ogni singola sculacciata.
La sculacciata finì con io che mugolavo e mi dimenavo sotto i suoi colpi, incapace di restare ferma per il dolore. Con un ultimo poderoso sculaccione sulla chiappa destra, Andrea mi fece alzare.
Andò in bagno, prese una spazzola, e tornò nella stanza, squadrandoci “Bene, adesso vi voglio in mutande per la seconda parte” tuonò, battendosi la spazzola sul palmo della mano. Ancora una volta protestai “Cosa? Ha avuto la sua sculacciata, ora basta! E non ho intenzione di mettermi in mutande davanti a lei! ” “Cosa pensavi?” mi rispose lui “che la sculacciata fosse quella del bambino con la nonna, cinque sculaccioni e via? Povera piccola, fai tanto la dura, ma poi non riesci a resistere nemmeno a una piccola sessione con la mano. E quando proverai la spazzola? e la cinghia sul culetto nudo? E poi per colpa vostra ho rinunciato a una notte di sesso con la mia sexy mogliettina” aggiunge, fregandosene della presenza della figlia “le vostre nudità sono una magra consolazione” Ma Francesca non aveva nemmeno fatto caso alla squallida battuta, ricordando con un brivido le volte che aveva subito il morso della frusta sul suo sedere.
“Francesca, togliti subito la gonna, e piegati sul tavolo, gomiti sul piano e sedere in alto” la mia amica era riluttante a spogliarsi, ma il padre le ordinò “Ora!” e quando se la fece scivolare ai piedi, si scoprì che Francesca…non portava le mutandine.
Andrea era allibito “Cosa? Ma stiamo scherzando? Francesca, sei andata in discoteca senza mutande, o forse c’entra quel ragazzetto di cui si parlava prima” L’imbarazzo della mia amica rivelò subito la risposta, e il patrigno si girò verso di me “E tu bell’amica che sei, che lasci che questa scema si comporti come una mignotta! Per insegnarvi il senso di responsabilità reciproco, ogni volta che Francesca urlerà, saranno 5 colpi in più per te Chiara”, e detto questo cominciò a colpirla alternando le due chiappe, le quali erano ormai passate da rosa a rosso vivo.
Francesca resistette fino alla cinquantesima sculacciata, poi cacciò uno strillo in occasione di colpi particolarmente forti o mirati. Dopo il centesimo, urlava senza ritegno, mentre il patrigno, guardandomi soddisfatto, contava ad alta voce i numeri delle urla. Io ero furiosa: “Francesca ma che cazzo, io ti paro il culo e tu mi metti ancora di più nei guai! Cerca di contenerti!” “ahiiaaaaa Chiara non ce la faccio, scusa scusa ahiaaaaaa” “Diciassette, diciotto” contava Andrea, sornione. Io cercai di controllarmi, vedendo il godimento che la mia frustrazione provava nel patrigno e aggiunsi, gelida “Vorrà dire che dopo faremo i conti, nel vero senso della parola”.
Un brivido mi scosse il corpo. Mi sentivo dominatrice, nel vedere la faccia impaurita di Francesca alla mie parole, sapendo che avrei avuto il diritto di decidere sulla sua punizione, e di disporre a piacimento del suo corpo.
Andrea mi riportò alla realtà: “Togliti i pantaloni, spankee ribelle, e piegati a novanta gradi, gomiti sul tavolo” Mi tolsi i jeans, covando pensieri di vendetta anche sul patrigno di Francesca, che mi poggiò una mano sul sedere, palpandolo, e dando qualche sculacciata preliminare.
Di scatto mi abbassò le mutandine, e prima che mi voltassi disse “Volevo vedere il colore del tuo culetto, sai, per avere poi un confronto prima-dopo” dopo di che, iniziò a colpirmi con la spazzola, con forza e a ritmo elevato.
Non aveva niente a che vedere con la mano, la spazzola colpiva indescrivibilmente più forte, con una sensazione di bruciore che non mi sarei mai immaginata.
Il dolore era fortissimo, mentre il patrigno della mia amica mi colpiva su tutte le parti del fondoschiena, godendo di ogni singolo colpo e del controllo sul mio corpo, ma io, con una prova di orgoglio, resistetti e non urlai, mugolando solo versi di dolore.
Quando finì ero stremata, al limite della sopportazione, ma contenta di me stessa, e feci per andare, quando lui mi prese all’altezza del seno, afferrandone uno e palpando con vigore, e mi costrinse con la forza di nuovo piegata sul tavolo.
Alle mie parole di protesta lui spiegò “ti mancano quelle bonus, vediamo, 23 urli della tua cara amica, fanno 115 spazzolate supplementari” e aggiunse, con una punta di sadismo “Francesca, mettiti davanti a lei dall’altra parte del tavolo, e voglio che tu, Chiara,la guardi negli occhi, e dopo ogni colpo dica il numero dello sculaccione e  ringrazi la tua amica, dicendo “Grazie Francesca, per questa sculacciata”.
Io non volli dargliela vinta, così fissai intensamente negli occhi Francesca, pensando a quello che sarebbe successo dopo: non avevo più dubbi, mi sarei vendicata sulla mia amica nello stesso modo in cui lei stessa mi aveva procurato questo tormento.
Lei era in piedi davanti a me, nuda dalla vita in giù, e io fissavo il suo corpo nudo, il suo pube peloso, il suo seno prosperoso ancora coperto dal top scollato, pensando alle punizioni più soddisfacenti per attuare la mia vendetta.
E poi iniziarono le sculacciate, che furono di gran lunga peggiori della precedenti: Andrea aveva cambiato tecnica, ora dava ogni colpo distanziato dai precedenti, in modo da poter prendere piu slancio. Il dolore, ovviamente, era raddoppiato.
“Uno! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Due! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Tre! Grazie Francesca per questa sculacciata!”
Non ce la facevo più, e mi sostenevo solo grazie al pensiero che dopo ci sarei stata io, dall’altra parte, così resistetti fino al cinquantesimo, quando cominciai a piangere, per il dolore e lo sconforto. Andrea se ne accorse, e sadicamente aumentò la forza dei colpi, in un crescendo di urla.
Al centesimo si fermò, e disse “Forse gli ultimi 15 te li vuole dare Francesca”. Lei disse di no, ma il patrigno aggiunse “O questi 15, con forza, sulle chiappe di Chiara, o 30 frustate sulle tue. Decidi” Francesca mi guardò e disse “Scusa Chiara, ma 15 colpi di spazzolo sono un centesimo di 30 frustate con la cinghia”. Io ero senza parole per la vigliaccheria della mia amica. In quella situazione mi ci aveva messo lei!
“Bene Francesca, ora posizionati dietro di lei, e colpisci forte, e tu Chiara, devi ringraziarla e chiederne ancora di più forti”. Mi rendevo conto che era il suo nuovo giocattolo, la ventata di novità nelle sue punizioni, ma ogni mia ulteriore riflessione fu cancellata dal colpo di Francesca, che non era fortissimo, ma comunque si sentiva, e in più era dato da lei, la ragione per cui ero mezza nuda a 90 gradi! “Grazie Francesca, ti prego, colpiscimi più forte”. E andammo avanti così per altri 15.
Prima che mi rialzassi, Andrea mi abbassò le mutandine, per verificare le condizioni delle mie chiappette: erano rossissime, e mi bruciavano oltre ogni immaginazione.
Lo lasciai fare, ma invece di rialzarmele subito dopo, me le abbassò ai piedi, dicendo ” Per l’ultima parte della punizione non ti servono, anzi, comincia a toglierti maglietta e reggiseno, perchè vi voglio completamente nude. Ora!”
Io titubai, mentre Francesca si spogliava. Non l’avevo mai vista nuda. Il suo seno, una quarta abbondante, era ancora meglio di come mi ero immaginata, e capii perchè Francesca era la ragazza più desiderata della scuola: con la mia terza raggiunta per eufemismo, le mie erano sì più sode, ma non erano nemmeno lontanamente belle come le sue. Improvvisamente, tutti i miei pensieri di punizione si focalizzarono su esse, anche se non sapevo ancora come. Ma ci avrei pensato…
Intando Andrea si era tolto la cintura, e con un colpo sulle cosce mi ricordò che anche io dovevo togliermi qualcosa, cosi mi affrettai a sfilarmi la maglietta e slacciarmi il reggiseno, prima che colpisse ancora, magari sulla mia patatina scoperta.
Ora eravamo l’una di fianco a l’altra, due ragazze attraenti di 19 anni completamente nude, ma due tipo diversi: la bellezza morbida delle curve di Francesca, e il mio corpo longilineo; anche i due boschetti erano diversi, il mio più chiaro e curato del suo.
Andrea ci guardò, valutandoci “Sai Chiara, ho sempre suggerito a Francesca di curare di più la sua fighetta, ma si vede che ai ragazzi che rimorchia in discoteca va già bene così, ma di tette preferisco quelle della mia figliastra, anche se dopo un po’ cominciavo a stufarmi: è bello avere un po’ di carne fresca” disse ridendo, senza nascondere la sua eccitazione, che d’altronde era ben visibile all’altezza della patta.
“Sarò clemente, ve ne darò solo venti a testa, così almeno posso tornarmene da mia moglie, dopo tutto questo sculacciare…” Si avvicinò e prese Francesca di forza, la piegòa 90 gradi e disse “Non vi conviene urlare, e Francesca sa bene perchè” detto questo le poggiò una mano sulle tette e le diede la prima scudisciata. Francesca si morse le labbra per non urlare, e mi parve strano, visto che prima non si era fatta remore. Nemmeno quando ero io a pagare i suoi strilli!
Al secondo Francesca urlò, e io capii: il patrigno, subito dopo, le strizzò il seno, torcendo il capezzolo. Doveva fare un male cane.
La punizione di Francesca finalmente finì, con ulteriori suoi strilli, e ulteriori strizzate.
Poi toccò a me.
Andrea, guardando il mio sedere malmesso, disse “Chiara, vedo che tu stai molto peggio della mia figliastra, se tu vuoi possiamo fare che invece di venti te ne prendi solo dieci, e le altre dieci Francesca” La mia amica sbarrò gli occhi, io riflettei. Non volevo rovinarmi il divertimento per dopo, nè avere debiti con lei. Chiedi di riceverle tutte e venti, e subii il doloroso trattamento solo una volta, quando mi tradii sull’ultima. ” Strizzare le tue non è come farlo con quelle di Francesca”, osservò il patrigno, mettendo a confronto le rispettive dimensioni.
“Bene ragazze, è tutto, per stasera, io vi lascio qui a confrontarvi e discutere tra voi. Buona serata, e non passate troppo tempo sedute davanti alla televisione!” sghignazzò, prima di uscire.
Francesca allungò debolmente una mano verso il top, sfinita.
Non ti rivestire, la ammonii io. La sua notte era appena cominciata…

Franx

Nel caso in cui il racconto vi piaccia, e avessi buoni stimoli per andare avanti, ho messo in cantiere ulteriori tre racconti sullo stesso filone.
Questo era abbastanza classico, ma in seguito vorrei provare nuove cose, in particolare ovviamente un racconto sarà incentrato sulla punizione di Chiara a Francesca, come pronosticato abbastanza chiaramente, la punizione del patrigno riguardo la questione fidanzato, e infine la vendetta di Chiara sul patrigno.
Il primo lo vorrei trattare con tematiche lesbo, sempre riferite al tema “punizioni”, il secondo vorrei che fosse qualcosa di particolare, ho già in mente qualcosa, comunque la frizione erotica tra Francesca e il patrigno aumenterà, e forse ci sarà la stessa Chiara, ma non è detto, il terzo invece tratterà di questioni più di dominanza, anche se non ai limiti del sadomaso, che non apprezzo nella sua forma più dura e pura.
Se avete consigli o richieste, non avete che da apporli in calce al racconto. Grazie a tutti!

Risultato di una punizione

6 Agosto 2010

punizione

Punizione di una donna

26 Marzo 2010

culetto punito frustato

Il culetto di questa donna viene punito dal suo padrone.

Public Disgrace: foto di punizione

24 Marzo 2010

punizioni sculacciate

Da questa galleria gratuita.

Punizioni in famiglia: Genitori e figli

23 Marzo 2010

Geronimo ci invia questo racconto dedicato alla disciplicna domestica, intitolato “Genitori e Figli”.

Ringrazio Geronimo e colgo l’occasione per ricordare che chiunque può partecipare al blog, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Mauro e Chiara lavorano entrambi come impiegati in un azienda sanitaria pubblica. Hanno partecipato ad una cena aziendale e sono andati con alcuni colleghi a fare due salti in discoteca.
Tra un balletto, un drink e una chiacchiera, si sono fatte le tre. Tutti tornano tranquillamente alle rispettive abitazioni. E’ venerdi sera e la mattina seguente non c’è il lavoro. Tutti sono tranquilli, dicevo, meno Mauro e Chiara. I rispettivi genitori avevano stabilito il coprifuoco per l’una di notte. Orario ampiamente sforato. Mauro ha 22 anni e vive con la madre di 42 anni. Una bella donna forte, energica e autoritaria, che per compensare la fuga ignomignosa del padre del ragazzo ha riversato su quest’ultimo tutte le sue attenzioni ma anche le proprie frustrazioni. Di conseguenza, Una educazione rigida e severissima con un costante ricorso alle punizioni corporali (Scapellotti e sculaccioni a culetto nudo) hanno fatto di Mauro un ragazzo per bene, ma anche complessato e quanto mai impacciato con l’altro sesso.
Chiara è la versione al femminile di Mauro. Ha 33 anni, ma un fisico minuto e una grande timidezza che la fanno sembrare una 24 enne. Il padre, abbandonato dalla moglie, ha tenuto la stessa speculare condotta educativa che la madre di Mauro ha tenuto con il figlio. Chiara in più ha fatto l’esperienza di un matrimonio fallito. Dopo quattro anni sprecati a tentare di superare le proprie nevrosi nella vita a due con un uomo apparentemente sicuro di sé, La donna è tornata a subire il rigido regime disciplinare del padre. Dopo una sola settimana dal rientro alla casa paterna, Chiara si è trovata, quasi senza rendersene conto , a prendersi le cinghiate del padre, gonna sollevata, sedere nudo, inginocchiata sul divano come ancora 6 anni prima, come una bambina o una adolescente discola. Quando Chiara si trova nella propria camera senza aver cenato per punizione, o con le guance rosse e brucianti per le sberle di papà o ancor più con le natiche e le cosce rigate dalla cinghia, non è presa da u moto di ribellione o disperazione ma da una sorta di quieta rassegnazione, mista a morbosa inquietudine.
Chiara e Mauro hanno sviluppato una certa amicizia, questione di affinità elettive, è chiaro, ma non è ancora sfociata in una vera e propria relazione. I due temono molto i possessivi genitori.
Mauro accompagna cortesemente a casa Chiara con la propria auto. Entrambi sanno che gli attendono duri castighi e non osano immaginare le condizioni dei rispettivi fondo-schiena tra qualche ora. Al momento del commiato gli amici si abbracciano, si baciano timidamente le guance, poi, guardandola negli occhi Mauro bacia con un lieve tocco delle labbra la mano destra di Chiara, che a sua volta accarezza il viso dell’amico.Il tutto senza una parola.
Si comincia. Una volta tornato a casa ,Mauro non fa in tempo a chiudersi la porta alle spalle che si ritrova davanti la madre, la quale senza indugio molla due sonori ceffoni al figlio. “- Disgraziato mi vuoi morta!, ha che ora ti avevo detto di ritornare?! E giù sberle. Dopo una mezza dozzina di schiaffi che risvegliano dal residuo torpore il povero ragazzo, la madre, tra un imprecazione e un lamento , tipo “mi farai morire di angoscia, mascalzone! Cattivo! Ti sei scopato qualche puttana eh?!.-“ emette la sentenza “Fila in camera tua, mettiti a culo nudo svelto! –“ e così dicendo afferra un grosso battipanni di vimini nuovo di zecca, (in effetti nel corso degli anni ne aveva rotti parecchi sulle tenere e rassegnate chiappe del figlio) “-ma mamma ho 22 anni!-“ “-E allora ?. Se ti comporti come un ragazzetto disubbidiente come tale sarai punito! E non dirmi che ti vergogni a farti vedere il pistolino e le palline dalla tua mamma!. Ti ho fatto io!-“
Dall’altra parte della città, pochi minuti prima rispetto a quanto stà accadendo a Mauro, Chiara sta facendo i conti con la severità paterna. Accolta a sua volta da una mezza dozzina di ceffoni appena varcata la soglia, la donna si è sentita intimare senza preamboli: “- disgraziata, ti insegno io l’obbedienza. Credi che questo sia un albergo?. Credi che perché hai poco più di trent’anni di potertene infischiare degli ordini di tuo padre?. A culo nudo, svelta!. Via pantaloni e mutande! In ginocchio sul divano, chiappe in bella vista, veloce! Ti insegno io a prendere in giro il tuo povero vecchio, hai preso tutto da quella zoccola di tua madre-“
Mauro è steso sul letto, il culo è leggermente rialzato da un cuscino messo sotto l’inguine.Il pene nudo appoggiato al soffice accessorio del letto. La madre comincia a batti pannare furiosamente le chiappe magre e nervose del giovane. “- Sciaff!, Sciaff!, Sciaff!, Sciaff,! “- Prendi, prendi e prendi!.Fino a quando dovrò sculacciarti affinchè tu impari a rispettare i sentimenti della tua povera mamma!. Cattivo! Cattivo!-“ e giù sculaccioni. SciafF! Sciaff!, Sciaff!.Il dolore delle botte sulle natiche indifese è notevole ma il cazzetto comincia inevitabilmente ad aumentare di volume. Al cinquantesimo colpo di battipanni Mauro comincia a supplicare perdono ed a piangere. Nel frattempo un fiotto caldo inonda il cuscino e il ventre di Mauro. L’eiaculazione è potente. La madre è tutta sudata, ansimante . “Spero che questa ripassata ti serva di lezione, almeno stavolta. In questa casa ci sono delle regole da seguire e tu le seguirai!- “. Lo lascia solo con il culo martoriato e il ventre e le cosce impiastricciate di sperma.
All’altro capo della città Chiara completa il suo rituale di punizione, quasi immutato da quando aveva 12 anni. Prima deve baciare la mano destra del padre, poi la cintura, infine deve dire: “Grazie papà per la meritata punizione. Dammele forte ti prego-“ E le cinghiate cominciano a grandinare sulle morbide e seriche chiappe della donna e sulla parte alta delle cosce. Le carni vibrano, si rigano di strisce rosse sempre più scure. Chiara geme, si agita muovendo i fianchi quasi invitando inconsapevolmente(?) l’uomo a continuare a colpire i globi gemelli con tutta l’energia di cui è capace. Chiara piange, strilla ma non muove un dito per riparare il culo così rudemente accarezzato. Forza dell’abitudine? Chissà?. Alla settantesima cinghiata la punizione ha termine. Il padre lascia la stanza.” Fila in camera tua. Sei in castigo a tempo indeterminato !-“
Un ora dopo, nudi dalla vita in giù, seduti su comodi cuscini, le chiappe gonfie e coperte di ematomi Mauro e Chiara condividono in chat le rispettive dolorose esperienze. Mauro si lascia finalmente andare.”- Sai, piccola, credo di amarti.-“ Forse ti amo anch’io”

Racconti di sculacciata: cugina

8 Febbraio 2010

Un racconto di sculacciata scritto da Suoc, che prosegue nella sua saga di punizioni corporali in famiglia.

Buona lettura!

 

Erano passate parecchie settimane dall’ultima sculacciata che avevo dato ad Alessia.

Fortunatamente la ragazza aveva ripreso a comportarsi bene, ed io non avevo bisogno di punirla.

 

Io e mia moglie avevamo deciso di ospitare per un paio di settimane nostra nipote, Laura.

Era una ragazza estremamente carina. Mora, due occhi grigi bellissimi, un fisico da modella, invidiabile. Aveva 24 anni e lavorava appunto come modella a Milano.

Quando poteva veniva a trascorrere qualche settimana con i cugini a casa nostra.

La cosa non avveniva da qualche anno e Alessia non l’aveva mai incontrata.

Presagivo che non sarebbero andate d’accordo, Alessia era una ragazza riservata, schiva dietro i suoi libri, con un amore smodato per l’arte e la musica, Laura era un animale da discoteca, bellissima e sempre attenta alla moda.

 

Dario e Laura avevano avuto un bellissimo rapporto fin da piccoli, molto complici.

 

Come sembrava ovvio, all’arrivo Laura venne fatta sistemare nella camera con Alessia.

Ma non ci potevamo immaginare certo simili fuochi d’artificio.

 

Laura era arrivata da qualche settimana quando cominciarono i primi litigi tra le ragazze.

Casualmente Alessia aveva gettato dell’acqua sugli stivali nuovi di Laura.

Laura gridava come un’aquila mentre Alessia che all’inizio aveva provato a scusarsi, ora esibiva un freddo sorriso.

Io osservavo la scena dal corridoio, dopo un po’ Dario entrò nella stanza per vedere perché si urlasse così, naturalmente disse ad Alessia che sarebbe potuta stare più attenta, e al massimo, ora scusarsi.

Alessia orgogliosamente, aveva sbuffato lasciando la stanza.

 

Da quel giorno l’acidità tra le due ragazze era palpabile, e io vedevo quella ragazzina di 18 anni, non solo molto intelligente, ma anche molto brava a non far vedere a Dario la gelosia fulminante che provava.

 

Laura aveva adottato una tattica di lento logoramente. Occupava tutte le energie di Dario, non si allontanava mai dal cugino e faceva la smorfiosa.

 

Una sera, dopo cena, Dario, Laura, Alessia e mio figlio minore, Andrea, erano in salotto a guardare la televisione. Io ero in cucina, e leggendo un libro, tenevo d’occhio la situazione. Alessia e Laura discutevano sulle tecniche del film, convinte ognuna d’aver ragione. Dopo un paio di minuti Dario s’intromise in soccorso della cugina, dicendo ad Alessia che lei era una ragazzina e che non poteva saperlo, Laura aveva più esperienze. Laura allora per ringraziarlo gli si sedette sulle gambe, stampandogli un bacio sulla guancia.

Alessia senza dire una parola, alzandosi, se ne andò in camera sua.

 

I ragazzi finirono di vedere il film e poi, salutandosi, Dario e Adrea andarono nella loro camera e Laura nella camera che divideva con Alessia. Nemmeno cinque minuti dopo sentii un grido feroce provenire dalla camera delle ragazze.

Corsi alla porta, la spalancai e guardai la scena: Alessia teneva Laura per i capelli.

Corsi a fermarla e nel frattempo, essendo giunti Andrea e Dario, anche loro cercarono di separare le ragazze. Alessia era una furia, Laura piangeva: “ziiiooo, non è giusto! Guarda cosa ha fatto ai miei jeans nuovi!” Diedi un’occhiata ai jeans e li trovai tutti tagliuzzati, jeans da 300 euro, tagliuzzati?

Dario aveva abbracciato la cugina per consolarla.

Alessia era serena, quando la guardai cercando spiegazioni lei mi sorrise dicendo: “ha fatto la puttana per tutta la settimana, che ci deve fare con i jeans interi?”

Sentito come mi parla?” singhiozzava Laura

Seppur toccato dall’essere così ironica di Alessia non potevo non intervenire, soprattutto con Laura in lacrime.

Alessia, perché mi devi costringere sempre a punirti?” le dissi sedendomi sul letto

NOOO, no, la prego…non davanti a lei, non è giusto che vinca così”

Non solo ti punirò davanti a lei, ma alla fine le dovrai chiedere anche scusa…forza, voglio che ti levi tutto. Completamente nuda.”

Sapevo non l’avrebbe fatto da sé.

Nella stanza eravamo in quattro oltre a lei.

L’afferrai per l’elastico dei pantaloni del pigiama avvicinandomela e senza dire una parola li abbassai insieme alle mutandine.

Alessia tentava di non permettermelo, ma dopo un primo sculaccione, mi lascià fare.

Glieli tolsi completamente e poi le feci sfilare la maglietta.

Non portava il reggiseno.

Senza aggiungere altro, così, nuda me la misi sulle ginocchia.

Ahaha, non me lo dire, ancora prendi le sculacciate? Dario…non mi avevi detto che era così piccola!” Laura la prendeva in giro senza sosta.

Io inizia la punizione.

La misi di spalle ai 3 ragazzi e le allargai le cosce, così che tutti potessero vederle i buchetti completamente esposti.

Volevo punirla, e l’umiliazione ne era parte importante.

Poi iniziai la sculacciata.

Oramai ero diventato un esperto.

Le assestavo bei colpi forti e regolari, poi a rossore già abbastanza intenso, aumentavo parallelamente velocità e forza.

Laura continuava a fare commenti a voce alta, ma fu quando disse che il seno d’Alessia era assolutamente brutto che sulle mie gambe la piccola inziò a scalpitare. Tentò di alzarsi, sgambettava furente. Fui costretto a bloccarle le gambe con le mie, in una posizione ancora più umiliante, veramente da bimba.

Ma Alessia non smetteva di dimenarsi, e sentire Laura ridere la faceva ancora più arrabbiare, afferrai una spazzola dal comodino ed iniziai a punirla con quella.

Le avevo già dato 200 colpi, il culetto era rossissimo e i lacrimoni che aveva cercato di impedire adesso colavano giù.

Quando iniziai a sculacciarla con la spazzola Alessia cominciò a girdare e a piangere forte.

Senti, piange come una bambina, ma non ti vergogni? Ti abbiamo visto tutti il culetto rosso…le mie amiche di Milano moriranno dal ridere”

Alessia piangeva adesso senza più freni.

Dario, resosi conto della severità della punizione e della cattiveria di Laura aveva provato ad intercedere per la fidanzata.

Ma io avevo continuto.

La prego, basta…brucia!”

Era la prima volta che Alessia usava questo termine, il culetto doveva veramente bruciarle molto.

Mi fermai dopo altri 100, forse 150 sculaccioni con la spazzola.

Chiedi scusa?”

Alessia non mi rispose, le allungai un’altra sculacciata.

Singhiozzando, mentre Laura da dietro si spostava avanti la guardò, le guance rigate dalle lacrime: “scusami, non si ripeterà. E ripagherò i jeans se vuoi…”

Dovevo ammettere che era ubbidiente.

Bene, ora ti metti in ginocchio per 15 minuti, in quell’angolo.”

Ubbidiente Alessia si inginocchiò.

Dopo dieci minuti le permisi di alzarsi e le consigliai, visto lo stato del sedere, di rimanere senza mutandine e stendersi.

Non era giusto che Laura la vincesse così, lo sapevo bene, ma dovevo insegnare ad Alessia a comportarsi bene anche in momenti difficili.

Rimaneva il problema di come avremmo potuto far dormire le ragazze.

Papà, Alessia ed io potremmo dormire in salotto, sui divani separati, così non ci sarebbe problema….. le devo potrei raccontare di due anni fa, quando hai sculacciato, esattamente allo stesso modo Laura… bè, una punizione più leggera, ma pianti anche più disperati eh?”

Dario sapeva l’effetto delle sue parole.

Alessia che aveva indossato un vestitino leggero sorrise, stampando un bacio sulla guancia di Datio, Laura, invece, strabuzzò gli occhi, fissando il cugino arrabbiata.

Uhm…per stasera siamo d’accordo, poi per i giorni successivi vedremo..” concessi io, contento di quella soluzione e dell’abilità di mio figlio.

Racconti di sculacciata: La dimostrazione, parte due

4 Gennaio 2010

Trovate qui la prima parte di questo bel racconto di sculacciate di Geronimo. Vi lascio alla seconda parte.

Le cinghiate di Marco cadevano ben cadenzate sulle mele rosee di Caterina, interessando soprattutto la parte sinistra dell’anca e la corrispettiva chiappa. Dopo una trentina di colpi questa prima battuta terminò. Caterina Aveva gli occhi lucidi ma non pianse, ne aveva mai implorato. Si era solo limitata a gemere un po’, ma il suo fondoschiena era abituato a ben altro. – Ora ti illustrerò una altra tecnica adatta a castighi lievi- disse Marco rivolto all’amico Alberto. Così dicendo fece piegare la ragazza con il ventre sulla scrivania. E afferratele le braccia con la destra le blocco per i polsi sulla schiena ma senza stringere. – In questa posizione si può frustare bene la metà superiore del sedere e l’inizio delle reni. Applicherò solo una trentina di colpi, ma tu quando le darai a Barbara non fermarti mai prima di 50. Ricorda il proverbio biblico, non risparmiare la frusta, rovini la ragazza! (non dice proprio così è un piccolo adattamento)- senza aggiungere altro ricominciò a sculacciare l’involontaria cavia. Alberto sentì il proprio affare ingrossarsi poco a poco nei pantaloni. Si vergognava un po’. Era la figlia dell’amico e aveva l’età della sua Barbara, ma non poteva farne a meno. La vista di quel giovane culo rotondo dalla pelle liscia che si arrossava sempre più era troppo eccitante!.Dopo la seconda serie, nel corso della quale Caterina non si era per la verità molto scomposta, gli occhi della ragazza stavolta lacrimavano, ma non pianse e anzi rivolse un piccolo sorriso malizioso ad Alberto dopo aver guardato la patta dei pantaloni che stava lievitando. L’uomo non toglieva gli occhi dal triangolino peloso di Caterina, al che Viviana mollò subito due sculacciate alla figlia. “- Svergognata!. Sempre a mostrare la patata! In ginocchio sul divano subito!.La ragazza si posizionò come le era stato ordinato sporgendo bene in fuori il culo e allargando leggermente le gambe in modo da esporre bene lo spacco del sesso, già piuttosto umidiccio.- In questa situazione- spiegò Marco- si può prendere lo slancio e dare delle cinghiate molto forti, coSì!. Slasc!, Slasc! Slassc!! La cintura Inizio ad abbATTERSI con gran fragore sulle povere chiappe della donzella che stavolta cominciò a strillare e ben presto a supplicare, mentre la mamma le teneva ferme le braccia. – Basta, noo!, perdono! Perdono!, ahiaa!- Non ti impietosire, mi raccomando, quando sculaccerai Barbara, il medico pietoso fa la piaga purulenta!- Puoi darle anche una bella frustatina sulla passera, ma non troppo forte però, è una parte delicata. Le successive cinghiate un po’ più moderate colpirono in effetti la Patata di Caterina. Ma ella non sembrò soffrrirne affatto. Prese a mugolare di piacere, mentre le labbra della vagina rosse e gonfie stillavano liquido dall’intenso odore
di femmina. Viviana comprese al volo e permise alla FIGLIA di scappare in bagno da dove tre minuti dopo sentirono provenire un acuto gridolino. – Caro amico se torni domani sera ti farò vedere altre figure per le cinghiate ed un paio di interessanti Castighi accessori.-

Foto di punizioni: ragazza calpestata

23 Novembre 2009

Racconti di sculacciata, Jd’O, parte cinque

10 Novembre 2009

Frau Rose liberò il polso di Simona; assicurò la manetta vuota ad un gancio nel muro, all’altra estremità il polso di Jessica che fu costretta ad alzarsi in punta di piedi per allentare la trazione.
“Una volta per tutte. Prime istruzioni. – era la voce della rossa Nadine che parlava- Dovete obbedire, sempre e comunque. Simona, tirati su la veste fino alla vita e piegati in avanti. Frau Rose ti darà quaranta frustate…”
“Manco per niente. Se lo infilasse lei nel culo, quel maledetto frustino!” avrebbe voluto rispondere la giornalista, ma con un bavaglio in bocca è impresa ardua.
Nadine e la tedesca afferrarono Simona per le spalle e le sbatterono il busto sul piano d’acciaio del lettino; con estrema rapidità, Nadine le assicurò le mani ai legacci di gomma che sporgevano dalla sponda. Simona non si diede per vinta, scalciò con i piedi, che seguirono la stessa sorte degli arti superiori. Frau Rose si permise un sorrisetto di condiscendenza; le forbici di Nadine tagliarono la stoffa della tunica per tutta la sua lunghezza, ne scostò i lembi: la parte posteriore del corpo di Simona era esposta!
Un pezzo di catena, una normale catena di acciaio nichelato a maglie grosse, infilata in un tubo di caucciù verde e lungo circa ottanta centimetri. Con questo attrezzo Frau Rose cominciò a battere le carni di Simona. Era molto metodica, la tedesca: iniziò dai polpacci e risalì su verso la nuca. Distanziava le frustate di circa 3 centimetri una dall’altra e di altrettanti secondi. La pelle, con la carne sottostante, si abbatteva sotto quell’urto e si ritirava su, rossa e gonfia. Per due minuti nella stanza non si sentirono altro che i tonfi del caucciù che impattava la pelle. Nessuna delle quattro donne fiatava, Simona neppure gemeva. Nadine la sciolse e lei si lasciò semplicemente scivolare giù dal lettino, sbattendo il fianco sul pavimento. Rimase così, tremante, in posizione fetale: il suo corpo invocava requie, il suo cervello pace.
Jessica, che nulla aveva potuto vedere, quando si sentì sciogliere il polso, fece un paio di passi in avanti, si sollevò la parte inferiore della tunica e piegò il busto. Frau Rose, per lei, aveva scelto un snarp di cuoio semirigido ma a Nadine sembrò che la tedesca ci mettesse meno forza nello sculacciare Jessica. A costei, comunque, le natiche andarono in fiamme lo stesso!
Neppure Simona poteva vedere nulla, incappucciata com’era, perciò non vide che la tedesca si avvicinava, poggiava il tacco della scarpa ferrata sul dorso della mano della donna a terra e premeva forte, rigirandolo tre o quattro volte.
Senza nessuna delicatezza, Nadine tirò su la grassa giornalista e ne riammanettò il polso a quello della compagna di sventura. Furono quasi trascinate nella sala. Ma non vennero gettate sui cuscini; Nadine disse loro di inginocchiarsi.
Sentirono delle cose pungenti sotto la pelle delle ginocchia “Sono sassi appuntiti. Resterete così per due ore. Se cadrete in avanti, se cederete, se farete un solo movimento, vi frusterò. Davanti, sul petto dove fa più male!” spiegò loro Frau Rose. In quelle due ore, il frustino d’acciaio si levò e si abbassò nove volte.
Anchilosate e doloranti, furono fatte alzare, tirate per i capelli, tolte le manette, cappucci e bavagli. I loro corpi urlavano sofferenza. Ma non era finita, ancora no!
“E’ la terza tunica che rovini- disse la tedesca rivolta a Simona- la prossima te la cuciremo addosso, con ago e filo nella carne, così come ti cuciremo un’altra cosa!” Frau Rose aprì le labbra scoprendo i denti, a queste sue parole che trovava di sicuro divertenti. “Nadine, andiamo!” concluse. Un lampo di terrore passò negli occhi della rossa.
Avevano dormito, il tributo richiesto dal loro fisico martoriato, il giorno prima, se era veramente stato il giorno prima.
Lividi striavano i loro corpi, lividi blu e nerastri, sia davanti che di dietro. Evacuare ed orinare fu uno strazio, ma il bruciore sembrava leggermente diminuito. La doccia non funzionava; non ebbero modo di lavarsi. Ed erano state lasciate sole! Però due tuniche bianche, senza ornamenti, erano ripiegate su un cuscino; sotto di esse, i perizomi.
Come se avesse aspettato il momento in cui erano sveglie, entrò Nadine. Sembrava affaticata e pallida.
“Mettetevi i cappucci, solo i cappucci e seguitemi” disse. Le guidò tenendole per mano, cieche quali erano, da qualche parte. “Sedetevi” ordinò. A tentoni, Jessica e Simona sentirono che, dietro di loro, c’erano delle sedie; il velluto solleticava la loro pelle nuda. “Aprite bene le gambe, spalancate!” ancora la voce della rossa. Che volevano fargli di doloroso?, temette Simona. Una lingua umida, tenera, rasposa la stava leccando, là sotto; penetrava veloce in tutti gli anfratti della pelle delicata, pulendola, ringrescandola meglio del vagisil.
“Non muovete un muscolo!” era la voce secca ed imperiosa di Frau Rose, questa. Più facile a dirsi che a farsi, l’eccitazione saliva nel corpo delle due donne, perché venivano leccate contemporaneamente, era chiaro.
La lingua abbandonò la fica di Jessica e scese in basso, titillando la pelle delicatissima irritata, penetrando leggermente, quasi con rispetto, nell’ano e tornando su, senza fermarsi. Le cosce delle donne fremevano, i muscoli guizzavano sotto la pelle, erano all’eccitazione suprema; Simona arcuò il bacino, in attesa dell’orgasmo.
“Adesso basta!” disse Frau Rose L’asola del frustino d’acciaio colpì quella rosea carne delle fiche aperte. Simona emise un grido più di delusione che di dolore. “Masturbatevi” tornò ad ordinare la tedesca. Le mani di Jessica e di Simona scesero sul rispettivo ventre. Non occorse molto tempo. Si udirono tre sospiri, quasi contemporanei.
“Alzatevi e fatevi guidare da Nadine”, però, adesso, la voce di Frau Rose era rotta dall’emozione.
Se si esclude la frustata, quell’esperienza era stata molto piacevole.
Nadine disse loro di togliersi il cappuccio. Erano di nuovo nella sala grande. Si rivestirono, con le tuniche bianche. I capezzoli di Simona erano estremamente gonfi, ma ancora estremamente eretti, sembravano quasi voler bucare la leggera stoffa. Nadine aveva nelle mani due falli enormi, giganteschi , da pachiderma. “Li leccherete- disse loro- come se state facendo un pompino al vostro innamorato…se sarete brave, avrete una piacevole sorpresa, altrimenti…” e lasciò incompiuta la minacciosa frase.