Racconto di sculacciate: La punizione di Chiara
25 Agosto 2010Diamo il benvenuto a Franx che invia il suo primo racconto! Grazie all’autore e buona lettura a tutti!
Mi presento: mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e frequento l’ultimo anno di Liceo Classico.
Altezza media, magra, terza di reggiseno: sono una ragazza piuttosto normale, cresciuta in una famiglia molto “liberal”, dove non ho mai ricevuto nemmeno un buffetto, essendo una ragazza tralaltro molto responsabile.
Non è così invece per Francesca, la mia migliore amica, che oltre ad avere un certo caratterino, ha anche una particolare situazione familiare: dopo la morte del padre, la madre si è risposata con un uomo, Andrea, che fin da subito ha mostrato le sue doti educative con la allora bambina; con lo sbocciare dell’adolescenza di Francesca, e in particolare guarda caso di una sua quarta di reggiseno, le punizioni sono stranamente aumentate: Francesca è ora una ragazza con un fisico invidiabile, e le poche volte che l’ho sbirciato in biancheria,
Una sera i genitori della mia amica uscirono per un convegno, dove poi sarebbero rimasti a dormire: Francesca colse la palla al balzo, mi invitò da lei, e subito decidemmo di dirigersi alla discoteca.
E li iniziò la prima discussione, perchè lei voleva prendere la BMW del patrigno, mentre io reputavo più prudente andare con la sua Panda da neopatentata, ma con Francesca era impossibile discutere, non c’era verso.
Arrivati in discoteca, io andai subito dai nostri amici, mentre invece Francesca cominciò a ballare con un ragazzo mai visto prima, ed a un certo punto non la vidi più.
Quando la andai a cercare era sdraiata su un divanetto con il ragazzo, la mano di lui sotto la sua gonna, e quando la tirai per portarla via di lì, mi diede addirittura uno schiaffo!
Esterrefatta, uscii fuori di corsa, intenta ad andarmene con o senza di lei, quando mi raggiunse correndoe pregandola di perdonarla.
Accettai, se non altro perchè aveva la macchina, e poi volle a tutti i costi guidare, nonostante le mie insistenze, perchè sospettavo avesse bevuto.
Non guidava molto bene, e ovviamente accadde il peggio: tamponammo la macchina davanti a noi, e un ora dopo eravamo al commissariato.
Arrivò subito il suo patrigno, che essendo il medico del commissario, riuscì con molto scuse e ringraziamenti a farci uscire subito, e poi ci portò direttamente a casa.
Francesca era terrorizzata: era uscita senza il loro permesso e aveva distrutto la macchina sportiva del patrigno ubriaca, sapeva cosa l’attendeva, mentre io ero tranquilla, visto che non avevo bevuto, e avevo cercato di fermarla in tutte le sue stupidaggini.
Arrivati a casa, il patrigno ci fece sedere sul divano e cominciò la ramanzina: ” Ma siete matte? andare in quei postacci, e guidare ubriache, ma non temete, perchè la punizione di stasera supererà qualsiasi vostra aspettativa”
Io protestai: “Ma io cosa c’entro? Non volevo prendere la sua macchina, non ho bevuto, avrei voluto guidare io e se non fosse per me Francesca si starebbe ancora facendo sbattere da quel ragazzo! E lei non può punirmi! Se mi tocca la denuncio!”
Il patrigno guardò Francesca “Che ragazzo? Ci penseremo dopo. Comunque hai ragione, non ho l’autorità per punirti” Mi stupii molto “ma posso di sicuro punire Francesca”.
Così dicendo la prese sulle ginocchia e cominciò a sculacciarla sulla gonna, con colpi forti e veloci; Francesca mugolava dal dolore, cercando di resistere, io ero imbarazzata per la punizione impartita di fronte a me, ma ero anche eccitato dal vedere la mia amica in quella posizione di sottomissione, e d’altronde se lo meritava…
La punizione durò a lungo, troppo a lungo, finchè Francesca urlando chiese ” ti prego basta, non mi hai mai sculacciato così a lungo” “intanto questa è solo la prima delle parti in cui è divisa la tua punizione, poi lo devi chiedere alla tua amica Chiara quandov uole che questo finisca” le rispose lui.
Io ero incredula: “Cosa? ma che vuol dire?” “Vuol dire che fino a che non subirai anche tu la giusta punizione che meriti, Francesca può anche dire addio alle sedie per un mese” “Non intendo cedere ai suoi ricatti!” “Beh, le cose stanno cosi: non mi interessa sapere di chi è la colpa e di chi no, ve la dovete vedere tra voi, ma intanto io sculaccerò entrambe, oppure Francesca avrà una punizione decuplicata!”.
Io non sapevo che fare, quando Francesca, che continuava a subire i colpi del padre, urlò “Ti prego Chiara, aiutami, poi ce la vediamo tra noi, ma salvami da questo pazzo”
Io pensai “Al diavolo! qualche colpo sui jeans non dev’essere la fine del mondo, la sta massacrando, e poi almeno mi dovrà un favore”" e gli dissi “Okay, ci sto”.
Il patrigno non parve sorpreso. Mi prese sulle ginocchia, mi carezzò il sedere per un attimo, annuendo della sua rotondità, e cominciò la sculacciata; i primi colpi non mi parvero molto duri, faceva molto meno male di uno schiaffo, ma poi aumentò sia il ritmo sia la forza delle sculacciate e sentii un calore sul sedere che mi faceva sentire ogni singola sculacciata.
La sculacciata finì con io che mugolavo e mi dimenavo sotto i suoi colpi, incapace di restare ferma per il dolore. Con un ultimo poderoso sculaccione sulla chiappa destra, Andrea mi fece alzare.
Andò in bagno, prese una spazzola, e tornò nella stanza, squadrandoci “Bene, adesso vi voglio in mutande per la seconda parte” tuonò, battendosi la spazzola sul palmo della mano. Ancora una volta protestai “Cosa? Ha avuto la sua sculacciata, ora basta! E non ho intenzione di mettermi in mutande davanti a lei! ” “Cosa pensavi?” mi rispose lui “che la sculacciata fosse quella del bambino con la nonna, cinque sculaccioni e via? Povera piccola, fai tanto la dura, ma poi non riesci a resistere nemmeno a una piccola sessione con la mano. E quando proverai la spazzola? e la cinghia sul culetto nudo? E poi per colpa vostra ho rinunciato a una notte di sesso con la mia sexy mogliettina” aggiunge, fregandosene della presenza della figlia “le vostre nudità sono una magra consolazione” Ma Francesca non aveva nemmeno fatto caso alla squallida battuta, ricordando con un brivido le volte che aveva subito il morso della frusta sul suo sedere.
“Francesca, togliti subito la gonna, e piegati sul tavolo, gomiti sul piano e sedere in alto” la mia amica era riluttante a spogliarsi, ma il padre le ordinò “Ora!” e quando se la fece scivolare ai piedi, si scoprì che Francesca…non portava le mutandine.
Andrea era allibito “Cosa? Ma stiamo scherzando? Francesca, sei andata in discoteca senza mutande, o forse c’entra quel ragazzetto di cui si parlava prima” L’imbarazzo della mia amica rivelò subito la risposta, e il patrigno si girò verso di me “E tu bell’amica che sei, che lasci che questa scema si comporti come una mignotta! Per insegnarvi il senso di responsabilità reciproco, ogni volta che Francesca urlerà, saranno 5 colpi in più per te Chiara”, e detto questo cominciò a colpirla alternando le due chiappe, le quali erano ormai passate da rosa a rosso vivo.
Francesca resistette fino alla cinquantesima sculacciata, poi cacciò uno strillo in occasione di colpi particolarmente forti o mirati. Dopo il centesimo, urlava senza ritegno, mentre il patrigno, guardandomi soddisfatto, contava ad alta voce i numeri delle urla. Io ero furiosa: “Francesca ma che cazzo, io ti paro il culo e tu mi metti ancora di più nei guai! Cerca di contenerti!” “ahiiaaaaa Chiara non ce la faccio, scusa scusa ahiaaaaaa” “Diciassette, diciotto” contava Andrea, sornione. Io cercai di controllarmi, vedendo il godimento che la mia frustrazione provava nel patrigno e aggiunsi, gelida “Vorrà dire che dopo faremo i conti, nel vero senso della parola”.
Un brivido mi scosse il corpo. Mi sentivo dominatrice, nel vedere la faccia impaurita di Francesca alla mie parole, sapendo che avrei avuto il diritto di decidere sulla sua punizione, e di disporre a piacimento del suo corpo.
Andrea mi riportò alla realtà: “Togliti i pantaloni, spankee ribelle, e piegati a novanta gradi, gomiti sul tavolo” Mi tolsi i jeans, covando pensieri di vendetta anche sul patrigno di Francesca, che mi poggiò una mano sul sedere, palpandolo, e dando qualche sculacciata preliminare.
Di scatto mi abbassò le mutandine, e prima che mi voltassi disse “Volevo vedere il colore del tuo culetto, sai, per avere poi un confronto prima-dopo” dopo di che, iniziò a colpirmi con la spazzola, con forza e a ritmo elevato.
Non aveva niente a che vedere con la mano, la spazzola colpiva indescrivibilmente più forte, con una sensazione di bruciore che non mi sarei mai immaginata.
Il dolore era fortissimo, mentre il patrigno della mia amica mi colpiva su tutte le parti del fondoschiena, godendo di ogni singolo colpo e del controllo sul mio corpo, ma io, con una prova di orgoglio, resistetti e non urlai, mugolando solo versi di dolore.
Quando finì ero stremata, al limite della sopportazione, ma contenta di me stessa, e feci per andare, quando lui mi prese all’altezza del seno, afferrandone uno e palpando con vigore, e mi costrinse con la forza di nuovo piegata sul tavolo.
Alle mie parole di protesta lui spiegò “ti mancano quelle bonus, vediamo, 23 urli della tua cara amica, fanno 115 spazzolate supplementari” e aggiunse, con una punta di sadismo “Francesca, mettiti davanti a lei dall’altra parte del tavolo, e voglio che tu, Chiara,la guardi negli occhi, e dopo ogni colpo dica il numero dello sculaccione e ringrazi la tua amica, dicendo “Grazie Francesca, per questa sculacciata”.
Io non volli dargliela vinta, così fissai intensamente negli occhi Francesca, pensando a quello che sarebbe successo dopo: non avevo più dubbi, mi sarei vendicata sulla mia amica nello stesso modo in cui lei stessa mi aveva procurato questo tormento.
Lei era in piedi davanti a me, nuda dalla vita in giù, e io fissavo il suo corpo nudo, il suo pube peloso, il suo seno prosperoso ancora coperto dal top scollato, pensando alle punizioni più soddisfacenti per attuare la mia vendetta.
E poi iniziarono le sculacciate, che furono di gran lunga peggiori della precedenti: Andrea aveva cambiato tecnica, ora dava ogni colpo distanziato dai precedenti, in modo da poter prendere piu slancio. Il dolore, ovviamente, era raddoppiato.
“Uno! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Due! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Tre! Grazie Francesca per questa sculacciata!”
Non ce la facevo più, e mi sostenevo solo grazie al pensiero che dopo ci sarei stata io, dall’altra parte, così resistetti fino al cinquantesimo, quando cominciai a piangere, per il dolore e lo sconforto. Andrea se ne accorse, e sadicamente aumentò la forza dei colpi, in un crescendo di urla.
Al centesimo si fermò, e disse “Forse gli ultimi 15 te li vuole dare Francesca”. Lei disse di no, ma il patrigno aggiunse “O questi 15, con forza, sulle chiappe di Chiara, o 30 frustate sulle tue. Decidi” Francesca mi guardò e disse “Scusa Chiara, ma 15 colpi di spazzolo sono un centesimo di 30 frustate con la cinghia”. Io ero senza parole per la vigliaccheria della mia amica. In quella situazione mi ci aveva messo lei!
“Bene Francesca, ora posizionati dietro di lei, e colpisci forte, e tu Chiara, devi ringraziarla e chiederne ancora di più forti”. Mi rendevo conto che era il suo nuovo giocattolo, la ventata di novità nelle sue punizioni, ma ogni mia ulteriore riflessione fu cancellata dal colpo di Francesca, che non era fortissimo, ma comunque si sentiva, e in più era dato da lei, la ragione per cui ero mezza nuda a 90 gradi! “Grazie Francesca, ti prego, colpiscimi più forte”. E andammo avanti così per altri 15.
Prima che mi rialzassi, Andrea mi abbassò le mutandine, per verificare le condizioni delle mie chiappette: erano rossissime, e mi bruciavano oltre ogni immaginazione.
Lo lasciai fare, ma invece di rialzarmele subito dopo, me le abbassò ai piedi, dicendo ” Per l’ultima parte della punizione non ti servono, anzi, comincia a toglierti maglietta e reggiseno, perchè vi voglio completamente nude. Ora!”
Io titubai, mentre Francesca si spogliava. Non l’avevo mai vista nuda. Il suo seno, una quarta abbondante, era ancora meglio di come mi ero immaginata, e capii perchè Francesca era la ragazza più desiderata della scuola: con la mia terza raggiunta per eufemismo, le mie erano sì più sode, ma non erano nemmeno lontanamente belle come le sue. Improvvisamente, tutti i miei pensieri di punizione si focalizzarono su esse, anche se non sapevo ancora come. Ma ci avrei pensato…
Intando Andrea si era tolto la cintura, e con un colpo sulle cosce mi ricordò che anche io dovevo togliermi qualcosa, cosi mi affrettai a sfilarmi la maglietta e slacciarmi il reggiseno, prima che colpisse ancora, magari sulla mia patatina scoperta.
Ora eravamo l’una di fianco a l’altra, due ragazze attraenti di 19 anni completamente nude, ma due tipo diversi: la bellezza morbida delle curve di Francesca, e il mio corpo longilineo; anche i due boschetti erano diversi, il mio più chiaro e curato del suo.
Andrea ci guardò, valutandoci “Sai Chiara, ho sempre suggerito a Francesca di curare di più la sua fighetta, ma si vede che ai ragazzi che rimorchia in discoteca va già bene così, ma di tette preferisco quelle della mia figliastra, anche se dopo un po’ cominciavo a stufarmi: è bello avere un po’ di carne fresca” disse ridendo, senza nascondere la sua eccitazione, che d’altronde era ben visibile all’altezza della patta.
“Sarò clemente, ve ne darò solo venti a testa, così almeno posso tornarmene da mia moglie, dopo tutto questo sculacciare…” Si avvicinò e prese Francesca di forza, la piegòa 90 gradi e disse “Non vi conviene urlare, e Francesca sa bene perchè” detto questo le poggiò una mano sulle tette e le diede la prima scudisciata. Francesca si morse le labbra per non urlare, e mi parve strano, visto che prima non si era fatta remore. Nemmeno quando ero io a pagare i suoi strilli!
Al secondo Francesca urlò, e io capii: il patrigno, subito dopo, le strizzò il seno, torcendo il capezzolo. Doveva fare un male cane.
La punizione di Francesca finalmente finì, con ulteriori suoi strilli, e ulteriori strizzate.
Poi toccò a me.
Andrea, guardando il mio sedere malmesso, disse “Chiara, vedo che tu stai molto peggio della mia figliastra, se tu vuoi possiamo fare che invece di venti te ne prendi solo dieci, e le altre dieci Francesca” La mia amica sbarrò gli occhi, io riflettei. Non volevo rovinarmi il divertimento per dopo, nè avere debiti con lei. Chiedi di riceverle tutte e venti, e subii il doloroso trattamento solo una volta, quando mi tradii sull’ultima. ” Strizzare le tue non è come farlo con quelle di Francesca”, osservò il patrigno, mettendo a confronto le rispettive dimensioni.
“Bene ragazze, è tutto, per stasera, io vi lascio qui a confrontarvi e discutere tra voi. Buona serata, e non passate troppo tempo sedute davanti alla televisione!” sghignazzò, prima di uscire.
Francesca allungò debolmente una mano verso il top, sfinita.
Non ti rivestire, la ammonii io. La sua notte era appena cominciata…
Franx
Nel caso in cui il racconto vi piaccia, e avessi buoni stimoli per andare avanti, ho messo in cantiere ulteriori tre racconti sullo stesso filone.
Questo era abbastanza classico, ma in seguito vorrei provare nuove cose, in particolare ovviamente un racconto sarà incentrato sulla punizione di Chiara a Francesca, come pronosticato abbastanza chiaramente, la punizione del patrigno riguardo la questione fidanzato, e infine la vendetta di Chiara sul patrigno.
Il primo lo vorrei trattare con tematiche lesbo, sempre riferite al tema “punizioni”, il secondo vorrei che fosse qualcosa di particolare, ho già in mente qualcosa, comunque la frizione erotica tra Francesca e il patrigno aumenterà, e forse ci sarà la stessa Chiara, ma non è detto, il terzo invece tratterà di questioni più di dominanza, anche se non ai limiti del sadomaso, che non apprezzo nella sua forma più dura e pura.
Se avete consigli o richieste, non avete che da apporli in calce al racconto. Grazie a tutti!



