Questo racconto ci viene inviato dal nostro amico Warold: buona lettura e grazie all’autore!
Anna era una studentessa di 19 anni, alta e slanciata, due chiappe di marmo e una terza naturale che faceva gola a tutti i suoi amici maschi, viveva a casa con la madre, una distinta signora separatasi dal marito anni prima, quando ancora Anna faceva le scuole superiori.
Nel complesso Anna è una ragazza diligente, studiosa, ha molte amiche ed è bella, molto bella.
Tuttavia ha un difetto, che a vista di molti non lo è: è vogliosa come poche, e le sue esperienze sentimentali si riducono ad avventure brevi e dettate dalla sua voglia di sesso e scopate.
Sua madre non ignora questa parte sconveniente della vita di sua figlia, e attribuisce gran parte della colpa a se stessa, e al fatto che il lungo periodo di litigi con il marito, prima del divorzio, abbia sicuramente danneggiato la figlia.
Però, nonostante questo, ritiene la figlia matura e intelligente, così ha da sempre intavolato con lei un dialogo, cercando di farle capire non solo che il suo atteggiamento è sbagliato e immorale, ma anche pericoloso.
Anna ha dialogato a lungo con la madre, e per un periodo la ragazza è riuscita a placare le proprie irrefrenabili voglie, ma dopo alcuni mesi è tornata a scopare come un riccio, cambiando tre volte il ragazzo.
La madre ha scoperto il diario che la figlia custodisce nel comodino.
Leggendolo è sprofondata nel letto, tremante e dispiaciuta.
In una pagina scritta il giorno prima, Anna descrive il pompino fatto al suo compagno di università, di come gliel’ha scappellato con la lingua e di come gliel’ha ciucciato fino a farlo venire sulle tette di lei.
La pagina prosegue con il racconto di Anna a casa del solito amico, e di come si sia trombata sia l’amico del pompino che un altro amico, e di come gliel’hanno messo nel culo.
La madre ha le lacrime agli occhi, sfoglia il diario a ritroso, prima legge pezzi a caso dei giorni e mesi precedenti, uno più indecente dell’altro, poi si mette e lo legge tutto, e il suo cuore si spezza a momenti.
Così capisce che tutto il suo fiato è stato sprecato, e attende la figlia nel soggiorno buio, con le mani tremanti che reggono il diario.
Nel diario c’era scritto che quel giorno sarebbe andata da un vecchio fidanzato, e che non vedeva l’ora di tirargli una sega con le sue manine delicate e soffici.
Anna rincasò, e si sorprese di vedere sua madre, il volto livido e quasi tumefatto, che la squadrava con gli occhi velati dalle lacrime e con il suo diario segreto in mano!
- – Mamma, cosa ci f…Ehi! Ma quello è il mio diario!-
Senza nemmeno voler sentire come mai sua madre fosse lì ferma nel soggiorno, seduta ad aspettarla, Anna cominciò a sbraitare che sua madre aveva violato la sua privacy, commettendo un errore madornale etc. etc. Anna pareva isterica, gridava come una dannata.
Sua madre si alzò in piedi e le assestò un ceffone in pieno viso.
Anna tremò sulle sue gambe e guardo incredula e col volto velato di lacrime sua madre.
Lo schiaffone le aveva scarmigliato i capelli e arrossato il viso.
La mamma gliene tirò un altro e Anna cadde sul divano.
- Ho provato, da anni, a dialogare con te – la voce di sua madre era rotta e al contempo irata.
- – Ma sei solo una lurida maiala!- indicò il diario alle sue spalle.
- Mamma! Come ti permetti?!-
- Come mi permetto? Vergogna! Tutte le sere in cui abbiamo parlato sono state inutili? Lo credo, adesso…-
- In quel diario ci sono cose orribili e sporche, e tu non mi hai parlato di queste tue voglie Lo sapevo, ma non pensavo fino a tal punto. Ho preso una decisione. L’unico modo per riportarti sulla buona strada è insegnartelo con le maniere forti.-
- -Che intendi dire?-
- – Adesso spogliati del tutto, ti voglio nuda tra cinque minuti in bagno.-
- – M-ma p-perché?- Anna era sul punto di piangere, cominciò a dire che si pentiva di tutto quello che aveva fatto.
- – Dialogheremo domani, cara mia. Stasera voglio impartirti un po’ di disciplina ferrea, e tu la prenderai senza se e senza ma. Sto per punirti, figlia bella.-
Le suppliche di Anna furono inutili, e nemmeno le sue lacrime smossero sua madre, che in silenzio si avviò in bagno ad aspettare la figlia.
Anna tremava e moriva di paura, però cominciò a spogliarsi finchè rimase nuda, bella e lucente.
Si diresse tremante in bagno, dove sua madre armeggiava con la lunga vasca da bagno.
- Allora, vieni qua e non fare storie.-
La squadrò da capo a piedi, le sollevò il mento con una mano in modo da poterla vedere bene in viso e cominciò a esaminarla con mani esperte.
- Quante volte ho cercato di trasmetterti una condotta di vita più equilibrata, ma tu te ne sei infischiata, preferendo rischiare pericolose malattie sessuali e chissà cos’altro…– – Sei una scellerata, ma oggi ti punirò.-
- Prima di tutto, ti faccio un bel bagno ghiacciato, per placare questa tua libido, dopodichè ti sculaccio a sangue!-
La afferrò per i capelli e la spinse dentro la vasca gelata.
Anna cacciò un grido appena la sua pelle sentì il contatto con l’acqua gelida, e spinta dentro dalle mani della madre cominciò a tremare.
La madre si rimboccò le maniche e si inginocchiò davanti alla figlia.
Immerse una spugna ruvida nell’acqua e cominciò a pulirle il petto, il seno invidiato da molti, e bruciava perché quella spazzola era strana e sembrava grattare la pelle.
Arrivata alla passera, cominciò a sfregargliela con violenza, dovendo tenerla ferma con l’altro braccio perché Anna gridava per il dolore.
Dopo la fece uscire.
La sua pelle era lucida e la fica arrossata.
Le porse un asciugamano e le ingiunse di pulirsi in fretta.
- Ti aspetto in salotto per la sculacciata.-
Dopo dieci minuti, Anna giaceva in lacrime sulle ginocchia della madre, nuda e impotente.
La madre se la sistemò alla meglio e cominciò ad accarezzarle il magnifico culetto.
Le divaricò le chiappe allo spasmo e fece piovere le prime, secche sculacciate, accompagnandole a un’altra ramanzina.
Le manate cadevano con ritmo serrato prima su una mela poi sull’altra, e ben presto si fecero rosso chiare e poi di un rosso scuro, e a quel punto la pioggia era sistematica e il polso della madre si era fatto rigido e colpiva duramente.
Cominciò a cambiare bersaglio, colpendo l’attaccatura del culo alle cosce, le strettoie più profonde e persino la passera già irritata da prima.
Cambiò quindi ritmo: da manate secche e serrate una dopo l’altra cominciò a limitare i colpi nel tempo, ma ogni ceffone era della massima potenza e ben calibrato.
Levava in aria il braccio, come per prendere la rincorsa, e colpiva con violenza.
Anna ormai gridava e piangeva, chiedendo perdono per tutte le sconcezze commesse.
Altri cinquanta colpi fortissimi e intervallati tra loro, poi seguì una raffica di sculacciate talmente rapida che la mano della madre si vedeva male, sfocata, e il culo di Anna era ormai del color della porpora.
Dopo mezz’ora, si concluse la sculacciata.
La trascinò sul divano e la fece distendere.
Le inarcò la schiena con una pila di cuscini, come se fosse a quattro zampe, e sfilò l’ampia cintura dai pantaloni.
Il supplicare della figlia si era ridotto a un lamentoso piagnucolare che non si capiva nemmeno bene.
La madre cominciò a scudisciarle il culo con la cinghia.
Un colpo sulla chiappa destra, che tremolò tutta e si tinse di rosso intenso.
Un altro secco e preciso sulla sinistra, che seguì la stessa sorte della prima.
Una serie di frustate più basse, con cui colpì la fica di Anna, la quale ruggì per il dolore, piangente come mai lo era stata prima d’ora.
- Hai fatto la maiala, e ora ne paghi le conseguenze.-
Cinghiata in mezzo alle chiappe.
- – Ho tentato invano di parlare con te, ma a quanto pare fiato sprecato…-
Cinghiata nella fica, segue urlo immane.
- – Sei solo una piccola puttanella-
Altre dieci cinghiate ridussero male il culo di Anna, ormai viola.
La madre lasciò per terra la cintura e si avvicinò al culo rovente della figlia.
Le esaminò l’ano confermando che era stato violato più volte.
La rabbia la portò a sfoderarle un pizzicotto doloroso sulla passera e un’ultima serie di sessanta sculacciate a mano nuda tra chiappa e figa.
Dopodichè la mandò a letto senza cena.