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Caning in diretta
25 Giugno 2011Un video (clicca qui per vederlo subito) che solo punishslut poteva trovare: una bella e giovane ragazza non solo subisce una dura e dolorosa sessione di caning (quello vero, che lascia segni sul culo) ma è anche costretta a guardare la sua punizione in diretta con un monitor. Veramente intrigante. Intanto eccovi qualche foto di anteprima:



Racconti di sculacciata: GIU, parte seconda
22 Ottobre 2010Mi ritrovai a 18 anni senza un soldo in tasca, con solo il vestito che portavo addosso nella città tentacolare. Avevo trascorso 14 anni nell’istituto e niente altro sapevo della vita. L’unica cosa che possedevo era un biglietto di lady P*** per una sua amica, che aveva bisogno di una sguattera. Non mi fu difficile trovare quella casa: almeno, nel centro storico, la città che mi aveva visto nascere non era molto cambiata. Chiesi indicazioni ad un paio di signore e ci arrivai.
Era una bella casa, una di quelle da ricchi. Mi aprì la porta una cameriera con tanto di crestina. La signora non sembrava male, fu abbastanza gentile. Per i primi tempi avrei potuto dormire vicino alla carbonaia, tanto era estate, ma per l’autunno mi sarei dovuta arrangiare da un’altra parte. 4 scellini a settimana la mia paga, oltre ai pasti, e mi pareva una cifra enorme: ancora non avevo capito che era una miseria!
La signora aveva tre figli, ed uno era maschio. Un bel ragazzo, da quel che potevo giudicare inesperta di certe cose, più o meno della mia età; le due femmine, invece, erano antipatiche e cattive. Per fortuna che i miei contatti con quelle due discole erano ridotti al minimo. Stavo in quella casa da poco tempo che una notte, mentre dormivo, sentii dei rumori. Mi alzai dal letto, lo chiamo così ma erano tre o quattro coperte ammucchiate sul pavimento sporco di carbone, ed andai a vedere. Proprio all’ingresso del sotterraneo, il figlio della padrona si stava sbattendo Nina, la cameriera. Almeno così credevo. Lei stava addossata con la schiena alla parete e lui le stava abbracciato, pancia contro pancia e Nina non toccava neppure il pavimento con i piedi: teneva le gambe intorno alla vita del signorino. E gemeva, gemeva di piacere mentre lui grufolava e dava certi colpi con il ventre…un piccolo baluginìo dall’altra parte del corridoio mi mise in allerta. Sgattaiolai per tornare al mio tugurio e proprio mentre mi ci infilai, udii l’urlo scandalizzato.
C’erano musi lunghi, molto lunghi la mattina dopo tra noi domestiche. Io ero l’ultima arrivata e non potevo fare domande. Le due cameriere confabulavano fra di loro e mi guardavano di sottecchi, abbassando la voce appena mi avvicinavo a loro. Di Nina, nessuna traccia.
La signora scese in cucina, non l’aveva mai fatto prima. Mi guardò fissa e mi indicò con il dito teso “Tu! Mi sembri robusta! Vieni di sopra, alle 10 precise!” Elisabeth, la prima cameriera, fece una specie di risatina ma non volle dirmi perché rideva. “Lo vedrai alle 10 e forse ne sarai pure contenta!” mi accennò.
Mi avevano dato un grembiule da mettermi sopra al vestito, perché era sudicio, dicevano. Alle 10, nella stanza della signora c’erano lei e le sue due figlie. Camilla, la primogenita, aveva l’aria di una che stava per fare salti di gioia. E c’era pure Nina, le braccia lungo il busto, la testa bassa. La signora si rivolse verso di me “Tu sei nuova e non conosci le usanze di questa casa. E’ ora che impari. Non si devono fare certe cose, soprattutto con mio figlio. Hai capito tu?- si rivolgeva a Nina, che già cominciava a piangere- Ti punirò molto severamente e ringrazia Iddio che non ti sbatto in mezzo alla strada. Tu – e si girò verso di me- vai verso quel puff e tienila ferma” Qualcosa di famigliare, molto famigliare risuonò nella mia testa. L’avrebbe sculacciata, esattamente come lady Pam*** faceva con noi, all’istituto.
Nina, esattamente come noi quando ci preparavamo ad essere punite, era in uno stato d’incoscienza. Gli occhi fissi nel vuoto, il passo rigido si fermò davanti al puff, e vi appoggiò le mani piegando il busto in avanti, appena la signora ebbe pronunciato quella maledetta parola “Giù!”. Purtroppo, sapevo bene che cosa dovevo fare. Fu Camilla a sollevare la gonna a Nina, rivoltandole l’orlo fino alla nuca e le abbassò le mutande e lasciò il suo deretano a disposizione della madre. La signora impugnava una cosa strana che non avevo mai visto: seppi solo molto più tardi che era una racchetta da ping pong. E con questa colpiva il sedere nudo di Nina, una, due, cento volte. La ragazza gemeva e si muoveva, rafforzai la mia presa su i suoi polsi. La sculacciata sembrava non finire mai. Polly, la seconda figlia della padrona, si stava strofinando i seni acerbi con espressione trasognata, mentre Camilla pareva di ghiaccio ma i suoi occhi non perdevano mai di vista la racchetta ed il suo bersaglio.
Durò oltre tre minuti, la sculacciata di Nina. La padrona, affaticata smise ed io lasciai andare i polsi della cameriera.
Rialzatasi, Nina stava per tirarsi su le mutande quando la voce della padrona la fermò “Un momento!” Andò di fronte a Nina, che mi volgeva le spalle mostrandomi il suo posteriore rosso rosso, e sicuramente le fece qualcosa perché il busto di Nina si piegò leggermente in avanti. Poi, la padrona tolse la mano e commentò “Questo non ti è piaciuto, vero?” Sentii Nina singultare. La padrona si rivolse di nuovo a me “Tu non hai visto niente, ci siamo capite? Torna dabbasso!
E adesso – verso le figlie- tocca a vostro fratello! Nina, resta con le mutande calate e la gonna alzata, ti vergogni forse? E tu che fai ancora qui? Vattene via, ti ho detto!” Mi precipitai di sotto.
Era normale, mi disse Elisabeth; quando facevamo qualcosa che non dovevamo fare, ci sculacciava. Esattamente come succedeva all’istituto. Ma sculacciava pure i figli, soprattutto Mark. Dopo una mezzora, arrivò anche Nina. Emma la muta le fece capire a gesti cosa voleva che facesse la ragazza. Di nuovo si tolse le mutande e di nuovo si trovò con la gonna alzata, piegata sul grosso tavolo. Emma le spalmò il sedere con una crema dal buon odore che prendeva da un vasetto, che stava nell’angolo più riposto della credenza. Poi la muta batté leggermente le dita sulla spalla di Nina e, agitando l’indice in aria, le fece segno di girarsi. Stavolta potei vedere bene: la passerina di Nina, quella da cui facciamo pipì, era tutta arrossata, come se fosse stata pizzicata e stretta e tormentata in tutte le sue parti. La crema fu spalmata anche lì. Elisabeth fece la sua solita risatina chioccia e aggiunse “Vorrei vedere come stanno adesso il culo e il pisello di Mark!” “Cos’è un pisello?” mi lasciai sfuggire. Giù altre risate, pure Nina stiracchiò le labbra. Elisabeth mi mise un braccio intorno alla spalla, ironica “Ragazza mia, ma ci fai o ci sei?” Il bello è che, allora, nulla sapevo del sesso.
“Meglio così – continuò Elisabeth- vali parecchio nella tua ingenuità e non sei proprio da buttar via- squadrandomi, la sua voce cambio tono: diventò seria- Giovedì è il nostro giorno libero. Ti va di venire con me? Ti farò conoscere un mio amico, un uomo a modo…” La risata senza suono di Emma me la ricordo ancora!
Piangere dopo la punizione
17 Ottobre 2010Racconti di sculacciate: Jessica
30 Settembre 2010Il grande ritorno di Ammiratore Segreto, che finalmente ci regala un bel racconto. Buona lettura e grazie ad Ammiratore!
Ciao mi presento, sono Jessica ho 18 anni e vado al liceo scientifico, un po’ timida, a apprezzata da tutti gli amici per la mia simpatia, forse sono un po’ troppo bassa per la mia età, ma non sono affatto una brutta ragazza, mora con occhi di un azzurro intenso e un viso fine, sono minuta, ma con tutte le forme e le curve al posto giusto.
Vado bene a scuola le amicizie sono fantastiche e i miei genitori mi adorano.. ma forse è proprio qui il problema.
Vi spiego, fin da sempre i miei mi trattano come fossi una principessa, non fraintendete è ovvio che le loro attenzioni mi piacciono, ma troppo spesso finiscono per esagerare trattandomi come una bambina di 8 anni, pensate che ancora adesso quando escono pur di non lasciarmi a casa la sera da sola pretendono che una baby sitter si prenda cura di me: è ovvio che fanno tutto ciò perchè non mi hanno mai vista mentre sono fuori con i miei amici! ![]()
Solitamente i miei chiamano una donna che ormai viene da noi da molto alla quale sono molto affezionata, e che conoscendomi e rendendosi conto della situazione in cui mi mettono i miei ogni volta che escono mi lascia anche un certo grado di libertà, ma questa volta..
Eravamo nel periodo delle vacanze e i miei dovevano uscire per una cena fra amici così mi chiesero se mi andava di stare con loro, ma io avevo piani ben diversi quella sera, piani che purtroppo non avrei potuto attuare.Quella sera, approfittando della libertà datami dalla signora P. sarei sgattaiolata dalla mia camera per andare a casa del mio nuovo ragazza e probabilmente lo avremmo fatto per la prima volta insieme, ma proprio niente andò come avrei voluto quella sera; infatti, i miei genitori mi dissero che la signora P. era già in vacanza, ma che “ per fortuna” aveva consigliato loro un’altra persona che in quel periodo era disposta a fare da baby sitter. A quelle parole mi cadde il mondo addosso, non sapevo più che fare!! Cercai in tutti i modi di far capire a mio padre che ormai ero grande e che non avevo bisogno di queste cose, ma lui fu irremovibile: “quando dico no è no! Questa sera la baby sitter verrà punto e basta!”.
Quasi un’ora dopo i miei erano pronti per uscire e stavamo attendendo tutti la misteriosa baby sitter quando.. DLIN DLON.. qualcuno suonò alla porta, i miei aprirono e una ragazza alta sui 25 anni varcò la soglia di casa. Era una bella ragazza, slanciata e longilinea, capelli castani lunghi e lisci e occhi scuri, ma due cose subito mi colpirono di lei, portava un paio di occhiali dalle lenti completamente tonde ed enormi per il suo viso, poi aveva un seno molto grande, forse una quarta o addirittura una quinta. Elemento questo che attrasse molto la mia attenzione dal momento che la ragazza non era per niente grassa e che mi portò a chiedermi se avesse il seno rifatto o meno!
I miei intanto si erano presentati e avevano portato la ragazza che avevo scoperto chiamarsi Eleonora nel salotto per fare la sua conoscenza e per valutare le sue doti, lasciandomi fuori ad aspettare trepidante: speravo che non la valutassero in grado di fare quel lavoro in modo da poter rimanere sola a casa, anche se sotto sotto non so perché avrei voluto fare la sua conoscenza.
Dopo un po’ uscirono dal salotto e tutti e tre avevano uno sguardo sereno e felice dai quali capii che il colloquio era andato bene, ma non me ne dispiacqui, infatti Eleonora aveva una faccia molto simpatica e sicuramente mi avrebbe lasciato ancora più libertà della signora P.
Mentre i miei le facevano fare il giro della casa ne approfittai per presentarmi e lei ricambio cortese salutandomiJ bene! Sembrava molto carina e socievole.
Alla fine i miei se ne andarono sollevati e mi lasciarono sola con Eleonora, allora iniziammo a chiacchierare e a conoscerci meglio, così ebbi anche l’occasione di prendere un po’ di confidenza nei suoi riguardi. Era davvero simpatica! Allora dopo parecchio che eravamo lì a chiacchierare ne approfittai e le chiesi se le andava di farmi sgattagliolare dal mio ragazzo solo per poche ore; ma il suo sguardo di colpo diventò di ghiaccio e la sua voce cambiò da un tono amichevole ad un tono aggressivo e severo:
“Stai scherzando Jessica??? Non se ne parla nemmeno, ho la responsabilità di badare a te e così farò! Ci siamo intesi bene??”
“Si” risposi un po’ intimorata e con lo sguardo rivolto verso il pavimento. Lei mi fissò un po’ seria e poi le ritornò sul volto l’espressione cordiale e con voce allegra mi disse
“Dai vieni così ceniamo!!!”.
Rivedendo affiorare il sorriso sul suo volto istantaneamente apparve anche sul mio dal momento che c’era qualcosa di grosso che mi catturava in lei, non so di preciso cosa fosse, forse era molto carismatica, forse perché già da subito mi stava molto simpatica fatto stà che la seguii senza indugiare per andare a cenare.
Cenammo scherzammo e guardammo la tv insieme ma ad un certo punto mi venne un’idea che credevo geniale e così mandai un messaggio al mio ragazzo con scritto che avrei provato a sgattaiolare da casa per andare da lui; allora salutai Eleonora baciandola sulla guancia e dandole la buona notte e subito dopo salii in camera. Arrivata misi qualche cuscino sotto le coperte per far finta di essere a letto e dopo essermi data una ripassata al trucco ed essermi vestita mi avvicinai alla finestra ma purtroppo non avevo sentito i passi che si avvicinavano alla mia stanza e proprio mentre stavo mettendo un piede fuori Eleonora entrò in camera mia cogliendomi nella mia fuga
“Che diamine stai facendo Jessica!!!”
In un lampo mi raggiunse e mi prese per un braccio allontanandomi dalla finestra:
“cosa stavi facendo?? Dove pensavi di andare??”
“Ehm…”
“allora?? Sto parlando con te!!!” Era furiosa, mi faceva letteralmente spavento
“ehm… Io…”
“Ahhh!!! Ho capito dove volevi andare ! Volevi andare dal tuo ragazzo eh??”
“Di colpo arrossii, ammettendo così inequivocabilmente la mia colpa!”
“ Ma brava! Pensa che io avevo quasi paura di svegliarti! Ma ti rendi conto della gravità di quello che stavi per fare?”
non avevo il coraggio di guardarla in faccia e continuavo a fissare il pavimento piena di vergogna.
“Bene!”esclamo “ora vieni con me!”e prendendomi di nuovo per il braccio mi trascinò in cucina e dopo avermi fatta sedere sul divano disse: “ora rimani qui con me finchè non arriveranno i tuoi e poi racconteremo loro che cosa ha combinato la qui presente signorinella” Mi venne la pelle d’oca per l’umiliazione nel sentirmi chiamare così e con quel tono, ma non osai replicare.
“Se vuoi ti do il permesso di guardare la televisione, ma stai buona lì.” Mi sentii avvampare di nuovo; lei mi permetteva??? Nonostante tutto non emisi un fiato e mi misi a guardare la tv mentre lei ricominciò a lavare i piatti.
Guardavo la televisione, ma non vedevo niente di ciò che mi appariva davanti agli occhi, ero amareggiata, iraconda, ma non tanto ne confronti di Eleonora, quanto nei miai che continuavo a farmi trattare così senza fare niente per ribellarmi oppure oppormi. Nessuno nella mia famiglia mi aveva mai trattato così, mio padre era sempre stato fin troppo accondiscendente mentre mia madre mi aveva viziato fra mille baci carezze e coccole; niente da ridire questo è certo ma il modo in cui mi faceva sentire quella Eleonora era terribilmente umiliante. Ma non appena mi ripresi mi accorsi che avrei dovuto fare qualcosa prima che arrivassero i miei per salvare la pellaccia.
Mi voltai verso di lei mi dava le spalle mentre lavava i piatti e non si curava minimamente di me, iniziai a fissarla, aveva davvero un bel corpo, ma non era quello il momento di pensare a certe cose, così le dissi con una voce tremante, quasi supplichevole:
“Ti prego Eleonora non dire ai miei quello che ho fatto.”
Non mi rispose subito, mi lasciò lì in un’attesa, una bruciante attesa che mi sfiniva: Finì di lavare i due piatti che le rimanevano e dopo essersi asciugata le mani si girò di scatto tanto da mozzarmi il fiato e mi disse
“Dammi solo una buona ragione per cui non dovrei farlo!” Mentre mi guardava con quel suo sguardo severo.
Non sapevo che dire non sapevo che fare e così uscì fuori tutta la verità, nient’altro che la verità
“ ti prego non dire niente ai miei, loro mi adorano non voglio che sappiano niente, non voglio che si adirino con me, ti prego, ti preggoo”
“Cosa posso dire.. alla fine ti capisco… anch’io ho avuto la tua età, ma ti rendi conto che non posso lasciarti impunita???”
“Ti scongiuro, farò tutto quello che vuoi ma ti prego non dire niente ai miei!”
Rimase per un po’ pensierosa poi di scatto si avvicinò con il suo volto al mio,fino a che i nostri nasi non si sfioravano, sentivo il soffio del suo respiro, era buono, sapeva di menta e me ne sentivo inebriata: “ quindi accetti la punizione Jessica??”
“Si!” Risposi senza pensare, qualsiasi cosa sarebbe stata meglio del fatto che i miei sarebbero venuti a sapere ciò che avevo fatto.
“Bene, allora sappi che prenderai una bella sculacciata!”
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Il mio cuore prese a battere fortissimo e in un attimo mi cadde il mondo addosso, quella parola mi aveva profondamente umiliata! Il mio volto doveva essere viola, eppure rimanevo lì di fronte a lei senza dire nulla né oppormi, ovviamente non volevo essere punita in quel modo, ma non so come non feci niente quando lei mi prese per un braccio e dopo essersi seduta su una sedia mi coricò di traverso sulle sue ginocchia. Quella posizione era terribilmente imbarazzante mi sentivo una monella di 10 anni. Ero lì che pensavo e ripensavo a come diavolo mi fossi cacciata in quella situazione: stesa sulle ginocchia di Eleonora col culetto all’insù pronta per ricevere una bella dose di sculaccioni, profondamente turbata ero caduta in una sorta di trance l’umiliazione era troppa anche per riuscire a reagire, ma mi risvegliò la mano sinistra di Eleonora che si posò sulla mia schiena con delicatezza e allo stesso tempo con fermezza: “Oggi Jessica ti mostrerò come secondo me vanno punite le ragazze viziate come te.”
E senza neanche darmi il tempo per replicare alzò la mano destra per poi velocemente riabbassarla esattamente al centro del mio fondoschiena con uno schiocco: SCIAFF.
Sentii tutto il sangue del mio corpo affluire alla mia faccia, terribile; la mia prima punizione era appena cominciata. Ebbi appena il tempo di emettere un gemito soffocato che arrivarono gli altri colpi..SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF… Dritti precisi e sicuri sul mio culetto.
Io cercavo di divincolarmi di tanto in tanto, ma la sua presa sulla mia schiena era piuttosto salda, quindi non mi rimaneva che sgambettare.
Tuttavia a dispetto delle apparenze il corpo era totalmente staccato dalla mente, infatti nella mia testa stava succedendo qualcosa di incredibile, ero avvolta da un tornado di pensieri, ma in modo assurdo essi cambiarono radicalmente intorno al 100esimo sculaccione; Infatti sebbene provassi sempre imbarazzo , iniziai a pensare che tutta quell’umiliazione l’avevo meritata, che meritavo di essere sculacciata. Ero combattuta da un lato rifiutavo categoricamente quello che mi stava succedendo, ma dall’altro sentivo che era necessario che io venissi trattata in quel modo, così quasi inconsciamente inarcavo la schiena e alzavo il sedere ad ogni colpo, quasi come a ricevere meglio il successivo bruciante sculaccione.
SCIAFFS CIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
La punizione continuava ed io ero come imprigionata in quella danza, ma un evento m portò di nuovo ed immediatamente alla realtà;la mano di Eleonora stava armeggiando con i miei pantaloni. Capendo ciò che voleva fare mi girai di scatto cercando di evitare il suo gesto con la mano, ma lei prontamente mi bloccò il braccio dietro la schiena e fece scendere inesorabilmente i pantaloni verso le ginocchia.
Immediatamente sentii l’aria fresca avvolgere le mie natiche bollenti e nude… infatti ero senza mutandine!
Foto di punizioni: ragazza calpestata
23 Novembre 2009Sculacciata di una ragazza rossa
6 Settembre 2009
Buona visione!
Umiliazione pubblica su Public Disgrace
4 Settembre 2009Bella galleria di umiliazione pubblica che ho trovato su Public Disgrace, si sito dove giovani ragazze vengono umiliate e degradate in pubblico, molto amato dai miei lettori.
Eccovi le disavventure pubbliche di una giovane ragazza!

La giovane ragazza viene legate prima dell’umiliazione pubblica
Nuda in pubblico e le fanno pure i video: scommetto che poi li mettono su youtube…
In strada con il culetto da fuori
Nel bar le toccano le tette
E la sculacciano ben bene: le fanno il culetto rosso
Ed infine, sempre nel bar, la ragazza deve fare anche un pompino
Sculacciate brevi
1 Settembre 2009Un brevissimo racconto di sculacciate che ci invia Lelle…più che altro una fantasia, lo pubblico come incoraggiamento per questa nostra lettrice!
Era un pomeriggio di Agosto arido ed io ero come al solito nella mia camera a leggere racconti di sculacciate. Mia madre non sapeva nulla di questa cosa ed erano ormai due anni che riuscivo a tenerlo nascosto… Ad un certo punto sentii un brivido per la schiena la voce squillante di mia madre:- allora è cosi che ti diverti è???(premetto che mia madre non mi ha sfiorato mai con un dito)
Brutta puttanella adesso ti faccio vedere io.
in un attimo mi scaravento sulle sue ginocchia e disse: da quanto tempo è che leggi queste porcherie io balbettando: du due anni… e lei con voce severa bene allora come punizione riceverai 2 ore di sculacciate con la spazzola io sbiancai per la paura e supplicai mia madre no ti prego perché cosa ho fatto di male ma lei sembrava impassibile per umiliarmi ancora di più mi ordino dovrai contarle una per una e se ti fermerai o perderai il conto ricomincerò… mi sollevo la gonnella e mi abbasso gli slip e comincio 1 grazie mamma colpiscimi più forte 2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-12-13-14-15 le due ore passavano lente e dolorose mi vedevo dallo specchio che ormai stavano uscendo gocce di sangue arrivammo a 1000 e poi smise io ero in lacrime e mi ordino di mettermi con la faccia al muro è che stasera mio padre mi avrebbe dato una ripassata esemplare. Alle 20:00 in punto arrivo mio padre e mia madre gli raccontò l’accaduto lui salendo in camera mi disse: rimani nuda. Io no papà sei scemo!!!! detto queste parole mi strappo i vestiti di dosso e mi lego alla spalliera del letto e con la cinghia mi diede circa un’ora di cinghiate 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10 veloci senza un attimo di respiro senza pietà non riconoscevo più mio padre era un mostro. infatti alle 21:30 mi disse domani e dopodomani rimarrai a digiuno è dovrai fare tutto in camera tua non voglio sentirti per nessun motivo al mondo e mi lasciarono da sola in lacrime. Il giorno dopo quando pensavo che tutto era finito busso mia madre naturalmente era tutto un “casino” e lei a e così che ci ringrazi per averti lasciato in pace riducendo la tua camera in un porcile io ma mamma e lei mamma un corno adesso vieni qui che ti levo la pelle a suon di sculacciate non so quante me ne diete perché ormai il dolore era troppo intenso e dopo non so quanto le sue freddissime parole adesso vai in castigo. Io mi sentivo sola come se nessuno mi capiva ormai ma questo era solo l’inizio







