Racconti di sculacciata: Lost in Punischment, parte 3
18 Agosto 2010Il mitico Arkano ci delizia continuando la sua saga di sculacciate. Potete leggere qui la prima parte e qui la seconda parte.
PART 3
LA VERITA’ FA MALE.
Il ragazzo afferra l’estremità della maschera e inizia a sfilarsela. Allenta le cerniere sui lati per riuscire a togliersela più rapidamente. Lentamente compare il suo viso, le parti che Lila non aveva mai visto. Guance secche come vecchie prugne, incassate nel viso. La bocca è l’emento più florido, le labbra sembrano pitturate con un rossetto vivo, contrastano nell’insieme di una faccia cadaverica. Si intravedono sotto la poca pelle le ossa. Anche il naso è poco più di una cartilagine. Sulla testa sventola mestamente come un drappo lacero un ciuffo biondo impomatato per tenere alta quella bandiera altrimenti afflosciata. Lila prova quasi pietà per lui. Lo fissa senza nemmeno accorgersi che lo sta consumando con lo sguardo. Indicandolo dice.
-Sei malato?
La risposta e una vergata sulla mano protesa, Lila la ritrae ci soffia sopra. Il nerd fa calare nuovamente la maschera sul viso e con la punta della stecca indica la porta del bagno.
-Entra e fai quello che devi fare – una pausa accompagnata da un colpo al sedere per farle velocizzare l’operazione – per tua informazione non sono un malato terminale. Non faccio questo perchè ho un mese di vita. Semplicemente sono più magro della media. Lo so sei abituata ai modelli, ai bei faccini. – Tira un lembo della maschera – Per questo la porto, non solo per seguire il copione del sadico.
Lila non dice più nulla, si è abituata a sedersi sul water scalcinato e lasciarsi andare senza più timidezze. All’inizio non era tanto la nudità, a cui le foto l’avevano già abituata, a bloccarla ma la consapevolezza di non avere nemmeno quei momenti per se, di essere sempre e costantemente osservata vagliata, punita, derisa e umigliata. Alla lunga quello che pesava come un macigno è diventato un sassolino. Al nerd piace vederla fare la pipì ma non gliel’hai detto. Era una delle cose che voleva che facesse nei siti, ma Lila che non ha avuto problemi a slinguazzare un dildo su una panchina pubblica, facendolo sparire dentro di se davanti ad una folla numerosa, non ha mai voluto concedere ai suoi fan qualche scena di pissing.
***
Il gancio oscilla nell’aria e sul metallo arrugginito rimbalzano i riverberi del sole. Lila distoglie lo sguardo dalla punta ricurva e tende in alto le braccia. Il nerd da dietro fa passare due giri di corda grezza intorno ai suoi polsi.
Li chiude con un nodo tirando con forza l’estremità. La canapa gratta la pelle della ragazza che lo guarda storto chiedendo almeno un po’ d’attenzione. Quando la corda è fissata al gancio sente i suoi piedi nudi sollevarsi per qualche cm da terra. Riesce a mantenere sul terreno solo le dita che annaspano nel tentativo di rimanere in contatto con l’erba bruciata. Nel muoversi scontra con un fianco il palo e sente il metallo che le brucia addosso. Il sole è più implacabile di sempre. Un’occhio di fuoco spalancato su di lei e sulle sue sofferenze.
40 frustate per sapere di trovarsi in mezzo al nulla. Non è andata come aveva previsto. Se Lila odia una cosa delle punizioni è l’attesa, il tempo che intercorre tra le minacce di rito e la prima frustata. L’idea del cuoio pesante sulla pelle nuda la terrorizza. Il nerd si prepara e lei, girata verso la roulotte. sente solo il doppio schiocco che scortica l’aria rendendola meno immobile. Poi l’unico sollievo dal caldo stagnante è portato dal sibilo della frusta. Lila grida e non l’aveva mai fatto dopo un colpo soltanto.
Gira la testa e vede lungo la spalla la striscia rossa che si allunga verso il centro della schiena.
-Fermati.-implora come se fosse la prima volta. Il nerd si accanisce ancora di più ma nei colpi non c’è la gioia, l’eccitazione che accompagnavano i martiri della ragazza, c’è la paura, l’angoscia che tutto sta per finire e che non ci sarà ad aspettarlo un arrivederci ma un addio. Frusta senza pietà per cancellare i cattivi pensieri e a mano a mano che la schiena, le terga, le gambe di Lila diventano un ordito rosso su cui i raggi del sole si accaniscono più della stessa frusta, un po’ dell’eccitazione passata riemerge e la chiavetta si gonfia ed esce dal rifugio di lattex che la soffocava. Lila perde il conto mentale delle frustate.
Le sembra di essere attaccata a quel palo da un’eternità, di essere nata lì. Teme che possa essere la sua tomba. Il sangue in alcuni punti, dove i nodini sono stati più implacabili, la bagna e scivola lungo le sue curve e si infila tra le cosce come un ruscello di montagna. Il suo corpo, preda di click feroci in internet, si muove convulso frenetico al ritmo della frusta in una lapdance sadica. E ogni volta che è spinta in avanti cercando di evitare i morsi peggiori, il palo arroventato la riporta in posizione, ad esporre la schiena e il sedere a quella dannata tigre dai denti di cuoio. Al 40esimo rintocco finisce e il nerd va da lei, la tira per i capelli, prima di toglierla dal gancio. Ricade in terra nuda e fustigata come una novella Justine.
Ma le sue disavventure della virtù sono solo all’inizio. Ha fatto una sola domanda e la risposta le è costata il ricamo di dolore che ha sulla pelle. Si guarda le braccia, le gambe, i segni che dalla schiena hanno lambito il petto e lo stomaco. Segue con le dita gli sfregi sul sedere come fosse l’opera di un’artista. -Sai già quale sarà la prossima domanda?- chiede arrotolando la frusta e puntandogliela contro.
-Mi stai ingannando, non risponderai mai sinceramente. E forse anche il fatto che poi mi libererai è un trucco, è un modo per farmi soffrire nello spirito oltre che nel corpo.- Avrebbe voluto dire questo ma non ne ha la forza, alza un braccio rigato e dice.
-Con chi hai stretto l’accordo per portarmi qui e torturarmi?
Questa volta non ci possono essere fraintendimenti. E’ diretta come una frustata. Il nerd sospira, allarga le braccia mentre il pistolino torna nella conchiglia come un piccolo paguro.
-Con uomini molto potenti. Possono far avverare i desideri o distruggerti la vita se non stai ai patti. Io non ho potuto rispettare l’accordo e adesso pagherò con la mia.-
Lila vuole di più e grida
-Chi diavolo sono? Ho il diritto di sapere chi mi ha rapito. Il tuo desiderio era possedermi ma chi ti ha permesso di realizzarlo?
-Si fanno chiamare MATCH, non so altro. Avevo i soldi per poter usufruire dei loro servizi. Non è semplice soddisfare le tue voglie ed è impossibile che la donna dei tuoi desideri finisca nelle tue braccia. – aspetta un attimo e poi dice con trasporto – Lila ho seguito la tua carriera dal primo servizio all’ultimo che hai fatto a Praga prima che ti portassero qui. So che hai frequentato l’università ma non ti sei mai laureata in ingegneria come volevano i tuoi genitori…-
-Sono onorata. Potevi contattarmi mandandomi un’ email, ho anche il mio blog e la pagina facebbok, invece di farmi rapire.- dice mentre il caldo fa friggere le ferite e lei si sente pizzicare in ogni punto come se dei granchi le strisciassero sulla pelle e affondassero le chele nel suo dolore.
-Ma adesso è tutto finito. Presto sarai libera.-
Guarda l’orologio, la lancetta grande luccica debolmente. Lo sa. E’ arrivata la sua ora, prima di quanto immaginava. Quell’orologio gli è stato dato dai MATCH. Gli ricordava il tempo che aveva e quello che rimaneva. Il tempo del suo desiderio. E adesso è scaduto. Da un momento all’altro tutto finirà. Non sa come e quando sente un ripetersi di click, di armi automatiche trasportato dall’aria capisce che lo aspetta un’ esecuzione classica. Lila non vede nemmeno chi spara ne da dove arrivano i colpi.
Si getta in terra, le mani sulle orecchie a cacciare quel suono terribile. I bossoli schizzano ovunque. Il nerd viene crivellato da almeno un centinaio di colpi. Due dita saltano nette dalla mano, un occhio viene perforato, una guancia bucata si sgonfia come un palloncino di carne sotto il lattex ormai a pezzi. Il petto è raggiunto dalla maggior parte dei proiettili.
A Lila, che solleva spaventata la testa, sembra che il ragazzo muoia al rallentatore come in un film con il sangue che crea arabeschi nell’aria e la caduta che lo separa dalla terra che sembra eterna. E poi di colpo l’incanto che aveva congelato la scena di morte si spezza e il corpo del nerd finisce sul suolo secco circondato da rivoli di sangue, da pozze rossastre che inumidiscono i ciuffi rachitici di erba. La faccia è coperta da pezzi di maschera, sangue colora di rosso la cerniera che lucica sotto il sole.Lila si avvicina e ha l’impressione che muova una mano verso di lei ma è solo il pensiero che possa succedere che la anima, proprio come in un film dove la vittima ha sempre il tempo per un’ultima parola o un’ultimo gesto.
L’occhio buono del ragazzo si chiude dietro la feritoia di plastica, l’altro è solo un orbita scavata dal mitra. Lila si alza con i polsi legati, nuda si guarda in giro. Non c’è nessuno. Adesso è libera ma è ancora più spaventata di prima.
Cammina a fatica verso la roulotte. La fiancata è coperta di fori e quando entra da questi trapela la luce del sole. Raggi sottili che creano all’interno una ragnatela di luce. Lila cerca qualcosa per tagliare le corde. L’hanno abbandonata lì perchè non hanno paura che dica qualcosa, sanno che la sua storia sarebbe folle per essere creduta. E lei, mentre afferra con le mani un coltello in cucina, ha solo voglia di fuggire, di lasciarsi tutto alle spalle. Una lacrima le solca la guancia. Piange per il nerd come se fosse stato il suo ragazzo. Nonostante tutte le umiliazioni il dolore, l’ultima terribile fustigazione, provava davvero qualcosa per lui. Non sa se è una domanda che si sta ponendo o ubn affermazione del cuore.
Adesso è morto, ucciso da chi l’aveva aiutato a realizzare la sua fantasia perversa. La corda cede dopo un po’ di pressione della lama i polsi le fanno male, se li massaggia. La prima cosa da fare è trovare dei vestiti. Cerca nell’armadio del ragazzo. Ci deve essere la roba che aveva quando è stata rapita anche se non ricorda bene com’era vestita in quel momento. Poteva anche essere stata nuda visto che è stata prelevata durante un servizio. Se non c’è niente da donna indosserà qualcosa di lui, magari è anche un modo per ricordarlo. Forse dovrebbe anche dargli una sepoltura ma è debole per le frustate e scavare nel terreno è l’ultima delle sue intenzioni. Trova un camicione e un paio di jeans. Si annoda il primo sopra l’ombelico scoprendolo insieme ad un paio di frustate. I Jeans le fanno male quando salgono a coprire il sedere a strisce. Sopporta. Ha bisogno di una cintura per chiuderli. C’è solo la corda, le fa attraversare i passanti come la cinta di un saio e poi la annoda davanti. Si infila un paio di scarpe ed esce. E qui scopre che quelli che si fanno chiamare MATHC non solo compaiono dal nulla per uccidere ma sanno anche far sparire i corpi come non fossero mai esistiti. Sul terreno non c’è più nemmeno il sangue del nerd, nessun segno che quello a cui ha assistito, fosse davvero avvenuto.
Guarda l’orizzonte incendiato, l’aria tremula come sopra ad un barbecue. Inizia a camminare verso la libertà ammesso che possa trovarla davvero in quello sperduto angolo di mondo.
Continua…