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Racconto di sculacciate: La punizione di Chiara

25 Agosto 2010

Diamo il benvenuto a Franx che invia il suo primo racconto! Grazie all’autore e buona lettura a tutti!

Mi presento: mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e frequento l’ultimo anno di Liceo Classico.
Altezza media, magra, terza di reggiseno: sono una ragazza piuttosto normale, cresciuta in una famiglia molto “liberal”, dove non ho mai ricevuto nemmeno un buffetto, essendo una ragazza tralaltro molto responsabile.
Non è così invece per Francesca, la mia migliore amica, che oltre ad avere un certo caratterino, ha anche una particolare situazione familiare: dopo la morte del padre, la madre si è risposata con un uomo, Andrea, che fin da subito ha mostrato le sue doti educative con la allora bambina; con lo sbocciare dell’adolescenza di Francesca, e in particolare guarda caso di una sua quarta di reggiseno, le punizioni sono stranamente aumentate: Francesca è ora una ragazza con un fisico invidiabile, e le poche volte che l’ho sbirciato in biancheria,
Una sera i genitori della mia amica uscirono per un convegno, dove poi sarebbero rimasti a dormire: Francesca colse la palla al balzo, mi invitò da lei, e subito decidemmo di dirigersi alla discoteca.
E li iniziò la prima discussione, perchè lei voleva prendere la BMW del patrigno, mentre io reputavo più prudente andare con la sua Panda da neopatentata, ma con Francesca era impossibile discutere, non c’era verso.
Arrivati in discoteca, io andai subito dai nostri amici, mentre invece Francesca cominciò a ballare con un ragazzo mai visto prima, ed a un certo punto non la vidi più.
Quando la andai a cercare era sdraiata su un divanetto con il ragazzo, la mano di lui sotto la sua gonna, e quando la tirai per portarla via di lì, mi diede addirittura uno schiaffo!
Esterrefatta, uscii fuori di corsa, intenta ad andarmene con o senza di lei, quando mi raggiunse correndoe pregandola di perdonarla.
Accettai, se non altro perchè aveva la macchina, e poi volle a tutti i costi guidare, nonostante le mie insistenze, perchè sospettavo avesse bevuto.
Non guidava molto bene, e ovviamente accadde il peggio: tamponammo la macchina davanti a noi, e un ora dopo eravamo al commissariato.
Arrivò subito il suo patrigno, che essendo il medico del commissario, riuscì con molto scuse e ringraziamenti a farci uscire subito, e poi ci portò direttamente a casa.
Francesca era terrorizzata: era uscita senza il loro permesso e aveva distrutto la macchina sportiva del patrigno ubriaca, sapeva cosa l’attendeva, mentre io ero tranquilla, visto che non avevo bevuto, e avevo cercato di fermarla in tutte le sue stupidaggini.
Arrivati a casa, il patrigno ci fece sedere sul divano e cominciò la ramanzina: ” Ma siete matte? andare in quei postacci, e guidare ubriache, ma non temete, perchè la punizione di stasera supererà qualsiasi vostra aspettativa”
Io protestai: “Ma io cosa c’entro? Non volevo prendere la sua macchina, non ho bevuto, avrei voluto guidare io e se non fosse per me Francesca si starebbe ancora facendo sbattere da quel ragazzo! E lei non può punirmi! Se mi tocca la denuncio!”
Il patrigno guardò Francesca “Che ragazzo? Ci penseremo dopo. Comunque hai ragione, non ho l’autorità per punirti” Mi stupii molto “ma posso di sicuro punire Francesca”.
Così dicendo la prese sulle ginocchia e cominciò a sculacciarla sulla gonna, con colpi forti e veloci; Francesca mugolava dal dolore, cercando di resistere, io ero imbarazzata per la punizione impartita di fronte a me, ma ero anche eccitato dal vedere la mia amica in quella posizione di sottomissione, e d’altronde se lo meritava…
La punizione durò a lungo, troppo a lungo, finchè Francesca urlando chiese ” ti prego basta, non mi hai mai sculacciato così a lungo” “intanto questa è solo la prima delle parti in cui è divisa la tua punizione, poi lo devi chiedere alla tua amica Chiara quandov uole che questo finisca” le rispose lui.
Io ero incredula: “Cosa? ma che vuol dire?” “Vuol dire che fino a che non subirai anche tu la giusta punizione che meriti, Francesca può anche dire addio alle sedie per un mese” “Non intendo cedere ai suoi ricatti!” “Beh, le cose stanno cosi: non mi interessa sapere di chi è la colpa e di chi no, ve la dovete vedere tra voi, ma intanto io sculaccerò entrambe, oppure Francesca avrà una punizione decuplicata!”.
Io non sapevo che fare, quando Francesca, che continuava a subire i colpi del padre, urlò “Ti prego Chiara, aiutami, poi ce la vediamo tra noi, ma salvami da questo pazzo”
Io pensai “Al diavolo! qualche colpo sui jeans non dev’essere la fine del mondo, la sta massacrando, e poi almeno mi dovrà un favore”" e gli dissi “Okay, ci sto”.
Il patrigno non parve sorpreso. Mi prese sulle ginocchia, mi carezzò il sedere per un attimo, annuendo della sua rotondità, e cominciò la sculacciata; i primi colpi non mi parvero molto duri, faceva molto meno male di uno schiaffo, ma poi aumentò sia il ritmo sia la forza delle sculacciate e sentii un calore sul sedere che mi faceva sentire ogni singola sculacciata.
La sculacciata finì con io che mugolavo e mi dimenavo sotto i suoi colpi, incapace di restare ferma per il dolore. Con un ultimo poderoso sculaccione sulla chiappa destra, Andrea mi fece alzare.
Andò in bagno, prese una spazzola, e tornò nella stanza, squadrandoci “Bene, adesso vi voglio in mutande per la seconda parte” tuonò, battendosi la spazzola sul palmo della mano. Ancora una volta protestai “Cosa? Ha avuto la sua sculacciata, ora basta! E non ho intenzione di mettermi in mutande davanti a lei! ” “Cosa pensavi?” mi rispose lui “che la sculacciata fosse quella del bambino con la nonna, cinque sculaccioni e via? Povera piccola, fai tanto la dura, ma poi non riesci a resistere nemmeno a una piccola sessione con la mano. E quando proverai la spazzola? e la cinghia sul culetto nudo? E poi per colpa vostra ho rinunciato a una notte di sesso con la mia sexy mogliettina” aggiunge, fregandosene della presenza della figlia “le vostre nudità sono una magra consolazione” Ma Francesca non aveva nemmeno fatto caso alla squallida battuta, ricordando con un brivido le volte che aveva subito il morso della frusta sul suo sedere.
“Francesca, togliti subito la gonna, e piegati sul tavolo, gomiti sul piano e sedere in alto” la mia amica era riluttante a spogliarsi, ma il padre le ordinò “Ora!” e quando se la fece scivolare ai piedi, si scoprì che Francesca…non portava le mutandine.
Andrea era allibito “Cosa? Ma stiamo scherzando? Francesca, sei andata in discoteca senza mutande, o forse c’entra quel ragazzetto di cui si parlava prima” L’imbarazzo della mia amica rivelò subito la risposta, e il patrigno si girò verso di me “E tu bell’amica che sei, che lasci che questa scema si comporti come una mignotta! Per insegnarvi il senso di responsabilità reciproco, ogni volta che Francesca urlerà, saranno 5 colpi in più per te Chiara”, e detto questo cominciò a colpirla alternando le due chiappe, le quali erano ormai passate da rosa a rosso vivo.
Francesca resistette fino alla cinquantesima sculacciata, poi cacciò uno strillo in occasione di colpi particolarmente forti o mirati. Dopo il centesimo, urlava senza ritegno, mentre il patrigno, guardandomi soddisfatto, contava ad alta voce i numeri delle urla. Io ero furiosa: “Francesca ma che cazzo, io ti paro il culo e tu mi metti ancora di più nei guai! Cerca di contenerti!” “ahiiaaaaa Chiara non ce la faccio, scusa scusa ahiaaaaaa” “Diciassette, diciotto” contava Andrea, sornione. Io cercai di controllarmi, vedendo il godimento che la mia frustrazione provava nel patrigno e aggiunsi, gelida “Vorrà dire che dopo faremo i conti, nel vero senso della parola”.
Un brivido mi scosse il corpo. Mi sentivo dominatrice, nel vedere la faccia impaurita di Francesca alla mie parole, sapendo che avrei avuto il diritto di decidere sulla sua punizione, e di disporre a piacimento del suo corpo.
Andrea mi riportò alla realtà: “Togliti i pantaloni, spankee ribelle, e piegati a novanta gradi, gomiti sul tavolo” Mi tolsi i jeans, covando pensieri di vendetta anche sul patrigno di Francesca, che mi poggiò una mano sul sedere, palpandolo, e dando qualche sculacciata preliminare.
Di scatto mi abbassò le mutandine, e prima che mi voltassi disse “Volevo vedere il colore del tuo culetto, sai, per avere poi un confronto prima-dopo” dopo di che, iniziò a colpirmi con la spazzola, con forza e a ritmo elevato.
Non aveva niente a che vedere con la mano, la spazzola colpiva indescrivibilmente più forte, con una sensazione di bruciore che non mi sarei mai immaginata.
Il dolore era fortissimo, mentre il patrigno della mia amica mi colpiva su tutte le parti del fondoschiena, godendo di ogni singolo colpo e del controllo sul mio corpo, ma io, con una prova di orgoglio, resistetti e non urlai, mugolando solo versi di dolore.
Quando finì ero stremata, al limite della sopportazione, ma contenta di me stessa, e feci per andare, quando lui mi prese all’altezza del seno, afferrandone uno e palpando con vigore, e mi costrinse con la forza di nuovo piegata sul tavolo.
Alle mie parole di protesta lui spiegò “ti mancano quelle bonus, vediamo, 23 urli della tua cara amica, fanno 115 spazzolate supplementari” e aggiunse, con una punta di sadismo “Francesca, mettiti davanti a lei dall’altra parte del tavolo, e voglio che tu, Chiara,la guardi negli occhi, e dopo ogni colpo dica il numero dello sculaccione e  ringrazi la tua amica, dicendo “Grazie Francesca, per questa sculacciata”.
Io non volli dargliela vinta, così fissai intensamente negli occhi Francesca, pensando a quello che sarebbe successo dopo: non avevo più dubbi, mi sarei vendicata sulla mia amica nello stesso modo in cui lei stessa mi aveva procurato questo tormento.
Lei era in piedi davanti a me, nuda dalla vita in giù, e io fissavo il suo corpo nudo, il suo pube peloso, il suo seno prosperoso ancora coperto dal top scollato, pensando alle punizioni più soddisfacenti per attuare la mia vendetta.
E poi iniziarono le sculacciate, che furono di gran lunga peggiori della precedenti: Andrea aveva cambiato tecnica, ora dava ogni colpo distanziato dai precedenti, in modo da poter prendere piu slancio. Il dolore, ovviamente, era raddoppiato.
“Uno! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Due! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Tre! Grazie Francesca per questa sculacciata!”
Non ce la facevo più, e mi sostenevo solo grazie al pensiero che dopo ci sarei stata io, dall’altra parte, così resistetti fino al cinquantesimo, quando cominciai a piangere, per il dolore e lo sconforto. Andrea se ne accorse, e sadicamente aumentò la forza dei colpi, in un crescendo di urla.
Al centesimo si fermò, e disse “Forse gli ultimi 15 te li vuole dare Francesca”. Lei disse di no, ma il patrigno aggiunse “O questi 15, con forza, sulle chiappe di Chiara, o 30 frustate sulle tue. Decidi” Francesca mi guardò e disse “Scusa Chiara, ma 15 colpi di spazzolo sono un centesimo di 30 frustate con la cinghia”. Io ero senza parole per la vigliaccheria della mia amica. In quella situazione mi ci aveva messo lei!
“Bene Francesca, ora posizionati dietro di lei, e colpisci forte, e tu Chiara, devi ringraziarla e chiederne ancora di più forti”. Mi rendevo conto che era il suo nuovo giocattolo, la ventata di novità nelle sue punizioni, ma ogni mia ulteriore riflessione fu cancellata dal colpo di Francesca, che non era fortissimo, ma comunque si sentiva, e in più era dato da lei, la ragione per cui ero mezza nuda a 90 gradi! “Grazie Francesca, ti prego, colpiscimi più forte”. E andammo avanti così per altri 15.
Prima che mi rialzassi, Andrea mi abbassò le mutandine, per verificare le condizioni delle mie chiappette: erano rossissime, e mi bruciavano oltre ogni immaginazione.
Lo lasciai fare, ma invece di rialzarmele subito dopo, me le abbassò ai piedi, dicendo ” Per l’ultima parte della punizione non ti servono, anzi, comincia a toglierti maglietta e reggiseno, perchè vi voglio completamente nude. Ora!”
Io titubai, mentre Francesca si spogliava. Non l’avevo mai vista nuda. Il suo seno, una quarta abbondante, era ancora meglio di come mi ero immaginata, e capii perchè Francesca era la ragazza più desiderata della scuola: con la mia terza raggiunta per eufemismo, le mie erano sì più sode, ma non erano nemmeno lontanamente belle come le sue. Improvvisamente, tutti i miei pensieri di punizione si focalizzarono su esse, anche se non sapevo ancora come. Ma ci avrei pensato…
Intando Andrea si era tolto la cintura, e con un colpo sulle cosce mi ricordò che anche io dovevo togliermi qualcosa, cosi mi affrettai a sfilarmi la maglietta e slacciarmi il reggiseno, prima che colpisse ancora, magari sulla mia patatina scoperta.
Ora eravamo l’una di fianco a l’altra, due ragazze attraenti di 19 anni completamente nude, ma due tipo diversi: la bellezza morbida delle curve di Francesca, e il mio corpo longilineo; anche i due boschetti erano diversi, il mio più chiaro e curato del suo.
Andrea ci guardò, valutandoci “Sai Chiara, ho sempre suggerito a Francesca di curare di più la sua fighetta, ma si vede che ai ragazzi che rimorchia in discoteca va già bene così, ma di tette preferisco quelle della mia figliastra, anche se dopo un po’ cominciavo a stufarmi: è bello avere un po’ di carne fresca” disse ridendo, senza nascondere la sua eccitazione, che d’altronde era ben visibile all’altezza della patta.
“Sarò clemente, ve ne darò solo venti a testa, così almeno posso tornarmene da mia moglie, dopo tutto questo sculacciare…” Si avvicinò e prese Francesca di forza, la piegòa 90 gradi e disse “Non vi conviene urlare, e Francesca sa bene perchè” detto questo le poggiò una mano sulle tette e le diede la prima scudisciata. Francesca si morse le labbra per non urlare, e mi parve strano, visto che prima non si era fatta remore. Nemmeno quando ero io a pagare i suoi strilli!
Al secondo Francesca urlò, e io capii: il patrigno, subito dopo, le strizzò il seno, torcendo il capezzolo. Doveva fare un male cane.
La punizione di Francesca finalmente finì, con ulteriori suoi strilli, e ulteriori strizzate.
Poi toccò a me.
Andrea, guardando il mio sedere malmesso, disse “Chiara, vedo che tu stai molto peggio della mia figliastra, se tu vuoi possiamo fare che invece di venti te ne prendi solo dieci, e le altre dieci Francesca” La mia amica sbarrò gli occhi, io riflettei. Non volevo rovinarmi il divertimento per dopo, nè avere debiti con lei. Chiedi di riceverle tutte e venti, e subii il doloroso trattamento solo una volta, quando mi tradii sull’ultima. ” Strizzare le tue non è come farlo con quelle di Francesca”, osservò il patrigno, mettendo a confronto le rispettive dimensioni.
“Bene ragazze, è tutto, per stasera, io vi lascio qui a confrontarvi e discutere tra voi. Buona serata, e non passate troppo tempo sedute davanti alla televisione!” sghignazzò, prima di uscire.
Francesca allungò debolmente una mano verso il top, sfinita.
Non ti rivestire, la ammonii io. La sua notte era appena cominciata…

Franx

Nel caso in cui il racconto vi piaccia, e avessi buoni stimoli per andare avanti, ho messo in cantiere ulteriori tre racconti sullo stesso filone.
Questo era abbastanza classico, ma in seguito vorrei provare nuove cose, in particolare ovviamente un racconto sarà incentrato sulla punizione di Chiara a Francesca, come pronosticato abbastanza chiaramente, la punizione del patrigno riguardo la questione fidanzato, e infine la vendetta di Chiara sul patrigno.
Il primo lo vorrei trattare con tematiche lesbo, sempre riferite al tema “punizioni”, il secondo vorrei che fosse qualcosa di particolare, ho già in mente qualcosa, comunque la frizione erotica tra Francesca e il patrigno aumenterà, e forse ci sarà la stessa Chiara, ma non è detto, il terzo invece tratterà di questioni più di dominanza, anche se non ai limiti del sadomaso, che non apprezzo nella sua forma più dura e pura.
Se avete consigli o richieste, non avete che da apporli in calce al racconto. Grazie a tutti!

Racconti di sculacciata: Filomena

10 Gennaio 2010

Giovedì pomeriggio. Suona il campanello: è Filomena, in ritardo come al solito.
Filomena ha 54 anni, assai ben portati. I capelli in origine erano castano chiaro, ma da quando ha visto qualche filo argenteo tra di loro, ha deciso di tingerli biondi e, per evitarne la caduta, li porta corti ma ben pettinati; ha un gran bel petto ed un sedere in sintonia; indubbiamente, c’è qualche chilo di troppo, ma, data la sua notevole altezza, non si nota; è ciò che si dice una bella chiattona. Ed è pure nonna: Marco, il primogenito della sua primogenita, ha compiuto da poco sei mesi.
Filomena è masochista, profondamente masochista in ogni fibra del suo corpo.
L’ho conosciuta rispondendo, io sadico, ad un annuncio su internet. La corrispondenza virtuale è stata lunga e, a tratti, stancante. Ma poi ci siamo visti di persona ed è nata la nostra collaborazione, orsono due anni.
“Sei in ritardo! Come mai?” le chiedo appena le ho aperto la porta di casa.
“Il traffico: c’è stato un incidente, un piccolo tamponamento, giù nella strada principale ma l’autobus non poteva passare. Scusami” Oggi indossa un paio di pantaloni neri, non troppo aderenti, ed una blusa pervinca, non troppo scollata, con intarsi di strass, ai piedi sandali celesti ugualmente appena ornati di strass; un soprabito tre quarti, sfoderato e leggero, di un tono di pervinca appena più chiaro; borsetta pochette in tinta.
“E’ la seconda volta in un mese che arrivi in ritardo – le faccio severo, perché a lei piace così- potevi muoverti prima. Preparati per l’ispezione!”. Appoggia il soprabito e la borsetta sull’appendiabiti dell’ingresso e fila dritta in camera da letto, che NON è la mia stanza da letto personale. Quest’ultima è riservata a me, l’altra alle mie donne.
Filomena si siede sul letto, slaccia il gancetto dei pantaloni neri, abbassa la zip e se li sfila; sotto porta le mutandine nere e le calze autoreggenti : sa che a me non piacciono i collant. Si toglie le mutandine e le appoggia sullo schienale della poltroncina, proprio sopra ai calzoni. Con un certo, voluto, sforzo si mette a quattro zampe sul letto matrimoniale, il corpo parallelo alla testata. Mi infilo il guanto di lattice sulla mano destra. Tra noi non ci sono mai preliminari: entrambi preferiamo così. L’indice ed il medio sovrapposti le frugano la fica, ma non resisto alla tentazione di titillarle il clitoride con l’altra mano. “Non così…è presto!” protesta lei sospirando. Estraggo le dita e le infilo di colpo l’indice nell’ano. Per un attimo, porta il bacino in avanti. Giro un paio di volte l’indice dentro di lei e lo tiro fuori. Il guanto è sporco di marrone, un leggero velo. Faccio due passi e le mostro il dito teso “Beh?” le faccio con tono interrogativo. Lei quasi strabuzza gli occhi per vedere meglio “Non so, forse un peto…eppure mi ero pulita bene bene, prima di venire qua… Perdonami!” la sua voce è sensuale e roca. Le do due pacche forti sul sedere: il grasso adiposo tremola e s’arrossa.
“Scendi e vediamo di sopra” la mia voce è sempre più, fintamente, irritata. Si lascia scivolare e torna a sedersi sulla sponda del letto. Si sfila la blusa e si slaccia il reggipetto: mi porge i due indumenti affinché io li metta sopra agli altri. Avvicino la testa ai prorompenti seni per guardare meglio. Le due ghiere d’acciaio che le stringono la base dei capezzoli sembrano in ordine: non ha cercato di togliersele. Giro le ghiere, hanno l’interno leggermente seghettato: un dentino deve aver afferrato un lembo di pelle, perché Lo (la chiamo così per risparmiare fiato) fa una lieve smorfia con la bocca. I cicciuti capezzoli mi paiono, come dire?, smorti, piuttosto appiattiti. “Rimani così- l’avverto- torno subito”.
Mi occorrono due o tre minuti, in cucina, per preparare l’occorrente e torno di là. Lei guarda incuriosita ciò che reco in mano e mi domanda, incerta “Che…che vuoi farmi?” “Zitta e butta giù la schiena!”. Le passo il cubetto di ghiaccio intorno ai capezzoli, prima all’uno poi all’altro: risorgono a nuova vita. Butto il cubetto mezzo consumato nella ciotolina insieme ad altri suoi consimili e mi viene un idea. Pur attraverso il lattice, il gelo del ghiaccio ha intirizzito i miei polpastrelli, figuriamoci se…afferro il cubetto più grosso che trovo e, di colpo, glielo infilo nella fica. Lei sobbalza e tira su il busto “Ma è freddo!” constata. “Stai buona! Stringi le cosce e lascialo sciogliere!” le ordino. E fa così, proprio così. Dato il grasso all’interno delle cosce, non è agevole per lei stringerle ma ci prova. Porto la mia faccia sul suo ventre e le do un morso sulla pelle, proprio dove comincia il pelo. Lei mi tira i capelli sulla nuca: il mio secondo morso lascia appena il segno della chiostra dei denti. Freme Lo, freme: il freddo dentro di lei comincia a farsi sentire.
“Bob – mi fa , rabbrividendo- sarà il ghiaccio ma…ma…devo fare pipì!” “Lo sai dov’è il vasetto “ le rispondo calmo.
Si lascia scivolare giù dal letto, apre lo sportello del comodino e ne estrae il pitale di plastica bianca, di quelli che si comprano in farmacia. Si accuccia e svuota la vescica. Ha ancora le calze e le scarpe, solo quelle; mentre va in bagno a vuotare il vasetto, scorgo che sulle sue natiche sono rimaste le impronte della mia mano. Ci ha messo un po’ troppo tempo. Rientrando, nota che mi sono tolto il guanto. Rimette al suo posto il vasetto: i peli del ventre sono umidi. “Già che c’ero mi sono data una sciacquata: il ghiaccio si era tutto sciolto” si giustifica. Le faccio lo sguardo feroce e Lo si butta sul letto, a pancia sotto: la rete cigola. Ah, che musica il rumore della mia mano, le dita tese ed il pollice sollevato, che impatta la sua carne! Tra uno sculaccione e l’altro, in quel breve attimo di silenzio riesco a sentire i suoi mugolii. La carne succosa va di qua e di là, si piega e stenta a ritornare su. Ogni tanto mi fermo, per osservare l’effetto estetico: riprendo a sculacciare le parti che sono ancora rosate. Ci vuole parecchio tempo, e parecchi colpi data la vastità della superficie, prima che le sue chiappe diventino uniformemente rosse, di un bel rosso profondo. Le infilo una mano sotto, fra corpo e coperta e la palpo: è umida, e non soltanto perché si è lavata. Tra indice e pollice, afferro la ciccia delle cosce e la martirizzo con pizzicotti, sempre più profondi e sempre più frequenti. Lei respira sempre più affannata e sempre più svelta. Il ghiaccio, nella ciotola, si è quasi completamente sciolto: la prendo e ne verso l’acqua diaccia a filo lungo la spina dorsale, cominciando dal coccige. Batte le gambe, si scuote, sgroppa, la pelle rabbrividisce “E’ freddo!” si lamenta: verso le ultime gocce proprio dietro la sua nuca. Tutta la pelle delle spalle è diventata simile a quella di un pennuto e brividi la scuotono. Agita le spalle per far colare l’acqua lungo le parti laterali del busto “Almeno potevi colarla sul culo, che mi brucia tanto” mi rimprovera. Si prende un’altra mezza dozzina di pacche. Si rigira. Mi stendo sopra di lei pur restando con i piedi a terra, in tutti i sensi. Le ciuccio i capezzoli, le percorro con la lingua la parte mediana del corpo fino all’ombelico, e scendo giù, sempre leccando: il suo corpo è teso come le corde di un violino o meglio, vista la mole, di un contrabbasso. Si arcua tutta, sta all’acme del piacere, il clitoride, relativamente piccolo, è teso. Urla e quasi mi spacca la mascella con le coscione, quando i miei denti stringono quel ciccio di carne “Mi hai fatto male!” sbotta appena riprende fiato. “E che vuoi? Non sei qui per questo?” Mi tolgo da lei. Si è calmata ma l’eccitazione è sempre molto alta. Vedendo che cosa ho preso, porta in alto le gambe, sorreggendosele con le mani dietro alle cosce. Non può evitare che le sfugga un gemito, mentre il dildo le entra nell’ano, dilatandolo. Vorrebbe masturbarsi: sa che, se lo facesse, le batterei le mani, nel senso che colpirei la parte superiore delle dita con la bacchetta. Abbassa le cosce e porta i piedi, con tutte le scarpe, sul letto, tenendo le ginocchia molto distanti; ho tirato fuori il mio membro e la penetro, ma con delicatezza dapprima, poi sempre più forte. E’ già molto umida. Mi stacco da lei, uscendone fuori “Be’? – mi fa e la delusione, nonché l’eccitazione le si leggono in volto- nemmeno oggi?” “No. –rispondo secco, reinfilando il membro, ancor ben tosto a dire il vero, negli slip e tirando su la zip dei jeans- Non te lo sei meritato. Dai, mettiti questa – le butto addosso la sua vestaglia color oro- che prendiamo qualcosa”. Faccio un caffè e glielo porto. “Ci hai messo troppo zucchero – le dico- finirai con farti venire il diabete!”
Mi ignora mentre lo sorseggia. Guarda l’orologio a parete “ Mio dio, com’è tardi. Devo andare!” Si toglie la vestaglia e cerca l’aggancio per togliersi il dildo dal culo. Non lo trova. Le era sfuggito che io l’avevo tolto appena dopo averlo infilato. “ma…ma..” la mano si agita nell’aria proprio all’altezza dell’ano; prova a togliersi il dildo con due dita: con l’ unico risultato che quello penetra in profondità. “Dai, non fare lo scemo. Levamelo! E’ tardi….” Scopro i denti in un sorriso “No, mia cara. Volevi soffrire, ma non hai sofferto abbastanza: adesso te ne vai in giro con quel coso fino a casa tua…” “Dai, che non posso neppure camminare bene. Comincia a darmi fastidio…” Non ha afferrato lo spirito del gioco. “Quanto mi dai se te lo levo?” le domando. No, non ha proprio capito. Devo sempre spiegarle tutto! “Facciamo così. Io, adesso, ti levo quel coso dal buco del culo. In cambio, giovedì prossimo, ti do cinquanta bacchettate: ci stai?” annuisce con la testa. “Girati!” le faccio e lei si piega in avanti. Togliere il manico è stato facile, rimetterlo non tanto, tanto più che quel coso va sempre più a fondo dentro lo scuro buco. “Sbrigati che mi fa male” protesta lei. Non posso far a meno di osservare che le sua chiappe si stanno schiarendo superficialmente, ma sotto la pelle parecchi capillari si sono rotti. Le rimarranno bei lividi dolenti e il culo gonfio. Finalmente, ce la faccio: riesco ad afferrare il dildo e ad estrarlo. Lei emette un sospiro di sollievo. Si riveste, cominciando dalla parte superiore del corpo. “Il culo mi brucia dentro e fuori” mi avverte. Sorrido sarcastico. Si è completamente rivestita. L’accompagno alla porta. Ci sfioriamo le guance nel classico gesto di darci un bacetto. “Ciao, Lo. A giovedì prossimo” “Ciao Bob, a giovedì”.

Sottomessa e frustata: le foto

7 Gennaio 2010

Da Sex and Submission, una galleria gratis in cui una giovane schiava viene prima sottomessa, quindi frustata e infine abusata.



Storie vere di sculacciate: Educatore

3 Dicembre 2009

Educatore ci invia un racconto vero della sua vita.

Prefazione: con questo piccolo racconto intendo cominciare a raccontarvi le esperienze fatte da ragazzo che hanno formato il mio carattere di SPANKER, come si dice oggi.
 
Era l’estate del 1966. Io ero molto, molto giovane, la mia vicina di casa ed amica aveva solo un anno più di me.  Lei era al liceo, frequentava una scuola privata gestita dalle suore, i suoi genitori erano anche i proprietari della casa dove abitavo io, le due case confinavano. I giardini erano separati da un muretto. Io, alto di statura, dal mio giardino, attraverso quel muretto, potevo guardare quello dei vicini, anche se c’era una tenda divisoria.
Un giorno ero a casa da solo, mi trovavo in giardino quando, ad un certo punto, sento del trambusto: urli e schiaffi. Erano schiaffi dal suono familiare. Mi affaccio dal muro e, da una fessura della tenda scostata, vedo Anna la mia amica con suo padre che la tiene per un braccio alzato e con l’altra mano la sculaccia sul corto vestitino estivo  facendola camminare verso di me. Il cuore mi batte a mille, le gambe mi tremano come foglie al vento. Avevo già visto dare sculaccioni, mestolate e rigate, ma quel culetto che mi piaceva tanto ancora non lo avevo visto sculacciare.
Un attimo dopo la bella Anna era appoggiata al tavolinetto del giardino, col culetto verso di me. E allora parte una sculacciata veloce e sonora, il vestito si rovescia sulla schiena, gli sculaccioni risuonano secchi, le mutandine si infilano tra le natiche tirate dalla mano sinistra di suo papà pigiata sulla schiena per tenerla ferma e sempre più il culetto si denudava. Era già molto rosso, io eccitatissimo. Il mio piccolo pene era alle sue prime erezioni ancora incomplete, provai a contare gli sculaccioni ma mi persi intorno alla cinquantina. La cosa si svolgeva velocemente. Anna si lamentava, tirava piccoli urletti e pregava il padre di smettere ma lui non l’ascoltava. La scena andò avanti ancora per un po’. Poi, all’improvviso, così come era iniziata, quella bellissima sculacciata finì. Subito dopo, però, per mia fortuna la giovane ribelle,  che si trovava in piedi davanti al padre, col culetto verso il muro, ossia verso di me, e si massaggiava le natiche col vestitino alzato, tirandosi giù le mutandine per massaggiarsi meglio, disse qualcosa al padre, che io non riuscii a capire tanto ero inebriato dalla scena. Fatto sta che l’uomo la riprese e, riappoggiandola al tavolo, ricominciò a suonargliele  ancora più forti e veloci. Per lei il fatto di avere o meno le mutandine non cambiava sicuramente, ma per me, che ero 2 metri dietro di lei, fu una cosa emozionantissima. Gli sculaccioni proseguirono per molto tempo, lei inarcava il culetto come volesse andare incontro alle sculacciate del padre, le mutandine, sgambettando, si  erano sfilate dai piedi.
Anna, tirando su e giù il culetto, allargando le gambe e sgambettando mi faceva vedere una bellissima farfallina appena impiumata a nuovo. Dopo poco, purtroppo per me, le sculacciate terminarono. Io non sapevo ancora niente, non capivo un particolare: aveva la micetta molto umida come se avesse fatti la pipì, ma era strano, una pipì cremosa bianchiccia. Poi suo padre se ne andò lasciandola lì stesa sul tavolo. Anna chiuse le cosce che erano rossissime come le chiappette, erano rosse fin quasi alle ginocchia tante ne aveva prese. Anna cominciò ad inarcare il culetto molto in alto, poi giù e su, giù e su, tantissime volte. Intanto il mio pene era diventato duro, molto duro per la prima volta ed aveva tirato fuori una colatina bianca, che un paio di settimane dopo capì cosa era e cosa sarebbe stato.
 
Se vi è piaciuto vi descriverò anche le altre storie.
Questa è assolutamente vera, senza nessuna aggiunta né modifica.
Ciao a tutti e tutte.

Foto di sculacciate: frustata sul divano

27 Novembre 2009

Foto di sculacciate d’altri tempi

16 Novembre 2009

La sculacciata vintage va sempre di moda…

Racconti di sculacciate: Fanny, parte terza

6 Novembre 2009

Continua il racconto di sculacciate di Monello, che ha riscosso tanto successo tra i lettori.
Per chi avesse perso le puntate precedenti, qui trovate la prima e qui la seconda.

Ho deciso di rimuovere il racconto per sicurezza.

Sculacciata durante un’orgia

19 Ottobre 2009


Foto amatoriale trovata su internet…sculacciata o forse sculacciatO?

Racconti di sculacciata: la giusta punizione per Nadine

13 Ottobre 2009

Educatore Severo ha scritto questo racconto di sculacciate per noi, buona lettura!

Prima

Venerdi pomeriggio Nadine rientra da scuola con la sua amica Giulia
Appena apre la porta la mamma le urla in faccia ,Nadine leggi questa ! cos’è mamma ? Leggi ! Nadine legge ,egregi genitori di M…….. Nadine con la presente tengo ad informarvi che vostra figlia la scorsa settimane a fatto 2 giorni di assenza ingiustificata ,e ed è perciò necessario accompagnarla a scuola per la giustificazione ,Nadine guarda la mamma che è nera in viso ,la mamma le dice cosa significa questo Nadine ? ma non sò mamma ci sarà un errore avranno sbagliato nome ,nò Nadine risponde sempre più nera la mamma non c’è nessun nerrore hò già telefonato ,adesso ti prepari lo sai cosa ti aspetta ,ma mamma nòòò per piacere c’è anche Giulia non puoi -certo che posso -e va bene mamma mi vado a preparare vieni Giulia .vado in camera mia mi spoglio completamente faccio una doccia veloce, poi chiamo la mamma ,sono pronta ,Giulia è pallida io le dico non preoccuparti non devi prenderle tu, arriva la mamma con in mano il solito mestolo di legno che conosco molto bene,mi sdraio sul letto con il cuscino ripiegato sutto la pancia,e subito mamma comincia a picchiare forte le mie chiappette ,io comincio ad urlare e dire basta ,ma il rituale è il solito la mamma sa usare la mestola in maniera magistrale ,colpi su colpi io urlo aaahhhia uuuiiiii basta mamma basta inarco il culo perche a me fa sembrare i colpi più leggeri ,la mamma continua a picchiare natiche e cosce fino a più giù di meta coscia dove fanno molto male ,io continuo ad urlare e dire basta mamma sono pentita basta aiiia uuuiia aaaauuuiii la mamma come al solito si ferma ma abbondantemente dopo i 100 colpi ,la mestola se no l’avete mai provata fa molto male ho il culo rossissimo in certi punti viola mi fa molto male ,la mamma si siede accanto a me mi accarezza il culo e mi dice lo sai ora che vuole dartele anche papà vero? si mamma ma non è giusto perche siete separati io le devo prendere sempre 2 volte ,no Nadine se fossee quà le prenderesti subito anche da lui invece almeno così passa un giorno da una punizione all’altra .
La mamma esce dalla mia camera Giulia mi guarda rossa in viso ,io le chiedo non avevi mai visto una punizione sul culo -nò dice lei-ma tu non ti puniscono-sì ma non così-e come-mi fanno stare in casa mi levano computer e telefonino ma niente altro.
L’indomani pomeriggio papa mi passa a prendere si và un pò in giro,mi compra dei vestiti nuovi e dei CD e non dice niente ,verso sera al rientro mi dice Nadine sai che ti devo punire ? si papà ma non è giusto mi a già punito tanto la mamma ,e così dicendo mi calo jens e mutandine e piegandomi a 90° dico: guarda papa come è ancora segnato-si lo vedo-appunto papa non ti sembra che basti- no no Nadine non basta ,già che ci sei toglieli i jens e mutandine -li tolgo resto mezza nuda ,mi è sempre piaciuto stare così fin da bambina e anche ora che sono ormai signorina papà mi ci fà stare ,vado a darmi una rinfrescata e sono da lui ,Ndine ti ricordi cosa ti avevo detto .nò papà cosa?-che dalle superiori in sù le sole sculacciarte non bastavano più -ma papa con cosa mi vuoi picchiare allora? con la cintola Nadine o con la bacchetta di legno che o fatto apposta ,questa e tira fuori da un cassetto una bacchettina larga circa 2 centimetri e lunga 60/70 circa , io ingoio la saliva a azzardo un mààà,zitta Nadine non obbiettare sai che è peggio vero? ok papa ,papà appoggia schienale contro schienale 2 poltroncine e mi fà inginocchiare su una appoggiare il ventre sullo schienale e piegare il busto sull’altra poltroncina ,in questo modo il mio culo è ritto al massimo lo vedo riflesso in un grande specchio ,bene Nadine dice papà sei molto belle sai, grazie papà ,papà appoggia la bacchetta sulle natiche la alza e giù una bacchettata forte ed un’altra e un’altra ancora 4-5-6-7-8-9-10 aaaiiia uuiiaaa oooiooo urlo come fanno male papà basta 11-12-13————–24-25-26-27 basta papa ti prego basta 28-29————-38-39-40-41-42 uuuiia aaaio nooooo basta ,tento di alzarmi ma papa mi ferma mi pigia giu la schiena e continua a bacchettare 43-44-45-46——————————–67-68-69-70
ora anche sulle cosce fino in basso sui lati delle natiche 71-72-73 papà basta ti giuro non lo farò più basta 74-75.76.77 aiaaa aiaaaa uuiiia 78-79-90 ———–98-99-100-101-102 ————111 -112 aaauuuiia uuuiiiioo basta ho il culo in fiamme quante ne vuoi dare ancora papà ? non lo sò Nadine 113-114-115 —————————131-132-133-134 aaaiiiu aaaaiiiu 135-136-137—————-147-148-149-150 aaaaaauuuuuoooooo oooohhhhh ooohhhhh aaahhhiiiaaa uuuuiiioo io sculetto freneticamente apro e chiudo le cosce ,Nadine alsati mi ordina papà,io mi alzo mi massagggio il culo è rossissimo caldissimo pieno di rigonfi scuri mi avvicino allo specchio mi piego a 90° mi massaggio facendo aprire il fiore ricciolino ,papà si avvicina mi accarezza il culo bene Nadine hai pagato il tuo debito per ora domani mattina ti darò una sculacciata ,ma papa avevi detto che le sculacciate non bastavano più ,si ma non che non te le avrei più date perciò domattina ti sculaccio molto molto bene vedrai ,adesso prepariamo la cena-
posso restare cosi papà che il culo mi si raffredda -certo Nadine-grazie papàvuoi puoi restare così a culo nudo -si grazie papà .
L’indomani mattina alle 9 papa mi sveglia con un bacino in fronte mi accarezza e mi chiede se sono pronta -si papà rispondo io vuoi proprio sculacciarmi ?-si Nadine -devo mettermi una maglietta o una camicetta?-si Nadine -mi alzo dal letto completamente nuda e vado all’armadio mi infilo una maglietta molto corta e vado verso papà che si è seduto sul letto mi fa sdraiare sulle sue ginocchia con il busto giù alla sua destra mani e testa in basso ,a papa piace questa posizione perche con la sua mano sinistra tiene ferme le cosce e con la destra assesta colpi su polpi sulle chiappette e sulle cosce , inizia a sculacciare molto forte 5 colpi sulla chiappetta destra 5 sulla sinistra 2 sulla coscia destra 2 sulla sinistra e cosi via ripetendo decine e decine di volte la stessa sequenza .a me sembrano ancora più forti dell’ultima volta ,forse perche sono più grande ,comincio a non riuscire più a trattenermi e inizio a urlare e scalciare aaaaiiiaaa uuuiioooo basta papà basta , una sculacciata enorme fortissima il culo già segnato dalle mestolate della mamma e le bacchettate di papà ora è caldissimo duro come un tamburo (e suonato come un tamburo)papà continua per una decina di minuti io mi sento la farfallina bagnata(è dall’età di 12 anni che tutte le volte che papà mi sculaccia io mi eccito)ma, non lo ho mai confessato ne a papà ne alla mamma,(chissà forse dovrei)questi penzieri mi distraggono dalla sculacciata che continua ad incendiare il mio culo orma gonfio e duro aaaahhhhiiiaaa oi oii oiiiio papà dopo un bel pò si ferma e mi dice:Nadine ricorda che questo è niente se ri marinerai di nuovo la scuola vedrai (e più che altro sentirai) che punizione ti darò capito ? sì sì papa.hò capito benissimo