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Racconti di sculacciate: Sculacciate in Lunigiana

9 Febbraio 2010

Il primo racconto per la serie Sculacciate a San Valentino è di Geronimo.

Grazie all’autore e godiamoci questo bel racconto!

Questa piccola storia è ambientata in Lunigiana, Nord del Toscana. Anno domini 1914. Il giorno di San Valentino.

 

Il giorno di San Valentino cade di domenica, ed è pure una giornata di sole. Sole tiepido, siamo ancora in inverno ma da un po’ di calore e tanta voglia di passeggiare alle coppie di giovani fidanzati che per tutta la settimana hanno sgobbato duramente nei lavori agricoli e nelle faccende di casa.

Abbissinia è una bella ragazza di quasi 18 anni, bionda, occhi grigi, alta 1,63 cm. Un corpicino robusto ma sodo, le mani, già piuttosto provate dal pesante lavoro dei campi e da quello domestico, che sembrano già quelle di una quarantenne. Il nome è invero piuttosto insolito, ma in passato si era soliti dare nomi alquanto fantasiosi ai figli. Piero, il padre della ragazza, volle chiamarla così in memoria de fratello minore caduto nella disastrosa (per gli italiani) battaglia di Adua combattuta nella lontana Abbissinia, contro l’armata del re Menelik, nel lontano 1896, quando la madre di Abbissinia era incinta della secondogenita, a cui per l’appunto, a causa dello sfortunato evento menzionato, toccò tale nome.

La ragazza frequenta Giovanni, un bel giovane di 20 anni. Non sono ancora fidanzati ufficialmente, ma le rispettive famiglie sanno che c’è del tenero e non sembrano voler ostacolare il rapporto. Certo, di norma la sorveglianza è più attenta, ma oggi, complice la particolare atmosfera, si è un po’ allentata e i due giovani si allontanano mano nella mano, ridendo come degli sciocchi, di niente, camminando piano a tratti, a volte inseguendosi. Quasi senza accorgersene si trovano davanti alla porta del fienile, Vi entrano, si siedono sulla paglia, si baciano castamente, poi con sempre maggior passione. “-No! Che fai scemo!-“ Abbissinia spinge via Giovanni che le aveva infilato la mano sotto il gonnellone di lana e aveva preso a carezzarle la coscia.Il ragazzo sorride, e tira fuori dalla tasca della giacca tre grosse arance. “-Le ho preso per te ieri, al mercato di Carrara. E’ il mio regalo per San Valentino, amore mio!-“ Abissinia è raggiante, aveva assaggiato quel frutto una sola volta tre anni prima, ad un matrimonio, ne aveva mangiato solo uno spicchio ma le era subito sembrata la cosa più buona al mondo. Abissinia sbuccia rapidamente l’arancia più grossa, impaziente come una bambina che scarta il regalo. Divora gli spicchi uno ad uno. Giovanni è estasiato. Le labbra della ragazza sono bagnate dal succo. Alcune gocce sono scivolate sul collo e sul principio di seno che fuoriesce dalla camicetta. Abbissinia ha un buon odore, si era lavata il giorno prima in occasione della festa. Il giovane non resiste, si getta sulla fidanzata, la tempesta di baci, lecca il succo d’arancia sulla sua pelle serica e profumata. Abissinia oppone solo una debole e assai poco convinta resistenza. “- no, no, ti prego, che fai?!-“ Giovanni le solleva il gonnellone. Sotto Abissinia porta solo delle pesanti calze di lana, niente mutande, a quel tempo le donne del popolo non le portavano. La vista del folto boschetto biondo scuro della giovane femmina rompe ogni residuo indugio. Giovanni, calatesi le braghe, la penetra. Abissinia è vergine, sente un dolore acuto all’inguine e poi un rivoletto di liquido caldo scendere lungo le proprie carni più intime. Giovanni spinge ed ansima.

All’improvviso la porta del fienile si spalanca. “- Brutti maiali che fate!- ! è la voce della madre di Abbissinia. I due giovani si separano subito. Una gragnuola di pugni e improperi si abbatte sulle spalle di Giovanni. Il ragazzo fugge poco gloriosamente, tirandosi su i calzoni frettolosamente inseguito per qualche decina di metri dalla donna tra le risate delle sorelline e della cuginetta di Abbissinia. La donna poi torna indietro e trascina a casa la figlia a suon di scapaccioni e calci nel sedere. La famiglia si riunisce subito per decidere il da farsi. I due peccatori si dovranno sposare, è chiaro, la famiglia del ragazzo, tutta gente dabbene, non farà opposizione, ma la mamma di Abbissinia esige un castigo esemplare per la ragazza, anche per dare il buon esempio alle sorelle e alla cugina della giovane fornicatrice. Piero si è già tolta la cintura e si appresta a cinghiare il sedere della figlia ma la moglie lo ferma. La punizione di Abbissinia sarà collettiva.

Due ore dopo, il padre, la madre, nonno Alberto, gli zii, le cugine, insomma gli adulti che vivono nel cascinale, 12 persone, in tutto, esclusi i bambini, sono riuniti in cerchio sull’aia. Ciascuno di loro ha in mano chi una cinghia, chi una verga, chi un battipanni di vimini. Il nonno impugna il suo nodoso bastone da passeggio. Il cuginetto Lodovico porta fuori dalla stalla il vecchio, docile asino. Abbissinia deglutisce, comincia a capire, avevano fatto la stessa cosa alla sua amica, Marta, per sette o giorni non era quasi più riuscita a sedersi. Abbissinia viene sollevata da due uomini e messa di traverso alla schiena dell’asino.Le viene sollevata la gonna. Il culo bianco rotondo e sodo della ragazza è mostrato nel suo splendore, ma durerà poco, i parenti sono infatti già pronti a farne il bersaglio della propria severità. Piero lega le caviglie alla figlia affinchè non tenti di ripararsi il deretano sollevando le gambe. Il cugino di Abbissinia fa muovere al passo l’animale, in cerchio. Uno dopo l’altro, chi con cattiveria chi senza particolare zelo, i punitori cominciano a colpire il culo nudo della corrigenda. Fitte brucianti s’irradiano dalle chiappe percosse della ragazza. Slasc!, Slasc!, Stack, Stack, Swap!, Crack! Una autentica sinfonia di sibili, schiocchi, grida della ragazza. Particolarmente dolorose risultano le bastonate del nonno. Ogni colpo lascia una striscia rosso scuro, che tende subito a diventare blu. Al quarto giro, Abbissinia comincia a supplicare: “-basta, pietà, basta, pietà, mi fa troppo male!- “ Swap! Slascc!, crack! ahiaa! Ahiaa! Ahuu!. Siamo al sesto giro, i più anziani cominciano ad ansimare, il culo della ragazza è tutto rosso e chiazze scure si stanno formando sempre più numerose sulla superficie delle natiche e della parte nuda delle cosce.

Swap!, Swap!, Slascc!, Crack!. All’ottavo giro, Abbissinia non ha più lacrime per piangere. Le chiappe sono gonfie, livide e in alcuni punti compaiono graffi sanguinanti. Le verghe sono consumate e il nonno non ce la fa più a sollevare il bastone. Piero ferma la punizione. Abbissinia viene fatta scendere. Le donne la portano in casa dove le prepareranno impacchi per le chiappe martoriate. Fra cinque mesi Abbissinia sposerà Giovanni esibendo un bel pancione. Nascerà una bambina e la chiameranno Valentina.