Fessee 15: George e Josephine
22 Gennaio 2012In paese, ovviamente, c’erano pochissimi apparecchi telefonici; oltre quelle istituzionali, soltanto altre 10 persone ne possedevano uno. E fra loro, c’erano il signor Trebet e la signorina Batleur. Erano amanti, naturalmente, ma non c’era niente di fedifrago: entrambi non erano mai stati sposati, non davano assolutamente scandalo, si incontravano privatamente e con tutte le cautele. Tante volte, dom Louis il parroco aveva chiesto a Georges di regolarizzare la sua posizione verso Josephine, ma lui aveva fatto orecchie da mercante. Quanto a lei, era la terza persona del paese a non frequentare mai la chiesa e non ci poteva esser dialogo con un’atea. Il nonno di Josephine era partito dal paese 65 anni prima, per andare a combattere a Parigi, a fianco dei rivoluzionari: era un mangiapreti e tale pure la nipote.
La signorina Catherine, 48 anni ben portati, quasi nonna, si divertiva tantissimo ad ascoltare le conversazioni dei due, quando lei stava di turno al centralino: in un certo senso, le mettevano una certa eccitazione addosso.
“Carissima, ti telefono perché vorrei incontrarti. E’ possibile stasera?”
“Carissimo, sai quanto ti voglio bene! Però stasera vado dalla Deveraux, sai la solita canasta del mercoledì… però, puoi venire domani, se vuoi –pausa- E’ per la solita cosa, vero?”
“Sì, carissima! Mi sento giù, ho bisogno di una scossa. E’ l’ultima volta che te lo chiedo, giuro!”
“Non è che mi attiri troppo la cosa, lo sai come la penso. Ma ti voglio troppo bene, per rifiutarti un favore: sei il mio migliore amico, forse l’unico che io abbia – pausa- mi dispiace molto doverti far del male, vederti soffrire, anche se sei tu a chiedermelo! – altra pausa- Lo faccio, ma solo per amicizia….”
“Lo so! Grazie, grazie! Se non avessi te… A domani, amor mio”.
Georges e Josephine erano all’opposto, fisicamente; tanto lui era alto e grosso, quanto lei bassina e minuta; eppure, legavano alla perfezione. Josephine aveva insegnato per anni nel ginnasio di C***: tutte le mattine prendeva la corriera che partiva dal paese e ritornava con quella della sera. Antoine, il capo dell’opposizione al sindaco, diceva che lei era stata un’insegnante severissima, ma comprensiva. Georges, invece, non aveva fatto altro per 30 anni che scrivere commedie per il cafe-chantant e poi si era ritirato in quel paese, natio borgo selvaggio.
La governante di Jo si chiamava Mària ed era una contessa! O meglio, il padre era un conte, lassù in una città del Baltico. La rivoluzione bolscevica li aveva costretti a lasciare la Russia e a scappare in Francia e qui Mària si era dovuta adattare, per sopravvivere. Era stata messa incinta, pochi mesi dopo il suo arrivo, da un tizio che neppure conosceva troppo bene; aveva perso la creatura ed aveva dovuto rifugiarsi a C***, andando a servizio per pochi franchi. Qui aveva conosciuto Jo, che l’aveva assunta quando era andata in pensione. Mària era anche la governante di Georges: gliela aveva indicata proprio Jo; ed anche di altre tre famiglie, se è per questo. Era una lavoratrice sgobbona e dai modi raffinati.
A Mària piacevano molto entrambi e, naturalmente, era a conoscenza della loro relazione e l’approvava. Così come sapeva che cosa facessero i due, qualche volta mica sempre, quando si incontravano. Magari l’avessero invitata a partecipare! Ma non era mai successo…eppure a lei, Mària, dava una certa soddisfazione esser presa a sculacciate, di tanto in tanto, ed anche darle le sculacciate, se è per questo. Tutti i venerdì, quando non aveva da lavorare, andava giù al lavatoio ad assistere alla sculacciata pubblica dei bambini: tutti quei sederi paffuti che si arrossavano sotto le materne pacche…poi, le prendeva la commozione: ripensava a sua figlia, che non era mai nata!
Invero, Mària aveva tentato di provocare monsieur Georges, aveva perfino commesso volontariamente piccoli errori, lievi disattenzioni nella speranza che lui la prendesse sotto il braccio, le scoprisse il deretano e la sculacciasse. Ma lui niente! Queste cose le faceva soltanto con la sua adorata Josephine!
Il cibo era stato ottimo, poco ma ottimo. Sempre mangiare moderatamente, prima di…
Si misero a conversare del più e del meno, ma la tensione aumentava fino a diventare palpabile. E così Jo si alzò, prese la grande mano di lui fra le sue fini dita e lo condusse di là. Georges si tolse giacca e gilet, fino a rimanere con la sola camicia; e si abbassò i pantaloni e le mutande fino alle ginocchia e si piegò in avanti, reggendosi all’alto schienale della poltrona. Le sculacciate di Jo non gli facevano mai male, almeno all’inizio, ma quando lei prendeva il ritmo, quando le sue mani arrivavano (era ambidestra e colpiva con entrambe) sulla pelle, il tocco era veramente bruciante. “Vedessi com’è rosso!” fece lei, forse divertita, forse preoccupata o forse tutt’e due le cose. Lui mugugnò: quelle che aveva preso non gli bastavano: sentiva di meritarne ancora di più. Allora lei prese la spazzola da toilette, quella d’osso. Il colore delle grosse natiche di lui si fece ancor più intenso. Durò dieci minuti buoni. Georges aveva un po’ di fiatone, ma mai quanto quello di Jo, quasi sfinita da quell’esercizio fisico. Mentre lei si passava la crema alla calendula sulle mani stanche ed arrossate, lui sedette appena sull’orlo della poltrona, perchè non poteva poggiarci di certo l’intero deretano. Il suo coso era bello dritto: semplice reazione dei nervi pelvici irritati dalla continua percussione. Eppure, Jo non riusciva a staccare lo sguardo da lì. Anzi, no! Lo fece per un istante e fissò gli occhi di lui, imploranti. Lei scosse la testa di qua e di là: non voleva per niente! Mica era una di quelle- l’aveva sentito dire- che provavano attrazione ad esser sculacciate: era normale, lei!.
Si salutarono con un lunghissimo bacio, mozzafiato
SE VOLETE SAPERE COME ANDRA’ A FINIRE, LEGGETE CHRONIQUE DE LA FESSEE!
BK