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Sculacciate per San Valentino: Il racconto di Suoc

13 Febbraio 2010

Anche Suoc ha partecipato all’iniziativa delle sculacciate per San Valentino: eccovi il suo bel racconto.

 

Quell’anno non vedevo l’ora che arrivasse S. Valentino.

Ero curiosa di come lo avremmo passato insieme e soprattutto curiosa della sua faccia quando avrebbe visto il mio intimo.

Mutandine rosse con un cuoricino trasparente che lasciava intravedere il triangolino dei peli scuri e dietro…okay, era un perizoma esageratamente ristretto. Il reggiseno era simile, molto imbottito, con cuoricini rosso scuro sulle coppe.

 

E finalmente quel giorno era arrivato.

Mi lavai, sparsi sul mio corpo una fraganza alla fragola e fiduciosa aspettai l’arrivo di lui.

Il mio principe azzurro.

Roberto.

 

Roberto era un avvocato galante.

Ci dividevano 20 anni di differenza, lui ne aveva 40 ed io 20.

Ma era come se non esistessero quegli anni.

Lui trovava piacevole la mia freschezza, io meravigliosa la sua esperienza.

 

Mi avrebbe portato ad una festa di suoi conoscenti, e poi, speravo nel suo letto.

Io ero vergine.

A Roberto non lo avevo detto, ma ovviamente per lui era stato chiaro.

 

Mi ero vestita con un abitino scollato, nero ed elegante, che mi faceva apparire più grande e più bella.

Ero in ritardo di 10 minuti sull’orario e lui era già arrivato.

Dovevo finire di sistemare il trucco però e mettere in risalto gli occhi verdi che lui tanto adorava.

 

Con 15 minuti di ritardo scesi:

Sei troppo bella per essere rimproverata ma…odio i ritardi”

Me lo diceva sempre.

Mi diede una rosa rossa che aveva comprato per me, lo baciai sulle labbra, salimmo in macchina e ci avviammo alla cena.

 

La cena si rivelò come avevo previsto noiosissima.

E, stremata dalla noia, io tirai fuori il telefonino e incurante del resto mi misi a messaggiare su facebook.

Roberto mi guardò con l’aria severa.

Marta, ti prego! Non farmi fare la figura di quello che si è portato la ragazzina…metti via quel coso!”

Ecco, nemmeno mio nonno faceva così!

Lo misi in borsa ubbidiente.

Dopo poco però non resistetti e lo ritirai fuori, tenedolo nascosto sotto il tavolo.

Sei incorreggibile” mi sorrise lui “volevo chiederti di ballare, ma sei occupata….”

Nonononono” mi affrettai ad alzarmi e a dargli la mano.

Ballavamo bene.

Non so che ballo fosse, era semplice, bastava seguire la musica.

 

Ci risedemmo solo dopo altri tre balli, quando lui, stremato, volle fare una pausa.

Ne approfittai per andare in bagno.

Tornata in sala non lo vidi seduto.

Ballava.

Ballava con una donna sulla 35ina, bella, bionda, con delle tette enormi.

Rimasi sconvolta.

Finita la musica lui le baciò la mano e tornò al tavolo con lei.

Marta, volevo presentarti, Nina, la mia ex. Sì, è sempre stata così bella…”

Ero accecata dalla gelosia…

Bella? Se ti piacciono le prostitute di mezza età!”

Non feci in tempo a dirlo.

Roberto mi fulminò.

Devi scusarla, è solo una ragazzina gelosa…Marta, scusati immediatamente!”

Ahaah” risi forzatamente “te lo puoi sognare, le prostitute non meritano scuse”

 

Non capii nulla.

E non riuscii ad impedirlo.

Roberto mi prese per un braccio, mi fece voltare e mi diede sei, forse sette, sculaccioni sul vestito.

La sala intera ci fissava.

Sei una ragazzina…! Ora ti insegno io l’educazione…” e ogni sculaccione bruciava per vergonga.

 

Dopo l’imbrazzo paralizzante iniziale capii quello che stava per accadere.

Roberto si sedette su una sedia, e usando il braccio che non aveva ancora lasciato, mi fece posizionare sulle sue ginocchia.

Il viso mi diventò improvvisamente rosso.

Non potevo crederci, la posizione in cui i genitori mettono i bambini che compiono qualche marachella…

Ancora con più sgomento sentii le sue mani alzarmi la gonna.

Cercai di impedirglielo usando le mani ma non c’era verso.

 

No, Roby, non qui. Non è il caso, la sala è piena di persone. Se proprio devi punirla, è meglio se vai di sopra.”

Non capivo nulla.

La gonna del vestito era quasi totalmente alzata.

Roberto si era fermato in tempo.

Mi permise d’alzarmi.

E poi, presa per il solito braccio, mi fece attraversare la sala.

Scortati da quella Nina salimmo di un piano.

Ringrazia non so cosa, una bella sculacciata pubblica, era quello che ci voleva…” io ero spaventata da quei modi bruschi.

 

Arrivammo di sopra.

Roberto si sedette su una sedia di nuovo, e di nuovo mi mise in posizione sulle sue ginocchia.

no, devi rimanere, devi vedere la punizione, è giusto!”

Io ero di spalle, ma avevo capito che Nina aveva tentato di uscire uscire.

Se lo fai per me non è necessario! Anzi, non farlo, non voglio!”

No, lo faccio per lei” disse Roberto “e se te ne vai la mia punizione non sarà sufficentemente educativa.”

Nina rimase.

Si posizionò dietro di me.

Roberto mi alzò la gonna.

Vide il mio perizoma audace e sorrise.

Poi iniziò a sculaccirmi.

Con la mano, senza pause, colpi regolari, molto forti…

ehm…molto più forti di quello che credevo.

Ahi…io…ahi…no….”

Erano vuote lamentele.

Lui non avrebbe ceduto.

Dopo un centinaio di colpi Roberto mi tolse il perizoma, anche se, ai fini della punizione fisica, era inutile.

Mi vergognai molto, credevo di dover trascorrere una notte romantica, da donna, ed invece ero sculacciata come una bambina, peggio, come una bimba pestifera.

Iniziai, proprio come una bambina, a piangere.

I colpi erano sempre più forti, circa a duecento sculaccioni si fermò.

 

Mi fece alzare.

Io cercavo di tenere bassa la gonna sulla micetta, ma la cosa era difficile.

Poi lui mi fece togliere le mani e il vestito.

Che bella scena!

Io in reggiseno e con le mutandine alle ginocchia, davanti non solo al mio fidanzato ma alla sua ex che mi ha appena vista sculacciata come una bimba.

Piangevo.

 

Roberto mi fece poi voltare e piegare, si sfilò la cinta dei pantaloni e iniziò a darmele.

La vergogna, il dolore, le lacrime mi facevano malissimo.

Lo scongiurai, ma lui impassibile, mi diede cinquanta cinghiate.

 

Finita la sculacciata mi fece arrivare ad un angolino e mi impose di star lì per 10 minuti.

Nina, vuoi punirla?”

Nina scosse il capo, e disse qualcosa, che non colsi, a voce bassa.

Poi i due uscirono dalla stanzetta.

 

I singhiozzi che avevo tantato di tenere a freno con Roberto e Nina nella stanza mi invasero.

Iniziai a piangere disperata, e per la vergogna, e per la paura, e per tutte quelle sensazioni che mi vorticavano dentro.

 

Poi sentii una mano calda sulla schiena.

Dai, non fare così, la punizione è finita!”

Roberto era ancora lì, mi voltai.

Lui mi avvicinò a se e mi strinse tra le sue braccia forti: “tesoro mio, non pinagere così….ti ho sculacciata perché imparassi la lezione…dovevo…ehm…capisci?”

Io singhiozzai una risposta muta.

Lui mi sorrise dolce come mai: “oh piccolina!” mi stampò un bacio sulla guancia.

Nina ha detto che sei stata proprio brava, sai? Ne hai prese tante e tutte senza fare storie infinite…sono orgoglioso di te…!”

Ci abbracciammo ancora.

Poi la sua mano s’infilò sotto il reggiseno scoprendo prima il seno destro e poi quello sinistro.

E alla fine sganciandolo e lasciandolo a terra.

Un’altra mano mi scivolò tra le gambe all’inizio serrate e poi sempre più aperte.

 

Mi ritrovai stesa a terra. Completamente nuda, le gambe spalnacete ed una lingua cocente a frugare misteri inenarrabili.

Bruciavo. Bruciavano le natiche. Bruciava tutto.

Mi innamorai veramente, in quella notte di San Vantino di un amore che non ho più abbandonato.

Nda: l’ho scritto un po’ di fretta; mi scuso per eventuali imprecisioni linguistiche e approfitto per ringraziarvi tutti dei bei commenti (e pure per i brutti!) ricevuti.

Racconti di sculacciata: cugina

8 Febbraio 2010

Un racconto di sculacciata scritto da Suoc, che prosegue nella sua saga di punizioni corporali in famiglia.

Buona lettura!

 

Erano passate parecchie settimane dall’ultima sculacciata che avevo dato ad Alessia.

Fortunatamente la ragazza aveva ripreso a comportarsi bene, ed io non avevo bisogno di punirla.

 

Io e mia moglie avevamo deciso di ospitare per un paio di settimane nostra nipote, Laura.

Era una ragazza estremamente carina. Mora, due occhi grigi bellissimi, un fisico da modella, invidiabile. Aveva 24 anni e lavorava appunto come modella a Milano.

Quando poteva veniva a trascorrere qualche settimana con i cugini a casa nostra.

La cosa non avveniva da qualche anno e Alessia non l’aveva mai incontrata.

Presagivo che non sarebbero andate d’accordo, Alessia era una ragazza riservata, schiva dietro i suoi libri, con un amore smodato per l’arte e la musica, Laura era un animale da discoteca, bellissima e sempre attenta alla moda.

 

Dario e Laura avevano avuto un bellissimo rapporto fin da piccoli, molto complici.

 

Come sembrava ovvio, all’arrivo Laura venne fatta sistemare nella camera con Alessia.

Ma non ci potevamo immaginare certo simili fuochi d’artificio.

 

Laura era arrivata da qualche settimana quando cominciarono i primi litigi tra le ragazze.

Casualmente Alessia aveva gettato dell’acqua sugli stivali nuovi di Laura.

Laura gridava come un’aquila mentre Alessia che all’inizio aveva provato a scusarsi, ora esibiva un freddo sorriso.

Io osservavo la scena dal corridoio, dopo un po’ Dario entrò nella stanza per vedere perché si urlasse così, naturalmente disse ad Alessia che sarebbe potuta stare più attenta, e al massimo, ora scusarsi.

Alessia orgogliosamente, aveva sbuffato lasciando la stanza.

 

Da quel giorno l’acidità tra le due ragazze era palpabile, e io vedevo quella ragazzina di 18 anni, non solo molto intelligente, ma anche molto brava a non far vedere a Dario la gelosia fulminante che provava.

 

Laura aveva adottato una tattica di lento logoramente. Occupava tutte le energie di Dario, non si allontanava mai dal cugino e faceva la smorfiosa.

 

Una sera, dopo cena, Dario, Laura, Alessia e mio figlio minore, Andrea, erano in salotto a guardare la televisione. Io ero in cucina, e leggendo un libro, tenevo d’occhio la situazione. Alessia e Laura discutevano sulle tecniche del film, convinte ognuna d’aver ragione. Dopo un paio di minuti Dario s’intromise in soccorso della cugina, dicendo ad Alessia che lei era una ragazzina e che non poteva saperlo, Laura aveva più esperienze. Laura allora per ringraziarlo gli si sedette sulle gambe, stampandogli un bacio sulla guancia.

Alessia senza dire una parola, alzandosi, se ne andò in camera sua.

 

I ragazzi finirono di vedere il film e poi, salutandosi, Dario e Adrea andarono nella loro camera e Laura nella camera che divideva con Alessia. Nemmeno cinque minuti dopo sentii un grido feroce provenire dalla camera delle ragazze.

Corsi alla porta, la spalancai e guardai la scena: Alessia teneva Laura per i capelli.

Corsi a fermarla e nel frattempo, essendo giunti Andrea e Dario, anche loro cercarono di separare le ragazze. Alessia era una furia, Laura piangeva: “ziiiooo, non è giusto! Guarda cosa ha fatto ai miei jeans nuovi!” Diedi un’occhiata ai jeans e li trovai tutti tagliuzzati, jeans da 300 euro, tagliuzzati?

Dario aveva abbracciato la cugina per consolarla.

Alessia era serena, quando la guardai cercando spiegazioni lei mi sorrise dicendo: “ha fatto la puttana per tutta la settimana, che ci deve fare con i jeans interi?”

Sentito come mi parla?” singhiozzava Laura

Seppur toccato dall’essere così ironica di Alessia non potevo non intervenire, soprattutto con Laura in lacrime.

Alessia, perché mi devi costringere sempre a punirti?” le dissi sedendomi sul letto

NOOO, no, la prego…non davanti a lei, non è giusto che vinca così”

Non solo ti punirò davanti a lei, ma alla fine le dovrai chiedere anche scusa…forza, voglio che ti levi tutto. Completamente nuda.”

Sapevo non l’avrebbe fatto da sé.

Nella stanza eravamo in quattro oltre a lei.

L’afferrai per l’elastico dei pantaloni del pigiama avvicinandomela e senza dire una parola li abbassai insieme alle mutandine.

Alessia tentava di non permettermelo, ma dopo un primo sculaccione, mi lascià fare.

Glieli tolsi completamente e poi le feci sfilare la maglietta.

Non portava il reggiseno.

Senza aggiungere altro, così, nuda me la misi sulle ginocchia.

Ahaha, non me lo dire, ancora prendi le sculacciate? Dario…non mi avevi detto che era così piccola!” Laura la prendeva in giro senza sosta.

Io inizia la punizione.

La misi di spalle ai 3 ragazzi e le allargai le cosce, così che tutti potessero vederle i buchetti completamente esposti.

Volevo punirla, e l’umiliazione ne era parte importante.

Poi iniziai la sculacciata.

Oramai ero diventato un esperto.

Le assestavo bei colpi forti e regolari, poi a rossore già abbastanza intenso, aumentavo parallelamente velocità e forza.

Laura continuava a fare commenti a voce alta, ma fu quando disse che il seno d’Alessia era assolutamente brutto che sulle mie gambe la piccola inziò a scalpitare. Tentò di alzarsi, sgambettava furente. Fui costretto a bloccarle le gambe con le mie, in una posizione ancora più umiliante, veramente da bimba.

Ma Alessia non smetteva di dimenarsi, e sentire Laura ridere la faceva ancora più arrabbiare, afferrai una spazzola dal comodino ed iniziai a punirla con quella.

Le avevo già dato 200 colpi, il culetto era rossissimo e i lacrimoni che aveva cercato di impedire adesso colavano giù.

Quando iniziai a sculacciarla con la spazzola Alessia cominciò a girdare e a piangere forte.

Senti, piange come una bambina, ma non ti vergogni? Ti abbiamo visto tutti il culetto rosso…le mie amiche di Milano moriranno dal ridere”

Alessia piangeva adesso senza più freni.

Dario, resosi conto della severità della punizione e della cattiveria di Laura aveva provato ad intercedere per la fidanzata.

Ma io avevo continuto.

La prego, basta…brucia!”

Era la prima volta che Alessia usava questo termine, il culetto doveva veramente bruciarle molto.

Mi fermai dopo altri 100, forse 150 sculaccioni con la spazzola.

Chiedi scusa?”

Alessia non mi rispose, le allungai un’altra sculacciata.

Singhiozzando, mentre Laura da dietro si spostava avanti la guardò, le guance rigate dalle lacrime: “scusami, non si ripeterà. E ripagherò i jeans se vuoi…”

Dovevo ammettere che era ubbidiente.

Bene, ora ti metti in ginocchio per 15 minuti, in quell’angolo.”

Ubbidiente Alessia si inginocchiò.

Dopo dieci minuti le permisi di alzarsi e le consigliai, visto lo stato del sedere, di rimanere senza mutandine e stendersi.

Non era giusto che Laura la vincesse così, lo sapevo bene, ma dovevo insegnare ad Alessia a comportarsi bene anche in momenti difficili.

Rimaneva il problema di come avremmo potuto far dormire le ragazze.

Papà, Alessia ed io potremmo dormire in salotto, sui divani separati, così non ci sarebbe problema….. le devo potrei raccontare di due anni fa, quando hai sculacciato, esattamente allo stesso modo Laura… bè, una punizione più leggera, ma pianti anche più disperati eh?”

Dario sapeva l’effetto delle sue parole.

Alessia che aveva indossato un vestitino leggero sorrise, stampando un bacio sulla guancia di Datio, Laura, invece, strabuzzò gli occhi, fissando il cugino arrabbiata.

Uhm…per stasera siamo d’accordo, poi per i giorni successivi vedremo..” concessi io, contento di quella soluzione e dell’abilità di mio figlio.