Ancora supposte
25 Ottobre 2011
Questo video, sempre di argomento “supposte”, ci viene segnalato da Master, buona visione!
| Sculacciate |
| Sculacciate e altre perversioni erotiche |
Questo video, sempre di argomento “supposte”, ci viene segnalato da Master, buona visione!
Punish Slut ci invia la quarta parte del suo bel racconto di sculacciate, buona lettura e grazie al bravissimo autore!
La Miss sollevò la sua gonna austera fino a scoprire metà delle cosce
ben tornite.
La collegiale in punizione restò a bocca aperta, poiché Miss Rattan
Indossava splendidi stivali alti fin sopra al ginocchio in pelle
lucida nera con un tacco d acciaio…
Linda tremò al solo pensiero potesse usarli per lo stesso scopo a cui
erano state riservate le sue scarpe…ma i suoi tremori cessarono quando
intravide tra le belle cosce della Miss lo scorcio di una mutandina di
pizzo nero molto elegante….
Sciaff.!!! Uno schiaffo tremendo la colpì in pieno viso, facendola
cadere distesa come fosse una bambola di pezza. E in effetti era
proprio come si sentiva in balia dell educatrice
-Come osi lurida puttanella sbirciare la Mia intimità?!
-Ma, Miss. Io volevo solo prepararmi a leccarle gli stivali e mi sono
avvicinata per quello….
-Devi imparare a trattarmi con rispetto se vuoi avere il privilegio di
leccare i Miei stivali!
Inoltre con quella lingua insudiciata l unica cosa che potrei
permetterti di fare è pulire il pavimento dei gabinetti, altro che
lucidar stivali ma adesso rimediamo….
- La prego Miss..io non potrei mai fare una cosa del genere..morirei
di vergogna….
- Ohhh, la poverina ora muore di vergogna dopo che se nè andata in
giro mezza nuda? E comunque lo farai non preoccuparti che quando ce ne
sarà bisogno lo farai…il nostro personale di servizio è troppo
efficiente per lasciare i bagni in condizioni adatte per farlo pulire
ad una sporcacciona come te! Vedrai che la prossima settimana saranno
finalmente in ferie e questo nuovo hobby ti terrà molto occupata!
Ahhahaha ora ricevi questi schiaffi perché ti sei rifiutata di farlo….
La Miss le prese il viso segnato solo su una guancia dalla sua manata
e lo strinse tra entrambe le mani…gli occhi di Linda scoppiavano di
paura…il suo culo si era ormai abituato…ma questa è tutta un’altra
cosa…
SCIAFF! Subito dopo anche l altra guancia portava lo stampo della mano
dell educatrice…
SCIAFF! Chiuse gli occhi con forza mentre li riceveva e non poteva
ritrarre il viso poiche la Miss lo teneva con una mano mentre l altra
veniva fiammeggiata lungo tutta la lunghezza del braccio per arrivare
a colpire le guance sempre più rosse della giovane….con la massima
forza!
SCIAFF sembrava ci provasse gusto a vedere il rinculo della sua faccia
ballonzolata tra una mano e l altra, mentre la giovane iniziava a
lamentarsi e lagnarsi continuamente
Ahiahi miss la prego…
SCIAFF! SCIAFF! Ogni tanto allontanava la mano che la teneva per
afferrarle i capelli tirandoli indietro strappandole ulteriori gemiti
e rimirava il rossore con soddisfazione….
-Si può proprio dire che hai letteralmente la faccia come il culo!
Vero troietta? Non si riesce a distinguere molto bene….ti dispiace
mostrarmi qual’ è il culo perché io non noto differenza….
Linda si girò lentamente, tenendosi la faccia che sembrava scottare come brace….
E si rimise carponi.
La Miss le impose di appoggiare le guance sul pavimento…e lei eseguì
prontamente, incrementando notevolmente il bruciore alla guancia
destra…
La Miss allungò un braccio e le schiacciò con forza la testa per
terra, ora Linda aveva mezza faccia schiacciata e sembrava la sua
boccuccia assomigliasse a quella di un pesciolino da cartone animato..
- Ora puoi chiedermi scusa….
- Ck..ckugia…
- Come schifosa? Non ho sentito..non vuoi forse scusarti per il tuo
comportamento ignobile?
- Ci…Mi ckugi misfhs….
- Troia insolente non hai ancora capito con chi hai a che fare vero?
Pensi di impietosirmi?
Sciaff Sciaff Sciaff, sculacciandola con la mano libera, mentre l
altra teneva saldamente a terra la faccia di Linda colpiva
continuamente il culetto della collegiale, in una serie di schiaffoni
di intensità crescente mentre la poverina si lamentava con fatica e
dovendo sopportare il bruciore alla faccia schiaffeggiata e
contemporaneamente quegli sculaccioni che piovevano sui segni della
precedente punizione con la sua stessa scarpetta…
- Ounnfhhh..misfhs….gia gracgio…
- Taci non si capisce nulla dei tuoi inutili piagnistei! Abbi almeno
la decenza di star zitta mentre ti somministro le sculacciate! O vuoi
forse vada a prendere lo strumento che amo e per il quale mi sono
fatta cambiare il cognome…?
Linda subito si azzittì…ben sapendo come mai la Miss avesse adottato
quel nome così severo…
- Piuttosto…pensa a tirar fuori la tua linguetta, ora!
Per quanto potè Linda cercò di spingere fuori dalla bocca la sua
lingua, soffrendo ulteriormente dato il contatto con la superficie
ruvida del pavimento in vecchio parquet…gli attimi sembravano ere….
La miss la guardava con disprezzo dato che la lingua era ancora sporca….
-Avrei deciso di accontentarti carina…ti ricordi? quando avevi fatto
richiesta di poter fare un piercing………….alla lingua! E il mio tacco mi
sembra proprio adatto che ne dici?
Linda cominciò ad agitarsi selvaggiamente….come un animale selvatico
braccato da una rete….
L’ idea che Miss Rattan potesse infliggerle quel supplizio non le era
mai nemmeno passata per l anticamera del cervello…..pensò presto
sarebbe svenuta per il dolore….mentre vedeva calare dall alto lo
scintillio dell acciaio del tacco che accecava i suoi occhi gonfi di
lacrime…….
STOCK! Il rumore rimbombò in tutta la stanza..
Un urlo soffocato e Linda scoppiò a piangere senza ritegno…
- Ma cosa credevi piccola stupida? Che sporco i miei preziosi stivali
per una sgualdrina come te?
Con tutta la sporcizia che hai in bocca non sei degna nemmeno di
leccarmi le suole….
La miss mollò la presa ferrea e Linda si accasciò completamente
stremata a terra…con il cuore che voleva uscirle dal petto, le
sembrava un incubo..ma la sua lingua era intatta, infatti il tacco era
stato calato con forza, ma ad un millimetro da essa….
solo per spaventarla..subito dopo La miss si era limitata (che
magnanima! Che sublime trattamento..NdA) a “massaggiarle” le guance
gonfie e doloranti con la suola, schiacciando in maniera umiliante la
corrigenda come fosse uno strano insetto troppo cresciuto….e
costringendola a “porgere l altra guancia” letteralmente…ormai era un
fantoccio lacrimante nelle sue mani…anzi, piu che altro…sotto i Suoi
piedi! (battutona vero?NdA)
-Adesso aspettami qui puttanella, vado a prendere qualcosa di utile
per migliorarti….
E dove pensa che vada? Si disse linda mentre non sapeva piu se
sfregarsi la faccia o il culo, dato che tutte e due le zone erano
notevolmente doloranti….cercò intanto di asciugare le lacrime che le
avevano rigato il bel volto.
Quando tornò la Miss, Linda si mise nuovamente carponi, convinta di
dover essere sculacciata ancora…in fondo era la punizione che
sopportava con maggior dignità….
Il gelido tacco posizionato con forza sul suo bacino la fece desistere
da quella posizione, la Miss la forzava in quel modo ad
inginocchiarsi…
- Ora ti darò una bella pulita contenta?
Fai Ahhhhh grande, come dal dentista!
Infatti le mostrò una bella saponetta voluminosa e le fece spalancare
la bocca….iniziando a sfregare vigorosamente la lingua lasciva della
collegiale, la quale faceva smorfie incredibili….ma sopportava
stoicamente pur di non cadere vittima di punizioni peggiori!
- Sei contenta vero che ti faccio la lingua bella linda? E non intendo
te! Ahahahah hai proprio bisogno di un po di pulizia….fai proprio
schifo…fammi vedere bene….
Linda aprì la bocca più che potè, chiuse gli occhi dato che la Miss la
stringeva forte sulle guance che diventarono roventi…usava le unghie
come artigli!
SPPTCCCIIIUUUUU! (scusate nn so come scrivere il rumore di uno sputo
eppure dovrebbe essere)
Uno sputo caldo e denso le era appena arrivato nella bocca…
Già provata dal dover leccare le sue stesse scarpe sporche e dall
orribile sapone..ora subiva anche gli sputi in bocca!!!
La ragazza si sentì morire dentro….le parve di aver percorso l ultimo
gradino della sua degradazione….ma la Miss inferse l ultimo colpo….
- Adesso guarda di tenere bene nella tua boccuccia questa bella
saponetta, ma prima gustati la mia preziosa saliva!
E così facendo tirò fuori la saponetta da quell orifizio oltraggiato…
- Tira fuori la linguetta in tutta la lunghezza ora!
Linda chiuse gli occhi e cedette a quest ordine ben sapendo che l
avrebbe condotta verso la sua piu totale umiliazione, ormai era
rassegnata a tutti i voleri della Miss, e attendeva con la lingua
fuori…
Subito dopo l’educatrice umiliò ulteriormente la studentessa colandole
un lungo filo di saliva proprio sulla lingua, e le infilò nuovamente l
odiata saponetta…Linda iniziò a pensare che era quanto di peggio
avesse provato nonostante tutte le dure punizioni fisiche punite…
La Miss le fece serrare le mascelle a metà, chiudendone fuori mezza,
la metà all interno della sua bocca schiacciava la lingua e
solleticava il palato…provocandole d istinto i peggiori conati….
-Guai a te se la togli da quel cesso che è la tua bocca! Ora ti
legherò le mani dietro la schiena,ti chiudo dentro che devo andare a
comprare le sigarette cara, starò via un po….intanto stai buona
immobile in posizione punitiva come ti ho messa, pensa come ti
divertirai quando tornerò… e dovrai stare seduta in terra con le gambe
incrociate! stando ben attenta a tenere la saponetta o rifaremo tutto
da capo!
La Miss si allontanò dopo aver controllato se Linda assumesse bene la
posizione ordinata… con le chiappe doloranti ben schiacciate sul
pavimento, gli occhi lucidi e le guance rosse all inverosimile per la
vergogna e per gli schiaffi ricevuti così generosamente elargiti dalla
Miss….
Dalle labbra socchiuse intorno alla saponetta le colavano rivoli di
saliva con delle bollicine!
Era proprio un adorabile corrigenda…anche se un po indisciplinata
poiché già pensava di sputare la saponetta, non riuscendoci nonostante
gli sforzi poiche la Miss con la Sua stretta le aveva fatto conficcare
dentro i denti, e la sua bocca era completamente piena, respirava
affannosamente dalle narici, cercando di non mandar giù la
saliva….resisteva al vomito imminente…ma non osava pensare a quale
sarebbe stato il castigo se avesse ceduto ai conati…cercò di non
pensarci…
Dannazione…pensò, almeno adesso mi rialzerò in piedi per alleviare il
dolore al culo….provandoci numerose volte cercando di spostare il
peso, non facendo che riacutizzare il dolore al suo didietro ogni
volta che le sue chiappe ripiombavano inesorabilmente sul pavimento,
inchiodandola alla sua posizione obbligata….
-Mghfhf!cercò di bofonchiare la biondina, rassegnandosi al fastidioso
bruciore alle natiche che l avrebbe accompagnata per molto tempo.
La Miss si avviò verso la porta dandole un ultimo umiliante schiaffo
in pieno viso solo per averci provato…
E le strizzò i seni fissandola negli occhi approfittando di quella
monella messa in condizione di estrema inferiorità….
- A presto puttanella, quando tornerò potrai finalmente lucidarmi gli
stivali con la lingua…dato che ci tenevi tanto….so che sarai
bravissima e dovranno brillare! Dovrai specchiarti per vedere anche tu
quanto sei ripugnante! Vuoi forse che porti anche un po di detersivo
per la tua linguetta????
Intanto soffri con un espressione decorosa….che ci sono sempre le
telecamere puntate su di te!
Vedrai come sarai contenta quando tornerà la Direttrice…….e la conoscerai…..
La Miss uscì con un sadico sorriso dipinto sulle labbra carnose,
pregustando il seguito
Camilla era la tipica ragazza inglese, come se la immaginano gli stranieri. Slavata, secca, con gli acquosi occhi a palla, i capelli chiari ma di un colore non ben definito. Aveva pure i seni mosci (ma questo gli altri non potevano saperlo) e il ventre molle, le chiappe sembravano fatte di gelatina di latte: ne avevano la stessa tonicità e lo stesso colore. Sia le cosce sia i polpacci, strette insieme le ginocchia, formavano due lunghi ovali.
Quasi una copia sputata era la sorella Polly, soltanto che aveva dalla sua la gioventù e le efelidi che le cospargevano tutta la pelle, insieme ai pori. Passai il frustino sotto il mento, per alzarle la testa in modo che mi guardasse bene. Prima di soffrire le pene dell’inferno!
[…]
“Non voglio, non voglio! – urlava come una disperata Camilla- Guai a te se ti azzardi, maledetto! Appena esco fuori, ti faccio il culo come…come…” “Per ora, te lo fa lui il culo” la presi in giro. Mark mi aveva pregato di lubrificare bene il buco della sorella, prima che il suo cazzo vi penetrasse. Ed io l’avevo spalmato ben bene di vaselina, facendo in modo che le mie quattro dita penetrassero bene dentro. Con un cenno fermai Mark, o meglio la punta del suo pisello, proprio all’entrata del foro increspato. Passai davanti a Camilla, la guardai fissa negli occhi ed abbassai la mano. Per quasi un mese non mi ero tagliata le unghie: erano lunghe e affilate, rinforzate dallo smalto. Afferrai la pelle morbida e delicata delle labbra della passerina e strinsi, conficcandole dentro. In quel preciso istante, Mark affondò. Per il contraccolpo, la passerina urtò il dorso della mia mano. Camilla gridò. Mark ci dava come lo stantuffo di una locomotiva, io stringevo lungo i bordi, Camilla piangeva. Lasciai la presa e mi godetti la scena. Il ventre peloso di Mark arrivava a sfiorare le chiappe piagate della sorella e poi tornava indietro, l’asta ancora rigida, e poi di nuovo dentro e di fuori, senza estrarlo del tutto. Durò un dieci minuti buoni, poi il maschio venne. Era moscio, quando lo sfilò definitivamente.
Camilla respirava a bocca aperta, forse le lacrime le davano fastidio… Se l’avesse fatta mettere GIU’ come gli avevo detto, Mark avrebbe goduto di più, secondo me. Invece no, se l’era voluta inculare mentre lei stava all’impiedi.
Infilai due dita nella passerina di Camilla: secca come la sabbia del deserto! Però il mio pollice andò a toccare il bottoncino: tosto. Strinsi come se dovessi afferrare con le tre dita quella cosa, come se volessi strapparla via. Il corpo di Camilla si tese come un arco e fu allora che mi venne un’altra idea. Lei aveva le braccia in alto, sopra la testa le mani assicurate al gancio del soffitto. Le ascelle, umide e pelose, esposte. La picchiai sulle ascelle, con il frustino: dove fa più male e i segni non si vedono! Strillò parecchio: evidentemente, il dolore era acuto. Mi rivolsi a Polly, ancora inginocchiata e con l’espressione ebete “Non ce l’ho con te, piccoletta. Mi è bastato segnarti il culo per bene. Alzati e vai a sciogliere tua sorella. Rivestitevi ed andatevene, tutti e tre!” le urlai schifata di me stessa.
Dopo qualche minuto che loro erano usciti, il Professore balzò fuori dalla tenda dietro cui era rimasto nascosto per più di un’ora a vedere non visto tutta la scene; mi fece un lieve inchino e mi sorrise “Neppure Sofocle avrebbe potuto pensare ad una vendetta peggiore!” E chi era questo Sofocle? Forse, un suo amico… “Non è che senti rimorsi, sensi di colpa e vuoi espiare attraverso il dolore?” mi domandò. Scossi la testa. Allora lui fece spallucce e sospirò “Ti lascio sola, cara. Ci vediamo più in là, forse…” Morì due settimane dopo.
Con i soldi che avevo da parte io, a cui misi insieme i soldi della vendita dei libri che mi aveva lasciato il Professore
( a lui sarebbe piaciuto così!), feci una generosa elargizione all’istituto; ottenni, in cambio, che le punizioni corporali fossero del tutto abolite. Almeno, le nuove orfane non avrebbero dovuto soffrire come avevo sofferto io! Ah, mi presi una bella rivincita anche con lady P***, che poi non era affatto una lady ma la vedova di un salumiere! Voleva rimanere all’istituto e prendersi i soldi? Bene, ce l’avrei lasciata, ad un patto però….
“GIU” le urlai. Le chiappe vecchie e sfatte si tesero nello sforzo di piegarsi. Una sola dozzina di bacchettate ma che le segnò il culo per quei pochi anni che le rimanevano da vivere; le domestiche la presero sotto le ascelle subito dopo la terza bacchettata che aveva fatto cadere per terra lady P***. Le diedi le rimanenti 9, mettendoci tutta la forza e mi pareva che nel mio braccio ci fossero i muscoli delle centinaia e centinaia di bambine e di ragazze che lei aveva sculacciato.
La parte 5 di questo racconto di sculacciata non esiste
Suoc ci invia la terza puntata del suo bel racconto di sculacciate. Per chi le avesse perse, invito a leggere la prima puntata e la seconda, ne vale la pena.
Colgo l’occasione per ricordare che chiunque può partecipare al blog con un racconto, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it
3 Umiliazione
Alessia aveva le mutandine calate.
Sapevo sarebbe successo, prima o poi.
Dario le toccava la micetta.
Non avevano ascoltato la porta aprirsi, non avevano sentito i passi miei e di mia moglie avvicinarsi.
Non potevo permettere loro di fare cose del genere in casa mia.
Presi lei per un orecchio esclamando: “Dario, non so come tu ti sia permesso. Non solo per averlo fatto in casa, ma anche per il rispetto che devi a questa ragazza. Per un mese non uscirai e il sabato mattina farai le pulizie in casa.”
Alessia tentava di ritirarsi su le mutandine e con lo sguardo la vedevo cercare la gonna per la stanza. Mi rivolsi a lei e con sarcasmo e le sottolineai quanto la cosa fosse inutile, tanto gliele avrei tirate giù io a momenti.
Decisi di calmarmi un po’.
“Avete 5 minuti per sistemarvi, poi venite di là…”
Non ero contrario alla relazione tra mio figlio ed Alessia, ma pensavo, magari un pensiero all’antica, che un ragazzo dovesse aver rispetto per la sua fidanzata e, pensavo, che quel rispetto significasse anche non toccarla prima del… matrimonio? Della convivenza?
Avrei sculacciato solo lei.
Perché una ragazza che si lascia toccare è una ragazza facile.
L’avrei sculacciata perché Alessia infondo è una bambina. Si sente abbastanza grande da farsi infilare le mani nelle mutandine da un ragazzo ?
Allora è giusto che io le ricordi che invece è solo una bambinetta che può ancora finire sulle mie ginocchia, con le mutandine alle cosce a farsi sculacciare.
L’avrei sculacciata sonoramente, certo.
L’avrei fatta piangere, ma non era sufficiente.
Volevo umiliarla, di modo che non si sarebbe più azzardata a tirar giù le mutandine.
Ma come?
Proprio mentre riflettevo seduto in cucina i due ragazzi varcarono la soglia.
Una cosa importante non ho detto: sebbene Alessia avesse appena 18 anni, Dario ne aveva già 29; il mio stato di apprensione credo fosse comprendibile. Credo che fosse normale da parte mia cercare di proteggerla.
“Papà…scusa…è stata colpa mia…la merito io la punizione…Alessia non c’entra…per piacere”
Guardai mio figlio.
Teneva la sua bella principessa per mano, ed io ero fiero del gesto, della difesa, anche se non lo diedi a vedere.
“Vedi di stare zitto. Sono deluso da te. Quella ragazza ha 18 anni, come ti sei permesso? Ed ora non volete essere puniti?
Alessia tirò su con il naso, piangeva già.
“Bene, non mi dire che ti fai tirare giù le mutandine da chiunque e poi piangi per una sculacciata così….”
Alessia mi guardò arrabbiata per la prima volta.
“Mi dispiace tesoro” dissi con un filo di dolcezza “ma devo punirti, hai fatto una cosa grave….”
Alessia non pinageva come avevo pensato, era terrorizzata.
Sapeva che stavolta gliene avrei date tante da non farla sedere per giorni.
“Bene, allora, iniziamo?”
Alessia con la sua vocina dolce mi chiese se poteva, prima di iniziare, andare in bagno.
L’occasione che mi serviva, servita su un piatto d’argento.
“Bene” sorrisi cattivo “andiamo”.
Mi incamminai verso il bagno e loro mi seguirono.
Spalancai la porta e li feci entrare entrambi.
Alessia era ferma immobile, credo che avesse già capito.
Dario guardava la scena.
Dopo un po’ decisi di sbloccare la situazione: “bene Ale, fai la pipì…”
Alessia mi guardò raggelata, mentre Dario sbigottito guardava da una parte all’altra.
“Forza!”
“No, non voglio più…non c’è problema, andiamo in cucina.” Disse lei
“No, non posso rischiare che tu mi faccia la pipì addosso…forsa, giù le mutandine e sali sul water…”
Alessia mi guardò terrorrizzata: “la prego, questo no…io…mi sculacci, sono d’accordo…anche duramente…”
“No tesoro, devi imparare a pensarci due volte prima di lasciarti infilare le mani tra le cosce da chicchesia. Giù le mutandine, non voglio ripeterlo.”
Alessia si avvicinò al water, si infilò me mani sotto la gonnellina abbassando gli slip, poi alzò la gonna, cercando comunque di tenerla bassa sulla micetta e, fissando il pavimento, si sedette sul water.
Aspettammo molto tempo, per l’imbarazzo Alessia non riusciva ad orinare.
“Più ci metti e peggio è per te…anche per le sculacciate dopo” le dissi
Alessia si sforzò… poche gocce…poi qualcuna di più…infine lo scorrere della pipì. Imbarazzatissima, finito, avvicinò la mano alla cartaigienica.
“No, aspetta…”la bloccai “Dario, ci pensi tu!”
Alessia scoppiò in lacrime, pregandomi di non farla vergognare così, ma io ero deciso a darle una lezione. Dario prese un po’ di carta e l’asciugò, mentre io li guardavo.
Poi rossa in volto, e piangendo, Alessia si alzò in piedi ritirando su le mutandine e aggiustando la gonna.
Singhiozzava molto scossa.
Sapevo che stavolta avevo esagerato, ma era per il suo bene.
Dario l’abbraccio forte, nonostante io fossi presente.
Decisi di dare ad entrambi cinque minuti.
“Tra cinque minuti venite in cucina…”
Dario annui tenedola stretta tra le braccia.
In cucina non c’era nessuno.
Accesi la luce e tolsi le sedie dal tavolo.
Mi sedetti.
Dopo quattro minuti Alessia e Dario arrivarono.
Lei con gli occhi rossi e tremante, lui che le teneva la mano, con uno sguardo d’odio nei miei confronti.
Alessia senza dire nulla, staccandosi da Dario mi si avvicinò per stendersi sulle mie ginocchia.
Ma stavolta avevo altri piani.
La feci appoggiare sul tavolo, con i piedi sollevati, sospesa.
Le alzai la gonnellina.
Indossava delle mutandine bianche.
Pensai di non togliergliele subito.
Mi sfilai la cintura dei pantaloni ed iniziai a cinghiarla duramente.
Le diedi 20 cinghiate.
Le mutandine si erano infilate tra le natiche.
Ad ogni cinghiata il colorito del culetto di Alessia diventava sempre più rosso.
Dopo 30 colpi mi fermai e le tolsi le mutandine, completamente.
Alessia piangeva ancora, e i glutei erano pieni di striature rosse.
Ripresi a cinghiarla a culetto nudo.
Dopo altre 30 cinghiate, riconobbi il suono dei suoi singhiozzi.
Il culetto era rossissimo, ed Alessia che di solito rimaneva composta durante le punizioni, aveva iniziato a muovere le gambe, che aperte, esibivano il suo fiore più bello.
La mia bambina le prendeva stoicamente, senza supplicare una pausa, ma ad ogni colpo gridava come mai l’avevo sentita fare.
Sapevo che il dolore era forte, ma volevo ricordasse per molto tempo quanto forte.
Ora ogni cinghiata produceva un urlo disperato e calde lacrime.
Arrivai 80 colpi totali, tra quelli che le diedi sulle natiche e sulle cosce.
Il pianto oramai era continuo, ed anche le grida…la presi per l’orecchio e la portai al solito angoletto. Le slacciai io la gonna sfilandola e lasciandola lì a culetto nudo.
Non avevo mai visto Alessia così scossa, né un culetto così rosso.
Le striature rosse scure si sovrapponevano ad altre altrettanto rosse, formando una superficie bellissima.
“Così per 10 minuti, poi finiamo”
“Poi finiamo”, volevo che si spaventasse.
Ed infatti i singhiozzi erano aumentati.
Dopo dieci minuti la feci voltare.
Aveva smesso di piangere anche se respirava a fatica, le mani sempre a comprirsi davanti.
“Bene, adesso togliti la maglietta e il reggiseno”
Alessia se possibile divenne ancora più rossa in viso.
“Papà…l’hai punita, ti prego basta. Il resto spetta a me…”
Sorrisi a mio figlio: “no, Dario, l’unico modo per far capire ad entrambi è punire lei…”
Alessia non si decideva.
“D’accordo. Puoi scegliere. O ti togli la maglietta oppure ti rimetti sul tavolo..”
Alessia sembrò pensare.
Poi si incamminò verso il tavolo.
Non potevo crederci, sceglieva altre cinghiate?
Picchiarla ancora mi dispiaceva, le avevo dato un numero già soddisfacente di cinghiate, ma non avevo scelta.
Ripresi in mano la cinta e le diedi una nuova cinghiata, molto forte.
Alessia cacciò un urlo impressionante, ma non si alzò.
Arrivammo a dieci cinghiate dello stesso genere, poi finalmente, si arrese.
“La preggooo…mi spoglio…basta…” piangeva e singhiozzava, il culetto doveva farle davvero male.
“Va bene, ma prima ti darò altre 10 cinghiate, come multa…”
“Papà….”
Dario provava di nuovo a dire qualcosa ma io lo ignorai.
“Anzi, prima ti spogli e poi ti do altre dieci cinghiate.”
La ragazza tremante si sfilò la maglia.
Portava un reggiseno bianco, imbottito, ricamato.
Sganciò il ferretto e lo tolse.
Bianchi seni di media grandezza balzarono fuori, mentre lei, imbarazzata non smettiva di piangere.
Osservai i capezzoli più scuri farsi duri a contatto con l’aria e con gli sguardi.
Poi la feci rivoltare e risistemare sul tavolo.
La cinghiai ancora, anche se avrei voluto solo abbracciarla e chiederle di promettermi di non farlo mai più. Le diedi altre dieci cinghiate, prevalentemente sulle cosce. Ma piano.
Poi la feci voltare.
Era completamente nuda, molta bella in tutto quell’imbarazzo che la spingeva a coprirsi un po’ ovunque.
“Alessia, voglio che mi prometti, qui, adesso, di non farlo più…la verginità è una cosa che una volta persa non si recupera, come l’innocenza dei tuoi occhietti, non voglio che tu ne abbia a pentirtene”
Alessia mi guardò profondamente, e smettendo di piangere, anche se i singhiozzi le venivano ancora naturali: “non lo farò più…lo prometto…anche se…non lo avrei fatto comunque….Dario lo sa….erano solo….coccole…”
Le sorrisi, Alessia era una ragazza giudiziosa, ma le cose spesso si trascinano anche non volendo. Proprio questo dovevo arginare.
“Dovevo punirti, credo che tu lo sappia tesoro”
Alessia piangeva di nuovo.
L’abbracciai forte.
“Bene, vai in camera tua adesso. Dario, hai il permesso di andarci anche tu…ma…occhio ragazzi che vi controllo…lasciate la porta aperta…puoi metterle qualcosa su quel sedere..e tra un’ora vi spostate in salotto.”
Galleria di immagini da Public Disgrace, il sito dell’umiliazione pubblica.
Continua il racconto di Angelo, buona lettura. Per chi l’avesse persa, la prima parte è qui.
Quella lezione che la signora Pina diede a mia madre su come scapellarmi con dolore, fu per me l’inizio di una nuova vita, poiché mia madre decise che ogni qual volta le venisse in testa doveva masturbarmi e a volta mi scapellava, in base a come si sentiva e a come mi comportavo durante il giorno. Era il periodo estivo,quindi in mancanza di scuola ero a casa tutto il giorno epassavo il tempo a guardare film porno e video su internet, lasciando aperta la porta, cosi che mia madre poteva controllare cosa facevo. Avevo il divieto piu assoluto di toccarmi, non potevo neanche immaginare di farmi una sega, adesso era mia madre a dovermi masturbare. Quindi non appena sentivo la necessita la chiamavo e lei veniva in camera, mi diceva di andare sul letto, la posizione era sempre la stessa che le consigliò la signora pina:mani dietro la testa, e gambe spalancate facendo in modo che le gambe non toccassero il letto, quindi questo aumentava la trazione sul pene minuscolo. Quindi mi sdraiavo sul letto, ero sempre nudo in casa per cui tutto era semplificato, e poi la mamma iniziava, non ero tenuto a sapere se durante quella sega mi avrebbe scapellato con dolore oppure no, dovevo star fermo e zitto, di volta in volta cambiava ritmo, numero di scapellamenti ecc. a seconda delle giornate, specie quando era in vena mi faceva la sega, e ma non si fermava quando venivo, ma continuava a lungo, anche per 45 minuti di fila senza tregua, potevo solo abbassare le gambe per qualche minuto, ma per il resto lei continuava. Il suo tono ironico mi faceva sempre eccitare, specie quando diceva:stiamo finendo mancano dieci minuti, poi ti scapello due volte con dolore e poi basta. Ma un giorno mentre faceva la sega prima di scapellarmi, mi disse oggi c’è una sorpresa, avrai il tuo primo rapporto sessuale, in quel momento entrò la signora Pina, sua figlia con una microgonna vertiginosa e il suo ragazzo,un bell’imbusto che al contrario di me, era bello come il sole e di cui si diceva avere un membro enorme tanto che per la figlia ogni raporto era come il primo perche sembrava che lui la stesse sverginando di nuovo. Allora la figlia della signora disse:lui è fabio,il mio tipo e oggi ti darà il tuo primo rapporto sessuale e siccome col tuo pistolino non puoi averne sarà lui a scopare te, nel culetto ovviamente. La mamma aveva organizzato tutto venne da me e mi diede un bacio sulla fronte e disse:non sei felice che mamma ti ha fatto una sorpresa?? Immaginando cio che avrei provato visto che mi feci male quando la figlia della padrona mi mise nel culetto la spazzola, dissi a mamma che non era proprio il massimo, e lei seccata mi disse:su in posizione. La figlia dela signora mi fece distendere sul letto mani dietro la nuca, non mi volle alla pecorina perché sua madre e mia madre dovevano scapellarmi durante l’inculata. La figlia della signora disse, a mia madre di mettere la saliva sul culetto, e a sua madre disse di scapellarmi e farmi male perché il suo ragazzo era sadico e si eccitava vedendomi soffrire, sua madre accettò di buon grado, sua figlia mise a nudo l’arnese gigante e mia madre fece i complimenti e disse:anziché un figlio col pistolino che piange se lo scapello vorrei avere te che sei un toro da monta, spacca questo culo al mio figliolo. Lui si eccitò come un animale e poggiò il coso enorme sul buchino, guidato dalla figlia della signora, quando lui fu pronto e stava per entrare mia mamma iniziò a segarmi, nel frattempo lui aveva messo la capella dentro e poi diede un forte colpo di reni e mi fu dentro, gridai come un folle nel frattempo la signora mi aveva scapellato di colpo e adesso mia madre stava schiaffeggiando la cappella, mentre la figlia si toccava da sotto la gonna e gli diceva esci di nuovo ed entra d’un colpo, secco mi raccomando, lui fece come disse la sua ragazza e mi impalò con tutta la forza che avevo in corpo, allora mia madre mi volle scapellare lei, lo fece per 4 volte, mentre la signora Pina stringeva la pelle per rendere tutto piu difficile e doloroso, il ragazzo come un toro poseguì fino a venire, durò un bel po’, ma venne nelle mie viscere quando la sua ragazza urlò per l’orgasmo che si era data da sola. Cosi mentre mi scapellarono di brutto persi la verginità anale,
commenti e critiche anonimodel69@yahoo.it
Attingo ancora una volta ai racconti pubblicati sul vecchio blog di Sculacciata (ce ne sono davvero di belli, è un peccato non riportarli anche sul nuovo). Questa volta il tema è il combattimento fra donne. E per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco Ultimate Surrender, dove c’è parecchio materiale gratuito sull’argomento.
Entrai nell’arena cautamente, ma la folla appena mi vide si scatenò in un putiferio di urla e commenti. Tremavo leggermente per l’emozione ma cercai di non mostrarlo. C’erano almeno un centinaio di persone, e tra queste molte donne. Era il mio primo combattimento. Come mi arrampicai attraverso le corde del ring una salva di fischi piovve su di me.
Immediatamente mi ricordai le parole del “boss” quando firmai il contratto.
“Questo è un tipo di combattimento nuovo, non aspettarti troppe regole o interruzioni. Combatterai contro una delle ragazze più difficili. E ricorda, che la vincitrice avrà 10 minuti di tempo nel quale potrà fare qualunque cosa alla sconfitta! Sei ancora disposta ad accettare?”
Avevo detto di si. Dopo tutto il rischio mi pareva veramente limitato e il premio di 20 milioni mi faceva proprio comodo. Era passata solo una settimana dal suo incontro. Come tutti i giorni, mi stavo allenando, nella palestra vicino a casa mia. Aveva un aria distinta da manager che contrastava con il tipico abbigliamento da palestra. Notai che era interessato alle ragazze che stavano allenandosi e specialmente a me. In una pausa si avvicinò e mi chiese se ero una professionista. Gli risposi che ero solo un appassionata e che praticavo in forma amatoriale anche un po’ di boxe thailandese e di judo. La cosa gli sembrò subito molto interessante e in pochi minuti
mi spiegò quello che stava cercando.
Era un organizzatore di incontri di lotta femminile che si tenevano in maniera semi-clandestina. Mi spiegò inoltre che le combattenti venivano pagate molto bene in quanto tutto si reggeva sulle scommesse del pubblico. Il problema era trovare ragazze disposte a battersi, e per questo girava le palestre della città. Cercò anche di lusingarmi, dicendomi che per questo tipo di combattimento, le ragazze oltre che
essere forti dovevano anche essere belle e che io le sembravo perfetta per questo. La cosa, non mi sembrava molto seria, comunque incuriosita chiesi quanto era l’ingaggio.
“20 milioni netti a combattimento per la vincitrice–5 alla perdente!”
mi rispose subito. Rimasi interdetta. Pensavo si trattasse al massimo di qualche centinaia di mila lire. Tutti quei soldi per una baruffa con una ragazza mi sembravano esagerati.
Comunque, visto il mio interessamento il “boss” mi diede appuntamento il giorno dopo nel suo ufficio, dove avremmo potuto approfondire tutti gli aspetti della cosa.
Il giorno dopo andai poco convinta ma comunque incuriosita. Il “boss” sembrò sorpreso nel vedermi, non doveva essere facile reclutare ragazze. Comunque n meno di un ora mi spiegò ogni aspetto della cosa. Praticamente si combatteva senza molte regole–erano ovviamente vietate le morsicate e le ditate negli occhi. Si poteva usare qualsiasi tecnica di combattimento e si poteva colpire qualsiasi parte del
corpo. Non c’erano rounds ma si combatteva fino a quando una delle due sfidanti si arrendeva. La particolarità del match era che alla fine di questo la vincitrice aveva diritto a 10 minuti di tempo nel quale poteva disporre come voleva della perdente.
Questa cosa non mi era chiara ma il “boss” mi spiegò che non si trattava di qualcosa di pesante. Era solo una trovata per prolungare lo spettacolo e divertire il pubblico degli scommettitori. Di solito era una piccola umiliazione per la perdente, tipo essere costretta in ginocchio a chiedere scusa o al massimo doversi levare parte del
costume. Insomma lo scopo era quello di offrire qualcosa di sexy e di trasgressivo in un combattimento tra due donne.
Mi spiegò inoltre che la maggior parte delle donne che combattevano erano come me; persone normali che praticavano per hobby alcune arti marziali. Altre invece, nel giro di poco tempo, erano diventate delle vere e proprie “stars”–con guadagni che arrivavano fino a 40/50 milioni a combattimento. Confesso che a sentire tutti quei soldi iniziò a girarmi la testa, tanto che, quando il “boss” mi propose di firmare il contratto, non ci pensai un solo secondo.
E dopo una sola settimana da quel giorno mi ritrovai a combattere contro una donna che nemmeno conoscevo. Ero sul ring da qualche minuto quando l’urlo della folla mi annunciò che la mia rivale era appena entrata nell’arena. L’acclamazione della gente mi fece subito capire che evidentemente già la conoscevano e l’amavano. Probabilmente era una di quelle che guadagnava 50 milioni a sera. Era una bionda molto vistosa e con un fisico davvero notevole. Karen, così si faceva chiamare, si mise al centro del ring con le braccia alzate mentre la gente l’acclamava e la chiamava per nome. Come me indossava un paio di pantacollant aderentissimi e un body di diverso colore dal mio.
Appaiate facevamo un bel contrasto: lei bionda ed io mora. Come me, aveva un corpo ben allenato da anni di palestra. Era solo un po’ più alta di me, ma non mi dava l’impressione che potesse battermi. La guardai negli occhi, cercando in lei un po’ di complicità. In fondo eravamo le protagoniste di uno spettacolo e non avrebbe avuto senso farsi del male. Senza degnarmi di uno sguardo, Karen apri una borsa che portava con lei. Con un gesto teatrale estrasse una lunga fila di
body legati tra di loro da un filo.
“Quelle sono le sue vittorie” mi disse il tipo che mi aveva scortata sul ring–”Sono undici e a meno che tu sia veramente forte saranno presto dodici!”. Deglutii senza dire nulla–solo adesso mi resi conto del pericolo che correvo. Avevo trascurato la faccenda dei 10 minuti in quanto pensavo di poter vincere abbastanza facilmente. I miei trascorsi come praticante di varie discipline orientali di lotta mi avevano convinta di poter battere qualsiasi donna in un combattimento.
Ma adesso, in questa bolgia assordante, contro un avversaria che non aveva di certo un fisico inferiore al mio, mi sentii molto meno sicura. L’arbitro ci chiamò al centro del ring. Tenendoci per mano ci
spiegò le poche regole dell’incontro. “Ragazze–non voglio ditate,
morsi o graffi–.il resto è libero. Vincerà chi costringerà
l’avversaria ad arrendersi, dopo di che la vincitrice potrà disporre
per 10 minuti della rivale. “. Ascoltavo tutto questo in uno stato di
semi-trance–Speravo di poter far presto a battere la mia avversaria,
in quanto ai 10 minuti avrei visto al momento cosa fare. Probabilmente
per non scontentare il pubblico mi sarei accontentata di metterla in
ginocchio a chiedere perdono. Il suono del gong ci avvisò che
l’incontro era iniziato.
Fronteggiai Karen cercando una maniera per poterla immobilizzare, non
volevo farle troppo male–mi bastava buttarla a terra e costringerla ad
arrendersi.
Improvvisamente , mi sferrò un calcio tremendo sulla gamba sinistra
che mi fece vacillare. Ero sorpresa e confusa–Karen ne approfittò
per sferrarmi un altro tremendo calcione in pieno petto che mi fece
perdere l’equilibrio e sbattere una “sederata” tremenda sul tappeto
del ring. Cominciavo a capire quello che significava battersi senza
regole. Strinsi i pugni e dolorante mi rimisi in piedi. Karen intanto
si godeva il suo momentaneo trionfo e a braccia alzate aizzava la
folla che sembrava impazzita per lei. “Va bene–.adesso ho capito!” le
dissi mentre mi rimettevo in guardia. “UH, oh–..vedo che la nostra
campionessa si è ripresa!” mi disse provocandomi e deridendomi.
“Provaci adesso ad atterrarmi” ero decisa a far valere quello che
avevo imparato in lunghi anni di allenamento. Karen era sicuramente un osso duro ma ad uscire sconfitta dall’arena non sarei stata io. Volevo a tutti i costi quei soldi–ne avevo troppo bisogno.
Ci afferrammo in qualche maniera–nonostante utilizzassi la mia tecnica di judo non riuscivo a farla cadere. Probabilmente aveva meno tecnica di me però mi sembrava avesse maggior forza ed esperienza. Nella concitazione della lotta capitava che afferrandoci per il body, il tessuto elastico di questi si tendesse, scoprendo e mostrando i seni. Ma a differenza di me, che cercavo ogni volta di risistemarmi il costume, karen lasciava che i suoi seni rimanessero scoperti. Anche
questo doveva far parte dello spettacolo. Non sono un esibizionista, ed anche se credo di avere un bel corpo non mi piace esibirlo. Tanto più in questa situazione di particolare tensione. Karen invece doveva di certo essere abituata, perché ostentava i suoi seni nudi con arroganza e sicurezza.Il mio imbarazzo finii subito perché , la bionda, con un abile mossa schivò un mio
attacco, e con una doppia presa mi afferrò da dietro immobilizzandomi le braccia. Era indubbiamente più forte ed esperta di me e per la prima volta provai veramente la paura di perdere. Sempre tenendomi da dietro mi spinse all’angolo del ring dove mi fece sbattere ripetutamente la testa contro il sostegno delle corde. Per fortuna che era imbottito altrimenti mi avrebbe rovinata. Comunque i ripetuti colpi mi stordirono e, quando Karen mollò la presa, crollai al tappeto come un sacco vuoto. Se avesse voluto, poteva mettere subito fine al match, in quanto mi trovavo completamente groggy e sarebbe stato facile per lei infierire su di me. Evidentemente era esperta, e sapeva che per lo spettacolo, la lotta doveva continuare. La testa mi girava e almeno metà delle forze mi avevano abbandonato–sentivo le urla feroci del pubblico che mi
spronavano a continuare il match. Mi rialzai barcollante appoggiandomi alle corde del ring. Un uomo a bordo ring mi passo improvvisamente qualcosa sotto il naso. Doveva essere unostimolante o qualcosa del genere perché in un attimo ritrovai la lucidità. Ero adesso piena di
rabbia e di impotenza–.”Puttana!!” gridai in faccia alla bionda e con un volo improvviso mi lanciai contro di lei afferrandole i seni nudi. Fu sorpresa per l’attacco perché per un momento perse l’equilibrio e riuscii a trascinarla al tappeto. Le stingevo i seni con forza
torcendole i capezzoli. Sapevo di farle male, ma ero fuori di me.In
tutta la mia vita mai avevo fatto qualcosa del genere, probabilmente
l’istinto di sopravvivenza mi aveva trasformata in un’altra persona.
Parte del pubblico sentii che cominciava a essere dalla mia parte.
Udivo spesso incitare il mio nome–ma il mio trionfo durò poco perché,
la bionda, riuscii ad assestarmi un terribile pugno nella bocca dello
stomaco che mi lasciò completamente senza fiato. Rimasi in ginocchio
dolorante, mentre cercavo di respirare. Karen intanto con calma si
rialzò–..mi girò attorno, poi improvvisamente mi sferrò un poderoso
calcio nel sedere che quasi mi sollevò da terra. Mi trovai a quattro
zampe, incapace di rialzarmi, mentre cercavo di sfuggirle
trascinandomi per tutto il ring. Karen, tra l’ovazione della gente
infierii su di me, costringendomi a scappare a carponi per tutto il
ring. Volevo arrendermi ma non riuscivo a fermarla. Non volevo più far
parte a questo incontro, in cui ero solo un sacco da allenamento.
Finalmente la sua furia si calmò e afferrandomi per i capelli mi
sollevò in piedi. “Allora gattina–ne hai abbastanza?” Il pugno nello
stomaco mi aveva tolto ogni fiato e dalla mia bocca uscirono solo dei
grugniti disperati. Non riuscivo a farle capire che ne avevo avuto
abbastanza. Sempre tenendomi per i capelli mi lanciò contro le corde
del ring. Fece passare le corde tra la mie braccia e gambe in maniera
che mi sostenessero come uno straccio disteso. Poi cominciò a
schiaffeggiarmi i seni completamente esposti. Andò avanti così per
almeno 3 minuti incitata dalla folla ormai tutta per lei.
“Arghhh–.ba..staaa–..per favore–..” riuscii a mormorare la mia
supplica. Ormai l’idea del premio per la vittoria era del tutto
svanita, quello che volevo era di farla finita al più presto.
“Bene bene –gattina–.sai che adesso ho il diritto ai miei 10 minuti”.
Accennai di si con la testa–pensavo che ormai il peggio era passato.
Sempre lasciandomi appesa alle corde, Diana prese dalla sua borsa un
paio di forbici. Terrorizzata, pensai per un attimo che volesse
tagliarmi i capelli per umiliarmi. Invece le sue intenzioni erano
altre. Infatti con un gesto secco mi abbassò i pantacollant fino alle
ginocchia e con un taglio secco incise il mio body, sfilandomelo dalla
testa con un colpo deciso. Adesso il mio body andava ad arricchire
la sua collezione. Karen alzò in aria la serie di body delle
avversarie sconfitte tra il trionfo generale. Ero rimasta appesa alle
corde con i pantacollant abbassati e con tutte le mie parti intime in
mostra. Era un umiliazione orribile che andava ben oltre le mie più
nere previsioni, ma ero troppo sfinita per reagire. Karen si avvicinò
e dopo avermi risistemato i pantacollant mi liberò dalle corde. Ero
barcollante in mezzo al ring cercavo qualcosa per coprirmi ed
andarmene al più presto. Improvvisamente, la voce calma e sicura di
Karen mi fece capire che l’incubo non era ancora finito..
“Dove credi di andare gattina? Ho ancora diritto ai miei 10 minuti”.
“Mah–mi hai gia umiliata–abbastanza.” dissi debolmente.
“Stai scherzando? Il bello comincia adesso. E poi guarda tutta questa
gente che ha pagato milioni per vederci–.non possiamo mica deluderla”.
Non capivo cosa avesse in mente. Per un attimo riuscii a pensare al
premio: ero stata riempita di botte e di umiliazioni, e per soli 5
milioni. Mi ero pentita amaramente di aver accettato questa cosa. La
mia dignità e il mio orgoglio valevano certo di più.
“Lasciami andare–.sei tu la più forte–..mi hai gia sconfitta”.
“Questo è sicuro –solo che adesso mi spetta il premio”. Detto
questo si girò e vidi che prendeva qualcosa di strano dal suo sacco e
che con gesti rapidi se lo stava allacciando alla cintura. Solo quando
si girò di colpo verso me capii quello che aveva intenzione di fare.
Aveva allacciato un pene artificiale di grosse dimensioni! Mai nella
mia vita avevo visto una tale mostruosità! Rabbrividii di spavento.
Balbettai terrorizzata..
“Ohh–..dio mio! Cosa hai intenzione di fare??? Non penserai mica di
poter usare quell’affare su di me???”
“Questo è il mio premio, gattina! Volente o nolente ti toccherà
passare per questo ! Ti consiglio di collaborare per renderti la cosa
meno dolorosa!”
La gente sembrava impazzita. Urla e incitamenti osceni si mischiavano
a risate sgangherate di derisione. “SCOPALA–..SCOPALA–..SCOPALA–..” la
gente gridava eccitata. Non potevo di certo accettare questa terribile
situazione. Al diavolo i soldi e il contratto. Cercai di scappare tra
le corde ma Diana mi afferrò di nuovo per i capelli. Mi trascinò al
centro del ring, dove, sempre tenendomi per i capelli, cominciò, con
la mano libera a darmi sculaccioni tremendi. La gente si divertiva
pazzamente a vedere come venissi umiliata. Cercavo di ripararmi con le
mani il sedere mentre saltellavo attorno a lei per sfuggirle. Ma ogni
mio tentativo fu vano–venni sculacciata duramente tra i lazzi e le
risa del pubblico.
Piangevo e supplicavo come una bambina castigata:
“Aahhh–..bastaaaaa—-..ti prego—-.ahhhhhhh —-.fermatiiiii”
Finalmente lasciò la presa ed io singhiozzante ed umiliata rimasi al
centro ring senza poter fare un passo, a massaggiarmi il sedere
dolorante con le mani. Improvvisamente alle mie spalle Karen mi
afferrò le spalle e con forza mi obbligò ad inginocchiarmi. Le sue
mani erano forti ed io ero crollata sia fisicamente che
psicologicamente. Quindi non feci molta resistenza quando mi obbligò a
tenere la faccia contro il tappeto e a tenere il sedere sollevato. Era
una posizione oscena e solo il sottile velo dei pantacollant impediva
che le mie parti intime fossero completamente esposte. Ma questo durò
poco perché Diana con un gesto secco me li abbassò scoprendomi tutta.
Avevo il viso appoggiato al tappeto, chiusi gli occhi e cercai per quanto fosse impossibile, di non pensare a quello che stavo per subire. Per quanto orribile fosse la cosa sapevo che non potevo farci nulla–.sarei stata violentata di fronte a tutti! Nemmeno nei miei incubi peggiori mi immaginavo una situazione così orribile. Ma al peggio non c’è mai fine come dimostrò karen che invece che puntò quell’orrendo affare contro la mia vagina e cominciò a spingere. Urlai disperata con quanto fiato mi rimaneva–.
“FERMATIII—-MI UCCIDERAI–.TI PREGOOO” supplicavo e piangevo disperata “NON E’ POSSIBILEEEE—-.FERMATELAAA—-VI PREGO” Mi sembrava impossibile che nessuno la fermasse ma l’improvviso silenzio del pubblico mi face capire che la cosa era per tutti estremamente eccitante. Era il piatto forte della serata!!!
Il pene artificiale era stato per fortuna ben lubrificato, e nonostante le dimensioni , ben presto cominciò ad entrare. Non avrei mai potuto immaginare che un affare di quelle dimensioni potesse entrare così facilmente, ma così fu, e tra urla e gemiti mi trovai presto penetrata a fondo.
Poi, con forti spinte, Karen incominciò a muoversi spingendo quel orribile aggeggio dentro e fuori di me come un potente pistone. Ero completamente vinta e umiliata–.senza più nessuna forza per reagire.
La bionda mi teneva per i fianchi, sollevandomi il sedere, e dava ad ogni spinta un gemito di piacere. La mia unica reazione erano i lamenti di disperazione che mi uscivano dalla bocca ogni volta che il pene artificiale entrava a fondo nel mio corpo. Karen continuò così fino alla fine dei 10 fatidici minuti. Alla fine si fermò, ma invece che sfilarmi l’enorme attrezzo decise di slacciarselo per così lasciarmelo conficcato a fondo nella mia vagina.
“Te lo regalo. Così potrai tenerlo come mio ricordo ” Mi disse beffarda mentre se ne andava tra il tripudio di tutti. Per lungo tempo rimasi inginocchiata senza trovare la forza di muovermi. Finalmente due assistenti del match mi sollevarono,e tenendomi uno per parte ci avviammo verso gli spogliatoi. Nel rimettermi in piedi, il pene era scivolato fuori di me e su consiglio di uno del pubblico, uno dei due assistenti me lo rimise dentro, fissando i cinturini in modo che non potesse uscire di nuovo. Dovetti passare così tra due ali di gente scatenata che ne dissero di tutti i colori Dentro gli spogliatoi fui fatta sdraiare a pancia in giù sul lettino–.mi sentivo così sfinita che per 15 minuti non riuscii a muovere muscolo. Fu dopo quel tempo che entrò il direttore. Aveva preparato il mio assegno di 5 milioni e lo teneva nella mano. Mi guardò con un misto di curiosità e pena. Non dovevo certo essere un bello spettacolo così conciata : sul lettino seminuda, con ancora i pantacollant abbassati con quel orribile cosa che spuntava dalla mia vagina.
“Questo tipo di combattimento non è facile, baby. Te l’avevo detto che la tua avversaria era una dura. Comunque ti sei comportata bene e il pubblico si è divertito. Se vuoi provarci ancora sai dove trovarmi”. Appoggiò l’assegno vicino a me e uscii. Mi ero pentita amaramente. Avrei tirato fuori di mia tasca altro che 5 milioni per poter cancellare questa tremenda esperienza. Ci vollero almeno due ore prima che potessi riprendermi e ritrovare un minimo di forze. Ero tutta indolenzita ; i seni mi facevano male tantissimo e avevo lividi un po’ dovunque. Inoltre, la terribile umiliazione che avevo subito mi aveva lasciato la sgradevole sensazione di sentirmi la testa piena d’aria.
Uscii da un porta laterale, non volevo che qualcuno mi vedesse o mi potesse riconoscere. Capivo che dopo questa esperienza la mia vita sarebbe cambiata e ogni cosa non sarebbe più stata la stessa.